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Lentamente muore Pablo Neruda |
L'editore del Nobel cileno ha dovuto
fare un comunicato
la «bufala» gira da
anni sul web, Mastella ci è caduto
«Non è di Neruda quella
poesia e lui non avrebbe gradito la citazione»
di FULVIO TOTARO
repubblica.it
ROMA - Non è di Pablo Neruda la poesia che Clemente Mastella ha letto ieri al Senato. Stefano Passigli, presidente della Passigli editori, che pubblica in Italia le opere del Nobel cileno, ha dovuto fare un comunicato. «Chi conosce la sua poesia - spiega Passigli - si accorge all'istante che quei versi banali e vagamente new-age non possono certo essere opera di uno dei più grandi poeti del Novecento». «Meglio così: non credo che Pablo Neruda, che ha speso la vita per grandi ideali politici, sarebbe stato lusingato dal sentir citare una poesia davvero sua dalla voce di Clemente Mastella». Analoga smentita è arrivata dalla Fondazione Pablo Neruda: «Quella poesia non è sua». «Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine», diceva ieri il senatore dell'Udeur, ma non sapeva di essere caduto in una bufala che gira da anni su internet. Il testo della poesia è di Martha Medeiros, giornalista e scrittrice brasiliana nata nel 1961. Da anni passa come una catena di sant'Antonio dalle caselle di posta elettronica ai blog: una ricerca su Google produce quasi cinquantamila risultati per le parole Neruda e «muore lentamente», ma solo pochissimi siti segnalano l'errore: il 10 gennaio 2007, più di un anno fa, Lorenzo Masetti lo scriveva sul suo blog; un altro blog sul sito internet del Pais lo ha scritto l'8 luglio 2007. Poche segnalazioni rispetto ai tantissimi siti che avevano diffuso questa «ode alla vita», come una poesia di Neruda, ma la lettura di Mastella ha svelato l'errore. (25 gennaio 2008)
Lentamente muore chi diventa schiavo
dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia
colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su
bianco
e i puntini sulle "i" piuttosto
che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno
brillare gli occhi, quelle che
fanno di uno sbadiglio un
sorriso, quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge
il tavolo,
chi è infelice sul
lavoro,
chi non rischia la certezza
per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno
una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica, chi
non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor
proprio, chi non si lascia
aiutare; chi passa i giorni
a lamentarsi della propria sfortuna o
della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un
progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli
argomenti che non conosce, chi non
risponde quando gli chiedono
qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere
vivo richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore del semplice fatto
di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà
al raggiungimento di una
splendida felicità.