Quando si dice: insegnare è il mestiere più bello del mondo
testi di Rosella Basiricò

1. Quando si dice: insegnare è il mestiere più bello del mondo.
Sarà che è (stata) la prima esperienza scolastica vissuta "da quell'altra parte", quella di chi sta seduto dietro (nel mio caso, più spesso: sopra) la cattedra. Sarà che gli anni che ho sono (ancora) (relativamente) pochi e tutto assume un altro sapore. Sarà che ho una buona stella che mi accompagna nei miei ultimi (e primi) 29 anni di vita.
Ma questo anno scolastico è stato - eÝ desidero fortemente dirvelo, voi "colleghi" (aaargh.... detesto questa parola) - profondamente bello. Di quella bellezza, sapete, delicata e viva, inzuppata di timori (sì, la bellezza)Ý verso la grandezza del compito e vivificata dalla curiosità verso la novità della dimensione scolastica.
Mi sono scoperta - e credo che "crescere" significhi proprio e sempre un continuo "scoprirsi" - capace non solo di energico affetto nei confronti di vocianti, impertinenti, arguti, frizzanti e terribilmenti simpatici ragazzini pre-adolescenti, ma anche animata da profonda passione per la trasmissione di quel pezzetto (miserrimo) dello scibile umanistico che ancora la scuola lascia spazio per insegnare.Accompagnato dal desiderioirrefrenabile di lasciar entrare nelle loro teste e nei loro sguardi, con dolcezza e senza forzature, non soltanto i capitoli dei libri di testo (sempre più poveri, tra l'altro) ma anche e soprattutto una piccola e leggera veduta sul mondo....... valori, cultura, pericoli, amori.
Mi sono scoperta (vedete, ancora) amata da queste piccole orde di bestioline tra il tenero e il selvaggio. Ho scoperto il "loro" modo di amare un adulto, di stimare uno stile di insegnamento, ho scoperto la la loro capacità di manifestare un primo, costruendo spirito critico; ho sorriso della loro visione delle età degli adulti ("Tu sì che ti vesti bene: non come quei vecchi di quarant'anni").
Sì: la sveglia ogni mattina alle cinque; treni in sciopero e pullmann in ritardo; vagoni di bacilli, starnuti, molliconi e provoloni; il microclima di Anagni perennemente invernale.
Eppure: esperienza meravigliosa. Sarà che...... (vedi sopra).
Sarà l'età.
E l'amicizia con i colleghi (aaargh, i "colleghi"). Ordinaristi, il più delle volte. Pensate un po': la fossa dei leoni.
Eppure.
Bellissime persone che amano Moretti, De Gregori, la sinistra (nonostante tutto), la Nutella, e tutto ciò (infinitamente altro) che per me è importante. Ho scoperto (ancora) la condivisione di idee, interessi e problemi nonostante le barricate che i nostri governi hanno creato all'interno di tutta la categoria. Beh: ho anche conosciuto gente che neppure mi saluta perchè sono sissina.
Ma mi sento anche dire che adesso, per qualcuno di loro, la ssis è perfino "simpatica". Mi chiamano "Sissi".
E io ho imparato a comprendere profondamente molte delle loro ragioni.

Ho imparato un sacco di cose.
Del resto, "sono andata a scuola".

Quando si dice: insegnare è il mestiere più bello del mondo.
ciao rosella
[25 maggio 2004]
 

2. I primi giorni di scuola...
Nell'incredibile 'abundantia' di cattedre di quest'anno al Csa ho pescato Principina a Mare.
Ho esultato per svariate ragioni (per indole esultante, innanzitutto), ma principalmente per due: per la prima volta godrò del nostro misero stipendio fino al 31 agosto (non vedo proprio l'ora di stendermi sulla spiaggia, a luglio dell'anno prossimo, guardando le Egadi all'orizzonte e pensando che lo Stato mi sta pure pagando) e poi perchè, abitando sull'Aurelia, sto a 40 minuti dalla scuola.

