Un tema escluso all'ultimo concorso ordinario

Il candidato analizzi e commenti, a scelta, uno dei due testi qui di seguito proposti, prendendo specificamente in considerazione, secondo un ordine espositivo liberamente assunto, gli aspetti relativi a: forma linguistica e struttura testuale (caratteristiche lessicali; sintattiche, retoriche, fonico - ritmiche e, all’occorrenza, metriche); genere letterario (rapporti con la tradizione, eventuali elementi di innovazione); contenuto informativo, rapportabile, sia all’esperienza personale dell’autore sia al contesto storico e culturale, con i possibili richiami intertestuali.
Sulla base dell’analisi compiuta, il candidato esponga una interpretazione complessiva del testo.
Ipotizzi, inoltre, la utilizzazione didattica del testo, indicando: la classe a cui intenderebbe proporlo; il percorso o il modulo in cui inserirlo; gli obiettivi didattici da perseguire, in relazione alle conoscenze e competenze da sviluppare negli allievi; le metodologie utilizzabili (tipo di attività, strumenti, metodi critici).

Svolgimento (Petrarca, Di pensier in pensier, di monte in monte, Canzoniere)

Nel "De Vulgari Eloquentia" Dante definisce la canzone la più "eccellente" forma di poesia in quanto esprime uno stile "sublime" rispetto al sonetto, che, viceversa, è portatore di uno stile "umile". Lo schema classico a cui Dante si riferisce (v. "De Vulgari Eloquentia, II) si fonda sul modello provenzale della "canso" con cinque o più stanze composte da fronte (due piedi con tre o quattro versi) e sirma (due volte con tre o quattro versi) legate fra loro da una "concatenatio". In questo schema il congedo indirizza la canzone.
Petrarca definisce "nugae" le rime del Canzoniere, ma nonostante questo, per anni raccoglie e raffina le liriche che poi ne faranno parte. Di fatto, il latino delle opere petrarchesche è idioma letterario classico, dove il poeta poco può aggiungere, mentre il volgare è tutto da sperimentare. Petrarca sembra invertire il percorso di Dante dal momento che sceglie di sviluppare nel Canzoniere la sua ricerca sul volgare. La raccolta di liriche sparse e la canzone finale alla Vergine riflettono la volontà del poeta di ricostruire il proprio viaggio ‘laico’ verso una conversione, prendendo spunto dalle Confessioni di S. Agostino e dalla Commedia di Dante. La ricerca di conciliazione di divino e umano, poi sogno rinascimentale, rimarrà irrisolta e i temi resteranno un groviglio di contraddizioni nonostante la limpidezza della poesia. La letteratura è filtro dei complessi sentimenti del poeta secondo la formula che lui stesso propone "Cantando il duol si disacerba".
La canzone "Di pensier in pensier, di monte in monte", componimento centoventinove del Canzoniere segna una precisa cesura. Si chiude qui la serie di componimenti poetici dedicati al mito di Laura nella sezione "in vita" della donna amata dal poeta. La canzone esprime un climax all’interno della stessa raccolta. Petrarca vive una profonda scissione tra il "vagar" della mente, che lo porta a "mirar lei" (verso 35) e "Obliar" (verso 35) se stesso, e, il "vero" che "sgombra/quel dolce error" (versi 49/50). Questi sentimenti vengono rappresentati nella lirica attraverso i continui ossimori, che sembrano stabilire una lettura precisa della canzone. Il primo ossimoro è al verso 10, "turba e rasserena", che esprime il continuo mutamento del volto del poeta al seguire l’immagine di Laura. Più precisamente questo aspetto è indicato al verso 21 dove il poeta definisce il proprio vivere "dolce amaro". Ancora espressioni ossimoriche sono al verso 32 "dove s’è giunto, et onde s’è diviso" e al verso 61 "che sempre m’è sì presso e sì lontano". Ricorre inoltre nella canzone la sovrapposizione di termini come selva, selvaggio, deserto, solitario (versi 4, 14, 46, 47). Potrebbe sembrare strano che un luogo selvaggio sia anche deserto. In questo Petrarca ricorre ad un immaginario che ritroviamo anche in Dante. La "selva selvaggia" del primo Canto della Commedia diventa infatti "diserto" per bocca di Virgilio. Secondo A. Koyré, "Dal mondo del pressappoco all’universo della precisione", selva e deserto rappresentano l’immagine del mondo non popolato dal genere umano. Petrarca, che sembra seguire questo immaginario, riesce a quietare la propria "alma sbigottita" (verso 6) solo lontano da "ogni segnato calle" (verso 2). Il congedo che invia "oltr’alpe" (verso 66), conduce il poeta a Laura grazie al doppio senhal ("l’aura" e "laureto" versi 69/70) che vela alla vista dei "marparlieri" (v. Cappellano) la figura della donna amata: qui il poeta vive in una sinestesia "fresco et odorifero" (verso 70) la fragranza del luogo dove l’immagine di sé si fa più serena e lieta.
La sintassi della canzone è piuttosto regolare, ma inserisce alcuni discorsi diretti con differenti funzioni. Il primo (verso 13) restituisce la vista di uno spettatore esterno, laddove al verso 26 propone l’incertezza del poeta (interrogativa), riproposta al verso 40 dove ancora una volta sembra essere presente uno spettatore (lettore).
