| Il lavoratore interinale:
il libero schiavo della nuova economia di Cosmo Scarinzi |
Il 10 agosto 2000, mentre il buon popolo era preso da altre occupazioni, CGIL- CISL-UIL e l’ Aran (agenzia per le relazioni negoziali nelle pubbliche amministrazioni, una sorta di Confindustria del pubblico impiego) hanno firmato un accordo che prevede l’assunzione di lavoratori interinali nei ministeri, nella sanità, negli enti locali, nelle scuole. Anche le amministrazioni pubbliche, come le aziende private, potranno dunque utilizzare il lavoro interinale.
Si tratta, per chiarezza, di un rapporto di lavoro nel quale il dipendente non ha alcun legame con l’impresa che lo utilizza ma viene assunto da un’agenzia che lo affitta a coloro che ne hanno necessità in cambio di una commissione. Il lavoro interinale, insomma è una delle forme di lavoro precario, a termine, anomalo che sono state introdotte al fine dichiarato di "favorire l’occupazione" e "far emergere" il lavoro nero ed a quello reale di favorire la precarizzazione e la flessibilità dei rapporti di lavoro.
I vantaggi per le imprese che ricorrono a lavoratori interinali sono evidenti. Possono assumere e licenziare liberamente una quota del personale senza dover ricorrere a pratiche illegali che le esporrebbero a ricorsi, contenziosi, difficoltà. Appare, quindi, evidente come il lavoro interinale sia interessante soprattutto per le medie e grandi imprese che non hanno interesse a ricorrere al lavoro nero che resta tipico delle piccole e piccolissime imprese, più difficilmente controllabili, che lavorano sovente in appalto per la imprese maggiori.
In realtà, insomma, l’introduzione dei contratti di lavoro anomali di vario tipo (interinale, formazione lavoro, collaborazione coordinata e continuativa ecc.) ed il ricorso agli appalti non fanno sparire il lavoro nero ma concorrono a costruire una fascia di lavoro grigio, un vero e proprio lavoro nero legalizzato, che indebolisce il potere contrattuale dei lavoratori dipendenti "normali"
Prima di valutare meglio l’accordo del 10 agosto, può essere opportuno. fornire qualche dato generale sul lavoro Interinale in Italia.
Alcuni dati generali
I numeri non si fa in tempo a raccoglierli che già sono cambiati. Partito in sordina nel '98 con l'entrata in vigore della legge 196, l'interinale è in crescita; non passa giorno che le agenzie per la fornitura di lavoro temporaneo non aprano nuove succursali, tutte su strada per invitare la merce - il potenziale lavoratore da affittare - a entrare.
Le agenzie autorizzate sono 45, affiliate - con l'eccezione del gigante Manpower - a Confinterin, presieduta dall'ex sindacalista Enzo Mattina.
Alcune cifre (di fonte Confinterin) per il '99:
300 mila i lavoratori avviati, 50 milioni le ore lavorate, 170 ore la durata media delle missioni, 1.600 miliardi il fatturato. Per il 25% degli interinali il lavoro temporaneo si è trasformato in assunzione stabile. 25 mila aziende, l'80 concentrato al Nord, hanno utilizzato il lavoro interinale, per due terzi nel settore manifatturiero, in maggioranza operai.
La tendenza è ad allargare i confini dell'interinale: presto sarà praticabile in edilizia, agricoltura, pubblico impiego. In parallelo, il trend è di abbassarne il costo: ora si possono inquadrare gli interinali anche ai livelli inferiori. La quota massima di lavoratori in affitto è fissata dai contratti di categoria; per le imprese metalmeccaniche è l'8%.
Adducendo ragioni di "riservatezza", Confinterin non dice quanto le agenzie facciano pagare il loro servizio, quanto cioè trattengano per sé. La tariffa media europea è il 16% sul prezzo pagato dall'azienda utilizzatrice. E' verosimile che succeda così anche in Italia.
Nel '99 in Italia, 1.800.000 persone sono state avviate al lavoro o hanno cambiato posto di lavoro (è il cosiddetto turn over). Essendo 300 mila gli interinali, ogni 6 persone che si sono "mosse" nel mercato del lavoro una è un interinale. Il lavoro in affitto ha superato i contratti di formazione lavoro (sono stati 250 mila), ormai passati di moda e nel mirino della UE. Gli interinali sono lo 0,7% della popolazione attiva in Italia. La media europea è l'1,7% e si calcola che sarà raggiunta tra un paio d'anni.
