un pera per tutte le stagioni...
Le voglie peccaminose (non bagnate) di zia Margherita
racconto vietato ai minori


 

1.

"Sarà venti anni fa che faccio questa strada per tornare a casa" - pensò testuali parole il libraio Gigi detto Soso ? non so perché ? aggredendo un ben riempito tram della linea trenta barrato all’altezza scalo san Lorenzo Roma novembre giorno molto più gelido di quanto fosse in realtà e con una pioggerellina da mandare chiunque alla tomba se non stava attento. Ma rimanendo in bilico Soso - lo chiameremo così - sulla porta. E subendo - pertanto - il flusso deflusso delle fermate Porta maggiore via sant’elena carlo felice santa croce in gerusalemme fino alla metro. Anzi no facciamolo passare dall’altra parte: Verano via regina elena regina margherita metro.
Non staremo a fare la solita tiritera sull’affollamento dei mezzi pubblici della capitale che per questo ci si deve rivolgere all’azienda - m’hanno detto - e non a me. Soso - tratteggiamolo un po’ - aveva sulla quarantina d’anni, zucca pelata con un capello inevitabilmente ritto, il resto non conta. Lo so che qualcuno riconoscerà questo personaggio - o vi si riconoscerà - ma non importa. Soso cominciava a tornare a casa alle otto e tre quarti e scendeva dalla metro fermata giulio agricolo zona cinecittà - cazzo ma allora è proprio lui - alle nove e un quarto. A questo punto, salendo le scale ed emergendo alla luce buia della sera pensava tra sé e sé spesso: "Ormai sulla metro si fuma".
Che Soso non fumasse non pertiene alla salute di questo racconto. Io comunque non fumo, o meglio ho smesso, come si dice nel racconto "Agenda dell’ex fumatore" e contrariamente a quanto si dice invece nell’agenda successiva, non ho ricominciato. Cioè non fumo. Soso non fumava nemmeno lui.
Soso salì le scale a tre a tre e mise la chiave nella toppa. Soso abitava da solo e non aveva la ragazza. E qui il destino del personaggio si separa da quello del suo interprete nella realtà. Esce dal guscio e si proietta verso la pagine dove si stende fiducioso della buona riuscita del racconto, fa castelli in aria. Non sa lui, meschinello, che è solo una funzione, un alibi, che la pagina è irta di spine perché il titolo lo condanna: o mi trovi questa benedetta Margherita che ha le voglie peccaminose di cui si dice nel titolo oppure sei finito qui, al punto.
Margherita per ora non esiste, è neanche poco di più del viale da cui Soso deve essere passato per prendere la metro e andare a casa. E il titolo e tutto questo racconto sono solo un modo come un altro, nemmeno il peggiore, per attirare gente.

2.

La prima cosa che ha fatto è stata di farsi predire il futuro. Per non perdere tutto il tempo a cercare qualcosa che poi non si trova. Ma non è che abbia fatto dei piani. Camminava vicino alla stazione e ha visto una maga e ha pensato Lo sai il che. Poi le cose sono andate in questa maniera: la maga aveva un tavolino ma non è che lui l’abbia vista subito passando perché lui guarda un po’ a destra e un po’ a sinistra ma raramente si accorge se c’è tipo uno che vendeva gli accendini quando fumava allora usciva di casa e pensava Se l’acchiappo ma non l’acchiappava mai fino a che ha smesso di fumare ma gli serviva lo stesso un accendino perché i fornelli che si accendono da soli lui è contrario che dopo gli prende fuoco la casa mentre lui non c’è e ciao. Ciao. Mi dice Ma chi saluti mentre ti parlo. Lui è preciso: se sta parlando con qualcuno non si può fare per esempio anche un’altra cosa a piacere. Che è successo un vero casino quando ha saputo che avevo il cordless perché un giorno ha sentito la catena del cesso e ha esclamato, dice Oicchellé (Cosa sta succedendo che io non riesco a dominare). E giù a spiegargli che nulla la pulizia della strada proprio qua sotto tutti i giorni così uggiosi con tutta quell’acqua che spruzzano e lui Non la bevo mica è venuto a controllare e io a nascondere il cordless tutto in fretta e furia ma lui ha detto E il telefono te a casa tua non ce l’hai? E io ho detto sì è questo e lui allora è diventato tutto verde e poi ha urlato, dice: ammonito. E ha tirato fuori un libriccino e ha scritto tutta una cosa che poi mi ha detto che lui si sfoga scrivendo Sai raccolgo dei pensieri poi faccio tutta un’antologia. Allora diceva torniamo a questa storia della maga che lui ha incontrato per strada mentre girava intorno alla stazione senza quel piano che invece andava all’assicurazione a disdirla per il motorino che ha dovuto buttare via e ha deciso che Sai il che? e si è seduto ad un tavolinetto dove questa maga ha tirato fuori da un vestito tutto un suo mazzo di carte che però non si ricorda di una cosa che non gli torna che le carte erano molto grandi e io gli dico Ma erano quelle coppe bastoni o fiori picche Ma no zitto lasciami raccontare tutto brusco che io gli ribatto Attento. Ma lui parla e dice che camminava per questa via adesso il nome non mi viene ma comunque dalle parti della stazione e tutto ad un tratto sente dire giovine e a quel punto lui non si dovrebbe voltare perché non è giovine ma gli viene pensata quella cosa di fermarsi un pochettino e quindi è a questo punto che pensa Sai il che? E c’era la maga lì ad un tavolinetto con queste carte che lui si vergognava un sacco ma alla fine ha vuotato il sacco che erano delle carte un po’ sconvenienti che oltretutto passava la gente e vedeva lui seduto lì e poi la maga che stendeva queste carte e diceva Questo è un regalo che ti faccio io a te tientelo da conto e allungava una mano e gliele toccava a lui che però erano vuote allora lui diceva Che regalo ma non c’era niente allora si fruga in tasca perché se glielo ha messo in tasca il regalo magari era una cosa che lui non la voleva anche se a caval donato si dice in effetti anche se non è vero ma in tasca non ha nulla fuorché un coso che lo prende lo tasta per un po’ è morbido e gli dice M’hai regalato questo per caso? E allora lei dice Icchedè (Se me lo mettessi un po’ più vicino può darsi che io potrei). No niente dice lui ma intanto gli sembrava un orecchio e si tastava sulla testa che se dopo questa matta gli ha strappato un orecchio e invece ce li ha ancora tutti e due. Che la maga aveva steso una carta tutta sul tavolino dove c’era una donna non proprio vestita cioè nemmeno elegante cioè vestita niente però impiccata tutta ad un albero e lui dice Se ne può avere un’altra no vero? Che lei non diceva nulla per il momento e girava questo mazzo fra le mani e ad un bel momento gli si accende la faccia e fa, dice Cazzo non ti sarai mica dimenticato il gas acceso a casa. Che lui è corso subito a casa perché gli sembrava che era successa una cosa strana stamattina che aveva fatto il caffè ma poi gli era sembrato come di non averlo bevuto.

