Il saggio breve è un testo argomentativo
basato sull’intento di "dimostrare" una determinata tesi (un’idea-forza)
mentre il tema tradizionale è un testo espositivo, in cui i contenuti
non sono necessariamente strutturati per un certo obiettivo, ma semplicemente
esposti, secondo un criterio personale e senza alcun riferimento ad un
lettore implicito diverso dal docente o da una eventuale commissione. Le
principali differenze tra saggio breve e tema tradizionale sono le seguenti:
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cambia l’impostazione traccia-contenuto. Non ci troviamo
più di fronte ad una traccia a tesi che richiede una riflessione
su un dato argomento che ci guida anche nell’esposizione e provvista a
priori di una certa mentalità, ma un soggetto da cui è
necessario, a seconda della tesi che si vuole dimostrare, "estrarre" la
traccia. Ovviamente si tratta di un’operazione preliminare;
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perché una dimostrazione sia convincente,
è necessario che si appoggi su una serie di prove. Nell’ultimo esame
di stato sono state fornite ai candidati delle pezze d’appoggio per ciascun
"ambito" (artistico-letterario; socio-economico; storico-politico; tecnico-scientifico).
In assenza di tali materiali, o in aggiunta ad essi, le prove devono essere
tratte dalle proprie conoscenze o esperienze;
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il saggio breve deve seguire una scaletta.
Tale scaletta può essere esplicita (per paragrafi, per punti) oppure
implicita. Deve comunque essere possibile per chi legge l’elaborato comprendere
immediatamente che si tratta di un saggio breve, quali sono i suoi passaggi,
quali sono le sue conclusioni. A tale proposito si suggerisce di adottare
uno schema di tipo classico in questo genere di trattazione: presentazione
della tesi; svolgimento delle argomentazioni con compendio di materiali
informativi; conclusioni;
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il saggio breve deve rispondere a determinati requisiti.
Alcuni di questi sono comuni anche alla tipologia del tema tradizionale:
la pertinenza, la coerenza e la conoscenza adeguata dell’argomento. Il
requisito peculiare del saggio breve è la funzionalità
delle argomentazioni alla dimostrazione della tesi: le prove a cui ci si
affida devono essere convincenti e pertinenti; tutto ciò che è
superfluo o non funzionale alla tesi da dimostrare è da scartare;
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il saggio breve, come dice la sua stessa definizione
e come si può intuire dal punto precedente, deve essere breve:
se la funzionalità è la peculiarità strutturale del
saggio breve, la sintesi ne è quella formale. Nel testo del ministero
della Pubblica Istruzione si raccomanda di non superare le quattro mezze
pagine di foglio protocollo;
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il saggio breve ha un lettore implicito che deve essere
qualificato: rivista specialistica, fascicolo scolastico ecc. Dalla destinazione
prescelta dipendono il tipo di linguaggio, il genere di prove che si adducono,
il taglio dell’elaborato (più o meno "scientifico");
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privilegiando la funzione conativa a scapito di quella
emotiva il saggio breve deve comunque avere un taglio "impersonale": non
è consentito ricorrere a formule come "secondo me" o a frasi ad
effetto e ed è sempre bene attenersi ad un tono distaccato
Lo schema espositivo
1. enunciazione: inquadrare molto brevemente
i termini del problema; presentare la tesi da dimostrare e le maggiori
problematiche connesse.
2. percorso critico-informativo: in questa
fase, che materialmente è il nocciolo dello scritto, la struttura
deve essere chiara e le prove evidenti coerentemente con quanto premesso
nell’enunciazione. Nell’esposizione si può utilizzare lo schema
della "reductio ad absurdum"; affiancare due posizioni contrapposte e criticarle
punto per punto lasciando emergere il proprio punto di vista; se il momento
informativo è prevalente si può anche limitarsi a esporre
i vari argomenti in modo "oggettivo" senza prendere apertamente posizione.
3. conclusione: si conferma brevemente la
tesi di partenza. Si può usare una forma di congedo più personale
ma senza eccedere perché la funzione persuasiva insita nel modello
del saggio breve non è quella di vendere qualcosa.