Anche in Italia l'agenzia leader è la franco svizzera Adecco, seguita dall'americana Manpower. Al terzo posto Obiettivo lavoro. Passa da queste tre agenzie la metà del lavoro interinale. Obiettivo lavoro, creata dalla Lega delle cooperative e dalla Compagnia delle opere, è l'unica agenzia senza fini di lucro; l'utile (che nel '99 è stato di 5 miliardi su un fatturato di 150 miliardi) è reinvestito in formazione e sostegno dei soggetti deboli. "Sono contento", dice Pino Cova, il presidente. E i lavoratori? "Sono nella media della contentezza. Tra l'interinale e le collaborazioni a ritenuta d'acconto non c'è paragone". Il lavoro interinale, aggiunge, si conferma strumento adeguato per gli obiettivi posti: "allargare la platea degli occupati regolari, agevolare il collocamento". E soddisfare le esigenze delle aziende.
Come è evidente, già oggi le agenzie del lavoro interinale muovono un sesto dei contratti. La loro clientela, come si è già detto è concentrata al nord e nelle imprese più solide. L’accordo del 10 luglio farà fare un salto al meracto fornendo alle agensie un uovo ed importante cliente.
L’accordo del 10 agosto 2000
L’accordo (Contratto collettivo
nazionale: quadro per la disciplina del rapporto di lavoro del personale
assunto con contratto di fornitura di lavoro temporaneo) sembra molto prudente
e garantista. Afferma, infatti:
Appare evidente come la premessa
sia pleonastica. Sarebbe strano, infatti, che si affermasse, in un accordo
che la normativa non verrà rispettata mentre quello che conta è
la conseguenza e cioè la possibilità di assumere lavoratori
interinali. In una nota della CGIL allegata all’accordo si afferma, infatti:
" …L’accordo per essere operativo dovrà venire recepito dai singoli contratti di settore ed — ovviamente - pone precisi vincoli e norme, come il tetto del sette per cento sul totale della forza lavoro (equivalente a 150.000 addetti); o l’esistenza di bisogni straordinari e progetti delimitati nel tempo o casi di lavori stagionali….".
In pratica 150.000 posti di lavoro interinale si sommano agli attuali 300.000 e vengono sottratti alla possibilità di assunzioni di tipo tradizionale.
D’altro canto, con il ricorso
al lavoro temporaneo si spazza via il tradizionale lavoro precario che,
comunque, costituiva un rapporto tra lavoratore ed amministrazione e poneva
le premesse per la possibilità di un passaggio in ruolo.
In altri termini, CGIL-CISL-UIL
si riservano uno spazio contrattuale ulteriore. Possiamo immaginare l’uso
che ne faranno
Un po’ meno dell’8% previsto
per i metalmeccanici ed, in pratica, la totalità o quasi dei precari.
Per chi conosca come funzionano
le cose si tratta di una concessione tanto dovuta quanto inapplicabile
nella stragrande maggioranza dei casi. Non si vede, infatti, come un lavoratore
a termine possa ottenere maggiorazioni retributive legate a progetti di
una particolare amministrazione.
Ancora una volta CGIL-CISL-UIL
si ritagliano un ruolo di cogestione ma lasciano alla controparte la possibilità
di scavalcare la stessa consultazione in moltissimi casi.
Questo accordo, come molti altri che lo hanno preceduto, va nella direzione di distruggere l’unità dei lavoratori e un sistema di diritti conquistato con decenni di lotte. Non è nemmeno possibile presentarlo come un modo di far "emergere" il lavoro nero visto che il "datore di lavoro" è l’amministrazione pubblica. È, insomma, un regalo alle agenzie interinali, un modo per costruire politicamente il loro mercato. Se verrà imposto, comporterà la fine del precariato nel settore pubblico non nel senso, ovviamente, del superamento del lavoro precario nella direzione di quello fisso ma in quello della distruzione dei pochi e limitati diritti degli attuali precari. Rafforzerà, inoltre, il potere discrezionale dei dirigenti del settore pubblico che potranno scegliere, come richiedono con insistenza, da anni, una quota di personale e controllarlo con i poteri di un padrone privato.
Sarà necessario, amministrazione per amministrazione operare per impedire questo tipo di contratti e, contemporaneamente, lavorare all’organizzazione dei lavoratori che ne verranno coinvolti. Un’impresa non semplice ma necessaria.
Cosimo Scarinzi