Quando "sfreccio" (immaginatevi: ho un catorcio del '92. Ma prestissimo si spalancheranno le porte della rottamazione) sulla statale verso Principina assisto all'interminabile fila delle auto che, nella corsia opposta, cercano di entrare a Grosseto: fermi, immobili, roba da potersi fare una briscola al tavolino portatile da campo.
Davanti a me invece si apre la strada, sgombera, veloce.... Li guardo sardonica e vien quasi voglia di abbassare il finestrino e far loro il gesto dell'ombrello (la scuola ci rende tutti un po' cinici, eh): tiè, guarda come corro io!

E dove corro, tutta contenta come un bambino a Natale?
In una scuola media gestita dalla Moratti travestita.
Nessuno deve avere avvisato la preside (una ultra - e "ultras" - cinquantenne che si disegnerebbe le bandierine dell'Italia sulle guance se potesse. Non come uno spettatore alla finale dei Mondiali di Berlino, ma come una serva alla Convention di Forza Italia) che è cambiato il ministro; o, se glielo hanno detto, magari mentre ricontava anche lei i voti delle elezioni di aprile, ha pensato bene di fare spallucce e chisseneimporta. Fioroni, tzè.

Fatto sta che al primo collegio esordisce, col suo capellone biondo ossigenato da casalinga sposata a un imprenditore, mettendo in guardia i nuovi arrivati (siamo tanti a sfrecciare sulla statale): in questa scuola si applica la riforma Moratti in tutta la sua geniale integrità. Si dimenava proprio come il politico sul palco che illustra il suo programma politico, con gli occhi che si fanno scintillanti quando tira fuori il suo fiore all'occhiello: cattedre di lettere dimezzate (avevo già un groppo in gola, come se stessi assistendo ad una performance del berlusca. Ma lì viene anche da ridere, però. In questo collegio, invece, proprio no), "unità di apprendimento" rinnovate all'insegna della modernità (parole sue: non chiedetemi cosa c...zo potessero significare. Io mi aspettavo solo che da un momento all'altro scattasse l'inno: "E Foooorza Itaaaaalia, che siaamo bellissimiii........"), laboratori di ballo, canto, salsa e merengue, magari anche di pizzica pugliese e, se ci scappa, forse anche il corso di cucina cinese: tanto i docenti di lettere non hanno più "lettere" da insegnare, qualcosa la dovranno pur fare per arrivare faticosamente alle 18 ore, no?
Io, per esempio, so montare tutti i gadget che regala il Topolino (sono complicatissimi, non crediate), potrei farne un laboratorio pomeridiano inserito nell'Unità di apprendimento "La manualità come scoperta del corpo" (oh, so' così, eh, le unità di apprendimento).

Mi guardo intorno vagamente smarrita: confrontandomi con i colleghi nuovi di zecca come me scopro che neanche loro hanno mai lavorato in una scuola che adottasse l'ortodossia morattiana fino all'ultima virgola, anzi di più.
Quelli vecchi non mostrano disorientamenti di sorta: aspettano la fine del collegio per ritirarsi nel baretto niente male all'angolo della scuola, proprio lì: si intravede già dalle grandi finestre dell'aula dove si consuma la Convention.

Mi ritrovo in un'aula a lavorare alla formulazione delle nuove unità di apprendimento (quelle dell'anno scorso, dice la preside, non vanno più bene: la modernità avanza e la scuola deve stare al passo coi tempi) con i colleghi nuovi: ovviamente non sappiamo assolutamente cosa fare. Quelli vecchi li vedi già nel corridoio incedere verso il baretto, oppure fare capannelli con i bidelli e gli impiegati della segreteria. Se li chiami per qualche consiglio (che poi dovrebbero lavorare anche loro, non solo consigliare)..... Ehhhhh, largo ai giovani!! Beati voi, ragazzi! Ma tu guarda come sei giovane: avrai l'età di mia figlia! Sti cavoli, le volevo rispondere.

