Equos Troianos
Una riflessione sul nuovo regolamento dei licei

Il nuovo regolamernto dei licei merita almeno una riflessione che riguarda gli insegnanti di Lettere. Al di là di tutti gli altri problemi, la saturazione obbligatoria dell'orario a 18 ore (senza  clausola di salvaguardia), l'aumento del numero di alunni per classe e la conseguente probabile cancellazione di molte classi, l'accorpamento per ambiti disciplinari delle classi di concorso. Quest'ultima una minaccia non ancora definita (non ci sono bozze di legge in merito), le prime due voci già nero su bianco nel piano programmatico. Il nuovo regolamento dei licei, invece, è futuribile ma neppure tanto. Gli bastano due passaggi, deus nolens.
Il regolamento riduce le ore di latino nel liceo scientifico da 20 a 15, un'ora in più di italiano e un'ora in meno di storia. Se entrasse in vigore tutto d'un colpo determinerebbe la perdita di un posto ogni tre sezioni di liceo. Siccome entrerà in vigore a scorrimento, la cancellazione di posti sarà graduale e quasi insignificante. L'insidia è da un'altra parte. È un cavallo di Troia. Il regolamento lascia libertà a ciascun liceo di adottare la seconda lingua al posto del latino in una o più sezioni, non più della metà.
Un insegnante di Lettere pensa: e che il collegio vota una cosa che mi fa perdere il posto. Scusate se ripeto tante volte la parola cosa. Mi rende meglio l'idea di un pacchetto che uno non sa cosa c'è lo apre e scoppia. E penso anche al termine res, come res nullius. Naturalmente si sbaglia, come quando pensava: le 18 ore, non toccherà a me. E invece ti è toccato, e non solo, sono cambiati i tempi, è saltata anche la norma per cui il posto era risucchaito solo se c'erano cattedre vacanti o pensionati, se perdi il posto te ne devi andare. Si sbaglia perché nel collegio all'inizio ci sarà un po' di umanità, ma non per troppo tempo, da parte di coloro che vedono l'opportunità di aumentare la scuola abbassando la qualità dell'offerta. La guerra di tutti contro tutti, chi è stato precario o è precario in questi anni di mezzo, non c'è neppure necessità di insistere. E comunque, anche dove c'è un collegio compatto, un buon preside e tutto il resto nessuno può impedire che la sezione di bilinguismo diventi una sezione di seconda lingua senza il latino. E quale scuola rispedirà al mittente l'anno dopo chi si iscrive al bilingue senza latino snobbando il tradizionale. La filosofia è molto semplice: sarà l'utenza a decidere quello che si fa a scuola, quanto, come, i criteri di valutazione. Il ddl Aprea combinato con il regolamento dei licei.
 


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