La rima evidenzia alcuni significati interessanti. Ai versi 21/22 si propone sulle parole amaro/Amore uno scambio vocalico che rivela uno spettro semantico ricco di opposizioni; i versi 34/37 "vaga" e "s’appaga" espongono il vano "vaneggiar" della mente del poeta, che tuttavia si rasserena di fronte alla cara immagine, tanto da passare dal sospiro al respiro (versi 64-65  "sospira" e "respira"). Ricorrono nella canzone i fonemi /l/ e /r/ (es. "pensier", "monte", "alma", "pietra") che costituiscono le due liquide comprese nel nome di Laura.
I temi del vero e della vaghezza del vaneggiar rimandano al primo componimento del Canzoniere di Petrarca: "Voi ch’ascoltate in rime sparse". In questo sonetto il poeta mira ritrovare e ricercare quella integrità che ha ricercato nell’intera raccolta. I suoi referenti sono Seneca e S. Agostino (stoicismo e cristianesimo). A loro Petrarca si richiama per restituire unità alle rime che amore ha sparso. Il sonetto si apre con un chiasmo "Voi" e "Io", a cui si unisce lo "spero" che testimonia il continuo scandaglio interiore. In questo componimento Petrarca esalta il passaggio dal passato al presente, in cui non tutto quello che ha fatto parte del passato è stato salvato e che nella lettura di F. Rico rappresenta l’io latino vs il voi medievale, che oppone il ragionare alla vanità.
Petrarca coltiva i classici (Virgilio e Cicerone) e sviluppa una spiritualità cristiana in cui recupera S. Agostino rispetto alla Scolastica in quanto la vera filosofia mira a capire l’uomo (vedi "Invectivae" e "De suis ipsius"). Nella canzone all’"Italia mia", idealmente politica, depreca le lotte civili e le truppe mercenarie (latini-civili vs germani-barbari). I miti di Roma e della rinascita italica sono ripresi poi da Machiavelli. In effetti Petrarca è già un intellettuale cortigiano, in una penisola italica delle Signorie, e cosmopolita, come dimostrano i suoi viaggi e il suo epistolario (vedi "Familiari", "Senili", "Sine nomine", "Varie"), pur mantenendo sempre costante una sua autonomia intellettuale (vedi epistola "Ai posteri"). Viene considerato padre dell’Umanesimo grazie alla sua costante meditazione e riflessione che nasce in lui grazie alla familiarità con la prosa e la poesia latina. E’ questo lo strumento che lo porta a una lucida osservazione dei processi interiori conducendolo ad una conciliazione tra cultura classica e spiritualità cristiana (vedi "De vita solitaria"). La sua attività filologica rappresenta uno degli strumenti attraverso i quali Petrarca prende le distanze dalla cultura medievale di carattere enciclopedico che aveva caratterizzato un intellettuale integrato alla vita comunale come Dante. Espressione migliore di Petrarca come uomo della crisi è nel "Secretum" in  cui il poeta espone in forma dialogica (Francesco e S. Agostino di fronte a una donna che rappresenta la verità) il percorso delle proprie inquietudini.
La canzone "Di pensier in pensier, di monte in monte" sviluppa inoltre una riflessione metaletteraria, laddove, ai versi 49-52, Petrarca ricorre ad una immagine pietrificata di se stesso. Eppure da quella "pietra morta in pietra viva" (verso 51) il poeta in sequenza arriva a pensare, piangere, scrivere. In questo scrivere come espressione del vero, Petrarca raccoglie emblematicamente la sua ricerca di stabilità attraverso la lingua. G. Contini, analizzando le espressioni linguistiche e letterarie del poeta, ne definisce il percorso: per Petrarca il volgare è uno strumento per sperimentare laddove il latino è la lingua della comunicazione quotidiana. Questa scelta porta il poeta a lavorare spesso su uno stesso livello di lingua (aulico) e su testi affini. In questo il critico lo distingue  dal plurilinguismo dantesco che porta il poeta a navigare attraverso il "vasel" di "Guido io vorrei" fino alla Cantica del Paradiso in un ininterrotta pluralità di stili e forme. Al contrario l’elaborazione teorica di Petrarca avviene solo attraverso testi poetici come appunto è il Canzoniere.
La canzone analizzata può essere proposta in una prima classe di triennio scientifico. E’ importante verificare che la classe a cui si propone un lavoro su questa lirica, in un contesto che ora andrò a definire, abbia sviluppato nel corso del precedente biennio una solida abilità a seguire nel testo poetico al comprensione generale, il significato delle parole, le strutture morfo-sintattiche. Al fine di verificare queste competenze della classe sarà necessario somministrare un questionario (preferibilmente a risposta chiusa) che avrà la funzione di orientare il lavoro dell’insegnante nella classe come test d’ingresso. Oltre a questo, che aiuta alla comprensione del curriculo pregresso di ogni ragazzo, può essere interessante lasciare alcune domande a risposta aperta al fine di verificare i possibili curriculi sommersi degli allievi (quelli cioè che fanno parte della enciclopedia individuale di ciascuno).
