| Precari d'Oltralpe
di Pino Patroncini |
Il precariato nella scuola francese è una cosa un po’ più complicata di quanto non sia in Italia, in compenso quanto a quantità non si discosta molto (1) . Esistono però diverse tipologie di precariato e questo rende un po’ più complicati i raffronti. Va aggiunto che nel rapporto di lavoro presente nella scuola francese esiste la possibilità di un ampio ricorso alle ore supplementari che maschera l’effettiva insufficienza del “personale di ruolo”. L’abuso del ricorso a questo mezzo è stato più volte denunciato dai sindacati ed alcuni anni fa ha dato luogo anche a proteste.
Le diverse facce del precariato francese
In ogni caso il personale precario della scuola
francese può essere identificato in vari modi: ci sono i “vacataires”
simili in tutto e per tutto ai nostri supplenti su cattedra vacante. Sono
stati sopratttutto costoro gli animatori alcuni anni fa di una rivendicazione,
in parte accolta, di un modello di reclutamento ispirato al nostro doppio
canale, che prevede da un lato i tirocinanti degli IUFM (le SSIS francesi)
e dall’altro coloro che avevano una certa anzianità come precari.
Ma il grosso dell’esercito dei precari francesi
opera non tanto sulle cattedre vacanti quanto sull’arricchimento dell’offerta
formativa. Sì, perché, a differenza che in Italia dove il
ritorno a logiche centralistiche significa anche tornare all’insegnamento
frontale, in Francia il modello centralistico non significa affatto mancanza
di interventi di arricchimento e di “contorno”. Cose che i francesi assolvono
con figure diverse, ma che la “contrattazione” sindacale paga accettando
una giungla contrattuale, difficilmente comprensibile ai nostri occhi.
Nella scuola francese dunque esistono una serie
di figure docenti o paradocenti differenti, buona parte delle queli possono
essere ricondotte alla nozione di precariato e sono proprio queste che
ultimamente hanno occupato il centro della cronaca. Queste figure rispondono
a ad alcune sigle per noi strane: MA, MI-SE e AE.
Gli MA sono i “maitres ausiliaires”, categoria
di personale non abilitato ma inserito comunque nel sistema pubblico in
seguito ad un accordo del 1999, in compiti che vanno dalle supplenze sui
maestri assenti al doposcuola. Abbastanza simili sono i compiti dei
MI-SE, “maitres d’internat-surveillants d’externat”: vigilanza e
studio sussidiario. MA e MI-SE sono comunque considerati docenti a tutti
gli effetti quantunque pagati meno degli altri insegnanti, con un parametro
persino più basso dell’iniziale “di ruolo”. (2)
La “ingratitudine” degli aiuto-educatori.
Diversa è la condizione degli AE, gli “aide-educateurs”:
essi propriamente non sono docenti e non sono retribuiti neppure da parte
del ministero dell’educazione, bensì da quello del lavoro, con i
fondi destinati al sostegno dell’occupazione giovanile. Si trattò
a suo tempo di una trovata del contestatissimo (dagli insegnanti e dai
sindacati) ministro Allégre, socialista, il quale tramite tali fondi
ne assunse 60.000 e fu per questo anche accusato di aggirare per il tramite
di queste assunzioni gli accordi su MA e MI-SE. Come dire: fatta
la legge, trovato l’inganno. Infatti si tratta di personale di giovane
età, diplomato, ma non necessariamente in possesso di titoli spendibili
nella scuola e assunto con un contratto quinquennale. Il suo compito principale
è la vigilanza all’entrata e all’uscita degli alunni, nelle mense
scolastiche, in caso di assenza degli insegnanti ( nelle scuole secondarie
anche in relazione ai frequenti casi di violenza scolastica o di vandalismi
che funestano le scuole francesi soprattutto nelle periferie urbane). Ma
tra i loro compiti c’è anche l’animazione o, a seconda dei titoli
posseduti, la gestione dei laboratori di informatica, lo studio sussidiario,
la sostituzione degli insegnanti assenti.
