Tempo di scuola
di Rival

Quando avevo all'incirca 23 anni e tiravo avanti facendo lavori più o meno precari, mi capitò la grossa fortuna di ottenere un posto di ausiliaria supplente presso una scuola: per quasi un anno feci la bidella presso un istituto superiore della capitale, entrando in servizio già dalla metà di settembre.
Dico grossa fortuna, perché, dopo telefonate, file e trafile burocratiche per informazioni e domande varie, palpitazioni ed attese, proprio non me l'aspettavo di essere nominata così presto e soprattutto direttamente dal provveditorato.
Già nei tre anni precedenti avevo saltuariamente lavorato per chiamata diretta delle scuole, ma solo per supplenze brevi, generalmente per sostituire lavoratori in malattia.
Ricordo che ero molto contenta quel primo giorno di servizio, mentre a piedi raggiungevo la stazione della metro. Cinque minuti a piedi, dieci di metropolitana, ancora cinque minuti di strada ed ero arrivata. Il lavoro in fondo non sarebbe stato pesante ed avevo mezza giornata libera.
Non ero mai entrata in quell'istituto prima di allora e benché sapessi già il mestiere, una certa apprensione mi prese mentre salivo il grosso scalone centrale verso gli uffici di presidenza.
Il preside non c'era, ma la segretaria, una bella donna, capelli corvini e passo felpato, mi accompagnò all'ufficio del personale presentandomi agli altri impiegati.
Espletate alcune piccole formalità, venni addetta al terzo piano, dove trovai un'ausiliaria di ruolo che stava facendo le pulizie con tutta calma.
Le lezioni sarebbero iniziate solo la settimana seguente, quindi la situazione era molto tranquilla e questo mi consentì di orientarmi nel nuovo ambiente.
L'edificio abbastanza moderno, era costruito su tre piani, in un quartiere popoloso e commerciale, trafficato e molto rumoroso. Le aule erano abbastanza grandi e luminose, tali da contenere contando i banchi doppi, 30 e più allievi. Dove avevo sentito la proposta di non più di 20 alunni per classe? - pensai -. Quasi avesse captato il mio pensiero, - qui ci verranno 32 ragazzi, è una prima - mi disse la collega - poi con le bocciature, calano.
Mi mostrò tutte le aule del piano che dovevamo pulire e tenere sotto controllo, i gabinetti degli allievi ed il bagno dei professori, come evidenziato dalla targhetta sulla porta. Infine mi indicò il citofono e i ripostigli di servizio.
Finito di lavare i pavimenti del corridoio, mi accompagnò in visita agli altri piani. Salutai nuovi colleghi. Brutta parola per definire i compagni di lavoro, ma tant'era. Anche quello un segno del tempo. Mi mostrarono uffici, magazzini, palestre, scantinati, due scale e due ascensori che non avevo notato prima. Uno per il preside ed uno per l'handicap.
Per finire il capo bidello ci tenne a chiarirmi l'orario di servizio e la divisione del lavoro. Non mi fece una buona impressione col suo atteggiamento autoritario, ma che immaginavo all'occorrenza pronto a trasformarsi in servile.
Con voce nasale mi attaccò un discorsetto che lasciava intendere, a me, per lui giovane e profana, spazi di autonomia al mattino, contro.. non si capiva bene quali prestazioni... straordinarie. - Ogni tanto capiterà di dover rientrare il pomeriggio per le riunioni collegiali, poi ti faccio recuperare appena possibile...- mi disse. Risposi che mi pareva normale, purché si rispettassero i turni -. E lui di rimando- Dobbiamo tenere conto dell'anzianità di servizio.. capisci, sei l'ultima arrivata..- Come? - dico io- ma non avevo voglia di mettermi a discutere al primo incontro...-bè, vedremo.. arrivederci. E me ne tornai al mio piano a chiarire la faccenda con l'altra bidella, una donna precisa, che da quel poco che aveva detto, mi pareva sapesse dire chiaramente pane al pane e vino al vino... Tutti ricordiamo i saluti, gli sguardi ed i capannelli fuori dell'ingresso, il primo giorno di scuola. Poi la campanella. Una valanga umana sale le scale e si disperde nei corridoi e nelle aule. Chi chiama, chi chiede, chi urla.. Un via vai di gente agitata; facce vecchie e facce nuove. Volti trasformati e corpi cresciuti dopo l'estate, baci ed abbracci.
Tutto lo scenario d'inizio dell'attività scolastica, comprese strette di mano ed occhiate controllatrici del preside.
Entusiasti del primo giorno e delusi dei giorni successivi.
Intanto orecchiavo brani di conversazioni tra insegnanti: come ti trovo bene.. dove hai passato le vacanze?.. e il bambino?
Fili interrotti di chiacchiere e pettegolezzi tipici di qualunque scuola italiana ed europea o forse del mondo intero. La curiosità umana, specie quella spicciola delle donne, non conosce limiti.
Dovevano ricucire tutte le storie interrotte e magari soprattutto intesserne delle nuove. Dal che forse il detto che molti professori sono degli ottimi sarti, perché sono abilissimi nelle operazioni di taglio e di cucito sulle spalle del prossimo, specie se colleghi di lavoro. E gli studenti, o meglio le studentesse, perché erano quasi tutte ragazze, forse non erano da meno. Ma questo era tutto da verificare. Ero curiosa anch'io.
Ero perciò la prima a salutare le professoresse appena arrivavano al mio piano e mi facevo dire dalla mia compagna nome e materia, per inquadrarle nell'orario provvisorio. Mi agitavo e sorridevo più di quanto non fosse richiesto, forse per fare buona impressione.
Su da noi saliva pure qualche uomo, qualche professore che si distingueva nella marea femminile come un moscone in trappola davanti una finestra chiusa. Ma il ronzio degli allievi nei corridoi spariva non appena li vedevano arrivare col loro portamento serioso, da insegnanti immedesimati nel ruolo.
Che succedeva poi dentro le classi, lo sapevano solo loro.
