Pirro
lettera a docenti precari ancora a proposito del racket dei 30 punti (27, 24 ecc.)

Dunque: vittoria di Pirro. Fino ad un certo punto. Ci sono dei precari - alcuni si definiscono "storici" (termine che, a questo punto, ha perso quasi completamente il suo significato) che, dal decreto interministeriale 268 del giugno 2001, hanno lavorato con tutte le proprie forze allo scardinamento di quello che sembrava loro un'ingiustizia lampante: la concessione di un punteggio aggiuntivo (un premio, un bonus, un regalo...) a una sottocategoria di precari, quelli forgiati dalla scuola di specializzazione all'insegnamento secondario. La guerra tra poveri che ne è scaturita, ormai guerra tra poverissimi (anche sotto il profilo mentale), ha portato a una serie di miti: quello dei sissini ladroni, racket di estorsori pronti a scucire somme per ottenere questa specie di abilitazione privilegiata - grazie alla tutela dei baroni universitari e di chi sa chi altro. Miti fondati su bagliori di verità. Sì, è vero che l'università si fa pagare salatamente questi corsi biennali. Ma è anche vero che le rate semestrali non superano di molto la retta normalmente dovuta ai rettori per le normali lauree che ciascuno di quelli che insegnano o aspirano a farlo dovrebbe detenere. Ed è anche tristemente vero che mentre questi precari storici attaccavano i sissini in una guerra all'ultimo sangue - e i sissini si difendevano come in una vera guerra all'ultimo sangue, si perdevano di vista obiettivi importanti o decisivi, oscurati dal fumo dei cannoni. Sintomo di questa assurdità: nessuno si sarà accorto che nello stesso giorno in cui la Camera vota questo ordine del giorno squalificante per sé - non lo fosse già abbastanza - per chi lo ha proposto e per chi ne è destinatario, più o meno beneficiario, più o meno penalizzato, passa, senza rullo di tamburi, una riforma che cancella la scuola pubblica (sic, democristiana) per sostituirla con un baraccone pseudo-aziendalista la cui unica chiave di lettura è: tagli. Inutile predica: del diman non vi è certezza e oggi i precari sono soddisfatti perché domani, il domani più prossimo, le graduatorie saranno più pulite, retrocessi i sissini ora che i 30 punti sono distribuiti [quasi] democraticamente a tutti. Anzi, sono parzialmente soddisfatti, secondo l'oggetto del messaggio di Brunello che annuncia la "prima vittoria" contra sissinos - adesso ne verranno di certo altre: il loro inserimento in una fascia ghetto, successiva a quella che contiene tutti gli insegnanti in possesso di un'abilitazione a buon mercato (e anche con minor tempo e dispendio di energie); ma che dico: l'annullamento dell'abilitazione presa con le SSIS, secondo quanto chiedevano, rappresentati da Selvaggi, quegli otto disgraziati che mhanno notificato un ricorso
http://utenti.lycos.it/ingridtotti/mhannofatto.htm
non solo a me, poco tempo fa.
Ed è giusto, quando una guerra è all'ultimo sangue bisogna andare fino in fondo. Resa senza condizioni.

