Una lettera per la Talpa
La tv spazzatura vomita su se stessa

Ricevo e volentieri affiggo questa lettera di protesta da inviare alla redazione del programma televisivo (Fininvest) «La talpa»
redazionelatalpa@jumpy.it
Pare che durante una puntata ai partecipanti, che si trovano IN AFRICA, sia stato richiesto di bere 60 litri di acqua potabile, fino a vomitare.

[La Talpa risponde... in automatico]   [la replica di freealbatroslibre]   [la replica di Livia Testa]   [a proposito...]

Buongiorno
Vi scriviamo in merito a une delle ultime puntate del programma «La Talpa» di cui casualmente e purtroppo ci è capitato di vedere una puntata.
In particolare vorremmo porvi la seguente domanda: chi è la persona che ha avuto l'idea, di inserire tra le attività da far svolgere ai partecipanti del programma, quella di bere 60 LITRI D'ACQUA, considerando il fatto che il suddetto programma viene girato in AFRICA, laddove MILIONI DI PERSONE MUOIONO PER NON AVER ACCESSO ALL'ACQUA POTABILE?
Il 2003 è stato l'anno internazionale dell'acqua, anno in cui nel nostro paese sono state organizzate molteplici iniziative atte a sensibilizzare l'opinione pubblica italiana su questo problema, in particolare sui conflitti in corso per le risorse idriche in diverse parti del mondo (tra cui il Kenia, come si può leggere nel documento qui sotto riportato) e sulla carenza delle suddette risorse che sta causando l'agonia di molti paesi poveri, soprattutto africani.

Il vostro programma rappresenta un insulto per tutte le persone che soffrono di queste gravi guerre e carestie.
Il vostro programma veicola il messaggio che il Nord del mondo possa continuare a bere fino a VOMITARE, sfruttando quanta più acqua possibile (più del necessario) quando in altre parti del mondo ci sono popolazioni che muoiono per la mancanza di tali beni.

Ci auguriamo che la produzione del vostro programma prenda coscienza non solo della gravità dell'atto che ha compiuto mostrando quelle immagini, in quel particolare contesto, ma anche della estrema ignoranza e insensibilità dimostrata davanti ai telespettatori.

Con la speranza che la televisione diventi uno strumento, se non "educativo", almeno "decente" nei messaggi da essa veicolati, vi salutiamo augurandovi buon lavoro!
 

La Talpa risponde in automatico. Rispondono pure se scrivi Sacchi di merda o Manica di imbecilli. Questo l'ho scoperto dopo.

E' nel dna della televisione urtare le coscienze e provocare scandali destinati a rientrare un attimo dopo. Eravamo alla metà degli anni '50 quando il primo critico televisivo italiano, Ugo Buzzolan, sulle pagine de La Stampa stroncava Lascia o Raddoppia, trasmissione colpevole di mettere in gioco la cultura degli italiani obbligandoli in pubblico ad una scelta struggente. Come sappiamo, Lascia o Raddoppia ha assunto nel tempo una dimensione mitica ed è tuttora l'archetipo televisivo più attuale.

La Televisione, per la sua forza pervasiva, è destinata a scuotere le coscienze ed urtare provvisorie sensibilità, ma è anche vero che ogni programma sposta più in là la soglia virtuale che separa ciò che è etico da ciò che non lo è, in quel preciso istante, in quella specifica cultura. Basterebbe guardare davvero le celebrate televisioni altrui per accorgersi che l'inarrivabile tv modello, la BBC, manda in onda programmi che nel nostro Paese verrebbero considerati troppo trasgressivi e susciterebbero polemiche molto più ampie di quelle che potrebbero nascere dalle osservazioni di alcuni spettatori de La Talpa.

La tendenza a "fare la morale alla televisione" è sempre più rumorosa e spettacolare (giornalisticamente interessante) della morale che muove dall'interno coloro che la televisione la fanno, spesso ponendosi problemi e soluzioni che si
risolvono all'interno della scrittura, o nelle fasi di produzione, quindi mediaticamente in silenzio.