Mi colpì un professorino dall'aria abbastanza giovanile, pur con un buon principio di calvizie, che gli faceva la fronte superbamente spaziosa. Incontrandomi sul ballatoio mi salutò con un cenno del capo ed un leggerissimo sorriso, semi nascosto da una bella barba nera. Portava occhiali di metallo argentato e vestiva una giacca di velluto verde oliva, piuttosto sbiadita.
Quello chi è?
Calpetti o Carpetti... guarda sull'orario.. insegna economia.
Discreto no?
Non è un po' attempato per te carina?
Ho quasi 24 anni e poi.. - pensai - ha una faccia da furbetto che mi incuriosisce.
E poi ?...
L'età non conta!
Più tardi venne l'occasione del primo impatto col preside, l'esimio professor Porcarelli.
Eravamo sedute nella nostra guardiola durante la calma apparente della seconda ora, quando suona il citofono: - Una di voi in presidenza, prego -. E' la voce melensa della vice preside.
Subito professoressa!
Dai scendi tu, io vado avanti con questi due punti. La mia collega finiva di attaccare i bottoni ad una camicia del marito. Ravviai i capelli e lisciai il camice.
Ero già stata presentata al capo. Mi avevano parlato di lui come di una persona a modo, pacato ma molto preciso, direi fiscale. Uno che giocava di fino con manuale Cencelli, le leggi, le circolari ed il computer.
Affacciai la testa nella porta della presidenza. E' permesso?
Avanti!
La vice preside sta in piedi a lato dell'uomo, che mi sbircia appena e torna a scrivere veloce alcuni appunti. Dopo un pezzetto che sto a due metri dalla scrivania osservando il suo colorito rosolato e la manona all'apparenza molliccia che scorre sul foglio, il preside alza finalmente la testa, posa la penna e si accomoda all'indietro sulla poltroncina.
Come va il servizio? Si trova bene coi colleghi? - Voce calma e decisa, sorriso accattivante.
Sì bene. Ancora non conosco tutti, ma piano piano...
Come mai è venuta giù?
Ma veramente..
L'ho chiamata io - esordisce la vice - sotto sono tutti occupati.. è per la circolare.
Ah , già, la circolare! Pesca un foglio dattiloscritto tra le molte carte sul tavolo e me lo passa.
Signorina, ne faccia cinque copie. Tre ai piani: tutte le aule, lettura e firma dei docenti sul retro. Una, incollata nel libro delle circolari, in sala professori, ed una in archivio. Questa invece me la riporta. Può andare grazie.
Bene..
Capito tutto?- mi fa la donna con un sorrisetto - chieda aiuto se ha bisogno.
Mi allontano con un timido buongiorno. Sbircio il foglio mentre mi avvio alla stanza delle fotocopie. Oggetto: disposizioni sull'utilizzo dei bagni da parte degli allievi. Una bella solfa su tempi e modi in cui ognuno deve andare a fare la pipì. Durata minima e massima dei tempi ammessi. - E se deve fare qualcos'altro? - Obbligo agli insegnanti a non far uscire più di un alunno alla volta, eccetera. Altre amenità del genere, che ho purtroppo dimenticato.
Ecco, questo serve a dare un'idea, appena un sintomo dell'uomo che governa l'istituto.
Ne feci sei fotocopie ed una me la incorniciai nel bagno di casa mia, tra gli sghignazzi della mia amica. Ah, sì. Perché io allora vivevo con una compagna, Luisa, una compagna vera. Lo eravamo fin da bambine. Da quando lavoricchiavamo tutte e due, ci eravamo prese un appartamentino di due camere in affitto. Non senza aver dovuto duramente lottare contro le nostre rispettive famiglie per potercene andare da casa.
Una camera ciascuna, cucina e bagno. Che appunto fu abbellito da quell'esemplare quadretto. Devo ancora averlo da qualche parte.

Un paio di settimane passarono, credo, senza particolari sommovimenti. Poi gli studenti entrarono in agitazione. Chiedevano una scuola migliore, più moderna ed organizzata, strutture e suppellettili nuove, aule speciali e fondi dal governo. Non capivo.
Di che si lamentano questi studentelli? - chiesi ad Orio alla prima occasione.
- I giovani sentono epidermicamente che la scuola è arretrata, che non è al passo con mondo di fuori e vogliono che cambi, ma, anche per colpa degli insegnanti, non riescono a vedere più in là dei banchi rotti e dei bagni fatiscenti. Queste cose però, sono solo la punta dell'iceberg: tutta l'arretratezza e l'inconcludenza della scuola di stato sta... sott'acqua e non si vede. Tu stessa non te ne accorgi. Vedi l'organizzazione che funziona, hai un orario di lavoro e delle mansioni precise, ma non sei in grado di immaginare le alternative possibili. Come si possa, ad esempio, lavorare ed insegnare in un modo diverso all'interno della nostra stessa scuola....
Comunque, anche se con la legge finanziaria il governo continua a tagliare i soldi alla pubblica istruzione, noi del coordinamento non faremo lo sciopero proposto dai sindacati confederali per dopodomani! -
Rimasi molto perplessa a quelle parole. Aveva parlato tutto d'un fiato, accalorandosi; quasi uno sfogo.
Perché te la prendi tanto?
Mi porto dentro tanta rabbia.. che spesso si trasforma in impotenza... divento quasi isterico! Mi deprimo perché vedo gente inetta, col paraocchi, abulica, che a rinunciato a fare, a criticare, a prendere iniziative radicali, a cercare almeno un barlume di verità, contro il nichilismo ed i profeti del nulla!
Non ti seguo. Di chi parli in realtà?
Ma della palude no? Del prototipo dell'insegnante quadratico medio. Senza andare molto lontano: sto parlando di molti dei miei colleghi, paludati, vedi il termine palude ritorna? Dell'egregio signor preside e dei suoi lecchini scagnozzi collaboratori.
A me sembrano persone tanto perbene..
Forse riuscirai ad accorgerti da sola di che pasta è fatta quella gente!
Esagerato, sembra che sono tutti stupidi. I tuoi discorsi invece sono parecchio vaghi. C'è molta ideologia.. si dice così?
