Leo Ferré
testi trascritti da Orietta

L'arte della rivolta | La solitudine  | Gli anarchici | Col tempo

L'arte della rivolta

Le partenze sono delle prove di morte: quando, in fondo alla banchina, sul treno che prende velocità, perdiamo di vista la persona che agita il suo fazzoletto bandierina, accade qualcosa, come un’effrazione dell’anima, ed entriamo nel coma dell’assenza, che è una morte figurata. Io non amo né i porti né le stazioni, anticamere del nulla. Il partire non implica la distanza. Partire è immaginazione.

Che cos’è preferibile? Che tu ti ritrovi a diecimila chilometri da me, che io ti sappia viva, ti ami, mentre tu mi hai lasciato perché non mi ami più, oppure che tu giaccia al cimitero, mentre io, che abito nell’albergo più vicino, ti porto fiori, e ti parlo come si parla alle cose, davanti alla definizione stessa della tua condizione di morta, questo silenzio imputridito? Preferisco saperti a diecimila chilometri da me: Certo tu ti sei estirpata da me, mi hai ingannato per fare conflitto, ma io resto per farti rimorso. L’esilio che tu mi hai prodotto è una ragione di esiliarmi in te, di visitarti negli angoli disabitati della tua memoria, e di deporvi il mio uovo. Io sono diventato il ricordo. Quando mi fai passare nel tuo proiettore, tu vedi un falso di me, un me del giorno prima. Gli esuli non vivono nella memoria: vivono domani.

La fantasia non va mai in vacanza. Secerne idee senza sosta, idee sovversive, perché in continua contraddizione con quanto si pretende che sia l’opinione comune, come se esistesse un mandante dell’imbecillità che fabbrica idee per un mandatario inesperto e ferocemente inabile e vinto in partenza. Nella convinzione di un individuo si trascina un po’‚ dell’irrealtà della vita. Il mandatario è morto. E’ risaputo che l’energia costruttiva soffre di una disperazione sottomessa e contenta di essere. O di non essere. Il nulla? Chi oserebbe parlarne, dato che il nulla è una follia di Dio. Dio folle non è niente. Io, folle, sono Dio. Il Folle del nulla si costringe e si abitua a dissertarne. Mica male!
 



La solitudine

io vengo da un altro mondo, da un altro quartiere, da un'altra solitudine. Oggi come oggi, mi creo delle scorciatoie. Io non sono più dei vostri. Aspetto dei mutanti; Biologicamente me la cavo con l'idea che mi sono fatto della biologia: piscio; eiaculo; piango. Innanzi tutto noi dobbiamo lavorare le nostre idee come se fossero dei manufatti. Io sono pronto a procurarvi gli stampi. Ma...

la solitudine...

Innanzi tutto le lavanderie automatiche, agli angoli delle strade, sono imperturbabili così come il rosso o il verde dei semafori. I poliziotti del detersivo vi indicheranno dove vi sarà possibile lavare ciò che voi credete sia la vostra coscienza e che non è altro che una succursale di quel fascio di nervi che vi serve da cervello. E pertanto...

La solitudine...

La disperazione è una forma superiore di critica. Per ora, noi la chiameremo "felicità", perché le parole che voi adoperate non sono più "parole", ma una specie di condotto attraverso il quale gli analfabeti hanno la coscienza a posto. Ma...

la solitudine...

Del Codice Civile ne parleremo più tardi. Per ora, io vorrei codificare l'incodificabile. Io vorrei misurare il pozzo di San Patrizio delle vostre democrazie. Vorrei immergermi nel vuoto assoluto e divenire il non detto, il non avvenuto, il non vergine per mancanza di lucidità. La lucidità me la tengonelle mutande.



Gli anarchici

Non son l'uno per cento ma credetemi esistono

In gran parte spagnoli chi lo sa mai perché

Penseresti che in Spagna proprio non li capiscano

Sono gli anarchici
 
 

Han raccolto già tutto

Di insulti e battute

E più hanno gridato

Più hanno ancora fiato

Hanno chiuso nel petto

Un sogno disperato

E le anime corrose

Da idee favolose
 
 

Non son l'uno per cento ma credetemi esistono

Figli di troppo poco o di origine oscura

Non li si vede mai che quando fan paura

Sono gli anarchici
 
 

Mille volte son morti

Come è indifferente

Con l'amore nel pugno

Per troppo o per niente

Han gettato testardi

La vita alla malora

Ma hanno tanto colpito

Che colpiranno ancora
 
 

Non son l'uno per cento ma credetemi esistono

e se dai calci in culo c'è da incominciare

Chi è che scende per strada non lo dimenticare

Sono gli anarchici
 
 

Hanno bandiere nere

Sulla loro Speranza

E la malinconia

Per compagna di danza

Coltelli per tagliare

Il pane dell'Amicizia

E del sangue pulito

Per lavar la sporcizia
 
 

Non son l'uno per cento ma credetemi esistono

Stretti l'uno con l'altro e se in loro non credi

Li puoi sbattere in terra ma sono sempre in piedi

Sono gli anarchici
 



Col tempo

Col tempo sai, tutto se ne va

Non ricordi più il viso,

non ricordi la voce,

quando il cuore ormai tace,

a che serve cercare,

ti lasci andare e forse è meglio così.

 

Col tempo sai,

col tempo tutto se ne va

l‚altro che adoravi,

che cercavi nel buio,

l‚altro che indovinavi in un batter di ciglia,

tra le frasi e le righe

e il fondotinta di promesse agghindate

per uscire a ballare.

 

Col tempo sai, tutto scompare

Col tempo sai, tutto se ne va.

Ogni cosa appassisce,

io mi scopro a frugare in vetrine di morte

quando il sabato sera

la tenerezza rimane senza compagnia.

 

Col tempo sai, col tempo tutto se ne va,

l‚altro a cui tu credevi anche a un colpo di tosse,

l‚altro che ricoprivi di gioielli e di vento

ed avresti impegnato anche l'anima al monte

a cui ti trascinavi alla pari di un cane.

 

Col tempo sai, col tempo tutto va bene,

non ricordi più il fuoco, non ricordi le voci

della gente dappoco e il loro sussurrare:

“non ritardare, copriti col freddo che fa”

 

Col tempo sai, col tempo tutto se ne va

E ti senti il biancore di un cavallo sfiancato

In un letto straniero ti senti gelato, solitario,

ma in fondo in pace col mondo e

ti senti tradito dagli anni perduti,

allora tu, col tempo sai, non ami più.


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