Pittbull e precari: una storia italiana
di Silvia aka Murasaki

[la replica di Vale]

L'attuale situazione dei precari dell'insegnamento somiglia molto a quella dei cani da combattimento: maltrattati e malnutriti, rinchiusi in sacchi e presi a bastonate per inferocirli e infine aizzati in scontri crudeli a beneficio di un pubblico spietato. Rispetto ai cani da combattimento, certo, abbiamo  il vantaggio che le bastonate che ci vengono inflitte non provocano lividi e fratture; d'altra parte nessuna associazione per la protezione degli animali si e' ancora schierata a nostra difesa - anche se, oggettivamente, negli ultimi anni siamo stati trattati in modo veramente bestiale.

Proveremo qui a riassumere una situazione oggettivamente complessa e difficile da seguire per i non addetti ai lavori. Nel 1999, per la prima volta dopo nove anni, venne bandito un concorso ordinario, allo scopo di permettere ai moltissimi aspiranti docenti che si erano laureati dopo l'ultimo concorso (1990) di conseguire la tanto sospirata abilitazione all'insegnamento, che avrebbe infine consentito loro di aspirare all1immissione in ruolo - prima o poi, con comodo. Contemporaneamente vennero anche banditi dei concorsi "riservati", per i molti che già da tempo insegnavano ma non avevano ancora potuto conseguire l'abilitazione. L'anno seguente vennero istituite le Scuole di Specializzazione per gli insegnanti delle scuole medie, inferiori e superiori (da questo momento: SISS). Si trattava di corsi biennali, a numero chiuso e a pagamento (circa cinque milioni di vecchie lire per due anni di corso) organizzati dalle università allo scopo di fornire alla scuola personale altamente specializzato e con una preparazione particolare. Di fatto, per molto tempo, i partecipanti non ebbero nemmeno la garanzia che alla fine del corso avrebbero conseguito l'abilitazione. In alcune regioni, inoltre, ai docenti gia' abilitati venne impedita l'iscrizione, in base al ragionamento "Dovrebbe essere un corso abilitante, voi siete già abilitati, che lo fate a fare?". Nel giro di pochi mesi dunque, nel panorama piuttosto statico del precariato, comparvero tre nuove possibilità per conseguire l1abilitazione: concorso ordinario, concorso riservato e Scuola di Specializzazione.

Nel 2002, al momento del rinnovo delle cosiddette Graduatorie Permanenti degli Abilitati (una sorta di totem sacro il cui funzionamento e' regolato da norme assai mutevoli e soprattutto del tutto incomprensibili ad un comune mortale), il parco degli abilitati si era dunque molto esteso, ben oltre le effettive necessità della scuola. Inoltre chi aveva frequentato la SISS, a sorpresa, si ritrovò non solo l'agognata abilitazione (che fin quasi alla fine del corso era rimasta incerta) ma anche un bonus aggiuntivo di 30 punti. Alle orecchie dei non addetti ai lavori, 30 punti non vogliono dire nulla, ma nell'universo ristretto delle graduatorie permanenti, 30 punti sono un'enormità, ed equivalgono, a scelta, a: 10 abilitazioni conseguite mediante concorso 2 anni e mezzo di insegnamento. C'erano poi svariate questioni, sempre legate al punteggio attribuibile grazie alle SISS, su cui per pieta' verso chi legge evito di soffermarmi; vi basti sapere che c'erano comunque altre questioni, oggetto di ricorsi che ormai da un anno stanno intasando i vari Tribunali Autonomi Regionali, giungendo a tediare financo il Consiglio  di Stato.

In virtu' di questi punteggi aggiuntivi, gli abilitati SISS passarono quindi in posizioni piuttosto alte nelle graduatorie permanenti, scavalcando tutti gli abilitati con i concorsi ordinari e riservati del 1999, oltre a una larga fetta di abilitati nel concorso precedente.

Al momento di spartirsi la non lauta torta delle supplenze, sia annuali che brevi, per l'anno scolastico 2002-2003 (quello tuttora in corso) apparve chiaro che gli abilitati con le SISS avrebbero avuto la cosiddetta parte del leone - un leone, sia detto per inciso, costretto comunque a fare la dieta punti: non di reami o di scrigni di gioielli stiamo parlando, non di navi di spezie o di stole di ermellino, ma di modeste supplenze pagate a giornata. D'altra parte, ognuno ha una torta conforme al suo rango - e il rango dei precari non è mai stato molto alto.