Sai cosa vuol dire ideologia? Convinzione, concezione filosofica, teoria, pensiero. Non va vista in negativo, ma in positivo, come una propria visione delle cose e del mondo.
Tu ce l'hai?
Certamente, me la sono costruita con lo studio e l'esperienza, con le mie azioni nello scontro -confronto col mondo.
Beato te che ce l'hai!
Tutti l'abbiamo, anche tu. Solo che non te ne accorgi. Ti è cresciuta dentro dalla nascita. Sono tutte le cose in cui credi e sulle quali si basano i tuoi comportamenti, i giudizi, le azioni. Pensaci... ora devo andare in classe. Ciao.
Ci vediamo all'uscita?
No, perché faccio lo sciopero della sesta ora, e me ne vado via prima. Come ho fatto quello della prima ora del resto!
Ma si può fare?
Certo, il diritto di sciopero è ancora inviolabile!
Allora mi telefoni?
Dopo pranzo.
Si era fermato a parlare con me sul pianerottolo davanti a tutti. Bene. Il ragazzo faceva dei passi avanti. Ma passi avanti ne feci pure io, sulla via della comprensione del mondo, perlomeno di quello scolastico....
 
 

Ahi, Ahi, che dolore!- Orio si lamenta e mi fa svegliare di botto. La luce entra dalle persiane. Lui si agita ma non è sveglio. Sbuffa e cerca di allargare le braccia sotto la coperta.
- Chiuso dentro.. fatemi uscire!
- Calmati sono io.
Scuote la testa ed apre gli occhi esterrefatto.
- Aaaah!. Che incubo. Richiude gli occhi e si rilassa.
- Scusami se ti ho svegliata.
- Che diavolo hai sognato?
- Stavano chiudendomi vivo dentro una cassa, ma non era da morto. Gridavo, ma la voce non usciva... tremendo! Ma l'inizio è molto più allegro... che ore sono?
- Quasi le sette, è ora di alzarci.
- Credevo di essere un vecchio registro scolastico...
- Ma non stavi in una bara?
- Era una cassa, non una bara. E' una storia di registri scolastici.
- Ti deve aver colpito l'ultima sparizione del registro in quarta E.
- Per la verità sono rimasto sorpreso anche dalla precedente sparizione...  fammi fissare bene in testa questo sogno se no lo dimentico.
- Raccontamelo subito allora.
- Avevo la sensazione di passare attraverso varie macchine, probabilmente in una cartiera e poi in quelle di una tipografia: assemblato, stampato, cucito, incollato e colorato. Ebbi la sensazione di diventare qualcosa di definito. Ma il rumore delle presse, l'odore degli acidi e dei lubrificanti e la velocità, mi avevano frastornato e confuso. Solo quando mi trovai accatastato nel bel mezzo di una pila di oggetti simili a me, mi resi conto di essere diventato un prodotto finito. Schiacciato dal peso degli altri, insieme a tanti altri identici a me, nel silenzio del magazzino in penombra, mi accorsi di essere diventato una cosa reale, con tanto di identità personale, perché pur essendo un oggetto possedevo la vista, sentivo pesi sulla mia pelle e più tardi mi accorsi di avere pure una voce.
- Che strano sogno.. forse invece eri un tipografo che stampava registri.
- No, sembra impossibile.. ho la sensazione di una nascita... mi rotolavo in un magma di legno e cellulosa e poi mi sentivo spianare ed affilare fino a diventare bello e squadrato. Rettangolare, rilegato, con una robusta copertina rosso mattone e con la facciata esterna scritta in bei caratteri freschi di stampa: registro del professore, anno scolastico... materia, classe, sezione, tutto per benino. Con le pagine interne piegate con cura, le righe belle inchiostrate, i quadri, i prospetti e gli spazi ben definiti . Ero diventato un registro scolastico! Completo, pronto all'uso. Ma non immaginavo ancora quale uso, né chi e come mi avrebbe utilizzato. -
- Magari eri il tuo stesso registro personale!
- Ricordo che me ne stavo nella pila ordinata, quando, un po' più sotto, qualcuno cominciò a parlare, o meglio, a lamentarsi.
- Accidenti proprio quaggiù dovevano sbattermi, con tanto posto che c'è! Potevano fare delle pile più basse... ehi voi! Quanti siete qua sopra a spremacchiarmi dappertutto?
A quella domanda, detti uno sguardo prima sotto e poi sopra di me, contando con fatica i miei simili che appena in quel momento cominciavano a prendere coscienza. Facendo megafono della voce con la copertina gridai: - Non ti arrabbiare amico, io sono il quarto sopra di te. Sulla testa ne ho altri dieci, tutti spessi e robusti come noi!
E quell'altro di rimando: - finalmente un segno di vita. E' parecchio che sono sveglio. Non è simpatico sentire che ti schiacciano da tutte le parti e non poterci fare niente. Sei arrivato da poco?
Praticamente adesso -risposi- e tu?
Sono qui da qualche giorno. Fino ad un'ora fa avevo solo due diari sopra e mi pareva di essere praticamente nudo. Adesso con tutti voialtri nuovi addosso, mi sembra di portare una corazza! Non ce la faccio quasi a respirare.
Non ti lamentare, c'è chi sta peggio di te, parecchio più sotto. E non li ho sentiti lamentarsi.
Certo - ribatte quell'altro - laggiù ci sono solo vecchie cariatidi, giacenze dell'anno scorso. Si sono adattati ad una vita piatta e silenziosa in questa specie di garage, che è pure umido. Non fanno altro che dormire o chiacchierare del passato. Si ricordano quando stavano alla cartiera, i cartoni d'imballaggio, il viaggio in autostrada. Qualcuno riesuma addirittura la cellulosa... sempre i soliti discorsi!
- Anch'io ricordo tutto!
- Certo, ma loro ormai non ci credono più che un giorno verranno a prenderli per trasferirli in una scuola e per consegnarli nelle mani di un insegnante.. io invece fremo e sono insofferente per questa immobilità forzata. Giorno dopo giorno, le pagine impercettibilmente si ingialliscono, la colla si secca in modo inverosimile e basta un cambiamento di temperature per spaccarla....
