Un passo indietro. La prima gi posa sotto l'appendiabiti il 4 aprile ultimo scorso. L'ultimo bambino a destra ha disegnato sulla maglietta il logo della scuola media Tibullo: un tao spaccato da uno spicchio di limone. Il ragazzo in mezzo, tutazippato, compie gli anni domenica 4 maggio [2003], se ho capito bene.
leggi i commenti alle foto pacifiste degli alunni poco pacifici
L'alunno all'estrema sinistra, un po' "robusto", è identico ad uno che ho io. Li fanno con lo stampino?
La ragazzina in basso dell'ultima foto ha già l'aria da intellettuale di sinistra (si vede l'impronta del prof...)
Ma che razza di scuola è la tua? Gli alunni sostano indisturbati davanti all'aula per il corridoio...da me non succede!!!!
Ciao
Luca

Una domanda: cosa significa pacifista ma non pacifica??? se non siete pacifici cosa siete?
Luca (un altro)

Sono dei bei tipi anche i tuoi, noto ragazzine civettuale (più di quelle che conosco io, ma qui, te lo scrissi già, sono molto più vanitosi i maschietti... mentre i tuoi mi paiono ancora indenni da vanità estetica).
Prevalenza maschile, o sbaglio?
Molto belli davvero i cartelloni, invidia, invidia. §:-)
Orietta

No so se da voi i giornali arrivano, ma la guerra è finita qualche settimana fa (almeno quella ufficiale).
Luigi

Quale guerra? Ti stai forse riferendo all'occupazione che c'è stata in Iraq?...
Stefano

Pretendere che la femminista sia femmina
il moralista morale
e sempre intelligente
l'intellettuale
è abbaglio etimologico
come dedurre
da burro burrone
da stiva stivale
da cavia caviale
Massimo

Ho visto alla televisione tutta la scena dell'abbattimento della statua di Saddam, quella grande, nella piazza vicino all'albergo dei giornalisti.
All'inizio c'era sicuramente più fotografi che gente. Hanno provato a legare una corda al collo della statua e a tirare, ma o la corda era troppo corta, o la statua era troppo alta. Intanto alcuni muscolosi si passavano di mano una mazza di ferro e cercavano di tirar giù la base: un blocco di cemento di almeno quattro metri di diametro.
Nel frattempo arrivava alla spicciolata altra gente, non comunque una folla, però. Infine è arrivato un carro americano, di quelli grandi come una villetta del geometra.Sono così riusciti a mettere su una specie di gru, hanno attaccato una catena alla statua, e il carro l'ha tirata via.
La scena è durata più di un'ora, ed è stata straziante: la prima rivoluzione della storia in cui un popolo non è stato neanche capace di buttar giù la statua del tiranno.
Niente contro gli Iracheni, si intende: loro la rivoluzione l'avevano fatta, e molto seriamente, ma dieci anni prima, quando sono stati lasciati soli, e gli elicotteri di Saddam li hanno inondati di bidoni di acido. Ci credo che in quest'ultima occasione non se la siano sentita di ripetere: le rivoluzioni non si fanno a comando, solo perché il pubblico televisivo mondiale grida "bis!".
(Quanto allo spettacolo penoso delle bande di bambini che si fanno riprendere mentre strappano mazzette di ritratti di Saddam, le nostre televisioni dovrebbero avere il buon gusto di risparmaircelo: chi ha letto Curzio Malaparte capisce che cosa intendo).
E già che ci siamo, ricordo che l'altra Liberazione, quella nostra, è stata un po' diversa: in quasi tutta Italia, da Napoli a Torino, gli Alleati sono arrivati in una città insorta, dove i nazifascisti o se n'erano andati, o facevano cecchinaggio dai pochi edifici in cui si erano asserragliati. Ci furono sì violenze, esecuzioni sommarie, vendette private, devastazioni, ma nulla in confronto a ciò che abbiamo visto a Baghdad, e si è ripetuto forse in maniera più orrenda in centri lontani dalle telecamere. Le formazioni regolari di partigiani scese dalle montagne presero in breve tempo il controllo della situazione, ed era già pronta una nuova classe dirigente, in grado di rimettere in piedi lo Stato.
Questo per quelli che esaltano il ruolo di liberatori degli Americani, purché si tratti dell'Iraq  - ma dicono che da noi non è andata così, che gli Americani sono arrivati in Sicilia perché li ha mandati la mafia, e che sotto sotto gli Italiani (comunisti al soldo di Mosca a parte) non avevano nessuna voglia di essere liberati.
Maurizio