Naturalmente una volta assunti questi aiuto-educatori
non si sono mostrati molto riconoscenti verso il loro “benefattore” Allégre
e, appoggiati dai sindacati, hanno cominciato a rivendicare la stabilizzazione
definitiva dell’impiego e l’inserimento nel corpo docente, cosa per altro
possibile solo per coloro che sono in possesso dei titoli necessari e che
sono impiegati in compiti di insegnamento. Come risultato di queste prime
rivendicazioni essi hanno tuttavia ottenuto l’istituzione di una propria
CAP, la commissione amministrativa paritetica, simile nei compiti al nostro
CNPI, che , alla pari di tutti gli altri docenti, consente loro di cogestire
il settore. (3)
Un forte movimento di protesta.
MI-SE e AE sono oggi i principali animatori del
movimento dei precari. E c’è un motivo. Infatti il 24 settembre
scorso il nuovo ministro dell’educazione, Luc Ferry, ha annunciato
la soppressione di 5600 posti di MI-SE e il mancato rinnovo dei 20.000
contratti AE in scadenza, oltre a quelli che scadranno negli anni a venire.
La cosa ha immediatamente provocato la reazione
dei diretti interessati e dei sindacati, ma anche quella dell’utenza ormai
abituata a questi “servizi” (4). Ciò ha dato luogo a parecchie agitazioni
che in alcune località come Nantes, Rennes, Tolosa, la Corsica
hanno assunto la caratteristica di un vero proprio movimento, il quale
a sua volta si è saldato alle proteste più generali
degli insegnnati contro 30.000 mancate assunzioni, la regionalizzazione
della gestione scolastica e la riforma della scuola media (5). Ferry
ha dovuto tenerne conto, ma se alla fine agli insegnanti ha “mollato” le
30.000 assunzioni (6), all’utenza ha promesso solo la creazione dei cosiddetti
“assistants d’education”, vale a dire madri di famiglia ed ex insegnanti
in pensione reclutati e retribuiti dagli enti locali.
Questa cosa ha fatto infuriare ancora di più
MI-SE ed AE, che sono scesi in sciopero il 17 gennaio. Davanti al rifiuto
unanime dei sindacati e al montare dell’agitazione, il giorno prima dello
sciopero il ministro Ferry ha annunciato nuove misure: i posti di assistente
saranno 16.000 e il rapporto di lavoro sarà di diritto pubblico.
Ma mancano le garanzie che ciò corrisponda al proseguimento dell’esperienza
degli aiuto-educatori e, soprattutto, c’è il timore che confermi
la soppressione dello stato giuridico dei MI-SE, ricondotti al reclutamento
per chiamata diretta da parte dei capi di istituto. Inoltre a 25.600 posti
di MI-SE e AE soppressi corrisponderebbe l’assunzione di appena 16.000
assistenti. E tutto ciò, per precari e sindacati è inaccettabile.
NOTE
(1)
(2) MA e MI-SE guadagnano 1.031 euro mensili netti contro l’iniziale di 1.197 euro di un maestro e di 1.225 di un docente laureato.
(3) La rappresentanza nel Cap è la seguente: Fsu 50,5% Unsa 19,2%, Fo 15.7%, Cfdt 8,1% e Cgt 6,5%.
(4) Il 4 e il 27 novembre si sono svolti i primi incontri per cercare di risolvere la faccenda: una parodia di concertazione, secondo i sindacati.
(5) Iniziative nazionali dei precari si sono svolte il 27 novembre e il 17 dicembre, alternandosi alla manifestazione nazionale di tutto il personale della scuola dell’8 dicembre. Il 18 dicembre cinque sindacati (Fsu, Unsa, Cfdt, Cgt e Faen) hanno indetto una settimana di mobilitazione dal 13 al 17 gennaio, con sciopero dei precari il 17 gennaio e di tutta la categoria il 28.
(6) Le assunzioni previste sono 12.000 nella primaria e 18.000 nella secondaria, comunque insufficienti a coprire i pensionamenti, soprattutto nella primaria, dove sono più di 16.000.