 - Orio sei pronto? Stamattina arriviamo proprio in ritardo.. sarà il caso di avvertire?
Sì, ma solo tu. Se no mangiano la foglia e poi chi li ferma coi pettegolezzi.
Io mi arrangerò con una scusa quando arriviamo.
E' finito il sogno?
Più o meno. Cadevo giù dalla pila di registri e mi svegliavo dolorante alla schiena..
Certe posizioni quando facciamo l'amore... bella però questa storia di registri animati, posso continuarla io?
Fai pure..
Dunque, tu eri il diario R, nel magazzino. Il rumore lì dentro stava crescendo. Dai tenui brusii si era passati ai primi richiami, poi ai saluti, ai gridolini di meraviglia e di riconoscimento tra i diari della pila, contenti di ritrovarsi tutti insieme faccia a faccia o meglio facciata a facciata. Felici di essere passati indenni dentro l'inferno del processo di lavorazione. I più giovani, quasi per istinto, desiderosi di cominciare presto il nuovo anno scolastico, cercavano di immaginare le scuola dove sarebbero finiti. Nel loro entusiasmo trascinavano anche i diari giacenti, attempati e così s'intrecciavano discorsi, progetti, confidenze e proposte, nella speranza di ritrovarsi almeno nella stessa scuola.
R era preoccupato per l'amico di sotto, che continuava a lamentarsi, perciò alzò bruscamente la voce e chiese silenzio. Guardando bene in faccia quelli di sopra esordì: - Ben trovati cari amici! Vi chiedo solo un piccolo favore. Quelli che stanno da basso sono stretti e pigiati, manca loro proprio l'aria. Vi prego di spostare un tantino i vostri punti d'appoggio nella pila, a partire dal primo, lassù in cima. Faremo un'azione a fisarmonica, un minimo, per far prendere aria a fogli, così anche là sotto si possono allentare un po'.
- Se è solo per questo - rispose 3R- è presto fatto. Aspettiamo la prima folata che viene dai finestroni. Al mio segnale ci scrolliamo tutti. D'accordo?
Un coro affermativo rispose all'invito.
Normalmente c'era poco ricambio d'aria nel magazzino. Solo ogni tanto, qualche refolo improvviso portava un pizzico di fresco ed ossigenava il locale. Tutti aspettavano vigili una nuova ventata. R sta già diventando nervoso per l'attesa. Dopo un po' il finestrone cigolò impercettibilmente. Arrivava il vento. L'aria dapprima accarezzò i registri, poi ci fu l'impatto omogeneo sulla fila. In quell'attimo 3R strillò. - Pronti... via! Forza, allentare tutti insieme, scrollarsi!
Per un'interminabile momento, sembrò che tutta la catasta dei registri rossi dovesse librasi nell'aria, come una farfalla appena impollinato un fiore. Poi soffice e lenta ricadde, delicata, su se stessa, emettendo uno sbuffetto di polvere biancastra. 1R si aprì tutto come un soffietto, perse l'equilibrio e cadde, seguito a ruota da 2R che aveva seguito foglio su foglio ogni suo movimento. Precipitarono gridando. 2R cadde di taglio e si spiaccicò tutto aperto sul tavolo polveroso. Nell'impatto diede un tremendo colpo al fianco di 1R che venne sbalzato oltre il bordo del piano e scomparve.
I registri, R compreso, si ritrovarono tutti belli larghi ed arieggiati, ma per quanto visibilmente soddisfatti, udirono per ore i gemiti di 2R e piansero la perdita di 1R. R cercò di rincuorare i più sensibili, in particolare 3R che non riusciva a darsi pace della disgrazia, perché era stato lui a promuovere tutto quel sommovimento...
- Mamma mia Ornella, che fantasia!
- Senti anche il seguito. - I giorni, dopo allora, passavano tutti uguali...
- Sì, va bene ma metti in moto. Siamo proprio in ritardo.
....i diari erano tristi e taciturni..
- Dai l'aria se no il motore non tiene!
..anche nei giovani l'entusiasmo e le fantasie si erano affievoliti. Tra loro cresceva un senso d'irritazione, talvolta di vera e propria sgarberia, perché aumentava la tensione dell'attesa.
Il tempo era afoso e non arrivava nemmeno più la provvidenziale ventata a dare un tocco di vita nell'opaca immobilità del garage. Ora R dormiva tutto il giorno e forse sognava delicate mani che lo sfogliassero, aliti profumanti di giovani professoresse coi loro vestiti fragranti di pulito che gli frusciassero vicino, o penne colorate che gli facessero il solletico scrivendogli sopra numeri e giudizi o disegnando segni e simboli con chissà quale significato geroglifico.
Ma quando si risvegliava, la piatta uniformità quotidiana lo faceva piombare in una grande depressione che lo riportava di lì a poco, a riaddormentarsi stanco e sconvolto.
Le notti erano calde, brevi, piene di rumori e di scoppiettii lontani, come d'infissi di legno che scricchiolavano e di passetti furtivi.
Una volta sentirono un miagolio lontano, poi più nulla. Ma un mattino, di buon'ora furono svegliati
dal rombo stridulo della saracinesca e da passi pesanti che si avvicinavano...
- Chi era Ornella?... L'orco cattivo?
- Taci sciocco. Lasciami continuare:
- I passi si fermarono vicino al tavolo, poi una voce flemmatica proruppe: - Allora Giovà, domani carichiamo prima questi qui. Dobbiamo fare fuori le giacenze vecchie. Poi prendiamo quello stock laggiù e pure quello sopra al tavolo.
- Okey Pè - rispose l'altra voce, più svelta e giovanile - ...guarda un po' là. Mi sa che ci vengono i gatti di notte a fa' l'amore tra  'sti registri!
Si avvicinò alla catasta e dopo un attimo i registri si sentirono palpati e squadrati da mani ruvide e veloci. Sopra la facciata del primo arrivarono altri diari, perché la pressione era leggermente aumentata. Intanto il primo uomo riprese: - Macché gatti! Domani ricordiamoci di portare il veleno per topi: c'è un buco grosso così nella grata dell'aeratore.