2.2.

"Cazzo le dieci e un quarto" testuali parole pensò Soso tra sé e sé sfrecciando con il suo scooter suzuki scassato senza sospensioni per lo scalo san lorenzo recandosi al lavoro. Un incidente sulla via Prenestina - oggi lo facciamo passare di là in omaggio alla verità dei fatti - lo aveva bloccato per circa mezz’ora. Un po’ anche la curiosità: - che è successo - chiedeva a destra e sinistra agli astanti. Venne a sapere che le cose erano andate così: un vecchietto stava scendendo da un tram e veniva travolto da una macchina dei carabinieri che correva a sirene spiegate sulla corsia preferenziale. Che non poteva essere perché due mezzi non ci possono passare contemporaneamente sulla corsia preferenziale. Ma se questa è la vulgata. "Sig" commentò posteggiando il suo potente scooter davanti al negozio. "Avranno mai calcolato i valori nutrizionali dello sperma?" fu all’incirca il suo pensiero successivo.
A metà mattina gli squillava il telefono: "Pronto pronto pronto" fu la sua risposta. "Lo sai cosa è successo sotto casa mia stamattina alle sei sette suppergiù?" dicevo io. Un pedone tentava di prendere un tram al volo ma è stato falciato mentre raggiungeva lo scalino. Da chi? Da un’auto portavalori e subito dopo da una civetta della polizia. Più o meno questa la nostra ricostruzione, a quattro mani.
"Sig" commentava Soso chiudendo la serranda all’ora di pranzo. Un’anziana signora, veterana del marciapiede dello scalo di san lorenzo a quell’ora spesso carica di spesa lo incrocia e lo apostrofa nel modo seguente: "Soso de nonna che m’è toccato da vede un bordello sulla prenestina". Un agente della polizia travestito da vecchietto sta salendo su un tram della linea sedici bis in quel mentre due agenti dei carabinieri lo acciuffano e in quel momento passa un’ambulanza che accoppa tutti quanti scarica ricarica e vola a sirene spiegate a qualche ospedale più o meno questo devono essersi detto, deve essere andata esattamente in questo modo.
"Sig" commentava Soso mentre saliva gli scalini di casa sua e "sulla metro ormai si fuma" era ancora quanto affiorava dalla sua mente accingendosi a consumare il modesto pasto cucinatosi con poca fantasia.

3.