Qualcuno starà notando: è la stizza che mi induce a scrivere queste righe. Macché, non sono mai stato così, esasperatamente, tranquillo. E non sarebbe una sorpresa: tolti un paio di grammi di ansia per la sorte di quei 24 punti si servizio prestato, con molto sudore, durante il biennio di corso, e barbaramente cancellato da due sentenze amministrative, la situazione del sottoscritto non soffrirebbe, in seguito al ribaltone, che di un risibile contraccolpo - giusto quel centinaio, o poco meno, di posizioni che ciascuno di noi, insegnanti precari votati comunque allo sterminio, ha da sempre messo in conto di dover perdere, prima o dopo, per le eventualità che ogni anno piovono scoppiettando sulla nostra carriera disseminata di errori. E proprio in virtù di questa tranquilla indifferenza posso affermare che l'approvazione dell'ordine del giorno De Laurentiis (produttore, se non sbaglio, di film con Boldi e De Sica quindi, per estensione, molto esperto nel settore), stante il consenso della sempre più pallida Letizia Moratti, ristabilisce, apparentemente, una maggiore equità a queste nostre graduatorie disastrate (il disastro, a mio avviso, essendo iniziato quando qualcuno le battezzò permanenti) eliminando l'indigeribile - e periglioso - principio del premio e accentuando l'importanza del servizio quale fattore primario di precedenza. E quindi, lato sensu, un merito basato su un puro criterio anagrafico.
Non fosse che alla perfezione del quadro ancora qualcosa manca. Si tratta, per lo più di dettagli.
Il primo: l'ordine del giorno approvato ieri l'altro interviene in un momento in cui tutta la materia pareva risolta dopo la sentenza di dicembre del Consiglio di Stato, al termine di un lungo iter passato attraverso alcuni Tar: i 30 punti, pienamente legittimati anche grazie ai ricorsi dei precari sono però destituiti dal loro significato originario di premio alla professionalità diventando l'indennizzo di due anni di servizio previa cancellazione dei due anni di punteggio che avesse ottenuto, non potendoli cumulare con quelli, chi nella scuola avesse lavorato per davvero. Ora, questo abile colpo di penna da parte del De Laurentiis fa fuori il bambino, l'acqua sporca, o tutti e due? Sia chiaro che se il principio del premio deve essere eliminato, estirpato dalla nostra falsa coscienza di precari, o almeno seriamente ridimensionato, la medesima sorte deve toccare a quello, molto più aberrante, ma sostenuto anche da sindacati insospettabili, della non cumulabilità. E questo, a maggior ragione, in un paese in cui si condonano anche le rapine in banca.
Il secondo: l'entità dei danni sociali che il bonus aveva generato e un po' di cultura che male non fa mai. I premi, si sa, fanno la felicità di chi li riceve - che nel caso non fatica troppo a farsene una ragione - e destano l'invidia, o il rancore, tanto più forte ed esplicito quando ci vanno di mezzo lavoro, famiglia, amicizie, di chi non li riceve. Non sono mai stato un fanatico dei 30 punti. Questo mi ha procurato, in passato, il sospetto e la diffidenza dei sissini, la messa all'indice dei miei scritti e, in ultima analisi, l'auto-emarginazione. Come tutti i personaggi di pace, quale reputo essere, non ho molte chances di essere ascoltato, compreso e seguito in mezzo alle raffiche della mitraglia. Però, mi pare, l'equità che scaturisce da questo ordine del giorno comporta un sostanziale appiattimento, da una parte. Dall'altra l'equità dei presupposti resta tutta da dimostrare. Liquido quest'ultimo caso con un apologo: i 24 punti elargiti ai sissini in due anni - per tacere dei 6 che saranno elargiti nonostante il ribaltone - pari sono a quelli che una qualsiasi mia cugina, residente nel litorale nord di Roma e ben introdotta nell'ambito delle parrocchie locali, potrebbe ottenere nello stesso tempo istruendo per circa due ore settimanali - esclusi dottrina e funzioni religiose - le educande del semi-convitto annesso al convento. Punti eventualmente non cumulabili con altri 24 se avesse contemporaneamente frequentato una SSIS, dovendo tra l'altro tirocinare, questo però in una scuola pubblica.
I casi, come ognuno può vedere, sono estremamente vari. Non riesco ad esaurire il mio pensiero sull'equità con una battuta che non offenda qualcuno, nonostante la buona volontà, penalizzato oggi o domani. Pertanto preferisco saltare. Comunque mi sembra tutta una grande boiata, soprattutto a confronto dei paurosi scenari che si vanno aprendo.

Lo capirà forse Pirro quando si renderà conto che ha sì scavalcato i 30 o 40 sissini che lo avevano scavalcato l'anno prima (e che potrebbero ancora scavalcarlo, e forse picchiarlo, l'anno dopo), ma nel frattempo sono sparite le cattedre. Per tutti.
Pirro ha la coscienza a posto, ha firmato e fatto firmare la petizione contro i 30 punti, ha fatto le telefonate, ha partecipato al sit-in. Ma quando si è manifestato contro i tagli previsti dalla Finanziaria, Pirro, dov'era?
Pirro no, è ancora lontano dal condividere, o anche solo lontanamente comprendere quanto scrive il nostro Brunello Arborio sul n. 13 di Cobas a proposito del dramma di noi insegnanti:

<<Non ci sono precari più precari e disperati di altri e la lotta è per la difesa del salario e dei diritti acquisiti, nella prospettiva di un cambiamento delle dinamiche in atto, che coinvolgono anche gli insegnanti di ruolo...>>

Per ora, all'orizzonte, si profilano solo nuovi lampi di guerra.
ciao alerino
mailto:valepa7@libero.it
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«Qualunque sia la cosa che amiamo, è quello che noi siamo»
D. Leavitt


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