Tutti i registri stavano zitti, in ascolto. I passi si allontanarono. La saracinesca fu di nuovo abbassata con clamore ed il finestrone scricchiolò sinistro. Poi tornò la solita quiete. Poco dopo una voce incerta chiese: - Ehi amici, ci siete? Come va?
- Chi è? - gridò meravigliata ed all'unisono la pila.
- Non mi riconoscete? Sono 1R e con me c'è pure 2R.
- Ciao a tutti - gridò 2R.
- Siete vivi? Vi avevamo dati per dispersi!- aggiunse 7R - niente di rotto?
- Un po' ammaccato e con un angolo spuntato, ma nel complesso sto bene- rispose 1R.
- Io invece ero caduto sul pavimento, ma per fortuna di piatto. Poco male, sono un po' sporco e impolverato e con due pagine macchiate di grasso - continuò 2R.
- Che gioia ritrovarvi - disse R - avete sentito gli uomini? Domani si parte.
- Però... che avventura! - riprese 1R - dopo la botta per la caduta a terra, sentii un forte dolore alla schiena e mi lamentai forte. C'era un buio fitto. Solo dopo molto tempo cominciai a distinguere le cose accanto a me. La pila era lontana e irraggiungibile, ma vicino a me distinsi un vecchio diario logoro e pieno di buchi, sgualcito e opaco. Dormiva, come in letargo. Il suo bel rosso mattone era sbiadito, come cotto dal sole. Provai a chiamarlo, e quello, dopo ripetuti tentativi, fiocamente mi rispose. Era sfuggito alla morte, scivolando da un mucchio di registri accatastati alla rinfusa per il macero, come un cimitero di automobili, ed ora stava aspettando la fine naturale per sfinimento. Ma c'era chi stava peggio. Mi raccontò di casse con dentro pacchi di registri vecchi, pieni di segni, sporchi e sgualciti, logori e ingrassati da mani troppo sudaticce. Erano pronti per il macero...
- Ti piace il finale? Anche se non corrisponde al tuo soffocare, chiuso nella cassa e dolorante.
-A casa tua fa un caldo boia, pure la notte coi termosifoni accesi! E poi dormire con te accanto che fai proprio da stufetta... che strano metabolismo avete voi donne! Venite a letto coi piedi congelati da far rabbrividire poi diventare dei tizzoni ardenti...
- E' meglio nel tuo letto da singolo?
- Ciao, scappo su, ci vediamo all'intervallo.
- Cambi discorso eh?...
 
 

NELL'EDIFICIO QUELLA MATTINA percepii un'atmosfera diversa. La gente, a partire dalla mia compagna di lavoro,  aveva un'aria svagata, quasi assente. Studenti e professori mi passavano davanti come figure eteree, svuotate della normale vitalità. Anche l'aggressività, le grida ed il solito vociare casinista degli allievi erano ridotti ad un mormorio lieve, smorzato, che mi sorprese. Ne chiesi il motivo all'amica e quella  semplicemente mi rispose che era tutta colpa della primavera imminente. La cosa non mi convinse affatto, anche perché le avvisaglie della nuova stagione io le avevo avvertite già da un pezzo, mentre il clima nell'istituto era ben diverso. Insomma non si respirava la solita aria fritta, di pulizia ed efficienza che emanava dalla presidenza, ma tuttavia non riuscivo a farmene una ragione.
Nel pomeriggio mi toccò lo straordinario per un collegio dei docenti presieduto dal
prof. Porcarelli in ossa e carne, abbondante.
Ero nella guardiola già dalle tre, mentre la riunione sarebbe avvenuta solo alle quattro. Come al solito arrivava la telefonata di qualche professore che comunicava legittimi impedimenti, vedi figli, malanni, visite mediche ecc., oppure qualche chiamata per il preside, che gli dirottavo regolarmente.
La linea privata del capo era sempre occupata, segno che le sue relazioni andavano a gonfie vele. Alla chiamata successiva mi inserisco e te lo ribecco a parlare con la solita vocina femminile che avevo già ascoltato. Le sta dicendo che la settimana prossima andrà ad un convegno di presidi ed ispettori a Milano e che se ci fosse anche lei, tutto sarebbe molto, ma molto, più piacevole. La donna frappone degli ostacoli: - Come faccio, i bambini chi me li tiene?
- Tua madre, un'amica. Di' che devi accompagnare una classe in gita.
- A Milano, sai che divertimento!
- Gioia, amore, sono pazzo di te, fai l'impossibile! Hai una settimana per organizzarti.
- Va bene, anch'io ho voglia di starmene con te un paio di giorni....
- Tre per l'esattezza, da mercoledì a venerdì. Dai, che ci divertiamo. La mattina sono impegnato, poi sono tutto per te, giorno e.... soprattutto notte.
- Ciao ti farò sapere.
- Discrezione al collegio ed attenta a come mi saluti!
Hai capito il capo! Si sta organizzando una vacanza con l'amichetta. Confermato, è una prof. della nostra scuola. Non finisce di sorprendere quest'uomo. Sto facendo tante congetture e invece magari lo sanno tutti che l'egregio direttore amoreggia con una collega. Chi sarà mai la fortunata mortale che osa accoppiarsi con un torso simile?
- Ornella, a che pensi?
- Oh... ciao non ti avevo visto.
Orio si era avvicinato poggiando i gomiti sul tavolo. Dopo una sbirciatina in giro, mi stampa un bacetto sulla bocca.
- Sei pazzo.. professore!
- Vado a cantargliene quattro ai miei colleghi. Si sono inventati una nuova mini sperimentazione.
- Che roba è?
- Niente, fanno solo finta di cambiare modo di insegnare e alcuni libri, ma i programmi sono sempre gli stessi. In pratica si ridistribuiscono solo il lavoro per spartirsi una miseria di elemosina.
Al Porcarelli non parrà vero; un nuovo fiore all'occhiello..
- A proposito. Secondo te, è il tipo da avere una tresca amorosa extra coniugale?
- Chi lui? Dai, non scherzare. Hai mai visto la moglie? Sembra sposato con sua madre; è più vecchia di lui, con tutti i capelli bianchi.