Soso andava a cercare un personaggio femminile che si attagliasse alla definizione di Margherita. Deve trovarla se vuole rimanere nel racconto. Teme il pubblico inferocito che vuole le voglie peccaminose oppure lascia il libro a metà e si guarda una cassetta di Panorama. E così una mattina mette la sveglia presto si sbarba mangia un panino beve il nescafè esce prende l’ascensore e pensa Io avevo una zia a Montesacro. Attraversa la Tuscolana trafficata e rumorosa saltellando tra le macchine infreddolite e pensa Cazzo di mezzo devo prendere mo’.
Soso scende dall’autobus linea trentotto barrato all’altezza di viale capri almeno così mi sembra. In un palazzo di sette piani della seconda traversa abita una vecchia zia che per la verità si chiama zia Emma ma forse può fare al suo caso. Entra sicuro dentro un fioraio e acquista numero sette margherite formato plus e qualche altro fiore di campo per smezzare chiede più volte al fioraio "Non saranno mica crisantemi" e ogni volta il fioraio risponde "Non sono crisantemi ma sono margherite". Inizialmente con molta cortesia poi con una certa svogliatezza infine alterandosi ma non troppo ribadisce "Margherite". Soso dice "Va bene Va bene Va bene" paga ed esce e svolta all’angolo. Gli è successo, quando era giovane, e aveva una ragazza che si chiamava Caterina, detta Coca, non so perché, di portare dei crisantemi invece che delle margherite alla madre di lei. O di stare per portarli. Ma in un bar un avventore gli aveva detto qualcosa come "In do tu vai con quei crisantemi". Si era espresso proprio così l’avventore. Allora lui sicuro gli aveva risposto: "Sono Margherite" e l’altro "Un po’ crisantemine come margherite". Così adesso entra in un bar e ordina un caffè. Il barista gli dice: "Buongiorno" e non aggiunge altro. Segno che non sono crisantemi pensa Soso sporgendo il mazzo se possibile ancora più sul banco quasi sotto il naso del barista. Il quale sbotta: "Mi tolga quei fioracci da davanti non vede che mi intralciano". Soso pensa: ha detto fioracci perché non sono crisantemi altrimenti non avrebbe detto niente, o meglio: se fossero stati crisantemi ed essendo il Verano non tanto vicino come cimitero, cioè: se fossero stati dei crisantemi avrebbe pensato che io andavo a portarli su una tomba e allora dovendo portare rispetto, mah bah certo però se non gliene fregava niente. Fioracci, pensava ancora Soso, fioracci come dire: Levi di lì quel cagnaccio. Che poi che differenza fa se è un canino o un canone. Potrebbe anche essere un cane nudo, cioè senza pelo, uno non vuole un cane lì in quel momento e allora dice "Cagnaccio". Ma "Idea!" si risolse Soso a questo punto e tutto d’un fiato: "Non sono fioracci sono crisantemi, che sto portando sulla tomba della mia povera zia Margherita che è...". E allora li porti alla tomba della sua zia come si chiama era stata più o meno la risposta del barista.
Seguiamo Soso per circa cento metri mentre esce dal bar, attraversa la strada e si presenta davanti alla campanelliera dello stabile di via ValVenosta duecentosettantaquattro bis aggiustandosi il colletto davanti a una targhetta di ottone, un po’ opaca, per la verità. Capirai sono anni che non vedo sta zia, ci avrò pure litigato a qualche natale pensa e pensa anche Morta non è perché qualcuno avrebbe detto Lo sai chi è morta? e lui avrebbe più o meno chiesto Chi è morta? E poi non era nemmeno tanto vecchia.
Sta per suonare. Ma dato che il portone è aperto si spinge all’interno e fatta mezza rampa di scale dove si specchia con meno convinzione, guadagna l’ascensore. Cazzo di piano sta pensa e pigia il bottone di un piano alto. Nell’ascensore c’è un altro specchio dove Soso fa le facce per vedere se è pronto, aggiusta anche i fiori che si sono sgualciti e fruga in tasca per rassicurarsi di non avere una pistola o un coltello. Teme che il racconto sia un thriller dove gli tocca di ammazzare questa zia dopo averla rivoltata come un guanciale penetrandola davanti e dietro.
La porta automatica si apre. Soso scende e consulta il suo orologio. Sono le undici e cinquantanove, praticamente mezzogiorno. L’ascensore si è richiuso. Soso è esattamente al centro di questo pianerottolo dove ci sono quattro porte, il tutto illuminato da una fioca luce al neon, leggermente intermittente, forse perché guasta. Sul campanello di destra c’è scritto Emma Bovarini, è sua zia.
Suona. Una voce femminile dall’interno chiede all’incirca Chi è cosa vuole. Soso scandisce una frase che aveva pronta che in sintesi è c’è Emma. Dopo pochi secondi la porta si apre e compare una ragazza bionda riccia alta. Si presenta: "Salve sono Margherita, mia madre è uscita per fare la spesa". Soso barcolla visibilmente stordito poi urla: "Mi cuggina" e "Urrà, sono salvo", lasciando cadere i fiori che si spargono sul pavimento dell’ingresso.

4.

Soso
 
 

     Margherita
 
 
 

   lampo dei pantaloni
 

        bottoni della camicetta              "Ti voglio"