Fatte queste premesse doverose, veniamo alla risposta dovuta a chi - in questi giorni - ha mosso alcune critiche ad alcune scelte operate dal nostro programma nelle prime tre puntate: l'utilizzo di sessanta litri d'acqua da bere e di occhi di bue da mangiare durante le prove d'accesso.

Sostanzialmente si tratta di reazioni emotivamente accettabili, che potevamo immaginare fin dal momento della nostra scelta di ambientare -primi in Italia - un reality in un territorio di confine come una zona di savana nel cuore del Kenya.

Scelta che abbiamo lungamente meditato, ben consapevoli di arrivare in un vero altrove, che il cinema e la letteratura hanno saputo trasfigurare e rendere affascinante e desiderabile, ma che, in realtà pone problemi reali legati alla durezza della vita che noi occidentali possiamo solo immaginare ma che non abbiamo mai vissuto.

Ci è sembrato che un adventure-game come il nostro potesse attingere da questo paesaggio non solo immagini ma anche stimoli e provocazioni, offrendo ai protagonisti e, attraverso di loro agli spettatori, un'occasione imperdibile di confrontarsi con un'altra realtà. Con ostacoli e prove non artificialmente create per fare spettacolo, ma presenti nel nostro mondo. Un'occasione di crescita collettiva, che nasce dallo scambio e dall'incontro con popoli, tradizioni, luoghi.

Ci ha confortati, in questa scelta preliminare, la bellissima esperienza della prima edizione del programma, che ci ha visti ambientare un set a pochi metri da un pueblo poverissimo dello Yucatan. Lì, i centotrenta membri della troupe italiana hanno familiarizzato profondamente con gli abitanti, molti dei quali hanno lavorato con noi per alcuni mesi lasciandoci un ricordo indelebile. Senza contare che lo Yucatan ha incrementato del 70% il flusso turistico dall'Italia, tanto da spingere il Ministero del Turismo e della cultura a concederci l'ingresso in templi chiusi al pubblico come segno di ringraziamento
per quanto fatto per il loro Paese.

E' quindi con uno spirito di estrema collaborazione, apertura e disponibilità che i nostri collaboratori si pongono nei confronti del territorio che li ospita. Lo "spreco" di sessanta litri di acqua complessivi per una prova di gioco è in sé davvero poca cosa se pensiamo che si tratta del quantitativo che ognuno di noi utilizza in Italia per la doccia del mattino. E' vero, questo è successo in un Paese dove la siccità è vissuta in modo molto più drammatico che in Italia, ma la zona dove si trova il set de La Talpa non conosce questo problema, anche per la presenza di un fiume di grande portata, lungo settecento chilometri, che scorre a pochi passi dalla location e nel quale è stata ambientata una delle prove del programma. Va inoltre ricordato che la popolazione dei Masai vive di pastorizia, ed è noto a tutti quanto l'allevamento di animali sia profondamente legato alla presenza dell'acqua nel territorio.

Cogliamo comunque l'occasione per precisare alcuni altri elementi che caratterizzano la nostra presenza in Kenya, che vuol essere, al contempo, anche una piccola occasione di scambio di esperienze e di amicizia verso un popolo al quale non intendiamo soltanto strappare il brivido di un'inquadratura insolita.

Prima di arrivare in Kenya, in diversi incontri con i loro rappresentati ufficiali abbiamo approfondito la conoscenza della cultura dei luoghi ed in particolare dei Masai, dei quali abbiamo apprezzato il coraggio e l'attenzione a codici etici di coraggio e di fierezza. Con loro abbiamo stabilito un rapporto di collaborazione che ha ispirato le nostre prove, nelle quali i nostri concorrenti possono mettere in gioco, a loro volta, determinazione, forza, volontà. E' una caratteristica de La Talpa motivare ogni prova e giustificarla secondo un doppio registro: da una parte calandola nello spirito del programma e
dall'altra cercando nella realtà e nella cultura dei luoghi ospitanti non solo la scenografia esteriore ma anche le motivazioni profonde di ogni "missione" che i protagonisti si trovano ad affrontare.