- Ragione di più per farsi un'amichetta.
- Che ci può trovare una donna in un salamone così?
- L'amore è cieco, e poi molte donne sono attratte da chi esercita il potere, da chi è comunque al centro dell'attenzione.
- Le donne sono molto motivate ad addomesticare il leone o a far ballare l'orso!
- Scontro di potere fra i sessi. Secondo me ha una storia con una graziosa mammina, tua collega.
- Qui a scuola, che dici? Come fai a saperlo?
- Puro intuito femminile.
- Tu hai visto o sentito qualcosa, racconta!
- Solo voci.. di corridoio.
- Ok, devo andare.
- Osservalo bene, se punta qualcuna.
Disse che avrebbe fatto le sue indagini. Disse che, per la verità non gliene fregava molto delle vita privata di mezzo busto doppio petto, ma che la cosa poteva essere eventualmente utile per screditarlo politicamente.
- Non perdi occasione, eh?
- Ho imparato che in politica tutti i mezzi sono leciti. Come diceva Machiavelli: il fine giustifica i mezzi.
- Gli risposi che secondo me, dal punto di vista umano, non li giustifica! Dissi che se i mezzi sono il ricatto, l'assassinio e la guerra, ci sarà sempre una nuova vendetta, ed una nuova ritorsione, magari armata. Se la morte è il prezzo della politica, non sarei mai stata d'accordo!
Mi rispose dicendo che era bello quello che dicevo, ma bisogna essere realisti. E poi ancora. - Se non ti difendi, c'è il rischio di soccombere nei confronti di chi ti vuole male.  Se l'avversario è cattivo e usa la violenza per opporre le sue insensate ragioni, bisogna saper controbattere con lucida intelligenza e forza.
- Va be', va be'.. adesso vattene che rispondere alle telefonate.
- Lavoro di concetto... molto profondo...ah, ah...
Poco dopo mi trovai davanti anche il preside. Mi disse di trasferirmi sulla sua poltrona : - Ci sono giornali e riviste di là, così si passa il tempo. Ma per favore si segni tutte le telefonate, e se chiamano dal ministero, corra a chiamarmi, io sto in quarta effe...

SPOSTAI UN PO' LA POLTRONA di mister doppio petto. In questo modo potevo ritentare il mio lavoretto sul telefono "altoparlante" special del capo e nello stesso tempo tenere d'occhio un pezzo di corridoio. La prima cosa da fare era sintonizzarsi sull'aula del collegio docenti. Accidenti non so il numero, devo andare a controllare.
Sono già tutti dentro. Dalla porta socchiusa distinguo un bello spaccato d'insegnanti che forma lo staff della scuola. La vice sta finendo l'appello. Poi inizia la lettura del verbale della riunione precedente. Che palla atroce sarebbe starla a sentire fino alla fine. Leggo la targhetta in alto, sopra la porta: stanza 250. Tranquillamente me ne torno in presidenza e digito sul telefono segreto. E' solo questo il numero? C'era da immaginarselo, silenzio totale. Che diavoli di lettere e numeri ci vorranno ancora? Ornella svegliati, quella non è una classe, è un'aula speciale! Andrò per tentativi. 00250? Manco per niente. A1250? Nemmeno. Forse sul bigliettino trovo la soluzione. Cerco l'agenda sulla scrivania. Non c'è, nemmeno nei cassetti. Spulcio dappertutto come un commissario. Nulla. Devo rinunciare alla mia curiosità. Mi dedicherò alle piante messe in bella posizione nell'angolo salottiero. Ci sono alcune piccole piante grasse, un vaso di violette, più il famoso tronchetto della felicità. Le violette sono molto riservate e stentano a spuntare. Mentre il cactus e gli altri arboscelli spinosi mi fanno pensare alla Sicilia ed al caldo del sud. Una volta mi offrirono dei fichi d'india. Opportunamente puliti erano belli a vedersi ed attraenti all'assaggio. Stranamente poi, al primo morso deludevano, come molte persone, spesso. Immaginavo la vita quotidiana di molti professori di quella scuola. Anche se facevano il loro lavoro con coscienza, non sembravano desiderosi di cambiamento. Facevano le loro ore tranquilli, ripetendo bene o male, ogni giorno, frasi, azioni, comportamenti e lezioni. Unica nota interessante dei loro discorsi, era il fatto della piega che stava prendendo l'organizzazione dell'istituto e della didattica dopo la sparizione dei due registri. Questo mi fu raccontato da Orio la sera stessa, dopo il collegio e valse a confermarmi quella strana aria che avevano tutti fin dal mattino.
In effetti, a pensarci, molti professori e studenti apparivano rilassati, quasi avessero assunto qualcosa che li avesse drogati, o come se un piccolo virus influenzale stesse inquinando i loro comportamenti.
Nella riunione del pomeriggio, dopo la discussione dell'ordine del giorno sulla sperimentazione, si era passati alle varie ed eventuali. Argomenti vari che potevano essere portati all'attenzione dei presenti, da dibattere ed eventualmente votare.
Confortati dalla sostanziale vaghezza del termine varie ed eventuali, gli insegnanti della terza F iniziarono vagamente a parlare dell'assenza dei registri e di come le cose funzionassero per la classe ed in particolare come andava il lavoro del professore di tedesco, primo ad essere espropriato del registro. La classe a detta dei docenti, non si vedeva e non si sentiva. C'erano o non c'erano in classe, tutti gli allievi erano formalmente presenti ed assistevano formalmente o di fatto alle lezioni.
Secondo alcuni docenti, essi partecipavano vivamente all'attività didattica.
Il preside volle essere più puntuale e fiscale sulla questione. Volle cioè sapere dei voti alle interrogazioni e nei compiti in classe, perché, disse, parola di Orio: - La scuola si basa su questa indiscutibile sintesi che è il voto! - Su quello non c'era problema - risposero quasi in coro i professori della classe, e si sperticarono a tranquillizzare l'auditorio sul buon andamento generale. Una prof. Di francese, dopo un lungo preambolo, tenne a precisare che ormai anche lei, per solidarietà coi colleghi senza registro, non metteva più voti. Memorizzava i comportamenti degli studenti, valutandone la partecipazione, che poi oggettivamente enucleava al momento degli scrutini.
