| In merito alle graduatorie permanenti
e non solo...
documento dei precarissimi (2000) |
Nel prendere atto della nostra esclusione permanente o transitoria dall'insegnamento, e forse da un inserimento stabile nel mondo del lavoro, vorremmo intervenire a proposito delle nuove disposizioni in materia.
Siamo un gruppo di "precarissimi" della scuola, non ancora elevati allo status di precari, laureati poco dopo il 1990 - e quindi neanche tanto giovani - proprio in tempo per perdere il grande evento, che si è rivelato poi decennale, rappresentato dal concorso ordinario. Ci siamo iscritti nelle graduatorie provinciali nel 1995 e, da allora, abbiamo cominciato a lavorare nella scuola solo lo scorso anno, quando la nuova situazione ha permesso di accedere finalmente alle supplenze anche a chi aveva il solo punteggio di laurea. (È inutile ricordare che nel frattempo ci siamo sbattuti tra mille lavori e lavoretti, rigorosamente a tempo determinato, spesso male o non ancora retribuiti.) Molti di noi non hanno maturato i fatidici 360 giorni, anche solo per poche manciate di giorni (si fa presto, soprattutto quando le scuole cercano di risparmiare e ti tagliano 15 giorni a Natale di là, una settimana a Pasqua di qua, un periodo "morto" e il conto torna subito). Non avevamo conoscenze, o non volevamo averle, nella scuola privata e quindi non abbiamo maturato i requisiti necessari per il concorso riservato.
Ora, mentre siamo ancora in attesa dei risultati del concorso ordinario di quest'anno, attraverso i d.m. del 27 marzo 2000 e n. 146 del 18 maggio 2000, ci si chiude di nuovo la porta in faccia.
Vorremmo quindi sottoporre alcune considerazioni:
1) La Guf del 13 aprile 1999 ha bandito i due concorsi - ordinario e riservato -contemporaneamente e nonostante ciò, chi ha avuto la possibilità supplementare del concorso riservato passa automaticamente davanti a tutti gli altri: abbiamo aspettato un decennio, non si poteva aspettare una manciata di mesi e considerare le diverse situazioni nello stesso momento?
Da sottolineare: l'unica possibilità si è consumata in 8 ore della nostra vita. Se i corsi abilitanti sono stati una specie di sanatoria, siamo stati penalizzati in partenza.
2) I concorsi abilitanti, oltre a coloro che lavoravano da anni nella scuola e che ne avevano il sacrosanto diritto, hanno favorito chi ha lavorato nelle scuole private, dove il reclutamento passa attraverso canali ben diversi da quelli di una graduatoria di merito, o situazioni particolari (unico esempio: gli insegnanti di religione che hanno fatto valere il loro servizio per altre classi di concorso).
3) Anche per le supplenze di pochi giorni sarà necessaria l'inclusione nelle graduatorie permanenti e, quindi il requisito richiesto da queste, l'abilitazione (unica deroga/privilegio: coloro che hanno fatto anche soltanto domanda per i concorso riservati ancora in via di svolgimento). Le Graduatorie provinciali spariscono nel nulla. Allora, l'unica loro funzione, dal nostro punto di vista, è stata quella di farci lavorare in un momento particolare oltre che per la disponibilità dei posti anche per la latitanza di molti che hanno preferito, potendo, impegnare le loro forze nei concorsi. Lavora oggi perché mi servi, ma domani ti licenzio: è questa la filosofia che stava alla base di una pubblica graduatoria?
4) Per non peccare di corporativismo è utile ricordare chi, più giovane di noi ma a conti fatti intorno alla trentina, laureandosi intorno al 1995, non ha avuto neanche modo di iscriversi in quelle graduatorie. Ora gli si dice che, se non ce l'avrà fatta al concorso ordinario, esistono i corsi universitari a pagamento, al termine dei quali forse potrà aspirare a qualche briciola di supplenza. Non è un po' tardi per cominciare?
Nel ricordare a chi non ci prende nemmeno in considerazione, in particolare ai sindacati, che tra occupati e disoccupati esiste tutta una gamma di ruoli lavorativi non ben definiti che incarna alla perfezione la tanto sbandierata flessibilità, specialmente tra chi è impegnato nel lavoro intellettuale, chiediamo chiarimenti e un impegno concreto a tutte le forze che si battono quotidianamente per la difesa dei lavoratori, in attesa di elaborare una nostra strategia di opposizione.
I "precarissimi" della scuola