Già, beati noi.
Ogni giorno per quattro ore a inventare cazzate improbabili in un linguaggio da burocrazia ottocentesca (la modernità che avanza, direbbe la nostra biondona di preside).
Beati noi.

Finalmente scopro, dopo qualche giorno di edificante programmazione (e presa visione, sconfortante, dei registri personali dei docenti: sono creati ad hoc dalla scuola, mica sono i classici. Eh no: sembrano una pagina della Settimana Enigmistica: avete presente, per esempio, la Pagine della Sfinge o le Parole crociate a schema libero?) le classi che mi sono state affidate: siamo di nuovo al collegio, l'ultimo prima dell'inizio delle lezioni. Nel frattempo i colleghi di lettere (quelli del baretto e quelli delle ciarle coi bidelli) mi hanno anche democraticamente indicata come referente di disciplina: ehhh, si vede che tu sei ordinata, che te ne intendi (sì, di gadget del Topolino, l'ho già detto, no?), tu sarai senz'altro un'ottima referente del gruppo, ti muovi bene con le unità di apprendimento (ma mai come si muovono bene loro al bancone del bar).
La preside, dopo essersi complimentata con me per il ruolo di referente (crede che mi sia proposta io, che avrei voluto chiudermi al bagno per un giorno intero pur di sfuggire all'assegnazione di quell'incarico), mi illumina sulle classi che avrò: TRE classi in QUINDICI ore.
Mi alzo in piedi: no, preside, mi faccia capire! Ho due seconde e una prima....... in quindici ore????????? (Le altre tre ore, ovviamente, sono di disposizione per le supplenze. Magari approfitto per seguire anch'io il corso di taranta).
Ma lei sa bene, fa la casalingona ossigenata, che qua applichiamo la riforma (che osservazioni sceme che faccio, mannaggia a me): in una seconda farà in SETTE ore ITALIANO STORIA GEOGRAFIA. La riforma, no? Meno ore di lettere per tutti!
Immagino i libri di testo siano Novella Duemila e Grazia, perchè non riesco ad immaginare altro da poter fare in sette ore. Nelle altre due classi, poi, dove sto solo quattro ore credo che neanche riuscirò ad imparare i nomi prima di giugno.

Sono uscita dal collegio con l'amara sensazione dello sfascio completo.
Prima in sette ore riuscivo a malapena a fare solo italiano, adesso dovrò fare tutto (cioè niente).
Eppure penso che la scuola, in Italia, non funzionasse poi tanto male quando ci andavamo noi. Forse è la solita affermazione un po' scontata, retrograda e "affatto moderna" (direbbe la preside della Convention) ma non so...... la sento un po' vera, tanto vera, e me ne rammarico moltissimo.

Sfreccerò un po' meno sorridente, sulla statale. Magari mi fermo anche per la briscola con gli automobilisti a Punta Ala, tanto che fretta ho di arrivare??!!

Buon nuovo anno scolastico!
ciao rosella
[11 settembre 2006]
 

