| Tempo
di Màssacro II. I numeri del disastro
La contrazione della A051 nella provincia di Roma (tanto per fare un esempio) |
vedi anche: Tempo di Màssacro: le materie letterarie nei nuovi quadri orario dei licei
Un giornaletto di scuola ha scritto,
riportando qualche voce sindacale, che i nuovi quadri orario della scuola
superiore porterebbero al taglio del 20% delle cattedre. Una cifra che
non si allontana dal vero, probabilmente, ma non ha la forza evocativa
dei numeri reali, quelli che entrano nella vita delle persone.
Per questo mi sono fatto due conti
su una situazione che conosco (e che mi preme, ma se tutti lo facessero),
da cui tuttavia si possono trarre delle deduzioni sulla reale portata di
questo riordino del monte ore di insegnamento. Non è compito mio
discutere sul merito dei tagli. Dirò solo che mi riesce difficile
immaginare qualcosa di buono in una riforma che riduce in modo pesante
il tempo scuola (introducendo una girandola di ore opzionali che sembra
già un campo minato degli appetiti) e ridimensiona alcune materie
come il latino, l’inglese (ma non era una delle tre i?), l’educazione fisica
in un modo che, da un punto di vista strettamente didattico, ne consiglierebbe
piuttosto l’eliminazione.
Dunque, la A051 non subisce tagli
nel liceo classico dove le cattedre sono, per la provincia di Roma, circa
180 (di cui 8 occupate attualmente da precari con contratto annuale e un’altra
decina di organico di fatto). Non è difficile immaginare che quelle
8 cattedre (più altre che si potranno rendere disponibili in seguito
a pensionamenti) saranno coperte, nel momento stesso in cui scatta il nuovo
regime, dai trasferimenti dei perdenti posto nei licei scientifici e linguistici
(così come, chi può, chiederà il passaggio di cattedra
nella A052). Non si tratta, ancora, di un disastro anche perché
i licei classici, e le sezioni tradizionali all’interno dei licei classici,
sono una parte non rilevante delle disponibilità per la classe A051.
Nel liceo scientifico le cattedre
della A051 sono attualmente 900, qualcuna in più nel triennio, dove
sono in maggioranza i docenti a t.i., che nel biennio, dove abbondano docenti
precari. Una cinquantina sono occupate da precari con contratto annuale,
un’altra cinquantina sono la quota fisiologica delle cattedre di organico
di fatto. Per effetto dei nuovi quadri orario vengono cancellate 150 cattedre
al triennio (il monte ore passa da 22 ore settimanali a 16: un solo insegnante
copre una sezione in luogo degli attuali uno e mezzo). Nel biennio (dove
il monte ore passa da 24 a 20), si ha una contrazione di circa il 20%,
con una perdita di circa 10 cattedre su tutta la provincia. I precari sono
semplicemente eliminati (salvo quei pochi che continueranno a ricevere
incarichi su cattedre di organico di fatto o supplenze lunghe), mentre
una cinquantina di insegnanti di ruolo perderebbero il posto se non li
soccorresse nel frattempo una certa quota di pensionamenti. Molti dovranno
comunque fare le valigie.
Nel liceo linguistico le cattedre
della A051 sono attualmente 140, metà al biennio e metà al
triennio. Nel biennio (per effetto del passaggio del monte ore da 16 a
14) la contrazione è minima: un insegnante, che occupa un corso,
deve prendere 4 ore da un altro corso e non più solo 2, ma la possibile
riduzione è solo astratta, dal momento che solo una parte dei licei
che prevedono sperimentazioni linguistiche ha un numero di sezioni sufficiente
perché si verifichi l'effetto domino a cui si è assistito
nella A037 (storia e filosofia) al momento dell'introduzione delle 18 ore
obbligatorie. Le 70 cattedre al triennio invece sono semplicemente eliminate:
è probabile che come già nel liceo pedagogico e delle scienze
sociali l’insegnamento dell’italiano passi alla A050.
Non so se devo continuare o meno.
Mi viene in mente un effetto collaterale: se i nuovi quadri orario saranno recepiti dalle scuole paritarie, anche alcuni precari della scuola privata dovranno cercarsi un altro posto.
E infine una considerazione di carattere
più generale, antropologico più che aritmetico. Questo piano
sembra fatto apposta per mettere gli uni contro gli altri gli insegnanti
di ciascuna disciplina: latino contro greco, inglese contro francese ecc.
Forse ci toccherà assistere, rimanendo solo nell'ambito dei precari,
alle lotte fratricide di alcuni contro colleghi di altre materie mentre
altri continueranno indisturbati a combattere le tradizionali battaglie
contro i sissini, gli ordinaristi, i nuovi abilitati con la sanatoria della
legge 143...
Alerino Palma
valepa2@TOGLItiscali.it
Non ho accennato al liceo pedagogico
e delle scienze sociali perché non ho dati sufficientemente attendibili
in proposito, essendo queste sperimentazioni inserite in proporzione variabile
in altri ordini di scuola (specialmente liceo classico e generici istituti
superiori). Mi pare però che l'inserimento del latino nel nuovo
liceo delle scienze umane (che riassume, come ho già scritto in
Tempo
di Màssacro I, sia il liceo pedagogico, dove attualmente le
ore di latino sono 14 contro le previste 6, che quello delle scienze sociali,
dove non si insegna latino) non comporti consistenti variazioni di organico.
Ho scritto di un generico effetto
collaterale che si potrebbe soprannominare "scuola privata". Finora la
scuola privata è stata per i precari una sorta di refugium peccatorum.
Se questa valvola di sfogo viene a mancare, se anche la scuola privata
dovesse vivere l'effetto contrazione che ho ipotizzato per la scuola pubblica,
ciò avrebbe l'effetto di una maggiore, e intollerabile, congestione
delle graduatorie permanenti dove le defezioni dei docenti in servizio
presso le scuole paritarie, molti dei quali assunti a tempo indeterminato,
assicurano attualmente un minimo scorrimento.
I nuovi quadri orario entreranno
in vigore, con molti se, a partire dall'as 2006-2007, mi si obietta. Quindi,
per l'anno prossimo non ci sono contraccolpi. L'anno dopo viene cancellato
ancora un numero irrisorio di cattedre e così l'anno successivo
(il biennio delle scuole superiori è in parte risparmiato dal disastro
generale). Il nuovo regime comincerebbe quindi a fa sentire i suoi effetti
solo dal 2008-2009 che è ancora piuttosto lontanuccio (almeno sembra).
Non solo, con un po' di ottimismo, si può immaginare che a quella
data siano accaduti eventi imprevedibili che hanno sovvertito ogni aspettativa
(tra cui l'immissione in ruolo di nuovi specializzati, ma va') e
che, per restare più terra terra, una certa quota di pensionamenti
abbia rimpolpato le cattedre perdute.
Nella migliore delle ipotesi, quella
per cui la somma algebrica è uguale a zero (mi scusino i matematici)
ci troveremo, tra dieci anni, nella stessa posizione di oggi, ovvero, alla
soglia o superati di tutto il piede gli 'anta (e un altro piede già
nella fossa), dei sopravvissuti. Sopravvissuti a una scuola che ha abolito
ogni attività intellettuale, che ci ha frustrato e ci ha reso frustranti,
che ci ha succhiato tutto e poi ci ha premiato con un calcio in culo.
a. p.