La lettura
provoca inappetenza sessuale, di S. G.
"La lettura, per me, non è una passione.
Un'attitudine malsana, un’infinita coazione a ripetere. [...]Ogni lettore
è, a modo suo, un malato".
oh, finalmente una parola sensata in mezzo a questo
bavardage sovraeccitato e insulso. Avanzo qualche modesta proposta per
debellare questo morbo immondo. La prima è quella di indire una
giornata di astensione dalla lettura. Sai che piacere vedere in gramaglie
quei pusher di adelphi, mondadori e compagnia bella. Poi obbligare gli
editori ad apporre in copertina avvertenze tipo 'leggere provca seri disturbi
alla vista', o 'un libro danneggia gravemente te e chi ti sta intorno',
o 'smettere di leggere riduce il rischio di malattie psico-sociali', o
'leggere provoca dipendenza', o il più efficace 'la lettura provoca
inappetenza sessuale', con foto in 4a di copertina che mostra una coppia
a letto, lei disperata con le mani nei capelli mentre il vizioso indifferente
segue imperterrito la lettura.
Ma non basta. Bisognerebbe pure proibire la lettura
nei luoghi pubblici (per i danni accertati della lettura passiva), e consentire
l'acquisto dei libri solo ai maggiorenni. Infine consiglierei, per i lettori
cronici, di istituire delle comunità di recupero (san celentano),
a fini rieducativi tramite il sano e nobile lavoro manuale.
Sono percorsi lunghi e irti di difficoltà,
ma non possiamo lasciarli nel tunnel.
In fondo, il lettore è solo un malato di
nostalgia.
sg
Vorrei
essere una guida, di Anna Desideri
Consiglio ai miei alunni di leggere, indico un
certo numero di autori,ma non li impongo. Vorrei che prendessero gusto
per la lettura da quel che si fa in classe. Ma aggiungo che si devono accostare
anche ai giornali, a riviste. Vorrei essere una guida e butto là
come per caso notizie o battute di personaggi di opere interessanti, non
necessariamente tra le più famose. Non è facile far gustare
la lettura e l'insegnante a volte può ottenere il contrario, se
non è particolarmente attento e abile. Occorre tanta intelligenza
per condurli verso la lettura, ma non dimentichiamoci poi che la personalità
dell'individuo ha una enorme importanza nella scelta delle attività
a lui più congeniali. E' vero che i ragazzi hanno tante cose da
fare che potrebbero essere considerate migliori, ma nel momento in cui
noi docenti riusciamo un po' a far percepire la ricchezza che si può
conquistare tramite la lettura possiamo esserne veramente orgogliosi!
Ciao e buon lavoro
Anna Desideri
Che
dire…, di Massimiliano Manganelli
Che dire...
che ci siano insegnanti che fanno leggere i "loro"
libri agli alunni è un fatto (doloroso, ma lo è); a volte
la cosa funziona, altre ha un effetto boomerang.
Per quello che mi riguarda, ho dato la più
ampia libertà; mi riservo i miei commenti, stimolo il confronto
tra gli alunni, suggerisco, provo a dare qualche piccola indicazione. Ma
soprattutto ascolto e non impongo nulla, mi confronto su Harry Potter e
altre cosette. I risultati sono più che incoraggianti e in taluni
casi incredibili: ho una classe di undicenni che legge moltissimo e che
ama parlare di libri. So di essere fortunato...
Su qualcosa non concordo con te, e dipende dal
nostro punto di vista professionale. Quando leggo che noi dovremmo limitarci
a "trasmettere cultura", dalla mia specola della scuola media non capisco
e un po' sorrido. Io non trasmetto cultura, costruisco competenze, aiuto
anzi a costruire un pensiero critico e autonomo, che davanti a un testo,
che sia Joyce, la ricetta della torta di mele o una legge di riforma degli
affitti, sappia come districarsi e comprenda. La trasmissione di cultura
mi spaventa perché in fondo in fondo c'è sempre la signora
Brichetto appostata che ci attende. Dategli 'ste quattro nozioncelle, mandateli
a casa, fategli guardare la tivvù e lasciateli liberi di giocare
a calcio; e non stateci a rompere i coglioni con le competenze, le finalità
educativo-didattiche e le attività extracurricolari. La scuola deve
dare più nozioni, deve insegnare tante cose.
La trasmissione di cultura, nella scuola media,
è una strana cosa; dal tuo punto di vista, che è quello di
una scuola non obbligatoria e preselezionata puoi permetterti di trasmettere
cultura. Io devo mettere dentro tutti, belli e brutti, e se al povero di
spirito faccio capire qualcosa mettendogli in testa che leggere fa bene
- non è meraviglioso, fa bene - perché si capisce di più
il mondo, di sicuro non ho fatto danni.
Le passioni se le sanno costruire da soli, non
hanno bisogno dell'insegnante.
In verità, da docente di lettere io sogno
una scuola in cui la didattica si faccia senza libri, in modo che non si
arrivi a Harry Potter, a Gadda o a Fenoglio dopo ore sul manuale di storia,
di scienze, di educazione tecnica, di latino, di chimica o d'inglese.
E nella quale comprendere un testo non significhi
leggere soltanto per apprendere (perché domani mi interrogano sulle
guerre persiane), ma leggere per capire quello che cazzo sto leggendo e
perché è scritto così e non cosà (e perché
i greci, che erano di meno, hanno sempre vinto [ma se ho capito questo
ho capito a che serve la testa; e sto già a buon punto]).
Così se domani fanno una nuova legge sulle
pensioni, capisco quello che c'è scritto; e capisco che quello stronzo
rifatto e liftato che sta al governo ce l'hanno mandato quelli che non
capiscono perché non sanno e non vogliono leggere (la realtà,
non i libri).
Bye.
M |
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