| Assisto con vera
angoscia alla morte annunciata della scuola del Modulo e del Tempo Pieno
Lettera al Ministro Gelmini di Simonetta Salacone |
Gentile Ministro,
sono la Dirigente scolastica di
una Scuola Primaria di Roma, la «Iqbal Masih», ormai vicina
allíetà della pensione.
Assisto con vera angoscia alla morte
annunciata della scuola del Modulo e del Tempo Pieno.
Questa scuola Elementare riformata
noi «anziani» maestri líabbiamo costruita giorno per giorno.
Partivamo, è vero, da una
scuola che già funzionava con buoni risultati, ma che si trovava
a far fronte, per prima fra tutti gli ordini, a nuove sfide e problemi:
líinserimento dei disabili, líintegrazione in tempi brevi di massicce quote
di alunni immigrati, la progressiva crisi delle famiglie e dei contesti
sociali, líemergere di nuove forme di povertà e marginalità.
Contemporaneamente eravamo chiamati
a sostenere líimpatto con la società multimediale, dove, intorno
agli alunni, un grande e vorticoso rumore mediatico proveniente da un orizzonte
globalizzato sostituiva la calma lenta del fluire del tempo e il ricorso
rassicurante degli eventi familiari.
Sono entrati, fra gli alfabeti in
cui istruire gli alunni, quelli delle immagini, dei suoni, del movimento.
Si sono dilatati gli spazi geografici
e gli orizzonti storici, mitologie di popoli lontani si sono aggiunte a
quelli a noi consuete; abitudini e culture diverse sono improvvisamente
diventate contigue, prima attraverso il telecomando TV, poi con la presenza
fra noi di nuovi cittadini, di colore diverso e che parlavano tante lingue
e portavano fra noi storie di viaggi, gioie e fatiche, speranze e sogni
da realizzare insieme a noi e ai piccoli compagni italiani.
La scuola è diventata fucina
di nuova cittadinanza e presidio prioritario per prevenire razzismi, egoismi,
separazioni, emarginazioni.
Per fare tutto questo occorreva
tempo, tempo, tempoÖ
Tempo per ascoltare tutti i bambini,
accogliere le loro ansie e le loro curiosità, aiutarli a ìraffreddareî
le esperienze e a mettere ordine e dare senso allíenorme quantità
di nuove conoscenze ed esperienze che quotidianamente andavano facendo.
Tempo di ascolto dei genitori.
Tempo per lo scambio comunicativo
fra gli alunni , perché potessero apprezzare le diversità
di pensiero e di atteggiamenti presenti nelle classi e crescere attraverso
il confronto.
Per fare tutto questo occorrevano
anche tante competenze diverse, che non potevano essere patrimonio di un
unico maestro, per quanto colto e dotato di buon afflato pedagogico.
Ma questi maestri, a cui si chiedeva
di intervenire per educare ed istruire bambini diversi e più curiosi,
dovevano essere capaci di lavorare insieme e di affinare le loro capacità
di riflessione adulta, per non disorientare gli alunni con interventi divergenti.
A questi maestri del «team»
veniva affidato il compito di far affiorare lentamente e sempre più
consapevolmente i diversi quadri disciplinari, come punti di vista molteplici
attraverso i quali i bambini avrebbero potuto osservare e riorganizzare
la realtà.
Tutto questo abbiamo sperimentato
e realizzato in questi ultimi trentíanni, quasi sempre con risultati eccellenti.
Non abbiamo ampliato il tempo scuola
per venire incontro alla crisi occupazionale..
Non abbiamo sperimentato la pluralità
docente per lavorare di meno e in più persone.
Fa molto male sentir dire dal nostro
Ministro, come ieri è avvenuto nella trasmissione «Porta a
Porta» che «Öse un docente sta in classe, altri due stanno
fuori a non fare niente».
Non possiamo permetterci una scuola
di eccellenza, ma costosa?
Diciamolo: non inventiamo altri
motivi.
Il «pedagogista» di
riferimento per il nostro Ministro è il Ministro delle Finanze.
Stupisce la leggerezza, il pressappochismo,
líignoranza di quanti, senza la minima competenza professionale, si esprimono
sullíeducazione delle nuove generazioni e sulla scuola.
Tornare indietro significherà
umiliare la cultura dei docenti della scuola primaria, ma, soprattutto,
far regredire il Paese
Tagliare sulla Scuola di tutti è
grave per la coesione sociale del nostro Paese, per la sua cultura e per
il futuro dei nostri figli.
Nella nostra scuola è iniziato
un movimento di protesta e mobilitazione fra docenti e genitori.
Mi auguro che esso cresca e apra
la riflessione nella società.
Mi auguro che lei voglia ascoltare
chi la scuola la fa tutti i giorni, con passione e serietà.
Le chiedo, a nome di tanti docenti
di ritirare il decreto e di presentare un disegno di legge che permetta,
senza líansia dei tempi brevi e il ricatto del voto di fiducia, di aprire
un ampio dibattito in Parlamento e nel Paese tutto
Con tanta amarezza, ma anche con
la speranza che voglia accogliere il mio appello, la saluto.
Simonetta Salacone
Roma, 23 settembre 2008