Del precariato, delle sue cause e di alcuni possibili rimedi al suo insorgere ed ai suoi effetti

Come disse il poeta: "Le mie disgrazie non sono di un genere solo ma, grazie a Dio, ne ho di ogni sorta."
Ibn Ben Kouskous

 

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E' oggi di moda nel bel mondo, che si tratti di esponenti della Confindustria, di sociologi accademici o di dirigenti sindacali, spiegare al buon popolo che è assolutamente necessario rendere flessibile il mercato del lavoro al fine di porre le condizioni per un rilancio dello sviluppo dell'economia, sviluppo che porterà cospicui vantaggi in primo luogo ai lavoratori dipendenti in un tempo il cui avvento non è dato prevedere ma che certo, prima o poi, verrà con gran piacere di tutti noi.

Gli apologeti del lavoro flessibile e, in particolare, di quello precario non sembrano assolutamente preoccupati dall'evidente fatto che le riduzioni delle garanzie per i lavoratori dipendenti che già vi sono state negli ultimi anni non hanno prodotto alcun aumento dell'occupazione e che ogni concessione fatta al padronato ed alle amministrazioni pubbliche non ha fatto che porre le condizioni per nuove concessioni in cambio di nulla.

E' ragionevole supporre che non sia il caso di cercare di convincerli delle nostre ragioni e che, casomai, noi dobbiamo preoccuparci di partire da una riflessione sulle nostre condizioni di vita e di lavoro per stabilire una linea d'azione volta a modificarle a nostro vantaggio.

 

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Per quel che riguarda la scuola pubblica, l'esistenza di una significativa quota di lavoratori precari deriva essenzialmente, e da molti anni, dalle caratteristiche del criterio di reclutamento.

Manca, infatti, un titolo di studio abilitante all'insegnamento ed un meccanismo di entrata in ruolo sulla base del servizio prestato.

Se si considera che i concorsi si danno a intervalli che di molto eccedono quanto stabilito dalla normativa in merito, che i vincitori di concorso titolari di una o più abilitazioni ma non di una cattedra sono numerosi, che l'amministrazione tende ad utilizzare lavoratori precari privi di diritti e mal pagati per ridurre le spese, si comprende come esista una causa strutturale di creazione di quote di precari costretti a molti anni di lavoro disagiato e privo di sicure prospettive di fuoriuscita verso l'entrata in ruolo.

E', di conseguenza, evidente che sarebbe necessaria l'introduzione della laurea abilitante e della conseguente formazione in servizio per poter svolgere l'attività di insegnamento.

D'altro canto, questa necessaria riforma nulla garantirebbe agli attuali precari.

 

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La situazione dei precari della scuola è stata pesantemente peggiorata da una serie di innovazioni per quel che riguarda l'organico e le loro condizioni di lavoro nel corso degli ultimi due anni.

Ci basta, in questa sede, ricordare quanto è avvenuto:

- il decreto tagliaclassi del Ministro Russo Jervolino dell'autunno 1993. In luogo di ridurre il numero di alunni per classe, come era stato richiesto da tutti i movimenti dei lavoratori della scuola degli anni precedenti, si è provveduto alla chiusura di un discreto numero di piccole scuole ed al loro accorpamento, all'aumento del numero di alunni per classe ed alla conseguente riduzione delle cattedre con la creazione di un discreto numero di insegnanti di ruolo in soprannumero,

- la riforma, in peggio, come per tutte le attuali riforme, del sistema pensionistico con la conseguente permanenza in servizio di molti colleghi che si apprestavano a terminare la loro attività lavorativa. Non si tratta, in questo caso, di un cambiamento che tocca solo la scuola ma si può rilevare come non sia stato nemmeno ipotizzato un meccanismo di formazione in servizio degli insegnanti quale l'anno sabbatico che permetterebbe per un verso di garantire una significativa riqualificazione del personale e per l'altro di immettere in ruolo un consistente numero di precari.

In buona sostanza, il soprannumero degli insegnanti non è il prodotto di un destino baro e beffardo né, per essere chiari, dell'andamento demografico ma deriva da precise scelte politiche ed economiche.

A fronte di questa situazione è interessante andare a vedere cosa è cambiato per i precari.

 

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Proprio mentre si ponevano le condizioni per bloccare settori di precari nella loro attuale situazione per un tempo maggiore che in passato, l'amministrazione ha pensato bene di tagliare ulteriormente quote di salario e di diritti ai precari.

Dopo il taglio della paga estiva, di quella delle ferie di Natale e Pasqua, si sta giungendo al pagamento a giornata.

Il salario di un insegnante precario che svolge lo stesso lavoro di un insegnante di ruolo giunge, di conseguenza, a superare di poco la metà di quello del collega in questione con la conseguente violazione di diritti riconosciuti, formalmente, dalla stessa costituzione repubblicana..

Nello stesso tempo l'amministrazione favorisce il ricorso al lavoro straordinario per i colleghi di ruolo al fine di compensare, in parte e mediante lavoro aggiuntivo, il taglio del salario derivante da quattro anni di vacanza contrattuale e da un contratto che si preannuncia a dir poco di carestia.

Tutto si tiene, insomma, nei progetti dell'amministrazione: taglio dell'organico, aumento dei carichi di lavoro e della disciplina per chi ha il privilegio di un lavoro sicuro, marginalizzazione dei precari che finiscono per essere, non certo per propria scelta, un'arma per ricattare i docenti di ruolo.