      lenzuola                          duro              un dito nel                            sospiro                                 estremo
    sbadiglia
    Renato Pozzetto       una fetta di panettone        lavastoviglie        natale     regali             ore tredici         comanderà i carabinieri     i fasti della dolce vita   Evita Peron     il magico mondo di EuroDisney   Costume e società    cinquecento ostaggi ancora in mano ai guerriglieri Tupac Amaru...
Margherita smorza la tv. Soso si aggiusta l’orologio e guarda intorno a cercare un indizio su cui attaccare una qualsiasi discussione. Forse è il caso di togliersi la giacca. Poi pensa di no: meglio aspettare la zia. Intanto Margherita è uscita di scena facendo frusciare una tenda. Sente che sta formando un numero e attende una risposta       bacio a tradimento     morde un orecchio              estremamente piacevole ma molto breve quasi una                  alla porta che si apre      zia            fagiolini da capare   mia madre sempre     ah bene quindi            complimenti       "Si figuri"       "Non c’è di che"     quello che modestamente      comodo dove vuoi   bolle in pentola      è pronto.
Sono seduti intorno a una tavola da pranzo d’altri tempi. Soso e la zia sono a capo tavola, lontanissimi, Margherita è seduta al lato lungo vicino alla finestra che dà sulla strada, discorrono del più e del meno. Zia Emma non si ricorda bene questo nipote ma pensa Bisogna prendere le cose dal lato migliore. Lei lo sa perché nella sua storia il marito è un dissoluto che fa un sacco di debiti e che alla fine si suicida con l’arsenico. Nella sua storia, questo. E quindi da quel momento in poi zia Emma pensa che bisogna vivere con beneficio d’inventario. Margherita guarda questo cugino che non conosce: zucca pelata e vestito come un marziano mangia come un maiale e parla parla parla dice: "Ormai sulla metro si fuma" e "il problema è l’itagliano". E la zia fa sì con la testa e ogni tanto dice no e poi sì e intanto pensa Cazzo me l’ha portato qui questo non vorrà mica dei soldi e Soso parla e addenta una coscia di un pollo e strappa il pane con le sue manone. E Margherita pensa: "A parte che è vecchio ed è mio cugino ma io  versa ancora un po’    che fa tintinnare più che altro per nervosismo      frutta      caffè       della nonna    giovane        cortesemente      la tua mamma        telefono               agendina                   peccato                                schioccando                            scatta                                          Margherita                                                        quasi all’unisono sbattendo la porta ed è di nuovo in strada e sono le tre e mezzo e non ha combinato nulla.

5.

