Un monito per tutte le democrazie
Arno Widmann, ěFrankfurter Rundschauî. aprile 2008


 

SILVIO BERLUSCONI HA VINTO.  Chi conosce bene líItalia ridacchia. ěCíera da aspettarselo ? dicono ? se líItalia deve scegliere tra un politico noioso e un gangster, è scontato che alla fìne decida per il gangster". Gli italiani amano il chiasso, l'eccitazione, il gesto teatrale: che dovrebbero farsene di quel grigio burocrate di Walter Veltroni? È vero. Gli italiani hanno preferito il baccano al burocrate. Silvio Berlusconi diventa così per la terza volta primo ministro con una netta maggioranza al senato e alla camera. E al suo trionfo contribuisce, anche questa volta, Umberto Bossi con la sua Lega nord xenofoba e separatista, che ha recuperato molto terreno e vorrà spesso dire la sua. Quanto durerà quest'alleanza, nessuno sa dirlo.
La mediocrità italiana non porta solo il nome di Berlusconi. La disastrosa condizione del paese non si può capire ? e queste elezioni l'hanno reso evidente - senza tener conto della Lega nord. Il terzo governo Berlusconi non sarà retto solo dall'imprenditore, che si impegnerà ad abrogare tutte le leggi che potrebbero creargli dei problemi, ma anche dalla squadra di Umberto Bossi, lo stesso uomo che il 29 settembre 2007; parlando a proposito dell'autonomia del nord, ha dichiarato: "La libertà non si può più conquistare in parlamento ma attraverso la lotta di milioni di uomini disposti al sacrificio in una guerra di liberazione".
In questa frase il disprezzo per le istituzioni democratiche della detestata Italia di Roma si esprime in tutta la sua brutalità. Esternazioni del genere preferiamo liquidarle come folclore. Tuttavia la realtà è che la Lega non è stata votata a dispetto delle affermazioni del suo leader, ma proprio grazie a esse. Il risultato delle elezioni lascia intravedere le fantasie cui una parte non piccola dell'elettorato italiano ama abbandonarsi. Ma ancora più terribile è la consapevolezza che queste persone manovreranno le sorti di un grande paese europeo. Non vogliamo neanche pensare al genere di risultati e di vittorie che può aspettarsi un elettorato esaltato da quei discorsi. Resta ovviamente la speranza che Berlusconi e Bossi, DUE DELINQUENTI INVASATI, si scontrino di nuovo mentre tentano di spartirsi il bottino, cioè lo stato italiano. L'Italia come stato è fallita. La responsabilità non è di Berlusconi: all'opera hanno contribuito decenni di partitocrazia criminale.
Che lo stato esista perché qualcuno se  ne impossessi non è una teoria solo italiana. Ma in nessun paese europeo dell'ultimo mezzo secolo questo intento è stato perseguito con tanta determinazione come nella terra prediletta da poeti e da filosofi tedeschi. Berlusconi rappresenta un sintomo di questa tendenza e allo stesso tempo è colui che ne trae i vantaggi maggiori. E il primo capo di governo europeo che riesce a sfruttare per il suo successo personale le macerie di una democrazia. Non guardiamo all'Italia, a Bossi e a Berlusconi come a un'esotica commedia a sfondo politico, a un romanzo cavalleresco dell'ultimo novecento traboccante di stranezze: prendiamolo come un monito inciso a lettere di fuoco per ricordarci quanto è precario l'equilibrio della democrazia. A Walter Veltroni non è andata bene. Peccato. Ma a chi in Europa ha a cuore lo stato di diritto non resta che sperare in tutti quelli che hanno votato contro Bossi e Berlusconi.
 


invia un commento