3. Spaccati di scuola
Principina a Mare (GR), seconda media, 24 alunni. Di cui:
1 tunisino che ancora non ha capito che "antologia" e "letteratura" sono due materie diverse fissate in due giorni diversi;
1 marocchino che vive con lo zio, ambulante, perchè il padre non ha il permesso di soggiorno e la madre non esiste (in genere è il contrario, ma ormai la società è avanzatissima e non vale più la massima degli antichi romani: Mater semper certa..... ecc ecc Quel che si dice: la parità dei sessi, l'emancipazione!);
1 ucraino di quindici anni che trova, dentro la scuola, tutti gli angoli possibili (e inaccessibili al resto del genere umano) per andare a fumare (sigarette soltanto. Per ora. Diamogli solo un po' di tempo);
1 moldavo che è così nostalgico della Moldavia, ma così nostalgico che non passa mattina in cui non ci ricordi che perfino le sue coetanee (oltre alla natura, al sole e alle stelle) sono più belle lì che in Italia (col vivo disappunto delle compagne di classe - specie delle "veline" fichissime, mutanda di fuori e cavallo dei pantaloni per terra - che ogni volta scatenano il finimondo a queste affermazioni, stile oche del campidoglio);
1 altro marocchino, diversamente abile (come tutto il resto della classe, in verità), che durante le lezioni si affaccia dalla finestra dell'aula, secondo piano, col busto in fuori e i piedi sollevati (ogni volta noi docenti siamo a rischio di crepacuore. Ci domandiamo quando sarà la volta che si schianterà sulle aiuole deliziose della perfettissima scuola di matrice morattiana, il cui unico difetto è evidentemente non avere le grate di protezione alle finestre);
1 iperattivo, diversamente abile anche lui, ovviamente (seguito da una insegnante di sostegno che avrebbe bisogno lei per prima si sostegno, meglio ancora di un neuropschiatra), ma diversamente abilissimo nel costruire aeroplanini di carta che volteggiano miracolosamente da una parte all'altra dell'aula (Leonardo da Vinci non avrebbe mai potuto studiare un così perfetto assetto di volo);
1 ripetente che vive nelle case popolari di Principina a Mare e che non esita a mandarti a quel paese (eufemismo, chiaramente) se solo la si osa contraddire (o semplicemente avanzare l'assurda pretesa di segnare i compiti sul diario: "Ahò, ma che stai a di'?");
1 ragazzo ai limiti del ritardo mentale, non certificato, figlio di due genitori molto grandi e costretti entrambi sulla sedia a rotelle ("La cieca di Sorrento", al confronto, è un film comico);
1 ragazza arrivata quest'anno i cui genitori stanno mettendo in pratica i metodi di divorzio esemplarmente rappresentati nel film "La guerra dei Roses" (avete presente Kathleen Turner e Michael Douglas, lei che mette sotto le ruote della jeep il cane di lui e lui che cucina arrosto e serve in tavola il gatto di lei? Ecco, loro fanno di più e di meglio), che dopo due mesi non ha i libri di testo perché ciascuno dei genitori sostiene che l'acquisto spetti all'altro (Steven Spielberg non avrebbe saputo immaginare di meglio);
15 restanti alunni che ancora non distinguono bene una voce verbale da un aggettivo, sono convinti che l'America è stata scoperta nell'Ottocento e ancora non capiscono i concetti di latitudine e longitudine, che non sanno, tra l'altro, neanche pronunciare ("Professoré, me s'impiccia la lingua").

A chi si deve la creazione di questa miscela esplosiva?
Alla preside ovviamente, che ha deciso che tutti i casi umani di Principina a Mare e dintorni dovevano essere concentrati in quella seconda (per il principio in base al quale "Melius abundare quam deficere"), la mia seconda!
Oggi le è stato fatto presente, da parte mia e degli altri miei sventurati colleghi, che FORSE non era proprio il caso di creare quello zoo umano, quel melting pot, quel concentrato di patologie e situazioni border-line che farebbero impallidire e mettere in fuga perfino il ghignante e ferocissimo Jack Nicholson di "Shining" con la sua accetta in mano; che forse avrebbe dovuto venirle un TANTINO in mente che poteva essere non proprio edificante creare quel ghetto.....
Risposta del Dirigente Scolastico: "Ritenetevi onorati di questo, vuol dire che siete stati ritenuti in grado di gestire ALCUNE situazioni difficili".
Era il caso di farle notare che lì siamo tutti supplenti annuali nominati a settembre, quando il pasticciaccio brutto era già stato satanicamente elaborato l'anno prima, quando di noi, così tanto stimati, non c'era traccia nemmeno nel raggio di 30 kilometri?