A natale Soso ci aveva il magone. Cosa normalissima. Perché Soso non è solo un ombrello, è anche un imbuto, zucca pelata pancetta cadente inquilino tuscolano senza balcone ma con negozio da aprire dicendo "Ormai sulla metro si fuma" e "passano sparati nella corsia preferenziale", perché il percorso è in metro, e non solo per quello, et pour cause, ma se il giorno di natale si siede ad una modesta tavola, perché voi la gente che magna non l’avete vista mai, e conversa mica poi tanto beato con mamma babbo nonna fratelli sorelle cognati cognato cognata pimpi piccoli poco piagnucolosamente propensi partecipare pane pasta patate polenta panettone potendo pazziando palleggiare piatti posate porcellando pavimento pulito, orrore, si può star sicuri che ne uscirà vivo, sì, e anche ingrassato, e un po’ nauseato, per colpa della maionese, ma di quando era?, e con una cecagna, che è quasi una micragna, che me vorrei fa’ ’na dormita, ma nun se po’, che appena è fuori dalla porta, e prende l’ascensore, e ci siamo salutati e baciati con tutti, su entrambe le guancie, a momenti mi sviene. E un po’ d’aria fresca, sul garelli, lo rinfranca, ma manco tanto. Allora stai sicuro che personaggio o no a pranzo dai miei non ci viene più.
E invece gli era toccato.
Alle dieci e un quarto, ormai sveglio, sorseggiando in piedi vicino al lavandino della cucina un caffè trombetta, cominciò, si può dire, la sua giornata dicendosi: Al diavolo i mezzi pubblici piglio il garelli che dopo mi tocca farmi riaccompagnare. Giusto. Il resto è storia.
Gli risparmiamo antefatti, abbracci, pacche sulla spalla, "Non ti fai mai vedere", "Il cappotto mettilo lì", "Ma che è un cappotto, quello?", "Sei sempre il solito sciammannato", "Ma lui lo fa per ideologia", "Zio, dopo giochiamo", “Ti raccomando la sciarpa rossa”, “E’ certo lui è l’ultimo comunista rimasto”, gli antipasti, il primo e metà del secondo, e troviamo Soso armeggiare con un involtino di pollo, che cerca di liberare da uno spago che sembra, forse è, un elastico. L’elastico cede, decolla uno schizzo che impatacca gli astanti (sughetto). È il momento in cui si aprono i cuori, il vino scende nel serbatoio e lo stomaco affranto manda candelotti lacrimogeni al cervello. I commensali si acclimatano gli uni gli altri, si aggiustano soddisfatti sulle sedie, sventolano il tovagliolo in faccia al vicino, allargano i gomiti e spendono sentimenti nei piatti semivuoti.
La voce insolente di Margherita, sorella di Soso, sfiora radente il vassoio di melanzane che si dilegua e cade nel mezzo di un crocevia di dialoghi tagliandoli in due:
"Proprio squisite queste melanzane come le hai fatte?"
"Fritte con la pastella"
"Io invece la parmigiana la faccio con le melanzane al forno"
"beh non è la stessa cosa"
"io preferisco così"
"Lo sapevi che si è sposata la Margherita Silvestri?"
“in cucina bisogna saper fare”
“beh come in tutte le cose”
"Ma con quello con cui stava da tanto tempo"
"Nooo è questo il bello"
"certe cose bisogna prepararle prima per esempio"
“in cucina o si è o non si è”
"Quello che fa il barbiere a via Malatesta"
"Nooo con quello ci ha avuto una storia ma ormai è finita da due anni"
"Vuoi ancora un po’ di insalata russa?"
"E allora con chi?"
"No, non ne voglio più grazie"
“l’anno prossimo si fa la pasta col gorgonzola?”
“La pasta col gorgonzola?”
"Ma come ne lasciamo questa poca"
"Dalla ai gatti"
"I gatti non se la mangiano"
“Ma davvero tu vuoi mettere il gorgonzola dentro la pasta”
“certo col pomodoro e un bicchiere di birra che male c’è?”
"Forse te lo ricordi che c’era pure alla festa"
"Dagliela lo stesso che stava sempre con Margherita Hannah, la svizzera che si credeva un par di palle"
"Quella tra l’altro è anche ebrea, non che io ci abbia qualcosa con gli ebrei”
“Sì però è meglio che restino dove stanno”
“quello lì è matto mette il gorgonzola e il pomodoro nella pasta hai sentito?”
“insieme?”
Dove l’hai messo il cavatappi mi nascondi sempre le cose ma nooo quella non è svizzera è tedesca quella che dici te"
"E’ la bionda, che si chiama Margherita Gustavi e che veniva pure da noi qualche volta cercatelo da solo non ho capito che c’entrano i gatti"
“Macché ci mette anche un bicchiere di vino”
“birra”
"Il vino poi"
"Ma sì ora ho capito quella che dici ma che c’entra la Margherita Silvestri non sarà mica lesbica per caso”
“Ma no non la Margherita Silvestri cretina”
“Cretina ci sarai te e tutti i tuoi bambini”
“Io a uno che si cucina quella roba lì lo farei ricoverare”
“davvero Gigi non è il caso che tu ti prenda un po’ una vacanza”
“I bambini miei tu li lasci stare”
“Non li lascio stare proprio per niente che rompono l’anima guarda come sono maleducati l’ultima volta che siete venuti a casa mia ho trovato il bagno tutto imbrattato di merda”
“E quando siete venuti voi ho trovato gli occhiali da sole rotti che c’erano saltati sopra”
“Gli occhiali da sole per fare la gran fica a dicembre?”
“Stai zitta che qui se c’è qualcuno che si dà arie da gran fica quella sei proprio te”
“L’anno scorso con degli amici abbiamo mangiato le crepes con il gorgonzola e il miele e nessuno si è sentito male c’era pure un professore”
“Ora basta queste cose falle con i tuoi amici sei padronissimo ma qui da noi a tavola astieniti per piacere”
“Guarda stai attenta che ti strappo tutti i capelli se lo dici un’altra volta”
“Stai buona che ti viene l’ulcera”
“No io non sto buona”
“Tu sei un’isterica ecco cosa sei”
“Ti dico che c’era pure un professore”
“Sarà uno di quei professori che frequenta lui te li raccomando”
“Cattivi maestri cattivi maestri”
“Tu hai offeso i miei bambini”
“E tu i miei”
“Hai cominciato prima te”
“No invece hai cominciato prima te”
“Un professore che mangia la pasta col gorgonzola e il pomodoro non è un professore è un...”
“E che altrro mangiava questo professore le banane con la maionese?”
“I tuoi sono viziati”
“Già e i tuoi no?”
“Io a pranzo da quello lì non ci vado manco se me pagano”
“col professore che mangia il gorgonzola che magari è uno di quelli tutto effeminato che sai ce ne stanno all’università di individui così”
“Senti chi parla che i suoi stanno sempre lì che vogliono i regali i regali non pensano ad altro”
“Te devi proprio che stare zitta perché sei solo un’...”
“Infame”
“Stronza”
“bambineeeee basta”
“Puttana”
“Mignotta”
“Grandissima..."
I bambini!? tutti in coro. I bambini non ci sono più.

