| Uno stanco rituale
botta e risposta sull'autogestione |
> io
> penso che sia meglio prendere
le distanze da queste buffonate e cercare di
> far entrare nella testa
dei giovani l'idea che non tutto e' permesso a
> questo mondo, che liberta'
non significa anarchia e licenza di poter fare
> impunemente il proprio
comodo. E se per realizzare cio' e' necessario
> prendere misure punitive
o repressive, non escludiamolo a priori, perche'
> ogni educazione che si
rispetti deve prevedere tra i suoi metodi anche la
> sanzione, nell'interesse
stesso di chi deve essere educato.
> Cordiali saluti a tutti.
> Massimo Rossi
> docente di latino e greco
- LC "Poliziano" Montepulciano
> e-mail menander@libero.it
Sono in completo disaccordo con il collega, dai
fondamenti del discorso fino all'ideologia che porta con sé. La
condanna sommaria delle buffonate degli studenti sarà probabilmente
anche opportuna ma non tiene conto di un'adeguata e serena analisi della
situazione. Anche io quando stavo a scuola - non molto tempo fa - ho dormito
con il sacco a pelo in palestra, ho fumato di prima mattina e ho provato
a fare assemblee il cui livello politico non sarà stato pregevole.
Né ho mai tentato di renderlo più confacente se non quando
capito che un salto di qualità avrebbe comportato anche il conseguimento
di certi
obiettivi. L'ho fatto evidentemente contro il
parere di insegnanti e genitori e sotto la minaccia della contromisura
del preside, tutti pronti a prendere le distanze da tali buffonate, o dalla
farsa dell'occupazione come si diceva.
Poco tempo fa sono in realtà decenni se
rapportati ai cambiamenti che sono intervenuti nella scuola e nella mentalità
dei giovani. Ma quello che non è cambiato - e temo non cambierà
mai - è la nostra - o la vostra, dal momento che mi dissocio - incapacità
di comunicare con gli studenti se non sulla base di stereotipi come quello
della repressione a fini educativi, l'idea che libertà non significa
anarchia (sembra di sentire Orwell in questo caso: l'ignoranza è
forza. Cioè: è esattamente il contrario, l'anarchia è
libertà, il massimo sviluppo della persona nella società),
l'idea che il nostro rapporto con i giovani debba avvenire sotto forma
di "fare entrare nella testa", cioè che noi siamo i depositari di
un qualcosa, di una verità e di una giustizia superiore che dobbiamo
instillare nella testa di questi giovani riottosi. Quando questo non è
scontato - a ben vedere - neppure per le materie che si insegnano, per
i contenuti e per gli strumenti adottati.
Il laissez-faire di oggi - ai miei tempi per un'occupazione
di poteva venire sospesi, schedati e qualche volta anche denunciati - ha
certamente molti svantaggi. Il primo è quello di non abituare gli
studenti a prendersi le proprie responsabilità, a disimparare il
valore di certe scelte, a non far loro sudare certe conquiste. Ma è
pure un fatto che tra gli attori della scuola ci sono anche gli studenti,
che la scuola è loro quanto è nostra, che dobbiamo ascoltarli
e saper ribattere a quelli che riteniamo errori senza falsa demagogia,
che da una collaborazione consapevole al di fuori di certi schemi possono
nascere anche degli effetti imprevisti, che il disinteresse verso le nostre
polemiche da quattro soldi come quella sui libri testi li lascia giustamente
indifferenti, che il diritto all'assemblea è una conquista che noi
abbiamo lasciato loro in eredità e anche l'occupazione-autogestione
- per quanto stanco rituale - è il luogo dove si esprimono delle
esigenze diversissime e non tutte da gettare, emotive, emozionali, rivolte
alla socializzazione, confuse tra i tanti luoghi comuni e la poca voglia
di studiare, anch'esso problema da analizzare perché dall'altra
parte della cattedra ci siamo noi e non dei distributori di conoscenza.
saluti a tutti,
Alerino Palma
precario