Avete mai avuto il desiderio irrefrenabile di sorridere compassionevoli al vostro preside e poi pronunciare, con molto garbo e tanta dolcezza, il fatidico e liberatorio "Ma vaaaffaaanc... - bip- !!!!!!!!!!!!!!!!!!!".

Alla prossima puntata!
ciao rosella
[14 novembre 2006]
 

4. Il Pianeta delle Scimmie
I beati tempi in cui gli alunni innamorati mi si offrivano volontari per andare insieme su un atollo del Pacifico sotto esotiche palme sono tramontati quest'anno in una scuola quasi di frontiera. Direi che il minimo è che metà alunni scrivano sul foglio ripiegato in due della verifica (col bordo aperto a sinistra, ovviamente: in otto mesi di scuola neanche questo ancora hanno capito) "Compito di Giografia" (anche "Giograffia", qualcuno tra i più fantasiosi); il vero problema è trovarsi davanti ventidue piccoli agghiaccianti Franti senza neanche un Garrone, quello buonissimo che divide la merenda con tutti.

Fosse solo l'analfabetismo il problema, sarebbe piuttosto semplice: basterebbe fissare come obiettivo l'esatta ortografia di "geografia" e forse a fine anno qualche risultato potrei anche vantarlo.
Ma trovandomi in presenza di una filiale del riformatorio e dovendo aspettare con l'ansia che ti brucia che compiano l'età giusta per trascorre tutti un fresco soggiorno a Rebibbia, si capisce che i problemi sono ben altri.

Nell'ultima settimana sono avvenute le seguenti cose, le prime tutte stamattina, tanto per gradire:

1. Alunno pornografico che mi dice, mentre gli passo accanto: "A' professorè, ma che porti 'a quarta, te?" (con momentanea crisi della docente - io, appunto - che già meditava di tornare a scuola, l'indomani, col camicione premaman che ti fa come un tronco e nasconde tutto. Ipotesi scartata, passato il momento da Dies Irae).

2. Alunno stile Banda della Magliana che apostrofa la collega sessantenne "A' deficiente, ma de pomeriggio che sto a fa' i compiti pe' te, io? C'ho gli allenamenti de calcio, ahò", segue un nitrito stile Spirit Cavallo Selvaggio della durata buona di un paio di minuti, finchè non si chiamano i genitori per portarselo via, tra i nitriti (io suggerivo di chiamare gli infermieri con la camicia di forza, ma pare che i manicomi non funzionino più, con buona pace di Cristicchi con la sua rosa da regalare, che gli farei passare una giornata in quella classe, giusto per conoscere il delirio da vicino, altro che cantarlo a San Remo).

3. Alunno finemente naturalista che preleva una ignara - ahi lei - lumachina che transitava beata in una tiepida giornata di primavera sul davanzale della finestra e la viviseziona con le forbici mentre la sottoscritta spiegava (a se stessa, ovviamente: un ripassino per non dimenticare la grammatica) il Complemento di Luogo.

4. Alunni fantasiosamente sportivi che improvvisano una partita di baseball davanti alla cattedra (sempre mentre la sottoscritta spiegava a se stessa Ludovico Ariosto) con righello e pallina di carta stagnola e che parlano tra loro in terza persona della docente: "Ahò, ma che sta a' di', questa? Che ce fa la nota? Ma che te stai a preoccupa', manco ce sta più lo spazio sul registro pe' facce la nota!!". Vero: l'episodio della partita a baseball veniva un'oretta dopo la vivisezione della lumachina che aveva meritato un'ampia registrazione nella colonnina "Annotazioni disciplinari" che è ogni giorno una specie di campo di battaglia.

5. Alunna a luci rosse, esile biondina con vocazione lucciola a via salaria, che allunga le manine delicate tra le gambe del compagno in un punto ben specifico e che davanti al richiamo dell'allibita docente sorride dolcissimamente ed esclama, dando educatamente del lei: "Professoressa, non si preoccupi: tanto non ci sta niente!", dando quindi prova della propria capacità di valutazione, in un breve attimo, delle dimensioni del suo oggetto dei desideri.