Riassunta nei suoi termini minimi, al momento per molti precari la questione si riduce a questo: l'anno scorso lavoravano, spesso a tempo pieno, quest'anno non lavorano più. Oppure: l'anno scorso, grazie all'abilitazione conseguita con il concorso, speravano di riuscire presto a lavorare, mentre quest1anno  si trovano di fronte la prospettiva della disoccupazione più nera. Non e' questa la sede per entrare nei dettagli, ma tutti sappiamo che esistono professioni facili da riciclare, e professioni che non hanno un mercato. Per un insegnante diciamo quarantenne, trovare una nuova collocazione sul mercato del lavoro è probabile all'incirca quanto vincere l1intero montepremi di un programma a quiz: può succedere, e di fatto ogni tanto succede. Diciamo un caso su qualche centinaio? (Da notare che ho parlato di "collocazione", non di "collocazione soddisfacente o adeguata").

Cominciarono così le proteste; e siccome a protestare erano svariate migliaia di persone, la cosa, almeno in apparenza, sorti' un certo effetto. A loro volta gli abilitati SISS, sentendosi mancare il terreno sotto i piedi,  organizzarono controproteste per non vedersi sottratto quanto avevano - che poi si riduceva ad uno stipendio, nemmeno principesco, a fine mese e ad un po' di punteggio a fine anno. Diciamola tutta: era una semplice questione di sopravvivenza, per entrambe le parti in causa.

Da qualche mese perciò il sottobosco del precariato e' in subbuglio per mere questioni di sopravvivenza; e qui si ritorna alla metafora dei disgraziati pittbull che tanto impietosiscono (giustamente) le varie leghe ambientaliste. Non e' questa la sede per descrivere i problemi di chi ha perso il lavoro, o di chi si sente in pericolo di perderlo da un momento all1altro: la paura, la frustrazione, le difficolta' economiche - oltre al dolore oggettivo di vedersi allontanati da una professione che, con tutte le sue difficolta' e incognite, ha comunque un fascino tutto particolare ed e' molto amato. Basti dire che tutto questo insieme si  puo' sintetizzare in una grande rabbia. Tuttavia (e qui di nuovo torniamo ai cani da combattimento) tutta questa rabbia e' sfociata non già in una compatta, decisa e magari anche feroce rimostranza verso il Ministero dell1Istruzione, che con tanta superficialita' e cialtroneria ha gettato troppi cani intorno ad un osso scarsamente proteico, e adesso minaccia di cambiare le regole di giorno in giorno, dando sempre e regolarmente ragione all'ultimo che ha parlato   e scatenando (o, piu' probabilmente, alimentando ad arte) un groviglio  di voci di corridoio e leggende metropolitane dove i mitici trenta punti vengono promessi e sottratti in modo ormai schizofrenico.

Niente di tutto questo. Al Ministero dell'Istruzione è arrivata solo la parte più civile e formale della protesta precaria: lettere, telegrammi, fax, manifestazioni. La rabbia e la disperazione, invece, la stiamo  sfogando sfogata gli uni con gli altri, secondo le tristi regole che da  sempre governano la guerra tra poveri.

Proviamo dunque a descrivere i contendenti di questo squallido conflitto. Ci sono prima di tutto gli abilitati SISS, che, dopo aver pagato caro il loro corso ed essersi sfiniti ascoltando per ben due anni i vari tromboni universitari (e tutti noi che abbiamo fatto l'università sappiamo che strazio sia), ritengono che i trenta punti e le supplenze gli spettino di diritto, anzi, siano pure pochi.

Poi ci sono i cosiddetti precari storici, quelli, per intenderci, che l'anno scorso lavoravano e quest1anno restano a casa a guardare il telefono. Gente non piu' giovanissima, spesso con famiglia. Perche' e'  vero che i figli non andrebbero fatti in assenza di una situazione  economica ben assestata, ma insomma devono essere fatti prima dei 45  anni, senno' si rischia la menopausa. E poi, fino all'anno prima, il lavoro c'era. Otto, nove mesi all'anno, ma c'era. Volendo, ci si puo'  arrangiare. Ma quando non c'e' niente, non è piu' questione di  arrangiarsi.

Abbiamo poi gli abilitati dell'ultimo concorso, che dopo essere usciti "vincitori" da quella specie di maxi-lotteria cui hanno dovuto dedicare magari non due anni, ma certamente molti mesi di studio, si ritrovano tra le mani un pezzo di carta buono tutt'al piu' per accenderci il caminetto nelle fredde serate invernali. Nessuno gli aveva detto "Fate pure questo concorso e buon divertimento, ma sappiate che se anche lo passate non insegnerete se non, forse, tra qualche anno". Molti, nel 2000, hanno optato per il concorso o per la SISS semplicemente tirando in aria la monetina. Addirittura, alcuni provveditorati hanno consigliato di fare il concorso INVECE che la SISS - perché, all'epoca, nessuno sapeva a cosa avrebbe dato diritto una abilitazione conseguita con la SISS.