Così, gesti che senza contestualizzazione potrebbero sembrare gratuiti (come mangiare occhi di bue) assumono un altro significato se si considera che, per la tribù dei Turkana, questi non solo rappresentano una normale consuetudine, ma anche una particolare cortesia rivolta agli ospiti. La tribù dei Turkana vive in una zona settentrionale del Kenya nei pressi del lago omonimo. E' una delle tribù che ha mantenuto maggiormente la propria identità e che ha quindi conservato tradizioni e usi propri di una tribù di guerrieri che trae il proprio sostentamento principalmente dall'allevamento. Data l'ostilità del territorio e la scarsità delle risorse, nessuna parte degli animali allevati viene sprecata, e quello che può sembrare a noi disgustoso, è da loro considerato una prelibatezza, come nel caso degli occhi di bue.

Una delle scoperte che La Talpa ci porta a fare è che spesso i nostri pregiudizi e le nostre fobie non sono altro che sovrastrutture culturali e le prove eseguite all'interno del programma cercano, in qualche modo, di dimostrarlo.

In conclusione, ci piace ricordare, in maniera sintetica che:

- la troupe della Talpa dà lavoro in Kenya a sessanta persone. Noi tutti sappiamo che cosa significhi, in quel contesto e per la vita di questi individui, una tale occasione.

- al termine dell'esperienza in Kenya la Produzione de La Talpa realizzerà un'opera permanente di pubblica utilità, come segno tangibile di riconoscenza per l'ospitalità ricevuta e per dare una concreta testimonianza di sensibilità e amicizia.

Siamo sicuri che si tratti della stessa sensibilità che anima i nostri telespettatori, i quali ci fa piacere immaginare non sollecitati da strumentalizzazioni di alcun genere.
 

la replica di freealbatroslibre

bè, almeno hanno risposto. attendiamo con ansia e un po' di scetticismo l'annunciata "opera permanente di pubblica utilità, come segno tangibile di riconoscenza per l'ospitalità ricevuta e per dare una concreta testimonianza di sensibilità e amicizia", senza prima avere precisato che 60 litri d'acqua continuano a rimanere un miraggio per la maggior parte della popolazione locale; che il fiume in questione non è pubblico in quanto le multinazionali lo hanno recintato in più parti e dove non lo è, ben lontano dai riflettori televisivi, ovvero vicino alla foce, dove vivono parecchie comunità, è inquinatissimo e da oggi anche di più perché si riversano gli scarichi, organici e non, di tutta l'armata della talpa; che aspettiamo di vedere la truppa della televisione del presidente del consiglio dare lavoro a ben più di 60 persone ovvero lasciare che questi ed altri non vengano pestati e torturati a lampedusa, qualora decidano di approdare nel nostro territorio, che non debbano subire le quotidiane minacce e ingiurie da parte dei commensali del direttore della televisione che li manda in onda, di quei leghisti che sono soliti abboffarsi alla corte del re feudatario alla faccia di tutti i "negri" (come li chiamano loro), che compaiano o meno in televisione. Altre speranze potrebbero aggiungersi, ma per il momento aspettiamo di vedere ... la prossima nomination
 

la replica di Livia Testa

Vedi come sono democratici.
Hanno perfino familiarizzato coi... negri! Scommetto che qualcuno dei Masai gli mangia pure in mano e scondinzola quando vede la telecamera!
E sono pure interculturali: riconoscono ai .... negri una fierezza innata. Un po' come diciamo tutti del nostro gatto. E poi non li hanno fatti ancora cantare, i negri, sennò ci scappava pure che hanno la famosa musica...
Per finire mi fa rabbrividire l'opera di pubblica utilità che verrà realizzata al termine della trasmissione. Un confessionale tipo Grande Fratello? Un'accademia di ballo televisiva dove anche tante donne Masai, come le nostre velazze, possano far valere la loro identità femminile facendo vedere il .... a tanti produttori occidentali? Un Mac dove tanti ...negri cucinano occhi di bue per i turisti bianchi?
Io ho spedito l'e-mail e non vedo l'ora che giunga anche a me la risposta.
Se ho del tempo da perdere, li faccio... neri.

