| Ho
sete, ma non bevo
(in merito all'invito, formulato da una società di sissini, di prendere la tessera dell'ANP) |
Leggo su «Orizzonte Scuola»,
ahimè, un esclamativo e pressante (torna tutti i giorni) invito
a mettersi in tasca la tessera di un sindacato per tutelare i nostri interessi
sissoidi minacciati dai lupi precari: abbiamo sete di tutela sindacale!
iscriviamoci tutti all'ANP.
L'invito vieme dopo la sparuta manifestazione
del 12 us (sparuta o meno che fosse, l'unica fonte, non attendibile, sono
gli organizzatori, mentre privati cittadini mi riferiscono di un drappello
di esagitati). L'ANP batte cassa: noi ci facciamo portatori del vostro
appetito - legittimo, per cortesia - di adire al ruolo attraverso una strada
maestra, ma voialtri vi iscrivete al nostro sindacato.
Non so se qualcuno ha notato la
contraddizione.
Intanto, le coordinate ideologiche
di questo inciucio possono essere sintetizzate in tre punti:
a) la pieno e incondizionata adesione
alla riforma moratti: a questo proposito andate a leggere quello che scrivono
ANP e APEF sui propri siti in difesa di istituti morattiani mal digeriti
da tutta la scuola come il tutor, da quelle che chiamano «ingerenze
sindacali». Viceversa contate quante volte, tra i comunicati stampa
delle sopradette società si affronta il tema (non ho scritto: denuncia)
dei tagli di organico, sotto il profilo della qualità della scuola
prima ancora che sotto quello, stranamente ignorato, della conservazione
dei posti di lavoro);
b) il potere discrezionale dei presidi
nelle assunzioni in nome di una non meglio definita «qualità
della scuola» e/o «professionalità» degli insegnanti;
c) la limitazione dei diritti sindacali
acquisiti dalla classe insegnante nel suo complesso in favore di un modello
flessibile di rapporti: se rendi, se dai volti alti e non rompi, ti prolungo
il contratto, se no avanti il prossimo.
E quando sarò stato licenziato
a chi mi rivolgerò? Come potrò mai iscrivermi a un sindacato
(?) che, per il proprio status di associazione padronale, non mi permetterà
mai di aprire una vertenza contro un dirigente scolastico? Avrò
diritto al patrocinio solo quando un collega mi ha pestato i piedi?
vale
post scriptum
la contraddizione che ho illustrato
(ma che, mi sembra, si illustrava da sola) non deve essere stata un semplice
intuizione malvagia, se ho letto in un forum, proprio ora, una domanda
(retorica) «come fa un datore di lavoro a difendere i diritti del
suo stesso lavoratore?», alla quale mi sono sentito in dovere di
rispondere.
Nello schema del patto tra le sigle
di cui sopra mi pare che sia da ricomprendere una sorta di solidarietà
di profilo più alto, ideale (l'ispirazione viene dalle corporazioni
fasciste dove tutta la categoria fa gli interessi della nazione): noi rinunciamo
a certi inutili diritti e obsoleti (le garanzie contrattuali), ma in cambio
i presidi ci fanno un contratto biennale senza passare attraverso la burocrazia
delle graduatorie permanenti, dove ci sono un sacco di precari ormai stagionati
et esauriti. E le famiglie sono più contente perché il figlio
ha il professore giovane, ben vestito, che mette voti alti, e che, dovesse
rompere le scatole con una vertenzina, lo mettiamo alla porta.
Poi verrà il giorno che anche
noi dovremo lasciare il posto a persone più giovani e scattanti.
Per fortuna quel giorno non è
oggi.
vale