| Operazione precari
da «Fuoriregistro» |
Gente mi ferma per strada, o in ascensore, o amici
vecchi e nuovi che sento per telefono, o mia madre, o mia zia. E tutti
dicono in coro: "Beh, adesso vi hanno sistemato a voialtri precari".
Sì, è vero. La Moratti ha immesso
in ruolo 60 000 precari, quelli che De Mauro ha riempito di chiacchiere
e Visco voleva precari a vita dichiarando - in piena campagna elettorale
- che costano meno (anche se rompono tanto). L'operazione precari - mentre
si sta maneggiando per smontare una scuola pubblica che non è mai
stata totalmente in piedi - sembra pienamente riuscita. E a buon mercato.
Che sbraitassero i sindacati che le nomine in mano ai dirigenti scolastici
sono a rischio di ogni arbitrio perché e per come, si parli pure
in mezzo al tg del ricorso di quei settanta precari di Latina. Quantunque
l'impressione è ben salda: la signora Moratti, manager dalle capacità
inversamente proporzionali alla conoscenza della scuola (questa molto limitata,
quelle assai di più) ha risolto il problema dei precari. Adesso
non romperanno più. Certamente non quelli che hanno avuto il posto,
anche se alcuni salutano nelle mailing list dei precari scrivendo: non
vi dimenticherò. E le famiglie sulla cattedra vedranno i docenti
"di ruolo" che sono meglio dei precari anche se fino a ieri - giovedì
scorso, alle 15 - erano ancora precari. Ma io no, rispondo, non ancora.
Non tutti i precari hanno avuto la cattedra. Tutti tutti no.
Il calcolo è sbagliato. I precari continuano
ad esistere come continua ad esistere un problema dei precari. Come continua
ad esistere un problema di disoccupati. Sfruttati. Licenziati. Derubati.
Bastonati. Torturati. Buttati. Cancellati.
Benvenuti nell'era dell'ottimismo!
post scriptum
Sono l'autore dell'articolo che ha dato inizio
al dibattito sul precariato. Contro la retorica del ministro che voleva
i precari "accontentati" (o al limite cancellati) quella che si è
prodotta qui mi sembra una risposta. Adeguata come tutte le risposte che
vengono date in prima persona.
Ma un'altra volta - dopo altri interventi, più
importanti, più articolati, più argomentati - devo constatare
che anche i precari hanno una loro retorica. Che siamo tutti maledettamente
fermi al palo di quell'illusione che ci ha abbagliato quando, per la prima
volta, abbiamo capito di essere precari. Precariamente inchiodati alla
scuola.
I precari sono molto giustamente incazzati - e
l'assalto al provveditorato di Roma di ieri è la dimostrazione che
la rabbia può diventare incontenibile. I precari hanno molte ferite
da mostrare. Tanti precari sono stati immessi in ruolo - insieme a tanti
che precari non sono, anche se non lo dice quasi nessuno - e tanti rimangono
precari. L'immissione c'è stata, è una garanzia del mantenimento
di posti di lavoro, della volontà dello stato di rispettare gli
impegni nonostante certi aggiustamenti (l'accorpamento della terza e quarta
fascia su tutti). Ma i precari sono più precari di prima.
Il problema del precariato non è stato
risolto. Non era stato risolto da Berlinguer che anzi ha fatto di tutto
per aggravarlo (istruttiva la lettura del libro "La scuola nuova", pagine
88-91). Non può essere risolto con le sanatorie. Che non possono
soddisfare le aspettative smisurate che mettono in moto e creano più
problemi di quelli che risolverebbero. Come la girandola di trasferimenti
che è seguita agli ultimi corsi riservati si incarica di dimostrare
almeno a tutti coloro che si erano illusi di aver preso finalmente l'abilitazione.
Che fosse la volta buona.
Non potrà essere risolto da un governo
che un giorno sì e uno no dichiara di voler abolire l'art. 18 dello
Statuto dei lavoratori. Per diminuire la disoccupazione. Ovvero l'occupazione.
Ovvero non ha affatto a cuore il problema del precariato.
Ma esiste un problema del precariato che va oltre
la scuola. Dal quale siamo stati fagocitati senza neppure saperlo. E in
confronto al quale la retorica delle nostre micro-storie, delle nostre
letterine personali di sfogo servirà solo a renderci più
risibili e anacronistici.
saluti,
Alerino Palma