Ultima cosa. 60 litri d'acqua per la doccia mattutina? Ma questa stima l'hanno formulata sulle abitudini di Maurizio Costanzo prima-della-cura e di Platinette? Ma che ci laviamo abbracciati al Colosseo?
L.
 

a proposito...
CARESTIA IN KENIA: ARRIVA CIBO PER CANI
Ma il governo rifiuta: «I nostri figli non sono ancora in una situazione tale da dover mangiare gli alimenti per gli animali»
Corriere della Sera, 31 gennaio 2006

NAIROBI - Aiuti sì ma non esattamente umanitari, almeno nella loro destinazione d'uso. Il governo del Kenya, per bocca del suo portavoce ufficiale Alfred Mutua, ha infatto rifiutato l'offerta di 42 tonnellate di "polvere altamente nutriente" utilizzata nella produzione di biscotti per cani che un'azienda neozelandese ha proposto di inviare nel Paese africano, in particolare per i bambini delle aree maggiormente colpite dalla siccità e dalla carestia che sta minacciando milioni di persone in almeno sette paesi dell'Africa orientale.
GLI AIUTI DEVONO RISPETTARE GLI STANDARD - "I bambini kenyoti non sono ancora in una situazione di scarsità di cibo tale da giustificare il fatto che debbano mangiare quello per cani", ha affermato Mutua, il quale ha comunque detto di apprezzare la volontà di aiutare il paese a contrastare la fame, ma che tale assistenza deve avvenire in conformità con gli standard dell'Ufficio per l'alimentazione del Paese.
L'AZIENDA: "E' UN CIBO NUTRIENTE" - L'azienda neozelandese, secondo quanto scrive Misna l'agenzia di stampa dei missionari nel mondo, ha replicato sostenendo la bontà della propria iniziativa, precisando che la polvere in partenza per il Kenya (la spedizione era prevista a marzo) rappresenta un "pasto altamente energetico e sostenibile" contenente carne liofilizzata (manzo, maiale, pollo), frutti di
mare, aglio, uova e cereali interi e dal "sapore gustoso", come ha precisato in una trasmissione televisiva la fondatrice dell'azienda, la "Might Mix", che afferma di consumare personalmente ogni giorno il composto. Il direttore del servizio medico dell'ufficio alimentare di Nairobi, intervistato da uno dei principali giornali
del paese "The Nation" (che dedica l'apertura della prima pagina di oggi a questa vicenda), precisa che "in nessun modo il ministero autorizzerà che una polvere per cani venga utilizzata per consumo umano".
SITUAZIONE DRAMMATICA - La situazione del Kenya (33 milioni di abitanti, circa il 60 per cento dei quali vive con meno di un dollaro al giorno) si fa sempre più drammatica. Quasi quattro milioni di persone sono a rischio per la tremenda siccità che sconvolge il Paese (già una cinquantina di morti per inedia e malattie connesse, soprattutto bimbi), mentre il governo è travolto da un'ondata di scandali relativi a sperperi (di ieri la notizia che in 18 mesi ha speso 10 milioni di euro per il parco auto governative) e corruzione. Al punto che oggi la Banca Mondiale ha deciso la sospensione di un finanziamento di 19 miliardi di scellini keniani (circa 215 milioni di euro) in attesa di verificare iniziative concrete dell'esecutivo contro la corruzione.


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