Furono ripescati sul terrazzo condominiale che si arrampicavano sulle antenne della televisione minacciando tuffarsi nel vuoto. Cosa molto improbabile. Erano in camera e giocavano tranquillamente a uno di quei giochi che si fanno oggi e che si facevano anche quando noi eravamo piccoli, ma non so quale, forse bambole, forse monopoli, se erano più grandi. E così, calmate le acque, riposizionati i commensali, le facce si ricomposero ad un’espressione pressoché natalizia, sufficientemente unanime. Un chiacchiericcio fine, dapprima sommesso, poi sempre più fitto e insistente tornò a intrecciarsi tra partenze e arrivi di nuovi piatti, corse pazze di bambini tra l’ingresso e la sala da pranzo, e da un certo momento in poi, le note di una tecno-marcia emesse dall’autoradio di una macchina ferma per strada proprio lì davanti. Ma potevano essere zampogne e nessuno se ne sarebbe accorto, troppo impegnato essendo ciascuno a sostenere il suo punto di vista in una nuova discussione sui regali di natale non si sa quando cominciata. E dagli esiti imprevedibili.
"La Margherita Spagnoli, quella delle ripetizioni di Fiammetta, ti ricordi?, che fa sempre questi regali, è specializzata proprio, quest’anno gli ho detto, guarda Margherita, non è mica per essere scortese ma vedi è proprio che mi rincresce"
“e la Marghe non mi va a regalare una stecca di sigarette che io non fumo”
“come gli scozzesi che offrono le sigarette a quelli che non fumano”
“no scusa ma che c’entra”
“no volevo dire che non ci ha senso ecco”
"uh a me m’hanno regalato un fono non so nemmeno come si usa"
"bah un fono si userà come un fono"
"ma un fono non è per essere pignolo sarà mica un phon"
"fono non phon non per asciugare i capelli cioè"
"e per fare che?"
"se non lo so non lo so che discorsi"
"bambini state buoni"
"rumorosi in un modo"
"sono nervosi per i regali"
"quest’anno niente regali"
“la Fiammetta non ci crede più a babbo natale”
“ugo te che ci credi a babbo natale?”
“io una volta m’hanno regalato uno spazzolino-sveglia che delle volte uno si dimenticasse di lavarsi i denti lo spazzolino suona”
“io non me li dimentico di lavarmi i denti”
“te ti dimentichi di lavarti altre cose delle volte”
“senti questa”
“ancora un goccino solo un goccino”
“no tu sei piccolino”
“e nero”
“ma l’ombrello che si apre automaticamente”
“questa mi sa che è come la segreteria citofonica che lo sai solo te”
“no ti giuro c’è anche la reclame che dice gazzulli inventa per te”
“vorrai dire grulli vu’ siete tutti grulli”
“mi sa che l’avete fatto ubriacare”
“ugo bello di nonna sei ubriaco tu”
“gazzulli gazzulli”
“io figurati se uso l’ombrello”
“cavoli tua invece è tanto comodo”
“ho sempre paura di non saper mantenerne il possesso”
“in che senso?”
“cristo lascia stare quelle candele che ti hanno fatto di male”
“si è addormentato, certo, con tutto lo spumante che gli avete fatto bere”
“poverino”
“ma tu che hai fatto con quel braccio? Ho dato un cazzotto ad uno stronzo a scuola e mi sono rotto il braccio”
“uh mi si è rotto un piatto”
“pace”
“Veramente autonomo molto bravo sì [squilla il telefono] Pronto? Chi è al telefono? È Marco”
“Senti ma come è andata a finire quella storia che il frutta e verdura l’altr’anno ti voleva regalare un cane”
“oddio il cane”
“già e io che gli avevo regalato una cassa di vino per quel favore non so se ti ricordi”
“Un suo amico ci sono delle foto di Marco in casa si possono vedere cosa fa Marco studia?”
“Fanno sempre Nanni Moretti a natale”
“no veramente fanno sempre i film con babbo natale”
"e la moglie che mi viene su che quest’anno non ci ha una lira sai com’è la crisi al negozio e allora mi telefona fa un giro di parole di quelli che sai ti volevo dire"
“nanni moretti ormai ci ha rotto sempre i soliti film”
“non avete mangiato nulla lazzaroni”
“Primo Scientifico età? sedici anni ahi”
"io gli avrei sbattuto il telefono in faccia"
“ma questo è bello è bianca”
“ecco bravo spengi la televisione che non si sente niente”
"oh se non gliel’ho sbattuto ma sai com’è il vicinato un minimo di convivenza"
"ah per quello io me ne frego"
“bianca chi?”
"fai bene te a dirlo ma poi tanto a casa non ci stai mai"
"ci starai troppo te che ti devo dire"
"io ci sto perché i bambini all’asilo non me li hanno presi perché non c’avevo le raccomandazioni come te"
"ma quali raccomandazioni vergognati sempre a parlare male lo so che sei anche andata dalla Margherita Campolmi e gli hai detto che io faccio fare tutto alla suocera ti faresti una volta i cazzi tua"
"senti m’hai rotto ora te l’ho detto se non te la smetti ti faccio vomitare tutto quello che hai manguato"
"ma falla finita ridicola non vedi che ti stai coprendo di merda davanti a tutti"
"sarai te che ti copri di merda che la sera esci e fai a fare la gran puttana alle feste bene"
"io vo dove mi pare la gran puttana sarai te stronza infame"
"troia gran vacca che lo succhi tutte le sere e la mattina lo prendi in culo che t’ho visto"
"e tu a pecorina con du omini sopra e tre sotto a fare i pompini a tutta la nettezza urbana"
“Lei non faccia il tunnel. Cosa? Lei mi sta scavando sotto e mi toglie la panna la castagna da sola sopra non ha senso non è come un cannolo alla siciliana che c’è tutto dentro è come uno zaino lei se lo porta appresso per un mese e sta sicuro il montblanc si regge su un equilibrio delicato non è come la sachertorte. Cosa? La sachertorte. Cioè lei praticamente non ha mai assaggiato la sachertorte? No. Continuiamo così facciamoci del male”.
i bambini? Dicono tutti. I bambini però non ci sono più.

Cerca cerca tre ore dopo era buio. Tutti sporchi perché avevano aperto non so che botte in cantina e avevano fatto un lago che ci sguazzavano dentro tutti e quattro sei quanti erano. E toccò fare venti lavatrici e non andava più via. Un natale tremendo, è tutto dire. I bambini invece giocavano nella stanzetta che Soso era babbo natale e loro lo dovevano picchiare per farsi dare i regali. Soso diceva “pietà” e i bambini gli montavano in testa uno sull’altro e giù botte.
Gli faceva male la testa e aveva anche perso gli occhiali. E si sedette a tavola perché si stavano scartando i regali. Intorno tutto sembrava una grande nuvola viola.