6. Alunno con futuro da killer che improvvisamente, nel bel mezzo della lezione, esclama pretendendo attenzione assoluta da parte della docente: "A' professoré, se c'avessi la macchina stenderei mi' madre sull'asfalto in una pozza di sangue. Ahò, la odio, quella!" (ovviamente l'uso del congiuntivo è una libera reinterpretazione della sottoscritta).

Naturalmente potrei continuare, ma non lo farò. Un capitolo a parte meriterebbero i genitori che si dividono in due categorie, in quella classe: quelli che vanno dalla preside a protestare che l'intero corpo docente non è in grado di affascinare i figli con le spiegazioni e quelli che vengono in lacrime disperati che non sanno come gestire quelle belve neanche in casa. E chiedono consiglio a me????? Benissimo: innanzitutto, una visitina al Centro di Igiene Mentale e poi un sano pellegrinaggio a Cascia, la cui santa, santa Rita, appunto, è detta "la santa dei casi impossibili", disperati. Hai visto mai che ci scappa il miracolo?

Dunque: ho 32 anni e per la pensione (quale, tra l'altro?) mi manca ancora molto, a occhio. Sarà questo, più o meno, il mondo adolescenziale che mi allieterà le giornate per un'altra trentina d'anni??? Io speriamo che me la cavo.

ciao!! rosella
[26 giugno 2007]
 

5. Come cambiano i tempi
Ero entrata in classe già - stranamente - di umore non proprio lindissimo, probabilmente perchè era caduto il governo la sera prima e già immaginavo come sarebbe stato il prossimo: sono pronta a scommettere che adesso Berlusconi sparirà per un paio di mesi per poi tornare sulla scena abbronzato da solarium, con la capigliatura bruna folta e lucida, con una velina sottobraccio - o sul ginocchio, se seduto - e magicamente più alto di una dozzina di centimetri. E ballando come Fred Astaire. Non ci credete? Oggi i laboratori di ricerca fanno miracoli, e il Cavaliere sa quali scegliere. Poi si ungerà un po', camminerà sulle acque, e sarà pronto per le elezioni. Le ha stabilite per il 13 aprile. A ridosso del mio compleanno. Un ulteriore dispetto.

Insomma ero entrata in terza, la mia classe dell'anno scorso ai confini della realtà, che ero già un po' sottotono.
Avevo assegnato, venerdi scorso, dopo aver sedato una rivolta popolare di proporzioni cubane capeggiata dal subcomandante Marcos di turno (un sub-alunno, dall'intelletto decisamente sub-sviluppato), da imparare a memoria "L'infinito" del nostro Leopardi.
Insomma, a me già alle elementari la maestra la faceva imparare a menadito.
Trascorsa una settimana dall'assegnazione del compito, oggi dovevo verificare se fosse andato a buon fine il mio patetico tentativo di riesumare i bei tempi andati in cui il genere umano riusciva a tenere a mente 15 endecasillabi.

Becco la prima, la velina della classe, pancia scopertissima, maglietta sotto il seno (tra parentesi, stamattina si moriva di freddo, ma lei no, aveva caldo evidentemente), pantaloni a vita non bassa ma praticamente ad altezza caviglie, per intenderci: "Non la so la poesia: c'era la verifica di storia e se imparavo la poesia poi non mi restava spazio nella memoria per le cose del compito".
Ora, a parte che questa memoria da cardellino lascia quantomeno scioccati, ci si aspetterebbe che poi "le cose del compito di storia" siano almeno state assimilate: vi basti sapere che nel suo compito Garibaldi è sbarcato in Calabria.

Passo al secondo: "A' professoré, nun la so 'a poesia. 'Sta robba triste a mme nun me dice gnente".
L'ho preso come commento critico e sono andata avanti.