Queste tre categorie, dette "sissini", "precari storici" e "ordinaristi" hanno ingaggiato una lotta feroce tra loro a colpi di  insulti e stupidario, per stabilire chi sia il piu' meritevole e degno del lauto premio di qualche supplenza. I sissini vantano la loro rutilante preparazione universitaria e i sacrifici fatti per conseguirla. Dei soldi spesi tendono a non parlare, anche se, oggettivamente, il fatto che un corso statale e finalizzato ad un lavoro (precario!) da svolgere per lo Stato, costi quanto un cappotto di cachemire o almeno due mensilità di un buon impiego, appare molto simile ad un'estorsione. Gli ordinaristi vantano la loro preparazione oggettiva, attestata da un concorso dove la valutazione finale non era in vendita. E, naturalmente, parlano dei sacrifici fatti per ottenere la suddetta preparazione. I precari storici rivendicano invece la loro formazione sul campo, oltre agli anni di sacrifici (ancora!) come lavoratori precari, spesso sbattuti negli angoli più remoti della provincia. Tutti, naturalmente, spiegano anche che la loro preparazione è incomparabilmente superiore a quella ottenuta dagli altri, e  tutti, o quasi tutti, si azzuffano e ringhiano in un modo che sarebbe a malapena accettabile nelle frange ultra' piu' irriducibili delle piu'  indisciplinate tifoserie prima di un derby (chi ha avuto l'incauta idea  di accedere a un forum di "discussione" -chiamiamola cosi'- sull'argomento sa di cosa parlo). Gli abilitati SISS vengono definiti ladri (come se quel che hanno non gli fosse stato assegnato dagli organi competenti con regolari leggi dello Stato), impreparati, incompetenti - e persino, udite udite, troppo giovani. Come se, dopo un regolare corso di laurea piu' un altro corso biennale, davvero si potesse essere troppo giovani per insegnare.  Inoltre, viene spiegato spesso che “i sissini dovrebbero vergognarsi”. E  non c’e’ dubbio che in questo ci sia del vero: tutti quanti, sissini,  ordinaristi, ortolani, violinisti, pensionati etc. dovremmo vergognarci,  e parecchio, di far parte di uno Stato così lunatico e inaffidabile.

A loro volta i precari abilitati per concorso vengono accusati di essere lamentosi, vittimisti (non si capisce perché non dovrebbero esserlo, visto quel che hanno perso da un giorno all'altro) impreparati, incompetenti... e troppo vecchi. Come se avessero scelto a tavolino di restare a candire per anni e anni invece di prendersi una  cattedra di ruolo nella prima gioventu'.

Bene,  puo' darsi che noi precari siamo impreparati e incompetenti, e di sicuro siamo piuttosto sciocchi, altrimenti non saremmo finiti in questa situazione; ma TUTTI, senza eccezioni, siamo stati giudicati abili all'insegnamento dallo Stato, e tutti quanti abbiamo ricevuto dallo Stato italiano l'attestazione che la nostra preparazione e' valida e qualificata. Solo DOPO averle assegnate lo Stato ha stabilito che alcune abilitazioni erano di serie A e altre di serie B. Dopo, non prima.

Questo stesso Stato, nella sua veste di Ministero dell'Istruzione, mentre i precari si insultano e mordono e ringhiano per accaparrarsi qualche brandello di carne intorno all'osso... ha sospeso le immissioni in ruolo. Ma tutti quanti siamo troppo occupati ad azzuffarci per accorgercene davvero. L'immissione in ruolo e' lontana, una specie di miraggio. Al momento, il massimo delle nostre speranze e' una pingue supplenza di due settimane.

La replica di Vale
>> Contemporaneamente vennero anche banditi dei concorsi "riservati", per i
>> molti che già da tempo insegnavano ma non avevano ancora potuto
>> conseguire l'abilitazione.

Come scrivi più giù, sui diversi canali di reclutamento (che poi non hanno reclutato nessuno) si sono sviluppati dei fortunati miti, a cui il pubblico, ragionando poco e urlando assai, si è comodamente accodato. Uno di questi miti consiste, ahimé, nel doloroso impasse dei corsi riservati che, con la finalità dichiarata di premiare anni di insegnamento (e quindi di esperienza nella scuola), hanno talmente esteso i requisiti di ingresso da configurarsi al dunque come una farsa (e dando una comoda sponda alle rivendicazioni di chi esce da un biennio di specializzazione, comunque svolto). E quando dico requisiti estesi non parlo solo di maestre di scuola materna parificata, ma anche e soprattutto dei prof di ruolo non abilitati in precedenti concorsi (venti anni fa) che, grazie alle norme contrattuali sui trasferimenti, hanno rapidamente occupato i posti vacanti più appetiti dai precari (non per niente quelli su cui hanno lavorato per dieci anni, salvo vedersi declassare proprio dopo aver acquisito l'abilitazione.