Fu qui che l’albero di natale prese fuoco. Le fiamme si propagarono in un batter d’occhio ai pacchi e pacchetti che stavano intorno, e prima che qualcuno potesse intervenire, avevano attaccato la tavola. Soso era seduto sulla tazza del cesso, dove si era deliberatamente dislocato temendo il peggio, quando udì un boato sordo provenire dalla sala da pranzo, seguito da uno sbattere di vetri, come per una sferzata di vento particolarmente violenta. Per qualche minuto, forse secondi, con lo stronzo a mezz’aria, non sentendo un rumore o una voce aldilà dell’ingresso, non si mosse né fiatò. Possibile che stesse nevicando, pensò sentendo un non so cosa frusciare intorno, era una giornata calda e il cielo limpido fino a qualche momento prima, se ricordava bene. Cercò, da seduto, di aprire la finestrella per accertarsene quando scorse una figura di donna dimenarsi nella cabina della doccia. Stava ancora cercando di staccare lo stronzo quando Margherita, sua cugina, avvolta solo da un asciugamano che la lasciava per gran parte scoperta, aprì la porta della cabina. Sdraiandosi sul tappetino disse: "Prendimi sono tua".
"Ma sei mia cugina"
"Sono il tuo regalo di natale" disse lei in un soffio.
Uno zampillo dentro la tazza salutava l’arrivo del corpo estraneo. Soso si alzò soddisfatto tergendosi con mezzo rotolo di carta igienica. Al diavolo, pensava, tirando la catena. Gli sembrò che Margherita avesse tra le gambe una lunga barba bianca e diceva “Prendimi sono il tuo regalo di natale mi hai meritato” in un tono che quasi si scioglieva in un canto, accompagnato da non so che fanfare in lontananza e da un tintinnio, uno scampanellio come di slitta trainata da quattro huski ma poc si svegliò con un sonaglino in mano e la mamma che diceva: "Gigi, che dormi? lascia stare i regali dei bambini".
Per natale prossimo questo romanzo sarà finito si consolava Soso fissando languido un semaforo verde all’inizio dell’appia. "Sono il tuo regalo di natale", canticchiava rivolgendosi ai passanti.

 6.

Il giorno dopo natale è festa. Cadeva di giovedì e il venerdì Soso tagliava l’aria, improvvisamente fattasi freddissima, per andare ad aprire il suo negozio senza stufa. Non a cercare Margherita. Perché è in ferie.
Il garelli si ruppe ad un semaforo, dava gas e gracchiava poi fa come una scureggia in un sacchetto di plastica e muore, così Soso avrebbe descritto il decesso. Per ora lo lasciò lì.
Mi telefona alle undici. parla nella segreteria, dice: “sono il meccanico mi ritelefoni per il garelli quando può purtroppo lo debbo buttare casomai venga a riprenderlo”. Alzo e parlo: “eccomi facevo la colazione”. Ma ha riattaccato.
Dopo alcuni minuti richiama. Dice che fa freddo, che si ammalerà, che è già ammalato, che ha scoperto che il pull-over che gli ha regalato mamma - la sua - non è che sia stretto, è infeltrito. Altro che angora. Se l’è comprato per sé poi l’hanno lavato e gli è tornato su così allora sai che si fa si regala a Gigi scusa ma sono proprio ignoranti gli dico io.
E me l’hanno rifilato a me. E l’altro giorno la signora del terzo piano, quella che non si fa mai i suoi, lo toccava e diceva uh che bel maglione. E io mica pensavo che mi stava prendendo per il culo no? Allora gli ha detto, per fare bella figura, me lo ha regalato la mamma per natale. E si pavoneggiava alzandosi dalla sedia e rimettendosi a sedere. E quella signora rideva e diceva Alla faccia. Però rideva, lui l’aveva capito che c’era qualcosa sotto. Non funziona, pensava. Rivedeva se stesso seduto su quella poltrona a natale che scartava quel pacco e trovava il pull-over di pelo d’angora, blu. Com’è morbido deve aver detto. E la mamma diceva Bello no? E come no? Ah Soso che se regala l’angora ai maschi diceva quella signora.
Tiettelo il maglione gli dovevo dire. Nun ce pensà dice quella signora che l’anno prossimo ie regali un ber mattone per ciascuno. Un foratino. Ma l’anno prossimo è fra un anno. E poi questo cazzo di motorino. E poi mo’ gli viene la febbre e forse deve stare a letto mortacci loro. Perché quando si ammalano gli altri allora io corro. La cugina l’altra volta aveva bisogno di non so che dottori e io ho fatto il giro di tutte le usls. La madre da quattro anni che vive da solo non è mai andata a trovarlo. La cugina gli dice maledetto.
E urla. Allora lui le dice “io detesto la gente che urla” e lei dice “io detesto te”. Questa cosa l’ho già sentita alla radio ieri pomeriggio, penso. Adesso esce fuori che il garelli era della sorella. “Ma non lo usa mai mi ha detto prenditi il garelli è rotto lo ripari e poi fra qualche mese me lo ridai”. Ha speso più soldi in quel garelli. Prende fiato poi continua Vedi Alerino - io mi chiamo così in realtà - io ho capito che farsi il motorino nuovo è meglio adesso si può prendere anche a rate. Invece che farsi rodere il culo che alla lunga è anche una fatica. Ora forse si ammala e sta un po’ di tempo a letto. Forse gli fa bene. La sorella una volta ha detto che tra lo stereo e lui buttava lui dalla finestra. E io butto lei con tutto lo stereo.
Sento che gli è entrata gente. Dice ciao a qualcuno che risponde salve. Parlottano. Riesco a distinguere solo la parola blu. Rimette la bocca sul ricevitore e dice “ci sentiamo più tardi”. Riattacca. Sono le undici e un quarto. Mia madre diceva sempre che uno ha una paura blu. Che io per esempio avevo una paura blu. Che il babbo aveva avuto una paura blu. Ma la paura non è blu. Mi faccio un tè e dopo cinque minuti era freddo.