Il preside restò piuttosto perplesso dalla cosa, tanto più che numerosi altri insegnanti stavano accettando di buon occhio l'idea che in fondo si poteva fare a mano dei registri senza alcun inconveniente, né per se, né per l'istituzione, né tantomeno per gli alunni, che in fondo era la cosa più importante.
Ma il dibattito si accese sul tema del diario sì diario no, quando un anziano professore di religione, laico, volle spezzare una lancia a favore della tradizione e della necessità insostituibile dei registri nella scuola pubblica italiana. Immediati si formarono due schieramenti: l'ala  di partito progressista che spingeva per l'eliminazione totale dei registri di classe, sebbene con alcune riserve per i registri personali, che era maggioritaria; e l'ala conservatrice, capitanata dal preside, dal docente di religione e da quello sfortunato ma reazionario di tedesco che richiedevano a gran voce lo status quo ante, cioè il ripristino totale della situazione precedente alle sparizioni. C'era poi uno sparuto gruppetto di cosiddetti costituzionalisti, che giuristi di professione, ma professori di diritto per arrotondare, i quali sollevarono dubbi giuridico - normativi. Proposero di inviare un quesito al ministero e per conoscenza al provveditore, al fine di avere un autorevole parere sulla spinosa questione, anche dal punto di vista procedurale.
Orio e compagni, spararono a zero contro questa logica di delegare al potere superiore ed allo stato, problemi che potevano essere autogestiti. Dopo una logorante discussione, mozioni varie ed una mozione finale "votate per me" del preside, si arrivò all'approvazione risicata del: - Continuiamo così, fin che la barca va, che tanto non ci sono problemi - ed alla scelta sofferta di mandare il quesito giuridico al ministero della pubblica istruzione.
- Ma lo sai che a pensarci bene, questo risultato ci va a fagiolo - mi disse Orio contento - i lavoratori dell'istituto e gli studenti, si applicano alle lezioni ed allo studio, senza il pericolo della repressione dell'assenza e del fiscalismo del voto. Siamo tutti molto più motivati a fare scuola!
- Non per vantarmi, ma questo lo sapevo fin dall'inizio, caro professore! Tant'è che mi voglio liberare di un peso e te lo dico fuori dai denti: - Sono stata io! Sì, proprio io, a far sparire i registri!
- Ornella, cosa? Tutti e tre? Diavolo, non posso crederci...
- Ecco, ora te l'ho detto. E' lineare, me l'hai insegnato tu. Ho solo messo insieme i pezzi. Gli strumenti, il futile, i meccanismi del potere. Ecco fatto. Come vedi funziona.
- Accidenti a te. Noi, con tutta la nostra strategia  politica non ci avevamo pensato proprio..
- Sei stato tu, mesi fa, a farmi notare quanto sarebbe stato bello lavorare senza burocrazia e senza registri!
- Era una fantasia. Non avrei mai avuto il coraggio di rubare un registro.
- Che parola grossa, li ho tolti solo dalla circolazione. Sono nell'unico posto dove nessuno si è mai sognato di controllare. Dentro la libreria del preside.
- Come?
- Certo, chi mai penserebbe di cercarli dietro i libri alle spalle di sua eccellenza?
- Come hai fatto a metterli lì?
- Di pomeriggio, facendo le pulizie nel suo ufficio, mentre voialtri eravate presi da riunioni varie.
- Bambina mia sei tremenda e straordinaria! Mi sto brutalmente innamorando di te!
- Ti prego, non dire eresie.. e un'altra cosa: devi promettermi che non farai mai parola ad alcuno di questo, nemmeno coi tuoi fidati compagni. Giuralo, deve restare un segreto.
- Mi cucirò la bocca a filo doppio. Se si venisse a sapere passeresti un guaio e magari perderesti pure il posto.
- Nemmeno con i tuoi amici del CADS, capito!
- Va bene. Del resto, non c'interessa l'autore materiale dell'azione, quanto piuttosto il fatto che è stata compiuta una cosa simile. Analizzeremo i risultati politici  e le prospettive cui ciò può portare. Fortuna che secondo te il fine non giustifica i mezzi! Ah, ah!.. e l'amichetta del preside, hai scoperto chi è?
- No.
- Dimmelo.
- Mai!...

NEI GIORNI SUCCESSIVI venni a sapere che, riservati ed in sordina, vari altri professori avevano adottato il metodo del senza registro e che tutto filava liscio. Nelle classi di Orio, i giovani si erano trasformati completamente. Attenti, precisi, sempre preparati, perlomeno quando venivano a scuola. Delle volte, raramente per la verità, potevi entrare in una classe, specie con le belle giornate che avanzavano, e trovavi tre persone, o addirittura nessuno.
Il lavoro quotidiano, a detta di parecchi insegnanti, si era molto semplificato. Ma non per noi bidelli, che con la gente più spesso in giro per questo nuovo andazzo liberal, dovevamo sgobbare a pulire più che mai. La responsabilità negativa delle mie azioni ricadeva para para su di me. Decisi di rendere il fatto di pubblico dominio e me ne lamentai con le compagne del CADS alla riunione del venerdì in preparazione dell'otto marzo. Descrissi anche la situazione che si era venuta creare con l'occultamento dei diari.
- Di fatto - osservò Giulia - un bastone nell'ingranaggio della burocrazia riesce almeno a semplificare l'organizzazione del lavoro didattico...
- Il mio lavoro invece, si è complicato!
- Se sapessimo trovare la risposta a tutte le contraddizioni della società, non staremmo qui a discutere, cara mia! - mi rimbrotta bonariamente Clara.
- Bèh, - osserva ancora Giulia - in questo caso, senza colpo ferire, è stata tolta una castagna dal fuoco, o meglio, una mattonella dal mosaico del potere, senza che questo si sia modificato o abbia reagito.
- E' vero, una cosa del genere non dà affatto fastidio ed il potere del preside non viene minimamente intaccato...