 

" Quando il dito indica la luna l'idiota guarda il dito." "Non é detto che faccia male visto che dalla luna non può venirgli alcun male mentre il dito può entrargli in un occhio"

Da "I dialoghi indostani" di Ibn Ben Kouskous

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A fronte di una situazione sempre più intollerabile e che vede la sostanziale convergenza fra confindustria, amministrazione e CGIL-CISL-UIL-SNALS, i precari hanno teso nel corso degli ultimi anni a ripiegarsi su se stessi o come individui o, nella migliore delle ipotesi, come gruppo a parte rispetto al resto dei lavoratori della scuola.

E' questa un'attitudine criticabile e, alla lunga, autolesionista ma, in mancanza di una credibile iniziativa collettiva, quasi inevitabile.

Si tratta, di conseguenza, di ragionare sulle condizioni per lo sviluppo di questa iniziativa,

I precari hanno, in quanto tali, due esigenze:

- l'ottenimento del passaggio in ruolo;

- il godimento di un salario e di una normativa adeguati al loro lavoro sino a quando restano precari.

Il primo obiettivo può essere credibilmente ottenuto sulla base di alcune conquiste generali per i lavoratori della scuola:

- la riduzione del numero di alunni per classe (20 nelle situazioni normali e 15 in presenza di portatori di handicap);

- la definizione di un organico di scuola sulla base dei progetti definiti dal collegio docenti e delle necessità dell'utenza;

- l'individuazione di figure professionali legate alla nuova e complessa attività della scuola pubblica dalla gestione delle biblioteche alla preparazione dei nuovi alunni, dall'assistenza in situazioni di difficoltà allo sviluppo dell'utilizzo dei laboratori.

Il secondo obiettivo richiede la mobilitazione dei precari e la solidarietà attiva dei colleghi di ruolo. Per fare un solo esempio, il ritardo nel pagamento dello stipendio ai precari va denunciato come un'inadempienza nell'assolvimento dei doveri dell'amministrazione, inadempienza che deve sospendere la validità delle norme che regolano l'esercizio del diritto di sciopero e porre in condizione tutti i colleghi interessati di entrare in agitazione per la conquista del diritto ad una retribuzione dignitosa.

E' essenziale che i colleghi di ruolo comprendano che il degrado della condizione dei precari prepara un secco peggioramento del loro stesso rapporto di lavoro e, a questo fine, è importante la collaborazione fra strutture sindacali di base dei due settori della categoria o, meglio, un'unica struttura sindacale che li unifichi.

 

"CGIL-CISL-UIL-SNALS sembrano simili a quei medici che si affannano a curare i mali al cui sorgere hanno dato un contributo."

Ibn Ben Kouskous

 

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Molti precari come, per la verità, gran parte dei colleghi di ruolo si domandano cosa facciano i sindacati per risolvere i loro problemi.

E', con ogni evidenza, una domanda legittima ma si fonda sull'ipotesi di fondo che qualcuno, che non ha nulla a che vedere con noi stessi, debba occuparsi di risolvere i nostri problemi.

Se CGIL, CISL, UIL e SNALS non fanno nulla per i precari la cosa non deriva dalla malvagità d'animo dei loro dirigenti ma dal fatto che fanno anche troppo per l'assieme dei lavoratori della scuola e, cioè, accettano il punto di vista generale dell'amministrazione sulle sorti della scuola: introduzione di criteri di gestione aziendale, meritocrazia, monopolio per legge della rappresentanza.

In questo quadro i sindacati istituzionali possono al massimo proporsi ai precari nello stesso modo in cui si propongono ai lavoratori di ruolo e cioè come un patronato che li tutela in quanto individui isolati a fronte dell'amministrazione in cambio dell'iscrizione nel mentre cogestiscono, in una funzione subalterna, le scelte generali della controparte.

Ai precari, come ai lavoratori di ruolo, restano delle scelte limitate ma precise:

- piegarsi alle vessazioni dell'amministrazione in attesa di tempi migliori;

- affidarsi alla tutela dei sindacati istituzionali nella speranza, al limite, di favorirne una rigenerazione;

- dar vita a forme di organizzazione di base e collaborare con i colleghi di ruolo che già operano in questa direzione.

La prima scelta non è, con ogni evidenza, la nostra e non ci dilungheremo in merito.

La seconda si basa sulla considerazione che il sindacalismo istituzionale dispone di enormi risorse e può dare ai precari qualche aiuto ma sottovaluta il fatto che si tratta di un sindacalismo strutturalmente legato da mille interessi alla controparte ed incapace di costruire lotta, iniziativa, tutela collettiva dei lavoratori.

La terza scelta, quella per cui ci battiamo, non è esente da difficoltà ma è l'unica che può dare risultati reali.

In concreto si tratta:

- di operare per l'organizzazione dei precari;

- di dotarsi di strumenti di autotutela sul piano giuridico e normativo,

- di definire obiettivi da proporre alla discussione dell'assieme della categoria;

- di agire collettivamente contro le vessazioni dell'amministrazione a livello centrale e periferico;

- di operare per la costruzione di strumenti di rappresentanza diretta dei lavoratori della scuola come i consigli dei delegati eletti secondo il criterio "tutti elettori-tutti eleggibili" e che vedano al loro interno lavoratori di ruolo e precari.

Proponiamo a tutti i colleghi di ruolo e precari di discutere queste prime note, di proporre obiettivi, rivendicazioni, forme di lotta e di dar vita ad una rete organizzativa di base che garantisca nello stesso tempo democrazia ed efficienza.

Federazione Lavoratori della Scuola-Uniti
Confederazione Unitaria di Base
Via Massena 31, 10128 Torino
Telefax 011/535582


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