La terza esordisce fiera e sicura: "Mi è stato sempre molto caro questo solitario colle / che impedisce allo sguardo..." eccetera.
Scusa, cos'hai imparato? le chiedo. Non mi pare che Leopardi abbia scritto proprio così.
"Professorè, ho imparato a memoria la parafrasi, no?" risponde perfino un po' piccata. "Leopardi scrive antico, come facevo a imparare quello che ha scritto lui?".

Scrive anticoooo????????
Non so se il sangue mi stava iniziando a ribollire perchè pensavo a Berlusconi in versione Fred Astaire, abbronzato e capellone stile Cugini di campagna, o se meditavo già di cambiare mestiere, al mio quinto anno di insegnamento.

Provo rassegnata con la quarta: "Quest'ermo colle sempre caro mi fu".
Mi rincuoro un pochino, in fondo basta solo raddrizzare l'ordine delle parole: "Ma come, professorè, io l'ho imparata così, prima ho costruito l'ordine giusto e poi l'ho studiata". Così veniva fuori anche: "Ma sedendo e mirando, io nel pensier mi fingo interminati spazi, sovrumani silenzi e profondissima quiete".
Se non fosse che avevo voglia di scappare, avrei anche potuto apprezzare lo sforzo di ricostruzione sintattica del testo.
Invece avrei voluto emettere l'urlo di Tarzan e poi con una liana calarmi giù dalla finestra e andare a fare il concorso alle Poste.

I tempi sono decisamente cambiati.
Me ne ero già accorta quando ai primi di ottobre, parlando al ricevimento col papà tunisino di un ragazzo che definire rompicogl.  e teppista è un francesismo ed un eufemismo, mi ero sentita dire dall'accorto genitore: "Che ci posso fare, professoressa, se mio figlio è così distratto e vivace, e sembra cattivo. E' colpa delle compagnie sbandate che frequenta fuori dalla scuola. Da quando nel nostro palazzo e in quelli vicini, anni fa, sono arrivati tutti questi siciliani non ci sono più regole".

Il tunisino che si lamenta dei siciliani???????????????

E io, impassibile: "Sa, io sono siciliana".

Sbiancato come il dash, lui chiede con un filo di voce: "Ah!... di dove?".
"Trapani".
"Aaaaahhhhh, bella, bella Trapani!! Ci sono stato!".

Immagino proprio di sì: in uno di quegi sbarchi al porto, al tempo mio del liceo, quando la città si riempiva settimanalmente di tunisini e da noi si diceva: "Questi tunisini! Da quando sono arrivati non ci sono più regole".

Come cambiano i tempi!
ciao rosella
[4 febbraio 2008]
 

6. Questione morale
La porta della segreteria è chiusa.
Non è ancora l'orario di ricevimento dei docenti. Guai a sgarrare l'orario, sparano a vista a qualunque docente varchi la soglia fuori dai tempi previsti.
Lì dentro poi lavora un'impiegata che nessuno ha mai visto sorridere: qualcuno giura che sì, una volta è accaduto, sotto le vacanze di Natale dell'anno scorso. Negli altri 364 giorni, però, siamo tutti concordi nel vederla ingrugnita come un orango della giungla.
Io, che per formazione ho alle spalle vent'anni di parrocchia, azzardo l'ipotesi difensiva che "la poveretta" abbia un background familiare sofferto... I colleghi mi sorridono ironicamente compassionevoli, ma poi faccio una battutina sul grugno della "poveretta" e capiscono che sono un po' dei loro.

Dato che la porta è ancora chiusa, mi appoggio alla scrivania appena fuori dalla segreteria e mi metto a firmare un po' di carte da consegnare a Miss Allegrezza non appena arrivi l'ora ics, attesa ogni giorno come l'apertura della Porta Santa all'inizio del Giubileo.
Accanto alla segreteria sprangata, l'ufficio del DSGA (donna) dove parlottano, come suocere in salotto, preside (donna) e vicepreside (donna), porta semiaperta.