Sarà possibile in questo modo elaborare meglio gli obiettivi complessivi di un percorso macrotestuale che può partire ad es. dal microtesto in esame, la canzone di Petrarca. Sarà inoltre possibile in questo modo definire le finalità che rispondano ai bisogni educativi di questa classe, adeguando il punto di vista della disciplina da partiamo all’ottica dei colleghi de consiglio di classe. Seguendo questo filo è importante adeguarsi alla proposta che ha lanciato Edith Cresson nel Libro bianco dell’educazione in Europa, secondo cui vanno sviluppati in modo organico, insieme al sapere disciplinare, il saper essere (formazione), il saper fare (acquisizione di abilità), il saper apprendere (metodo). In questo la didattica tende ad allontanarsi dallo storicismo per avvicinarsi ai sistemi di pensiero e alla testualità, che rendono più agile la sistematica storica della disciplina. Un passo in questo senso era già stato fatto dalle sperimentazioni Brocca (1992) in cui alla elasticità dei contenuti si affiancava una assoluta specificità degli obiettivi e delle verifiche. In questo senso si è configurata una nuova forma di insegnamento/apprendimento che valorizza una formazione permanente che accompagni il corso dell’intera esistenza dell’individuo (vedi Commissione Boissonat 1995). In questa ottica diventa importante riflettere sulla epistemologica di ogni singola materia, che diventa epistemologia del confine (vedi Tagliabue, ITER), e che in qualche modo riflette il sistema dei moduli che corrisponde ad un’ottica curriculare.
Per tornare a Petrarca, mi sembra importante proporre questa canzone ad una prima classe di triennio del liceo scientifico per aprire una riflessione anche sulla lingua italiana (dal momento che il fenomeno del petrarchismo apre una riflessione sulla identità della lingua italiana, affrontata teoreticamente nel "De Vulgari Eloquentia" di Dante) e sul rapporto che la lingua italiana intrattiene con il latino. Questo percorso va fondato in questo anno e in uno dei primi mesi (novembre) in quanto accompagnerà i ragazzi negli anni successivi, tagliando quindi il triennio, attraverso le riflessioni di Leopardi e Manzoni, o attraverso l’evoluzione della lingua proposta dal Manifesto del Futurismo italianao (1909) e quanto ne consegue, fino al lessico del Fascismo di cui parla dettagliatamente Mengaldo. Un percorso molto preciso sullo sviluppo della lingua, e in particolare di quella poetica, segue però proprio l’idea principe del Canzoniere di Petrarca: quella di raccogliere le rime ‘sparse’. Alla base di una idea come questa c’è sempre la domanda sul perché un autore raccolga i propri testi: lo ha fatto Boiardo seguendo il filo del Canzoniere petrarchesco, ma per inserire anche un gusto narrativo che recupera la tradizione romanza; lo ha fatto Gaspara Stampa elaborando un canzoniere che si allontana completamente dalla aulicità di Petrarca, e che propone invece un diario che rifletta la propria femminilità ‘diversa’ come modello; lo ha fatto Tasso che rivisita il modello petrarchesco aprendo la strada a Marino attraverso un linguaggio fortemente metaforico (vedi "O del grand’Appennino"); lo ha fatto Leopardi nella Crestomazia. Per quello che riguarda più specificamente il Canzoniere, possiamo guardare a un autore del Novecento come Saba, che in "Storia e cronistoria del Canzoniere" sviluppa una sua autoesegesi messa in bocca al prof. Magno. Nelle cinque edizioni del Canzoniere Saba elabora un vero romanzo (vedi Lavagetto) in cui il poeta esprime la sua esperienza personale come ripetizione di una esperienza archetipa.
Un percorso di questo tipo permette quindi di approfondire i due aspetti, linguistico e poetico, avvalendosi di un approfondimento per "mastery learning", ossia, in italiano a macchia d’olio, che permetta in classe di aprire dei rimandi costanti sulla disciplina, che stimoli il piacere della lettura per sviluppare una lettura che da emozionale diventi consapevole. In questo senso è importante in classe gestire bene il tempo affinché anche quello che i latini chiamavano "otium" abbia una sua dimensione a scuola, per restituire un incontro con la letteratura e non con una sua caricatura. Vi sarà quindi bisogno sia del kairos  (tempo della festa, del dialogo) in cui si colloca un orizzonte di gratuità (anche valutazione formativa), sia del chronos  (tempo implacabile) in cui incombe certa burocrazia e che comunque è fondamentale per l’andamento della classe (valutazione sommativa).

VOTO: 12/40 ossia 3/10

commissione: Colorino Filomena (Preside scuola media statale Fleming di Roma) - Tucceri Livia (insegnante presso Liceo artistico Caravillari) - D’Aniello Adele (?)


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