| Strana storia
I giornali preparano la bomba (i meridiani diventano gadget) |
Ho preso in edicola, prendi e porta
a casa, numero tre meridiani: il primo volume dei romanzi di Hemingway
(che non mi fa impazzire, ma per un euro), il secondo volume dello stesso
(perché il primo rimaneva orfano, ma a 12,90 centesimi). E anche
Vita di un uomo di Ungaretti, che possedevo già in un’edizione economica
leggermente sbrindellata.
Tutto questo nell’arco di cinque
giorni, dopo che per anni, religiosamente, avevo sì e no accatastato
sette meridiani. Sti cavoli. Intanto questo discorso non interessa a nessuno.
Secondo, sono ben contento di accaparrarmi sti volumetti per molto meno,
prendi e porta a casa.
Questo fenomeno mi suggerisce almeno due osservazioni. La prima si articola intorno al problema della cosiddetta svendita della cultura, del mercato editoriale e della lettura e si può riassumere in una battuta: buttali via, anche se formalmente sono dei falsi. Lascia perdere il paradosso, qualche testa calda direbbe l'ossimoro, di vedere abbinati certi eleganti capolavori della letteratura a rotocalchi buoni neppure per la spazzatura (leggo, in una costola non sbianchettabile del cofanetto: Panorama, TV Sorrisi e Canzoni, Donna Moderna e chi più ne ha più ne metta), ma sta proprio qui il punto: dove si è mai visto che i meridiani avevano un numero? Inoltre: 12,90 sono un ottimo prezzo, in confronto ai 49,00 che costerebbero dei veri meridiani. Ma sono comunque una sommetta. Va bene, non ho intenzione di dilungarmi su sta questione.
La seconda osservazione mi riconduce a un film, ingiustamente dimenticato, di Sandro Baldoni. In un episodio di Strane storie due famiglie si fanno la guerra da un balcone all’altro finché non scoppia una bomba atomica. Così è la guerra dei gadget. Qui devo fare un po’ di dietrologia: decenni fa ho allineato nella mia biblioteca circa 120 volumi degli Editori Riuniti, per lo più grandi classici del pensiero comunista. Presi senza supplemento di prezzo con Paese Sera. E siccome non valevano niente, c’era da pensare che stavamo facendo un favore a qualcuno, e non il contrario.
Ce n’etait qu’un debut, scusate gli
accenti. Poi sono arrivati i vhs e i dvd, i classici della letteratura
con la copertina floscia e quelli con la copertina rigida, i grandi ritratti,
le enciclopedie tascabili, la scienza, la poesia, gli atlanti, i mappamondi
e quant’altro. Salvo la gloriosa Treccani e qualche introvabile incunabolo,
a questo punto, tutto lo scibile umano, stiracchiato in comodi volumetti
da quattro soldi (e anche qualcosa di più) è stato vomitato
come appendice regalabile di giornali e riviste. E qui mi riallaccio al
succo della seconda osservazione: prestate attenzione quando passate vicino
a un’edicola, perché i tempi sono maturi.