>> Si trattava di corsi biennali, a numero chiuso e a pagamento
>> (circa cinque milioni di vecchie lire per due anni di corso)

Certo, è chiaro che avrebbero dovuto essere gratuiti e aperti a tutti (in uno stato sociale che, per esempio, non taglia i posti di lavoro). Ma attenzione a non costruire un altro mito: l'università non è a gratis e il corso di specializzazione neppure. In più, molte SSIS hanno attivato le fasce di reddito.

>> In alcune regioni, inoltre,
>> ai docenti gia' abilitati venne impedita l'iscrizione, in base al
>> ragionamento "Dovrebbe essere un corso abilitante, voi siete già
>> abilitati, che lo fate a fare?".

Non è vero, non è stato impedito a docenti già abilitati di iscriversi alla ssis, puoi consultare i bandi. Forse è stato sconsigliato, che è un altro discorso. Forse i docenti con servizio nella scuola sono stati sempre emarginati all'interno della ssis (sarebbe successo anche a me, se non avessi l'abitudine di prendere in mano le situazioni). Soprattutto, non è stato previsto che il servizio già prestato potesse valere come credito di ingresso (se non per una riduzione, puramente simbolica, delle ore di tirocinio).

>> Riassunta nei suoi termini minimi, al momento per molti precari la
>> questione si riduce a questo: l'anno scorso lavoravano, spesso a tempo
>> pieno, quest'anno non lavorano più.

Troppo minimi, se posso permettermi. L'anno scorso anche io, dopo tre anni di servizio continuativo, non ho lavorato perché mi sono trovato in terza fascia delle graduatorie di istituto, scavalcato da altri che si sono abilitati nel frattempo (ma mi attengo a una tua massima e rinuncio a discutere di tutte le decisioni ministeriali, non casualmente contraddittorie, anzi schizofreniche, che regolano gli scavalcamenti). C'è anche un altro fatto: i posti sono diminuiti per effetto dei trasferimenti, dell'accorpamento delle classi, dell'aumento dell'orario cattedra a 18 ore. Non dappertutto, ma in qualche caso il fenomeno è stato piuttosto consistente.

>> Per un insegnante diciamo quarantenne, trovare una nuova collocazione
>> sul mercato del lavoro è probabile all'incirca quanto vincere l1intero
>> montepremi di un programma a quiz

Certamente è più facile per un insegnante quarantenne che per un operaio metalmeccanico cinquantenne.

>> Ci sono prima di tutto gli abilitati SISS, che, dopo aver pagato caro il
>> loro corso ed essersi sfiniti ascoltando per ben due anni i vari
>> tromboni universitari (e tutti noi che abbiamo fatto l'università
>> sappiamo che strazio sia), ritengono che i trenta punti e le supplenze
>> gli spettino di diritto, anzi, siano pure pochi.

Ci sono degli estremisti tra i sissini che non so, leggendoli, se fanno ridere o piangere. Ma l'idiozia è una qualità che non ha paese. Spetta a chi ha più intelligenza (ed esperienza) alzare il livello del dibattito.

>> Gli abilitati SISS vengono definiti ladri (come se quel che hanno non
>> gli fosse stato assegnato dagli organi competenti con regolari leggi
>> dello Stato), impreparati, incompetenti - e persino, udite udite, troppo
>> giovani.

Io non sono per niente giovane. E come altri sono arrivato alla ssis dopo un complicato percorso a ostacoli. Però è in parte vero: molti sissini sono più giovani della media dei precari, così come lo sono anche i vincitori di ordinario (alcuni già, fortuna loro, entrati di ruolo). Detto questo, continuo a pensare che il problema non sia l'età.

>> Questo stesso Stato, nella sua veste di Ministero dell'Istruzione,
>> mentre i precari si insultano e mordono e ringhiano per accaparrarsi
>> qualche brandello di carne intorno all'osso... ha sospeso le immissioni
>> in ruolo.
>> Ma tutti quanti siamo troppo occupati ad azzuffarci per accorgercene
>> davvero. L'immissione in ruolo e' lontana, una specie di miraggio. Al
>> momento, il massimo delle nostre speranze e' una pingue supplenza di due
>> settimane.

Da quello che ho scritto capirai perché mi sono tratto in disparte. Ma ho sentito dire da precari che è bene che non ci siano immissioni in ruolo perché ora come ora ne possono beneficiare i sissini (sperando che prima o poi i sissini siano rasi al suolo, immagino), mentre anche tra i sissini qualcuno ritiene non opportuno rivendicare le immissioni in ruolo dal momento che ora come ora ne beneficerebbero in gran parte i precari. Chi è causa del suo male...
ciao Vale


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