| Insolenze
Frammenti di pallottole sparate a scuola (dal 18 giugno 1998 a tt gg) |
Intro
Ieri ho trascritto quelle quattro
sententiae che nella bozza «Insolenze» sono state inserite
al n. 58: Frankenstein, le trenta bagasce di Dante, il principio dell'anoressia
(contrapposto al principio dell'analogia) e i Galli Senoni. Alla fine dell'ora
Gioia, autore di due sentientiae su quattro e di altre battute meno riuscite,
fa: queste quando le mette su internet? Ho capito: ecco perché ultimamente
stanno diventando così tragicamente frivoli. E ora come farò
a fermare la marea?
1. Fanculo, prof
Un’alunna mi chiede: quanti vaffa
si è preso nella sua carriera?
Due, più uno incerto. Quelli
sicuri, uno bisbigliato da una certa Ilaria, scontenta del voto dell'amica,
uno riferito da una spia: guarda che te c'ha mannato. Dove? A fanculo,
prof.
2. Pagine di storia (dialogo)
A.: La classe si lamenta perché
do troppe pagine di storia da studiare
G.: e quante gliene dài
A.: mah 10-12
G.: e allora dagliene 15.
3. Apagoge
Quando ho un vuoto di memoria
metto lì "apagoge". Per una classe "media" vanno bene anche anadiplosi,
enallage, poliptoto. Per una classe di basso profilo Mario suggerisce di
dire: beh, prendete il vocabolario. A una che le chiedeva se i faraoni
sapevano scrivere Elisa ha risposto: bella domanda.
3 bis. Epitesi (la vendetta di
Apagoge)
Quando si trova piùe alla
fine di un verso c'è stato un allungamento per ragioni metriche.
Questo fenomeno si chiama epitesi. E quando si allunga una parola all'inizio
- chiede Kristian - come per esempio istoria? Mah, si chiamerà apotesi,
penso, oppure protesi.
4. Antifrasi
Oggi ho detto in quarta che l'antifrasi
è la degenerazione della perifrasi. Mentre la perifrasi scava intorno
a un concetto per far capire senza dire, l'antifrasi afferma in modo esplicito
lo stesso concetto attraverso l’evidenza del contrario. Esempio. In seconda
liceo avevo inventato una fidanzata schermo per far ingelosire Chantal.
Lei scrisse: Spero che Sietchylena stia bene. Ma la grafia tradiva il significato:
spero che muoia soffrendo più che può. Come ha fatto a capirlo
dalla grafia, chiede Giorgia, era storta, un po' incerta? No, al contrario:
chiara, decisa, tonda.
5. Ablativo
Francesca espone la casistica latina:
il nominativo traduce il soggetto, il genitivo il complemento di specificazione,
il dativo il complemento di termine, l'accusativo il complemento oggetto,
l'ablativo tutti gli altri complementi.
brusio
Francesca: pensavo che l'ablativo
traducesse tutto quello che non va negli altri casi!
Marco: e che è un caso-monnezza!
6. Strategia didattica
La mamma di una ragazza un po' esuberante
al colloquio quadrimestrale mi ha consigliato di tartassare la figlia con
continue interrogazioni e domande dal posto. Non lasciarla respirare, dice.
In questo modo, garantisce, uscirà fuori la vera Valeria.
7. Pedagogia
La mamma di un'altra Valeria, anche
questa molto esuberante, si è vantata dei progressi della figlia
dicendo: si cominciano a vedere gli effetti della cura. Quale cura, signora?
Eeh, appena si alza dal tavolino giù botte. E se non la pisto io
ci pensa il fratello. La stessa mamma si presenta al colloquio tutta trafelata:
«mi è andata a fuoco la bmw». Poi, quando si accorge
che non sono rimasto impressionato, corregge: «un'utilitaria, comunque».
8. Bestiario
In un consiglio di classe la prof
di matematica si pronuncia su Cristian: quello non è un asino, è
un somaro!
9. Canzoni
Un alunno si complimenta con me
perché questa settimana ho inserito La Genesi di Guccini sul mio
blog. Non pensavo, dice, che lei conoscesse La Genesi. Un altro alunno,
un ragazzino di prima media, anni fa, canticchiava Geordie. Dice: la conosci
Geordie? Certo, la cantavo quando avevo la tua età. Ma che stai
a dì che è uscita mo'.
10. Cristian
Chiedo a una mamma come va suo figlio
Cristian. Dice: professò me lo devi da dì tu?
11. Il piacere della lettura
Dopo tre minuti Sofia consegna la
verifica sul barone rampante di Calvino. Ha scritto: non ho mai letto un
libro e mai lo leggerò.
12. Letteratura
Al verso 10 del Cantico di Frate
Sole Gioacchino si ribella: perché leggiamo sta poesia, ma è
brutta. Due giorni dopo propongo gli esercizi di stile di Queneau. Fa:
ma tutti i drogati li conosce lei.
13. Bagno
Un'alunna rientra dieci minuti dopo
l'intervallo. Dopo tre minuti fa: posso andare al bar? Dico di no. Dopo
altri tre minuti dice: devo prendere una pasticca. Dico di no. Dopo un
altro minuto mi sventola un tampax sotto il naso. Dico: vai al bar e non
rompere. L'amica dal posto cinguetta: lei non li capisce i problemi delle
femmine.
14. Insolenze
Un'altra alunna, otto anni dopo,
chiede di uscire alla prima ora: è urgente. Accordo l'uscita a patto
che torni entro cinque minuti, compresa l'immancabile accompagnatrice.
Dico: 8 e 49. Tornano alle 9. Scrivo la nota: Bernardini e Pesaola si intrattengono
fuori dalla classe per quindici minuti durante la prima ora. Pesaola protesta:
aho, ma quando lei va al bagno a casa sua sta a guardà l'orologio?
Avanzo: sì, certo. Rilancia: e se è passato il tempo lascia
la cosa a metà?
15. Geografia della percezione
Torbellamonaca, ottobre [2008]. Si parlava
degli effetti della riforma Gelmini. Domanda Titti: che rischia il posto
pure lei... rischia di andare in periferia? No, casomai rischio di andare
in centro.