- Io non ne sarei così sicura - osserva Teresa - anche se adesso studenti e professori fanno come gli pare, che succederà a fine anno con gli scrutini e gli esami delle quinte?
- Si vedrà - riprende Giulia - il fenomeno potrebbe allargarsi, tutto a nostro vantaggio... intanto come ebbe a dire il premio nobel Elias Canetti, facciamo in modo di far vedere alla gente che la struttura di potere della borghesia, non ha alcun potere, a parte quello che noi diligentemente le attribuiamo, riordinando la sua disorganizzazione!
- Fantastico! Canetti hai detto?
- Se vuoi ti passo un paio di bei mattoni.. scherzo, sono libri lunghi ma molto belli.
L'indomani il preside mi manda alla pasticceria di fronte a ritirare due torte. Ho saputo che saranno le consuete mimose che offre alle insegnanti e segretarie tanto per mettersi l'animo in pace per tutto l'anno, festeggiando la ricorrenza.
Orio è invidioso. - Voglio anch'io una festa. Festeggiamenti anche per l'uomo. Finiamola con questi privilegi femminili!
- Finiscila di sfottere, anch'io ho il dente avvelenato! Ho ritirato i dolci, li ho tagliati, ho predisposto il rinfresco e poi le belle signore se li sono sbafati. Non ne ho assaggiati nemmeno una briciola..
- Adesso metto un tatzebao per una festa dei maschi della scuola. E vediamo se si mangia e si beve! Per domani?- dice rivolto ad alcuni colleghi uomini. - Preciso. All'intervallo, prosecchino e sfizi vari. Forza  2.000 lire per uno. Gli faccio vedere al Porcarelli.. e per colmo di sfida, l'invito pure! Ah, ah!- Alle undici meno cinque in sala professori, ingresso ad invito! Ah ah ah!...

LA SETTIMANA DOPO INVECE la ricorderò come quella della creatività di Orio. Una di quelle mattine me lo trovai al solito baretto, alle otto. Aveva un'aria imbambolata come se fosse caduto dal letto all'alba. Si sorbiva un caffè tutto assorto, mi accennò un sorriso tirato ed esordì:
- Stanotte ho fatto un sogno così preciso e lungo che voglio trasformarlo in un racconto surrealista satirico.
- Capisco il satirico, ma non ti vedo surrealista...
- Vedrai, se riesco a buttarlo giù. Andiamo? Ho un compito in classe alla prima ora.
Nel pomeriggio gli telefonai verso le quattro. Chiamai un paio di volte, ma non rispondeva. Dove diavolo si era cacciato il professore? Ritento ancora alle sei e mezza. Il telefono trilla invano. Allora continuo a leggermi «La lingua salvata» di Canetti e m'immergo nella lettura. Stavolta è il mio apparecchio a farmi saltare.
- Pronto, che fai di buono a cena?
- Orio, ti ho cercato tutto il pomeriggio, dove sei stato?
- A casa, ho staccato il telefono. Ho finito adesso di scrivere il racconto del sogno. Posso venire a leggertelo?
- Perché non arrivi con un paio di pizze? Luisa non c'è... non ho preparato niente per la cena. Ci sono solo degli spinaci lessi.
- Ottimo, arrivo con due napoli!
Mentre attacchiamo la pizza a quattro ganasce, Orio mi dice che deve imparare ad interpretare i sogni. Ha letto il libro di Freud sui sogni ma ci ha capito poco. All'università ha fatto alcuni esami di psicologia, ma non gli è bastato per analizzare le visioni notturne. Nemmeno quelle degli altri.
- Non so quanto sia scientifico, ma con l'interpretazione dei sogni c'è chi ci guadagna dei bei soldini..
- In psicanalisi è molto importante ricordare i viaggi onirici che facciamo ogni notte, per poi raccontarli al proprio analista. Quello di stanotte però è stato quasi come un passaggio dalla realtà alla fantasia, per poi tornare di nuovo al reale. Mi sono svegliato credendo di avere vissuto davvero tutta quella storia.
E cominciò a leggere. Stava seduto, ascoltando il preside che parlava durante un collegio docenti. Poi vedeva la sua boccaccia che si muoveva, ma non sentiva più quello che diceva. Tutti erano molto attenti ed era quasi il tramonto. Si era fissato ad osservare il sole che calava. Improvvisamente si ritrovò al buio ed alzò la testa. Era solo nella grande aula. Si era addormentato e l'avevano chiuso dentro. A fatica riuscì a leggere l'ora. Le nove e tre quarti. La scuola era vuota e silenziosa, spente tutte le luci. Ma  si accorse di essere in una costruzione strana. Dall'unico finestrone si intravedeva l'aperta campagna e la sagoma nera dell'ala turrita di un antico castello ed alberi scuri e spogli, ma nemmeno una luce. Non sentiva alcun rumore ad eccezione dei battiti del suo cuore. Tentò di forzare la porta. Non aveva arnesi per spaccarla, né poteva buttarsi dalla finestra perché era alta molti metri da terra. Aveva fame e sete. Avrebbe dovuto aspettare buono buono il mattino. Si accomodò alla meglio, steso su due banchi in fila, pensando che l'unica fosse dormire.
Ma i pensieri correvano alle ultime vicende. Il nano aveva iniziato l'anno nuovo con una raffica di leggi che imponevano nuove tasse ai lavoratori, tagliavano salari agli operai e gli stipendi ad impiegati e dipendenti pubblici. L'arpìa, suo uccellaccio da preda, preposto all'istruzione, dal canto suo, dette feroci beccate e tremende zampate d'artiglio agli stipendi del personale supplente, eliminò con concorsi capestro il personale precario, che secondo la sua logica era inefficiente e ribelle e foraggiò con svariati miliardi le scuole della chiesa e delle mafie private. Gli studenti capirono come stavano le cose e dopo aver imprigionato e processato pubblicamente tutto il collegio docenti, comminando le pene più svariate, riabilitarono alcuni professori ex sessantottini che si erano mostrati realmente dalla loro parte. Poi organizzarono, dentro e fuori la scuola, varie forme di mobilitazione e di contro informazione.

(continua)


invia un commento