Impossibile non sentire: io sono là, seduta alla scrivania a firmare carte.

Preside: "Eh, qua c'è un altro caso umano, in questa prima. L'hanno segnalato proprio stamattina i servizi sociali. Padre violentissimo, anche alcolista... E finora non se ne sapeva niente"
Vicepreside: "Chi è coordinatore in quella classe?"
P: "Dovrebbe essere la professoressa C."
VP: "Ah, quella arrivata quest'anno, che di sicuro non viene da Milano!"

(Seguono risatine: la collega di cui parlano ha un forte accento campano, e qui nel Lazio, ricca regione del nord est, fa uno strano effetto, no?)

P: "In quella classe lavora anche T., tra i due c'è feeling........ Avete vistoooo???". Con tono vagamente eccitato.

(T. è un trentatreenne insegnante di sostegno arrivato quest'anno nella mia scuola, ma da qualche anno residente in loco. Lui e la collega in questione sono chiaramente amici, per comunanza di provincia di provenienza, Caserta, per vicinanza d'età e condivisione di qualche caffè nel corso delle lunghe mattinate scolastiche. Non mi pare che siano da Quinto Canto dell'Inferno).
La conversazione tra le suocere biondossigenate si infervora, del ragazzino figlio dell'Incredibile Hulk non se ne parla più, non importa niente a nessuno.

VP: "Sìììììì che ho visto!! Eehh?! Che cariiiniiii, sempre insieme... Dove c'è uno, c'è l'altro!"

(Effettivamente è vero: li potete trovare in quel luogo peccaminoso rappresentato dalle macchinette del caffè nell'androne, quando preside e vicepreside le lasciano libere s'intende. In genere succede solo durante la ricreazione, quando le donnone in questione se ne vanno al bar che è molto più di lusso della macchinetta dove ci ritroviamo noi comuni mortali senza troppo tempo a disposizione).

P: " Eh, ma non li capisco. Lui è fidanzato, no?"
VP: "Sìììììì.... Con quella ragazza di TorVaianica che fa tirocinio dall'avvocato"

(Seguono presunti vita morte e miracoli della fidanzata).

P: "E lei?"

VP: "Eh, sai che non lo so?" (con tono di rammarico).
P: "Ma figurati, lo sarà sicuramente. E' giovane, lavora!"

(Boh? Questa teoria mi era finora sconosciuta).

La Porta Santa si spalanca ed entro.
Rispondo con un sorriso umano al grugnito con cui vengo accolta, consegno le carte ed esco.
Passando davanti all'ufficio dell'Agenzia Investigativa "Occhio rosa" mi chiedo se il gossip non sia per caso previsto in qualche nuova riforma scolastica, visto che le due più alte "autorità" della scuola non hanno proprio altro da fare che osservare chi prende il caffè con chi durante la ricreazione.

Mi veniva in mente Romano Prodi quando ha detto, qualche mese fa: "Non è che la gente sia migliore di noi politici".
Direi proprio che non è affatto migliore, e spiace non vivere in un contesto sociale discreto, onesto e gratuitamente amabile.

Ma forse sono io, palesemente rovinata da un'ingenuità inguaribile, a stupirmi ancora dell'invadenza e del pettegolezzo, a giudicarli nocivi, e a pensare che tutto sarebbe veramente migliore se fossimo un po' più riservati, generosi e sorridenti, perfino... Ne andrebbe della qualità della vita di tutti, e della società civile in generale.
Per non parlare poi di quel povero ragazzino, che ha ricevuto le attenzioni degli adulti per trenta secondi circa, prima che esse si spostassero su argomenti da Novella 2000.

Per me anche questa è mancanza di "moralità", come non pagare le tasse, buttare le carte per strada e raccomandare un parente al concorso. E infinite altre cose.
ciao rosella
[4 aprile 2008]
 


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