7.

Se Soso si sia ammalato davvero non so. Faceva lo gnorri. Gli ho telefonato che era venerdì e gli ho detto Allora! Le tue ricerche languono. Zitto, diceva, che ho una tosse. E tossiva.
Soso ha letto quello che ho scritto finora. Dice che non ci si riconosce. E poi la sua è una famiglia unita, si vogliono bene. Metti una cosa all’inizio dove dici che non è vera una parola di quello che hai scritto. Gli prometto che metterò quella frase che dice ogni riferimento è puramente casuale ho fatto tutto io di testa mia casomai mi hai ispirato te ma nemmen tanto e se qualcuno ci ha qualcosa da ridire telefonasse a questo numero ma non si faccia illusioni che io rispondo perché io ho la segreteria e delle vostre lamentele non me ne occupo che ne ho già troppe per conto mio. Penso che scriverò proprio così.
E che gli trovi un’altra Margherita perché la cugina è una cugina. E con la cugina non ha voglia. A parte che la voglia ce la deve aver lei fino a prova contraria e poi è una cugina per modo di dire. È uguale comunque non è il suo tipo. Non è che potresti fare tanto il difficile e poi se uno la gente non va a cercarla se non se la segue un pochettino.
Ma lui è restio. Dice che almeno non dovrebbe essere così bionda. Sembra finta. Sugli occhi verdi non ha niente da dire, ma una stangona. Lui non è tanto alto. Non si può cambiare in corsa. Al massimo si può dire che quel giorno ti era sembrata alta perché tu eri tutto inchinato a cercare qualcosa che ti era caduto sullo zerbino. Bel maleducato, davanti a gente che nemmeno conosco. Preferisci che si dica che ti sembrava alta perché hai un complesso di inferiorità verso le donne che ti sembrano tutte alte. O che portava dei tacchi incredibili, in casa, ma stava uscendo, e non è uscita più. O era appena rientrata e aveva anche i capelli tinti. No che non fa un mestiere strano.
Sei te che sei strano. Stamattina sono venuti a portagli gli elenchi. Quest’anno sono così efficienti. A me non me li hanno portati. Forse sono gli elenchi dell’anno prima, non ho ancora guardato. E lui pensava che fosse la postina che suona a lui perché sta al pianterreno. Uggiosa quella postina. Allora lui ha detto Sto facendo la beciamella. Fare la beciamella vuol dire un’altra cosa.
Invece erano quelli che portano gli elenchi. Hanno suonato di nuovo e hanno fatto Ehi in modo molto sgarbato. Arrivo arrivo diceva lui e si è presentato sulla porta in uno stato deplorevole. Ma quando non è in uno stato deplorevole lui. Il signor Pera?
Tu non puoi andare ad aprire la porta con quelle ciabattacce e anche il pigiama è indecente. Vorrà dì che me metterò la cravatta. Stai fermo con le cravatte non mi combinare guai. Mi metto con i pantaloni del pigiama e il petto nudo e poi chi s’è visto s’è visto. E un giorno ti arriva una pischella sui sedici-diciassette, castana chiara, non tanto alta, e fa Sono la signorina Margherita delle ripetizioni di inglese abita qui il professor Pera?
Ti piacerebbe, eh? Ma se non lo so nemmeno l’inglese. Certo che sei una frana. Facciamo che io giro per la città per affari miei e un giorno su un autobus conosco una e poi esce fuori che si chiama Margherita ed è abbastanza bella, si spoglia e non rompe. O alla fermata dell’autobus, si avvicina e dice: Scusi che ce l’ha un biglietto che gli avanza? E sorride. Questo sorriso è importante perché senza stare a raccontare si capisce già che fanno amicizia, salgono in casa eccetera. Tutto facile per lui.
Fai come vuoi in fondo il romanzo è tuo. Non è un romanzo, gli faccio osservare. Pignolo. Ma che c’entra ora pignolo? Quando fa così io molte volte esco dal programma e mi metto a fare il gioco che si deve sparare ai nazisti fino a che non mi passa.


valepa7@yahoo.it