<<Somari siete entrati e somari siete usciti>>: il disprezzo verso le SISS
Le obiezioni di Teo Orlando a certi argomenti dei “concorsisti” contro i sissini. In due tempi


 

Primo tempo
Il disprezzo verso le SISS di costoro, oltre a essere farcito di indicibili luoghi comuni e di slogan ripetuti stancamente, come hai giustamente rilevato, denota il solito atteggiamento di risentimento (in senso nietzscheano-scheleriano) verso il mondo universitario da parte di chi sente ormai di appartenere a un altro mondo. I motivi sono difficili spesso da individuare: di solito si tratta di gente che non ha vissuto l'università come un periodo di studio interessante, ma l'ha vista come una serie di incombenze burocratiche per acquisire il titolo di studio; e di solito non è mai, dicasi mai, stata all'estero con Erasmus e altre borse, altrimenti si sarebbe resa conto dell'assurdità del sistema italiano di reclutamento degli insegnanti. Lo ripeto per la centesima volta: gli ultimi concorsi, soprattutto per alcune materie, sono sputtanati al di là di ogni ragionevole dubbio. Possibile che nessuno di costoro che si vantano di aver superato il concorso e accusano quelli che non l'hanno superato di incompetenza si rende conto di aver avuto più fortuna che merito? Possibile soprattutto che tutti, ma dico tutti, i concorsisti trovino normale, pacifico e scontato che gli esaminatori fossero oggettivamente e inconfutabilmente meno preparati di quelli che li esaminarono non all'università, ma all'esame di maturità? Ma hai provato a obiettare a quelli che si vantano del concorso e gettano fango sui sissini che in fondo loro sono stati promossi da persone che insegnano nelle medie inferiori e nelle professionali, i quali non avrebbero potuto, se anziché esaminatori "puri" fossero stati docenti, insegnare assolutamente nulla a loro stessi candidati? A meno che essi non ritengano che tutto ciò che hanno appreso non solo all'università ma anche al liceo sia superfluo e che le uniche cose utili le hanno imparate alle medie inferiori e che quindi tornerebbero volentieri sui banchi delle medie! Li capirei se avessero superato i concorsi dell'ambito letterario ai miei tempi, dove c'erano quattro prove d'italiano distinte (italiano per le medie, gli istituti tecnici, italiano e latino, italiano, latino e greco) e dove i commissari delle due prove per i licei erano comunque professori di liceo esonerati dal servizio e talora anche universitari. In quel caso, effettivamente, fallire tutte e quattro le prove avrebbe ragionevolmente fatto pensare all'inadeguatezza del candidato (e in effetti so di gente bravissima - uno diventato poi anche professore associato di paleografia - che non ha superato tutte e quattro le prove, ma almeno un paio sì): prova anche a rivolgere questa obiezione e vedi come ti rispondono.

Quanto all'altra obiezione per cui le SISS sono a pagamento e il titolo sarebbe "comprato", non varrebbe neppure la pena di confutarla, tanto è assurda (oltre al fatto che sarebbero auspicabili cospicue borse di studio): a questo punto, anche un titolo di PhD acquisito ad Harvard, al M.I.T. o alla Bocconi o alla LUISS, per restare in casa, visto che costa fior di quattrini sarebbe "comprato" e quindi non avrebbe valore intrinseco. Ma dato che nessuno di costoro ha studiato mai all'estero, non sanno che cosa sia una vera formazione d'élite: poi anch'io sono contrarissimo alla selezione per censo e vorrei esclusivamente quella per merito, ma questo è un altro discorso.
Tra l'altro, insisto, questi campioni della pseudomeritocrazia da concorso ordinario (?) dovrebbero leggersi qualche interessante pamphlet di autentici meritocratici di sinistra, ad es. Marco Santambrogio, Chi ha paura del numero chiuso?, Roma-Bari, Laterza, 1998, e il solito Segmenti e bastoncini di Lucio Russo, Milano, Feltrinelli, 1997. Da lì si renderebbero conto che in ogni paese civile comunque il merito di qualcuno si desume dall'intero curriculum di studi universitari, non da prove episodiche, pletoriche, casuali e irregolarissime (sia nel senso delle scadenze mai rispettate - ogni nove/dieci anni anziché ogni tre -, sia nel senso della corruzione, come nel concorso di filosofia a Latina).

Secondo tempo
1) I "concorsisti" continuano a invocare il rispetto della Costituzione quando sostengono che il concorso ordinario sarebbe l'unico modo legittimo per entrare in ruolo. Benissimo: mi sembra però che: a) la legge 306/2000 ha equiparato l'esame finale della SISS ai concorsi; b) l'obiezione per cui i "veri" concorsi dovrebbero essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale è ridicola: la G.U. interpretata come un sigillo di garanzia viene degradata a uno strumento da tipica burocrazia borbonica e obsoleta, da caccia al mitico "posto fisso". Dice loro niente che in quasi nessun altro paese europeo esiste qualcosa del genere? c) I concorsi seri non vengono banditi con scadenze così imprevedibili e hanno sempre commissioni più preparate: si sono mai chiesti costoro perché i concorsi per la magistratura e per l'accesso alla carriera diplomatica non suscitano tutte le lamentele dei concorsi scolastici? Forse perché, pur essendo estremamente più selettivi, vengono banditi regolarmente ogni anno e l'esito rispetta di solito gli effettivi valori. Forse è proprio quanto segue che fa credere agli "ordinaristi" di essere dotati di proprietà taumaturgiche: l'aver superato una prova di cui nessuno poteva prevedere né se sarebbe mai stata bandita, né se avrebbe consentito una valutazione equa dei candidati. Insomma, costoro sono campioni dell'aleatorietà, non del merito. Insisto, se una persona fosse stata bocciata in nove anni in dodici concorsi (come avrebbe potuto essere se la legge - l'art. 400 del T. U., D. Leg.vo 297/94 - fosse stata rispettata e se non avessero creato l'ambito K09), allora sì che si poteva definire un somaro; ma non certo con la bocciatura a una sola prova dopo nove anni dalla precedente.
2) Rapporto tra scuola e mondo universitario: io stesso non avrei molti motivi per lodare e tantomeno esaltare il mondo universitario. In fondo, se, pur avendo il titolo di dottore di ricerca, ho dovuto ripiegare sulla scuola secondaria, è proprio perché ho avuto rapporti problematici con il mondo accademico e i suoi esponenti. Ma ciò mi porta a criticarne i meccanismi, non a ritenere che non ci debba essere comunicazione tra la scuola e l'università e che la scuola debba chiudersi in una logica autoreferenziale. Quello che mi sembra che sostengono i nemici delle SISS, è che sostanzialmente la formazione acquisita all'università è inutile, i docenti universitari non capiscono niente di didattica, i supervisori del tirocinio sono solo docenti frustrati che cercano di evadere dalla scuola facendo i vanesi e gli esibizionisti all'università; e che è preferibile lo studio individuale per preparare i concorsi, la migliore formazione è quella acquisita sul campo, vale più la praticaccia che la formazione metodologica, bisogna premiare i sacrifici di chi ha macinato chilometri per le supplenze, ecc. In quest'ottica, si potrebbe allora sostenere che tutta l'università è inutile, e che tanto vale studiare solo a casa, magari aiutandosi con qualche videocassetta e con internet. Non a caso queste obiezioni vengono da persone che hanno frequentato solo l'Università sotto casa, non hanno mai studiato all'estero e neppure in altre università italiane, non hanno il senso della cooperatività della ricerca, non sanno con precisione che cosa sia un dottorato, ecc.


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