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Quel giudizio non è cambiato The Economist sul ritorno al potere di Berlusconi |
Ecco, un collega dice: sì,
ma pubblichi solo articoli di sinistra, è facile. Mi ricordo Donna
Letizia seduta di fronte a quella bestia di Lucia Annunziata, che però
per líoccasione si era preparata, dire: ma lei mi cita solo articoli di
sinistra. Più o meno. E tira fuori dalla borsetta una prestigiosa
firma del Sole 24 Ore, un certo boh, nome mai sentito. La domenica scrive
sul Sole 24 Ore e gli altri giorni sulla Gazzetta di Sondrio. La riposta
al collega si articola in tre punti: non li ho cercati. Anche se presumo
che in Europa o nel mondo non esistano giornali come Libero o La Padania,
ma anche qualora esistessero. La mia finestra web non rappresenta la contraddizione
con stile par condicio-porta a porta-ballarò. Secondo: non li ho
trovati. Terzo, ho trovato uníanalisi dellíEconomist, che è un giornale
apertamente di destra. LíEconomist dice: il nostro giudizio non è
cambiato e difficilmente cambierà. LíItalia ha bisogno di riforme
(tra cui stroncare i sindacati). Berlusconi non è la persona adatta
perché si occupa degli affari suoi, perché si circonda di
personaggi equivoci (Tremonti, in primis), perché è antieuropeo.
L'ULTIMA OPPORTUNITÀ DI SILVIO
BERLUSCONI
A 71 anni, il Cavaliere è
di nuovo in sella. Ma questa volta non può sbagliare.
Con una maggioranza ampia e stabile,
il governo di centrodestra non avrà più
scuse per rimandare le riforme
di cui l'Italia ha urgente bisogno.
The Economist, Gran Bretagna
aprile 2008
CONTRO OGNI ASPETTATIVA, il Cavaliere
è tornato. Alla veneranda età di 71 anni, Silvio Berlusconi
ha ottenuto una solida vittoria alle elezioni del 13 e 14 aprile, che gli
consegna un'ampia maggioranza in entrambe le camere. Ci sono tutte le premesse
perché il governo di centrodestra duri. Fondando il Popolo della
libertà, Berlusconi ha assorbito nel suo progetto Alleanza nazionale
e si è liberato di un partner poco affidabile come l'Udc. Il suo
principale alleato, la Lega nord, non avrà alcun interesse a farlo
cadere. Nonostante il pessimo sistema elettorale regalato al paese proprio
da Berlusconi nel 2006, l'Italia potrebbe avere cinque anni di un governo
relativamente stabile. Ma perché gli elettori italiani si sono rivolti
a Berlusconi per la terza volta, dopo le vittorie del 1994 e del 2001?
Per tre motivi. Il più importante è l'insofferenza verso
la litigiosa coalizione di centrasinistra che ha governato fino a gennaio.
Il governo Prodi avrà anche rimesso a posto i conii pubblici, ma
c'è riuscito solo grazie a un impopolare aumento delle tasse. Per
le riforme ha fatto molto poco. II suo successore alla guida del centrosinistra,
WalterVeltroni, non ha avuto il tempo per prendere le distanze da quell'esperienza
di governo e per dimostrare di essere un'alternativa credibile. La seconda
spiegazione del successo di Berlusconi è, come sempre, il suo dominio
sui mezzi di comunicazione. Attraverso l'impero di Mediaset il futuro presidente
del consiglio italiano controlla la maggior parte delle reti private del
paese e una volta tornato al governo, eserciterà indirettamente
una forte influenza anche sulla tv pubblica: avrà quindi in mano
il 90 per cento della televisione italiana. Non aver fatto nulla per affrontare
il conflitto d'interessi di Berlusconi è stato uno dei grandi errori
del centrosinistra. La coalizione guidata oggi da Veltroni ha anche avuto
il grave demerito di non aver abrogato quell'accozzaglia di norme che Berlusconi
ha fatto approvare per sottrarsi alla miriade di procedimenti giudiziari
a suo carico.
In passato sono stati proprio il
conflitto d'interessi e il groviglio dei procedimenti giudiziari contro
Berlusconi a spingere l'Economist a giudicarlo inadatto alla carica di
presidente del consiglio. Quel giudizio non è cambiato. Il Cavaliere
ha proposto dei controlli sulla salute mentale dei magistrati e uno dei
suoi più stretti collaboratori (un senatore condannato in primo
grado per asso-dazione mafiosa) parlando di un criminale accusato di essere
un killer della mafia ha affermato che si trattava di un eroe. Sono motivi
sufficienti per sostenere che Berlusconi non dovrebbe guidare il suo paese.
In ogni caso, la sfida più
grande che il premier appena eletto dovrà affrontare non riguarda
né il conflitto d'interessi né le sue vicende giudiziarie
né la mafia, ma il disastroso stato dell'economia italiana. I problemi
economici, infatti, sono il terzo motivo per cui gli elettori delusi hanno
preferito il Popolo della libertà al centrosinistra. Molti sono
convinti che il governo Prodi non abbia fatto nulla per i cittadini, se
non aumentare le tasse. Sono tanti gli italiani che, nonostante l'esperienza
dei precedenti governi di centrodestra, hanno ancora la forza di credere
nella magia che ha fatto di Berlusconi l'uomo più ricco d'Italia.
Sperano che con il suo governo le cose miglioreranno per tutti.
Líesame più difficile
Gli italiani hanno ragione a essere
preoccupati per lo stato della loro economia. L'Italia è senza dubbio
il malato d'Europa. Il Fondo monetario internazionale prevede che nel 2008
e nel 2009 l'economia crescerà solo dello 0,3 per cento, meno di
tutti gli altri paesi del l'Unione europea e del G8. Quest'anno il pil
pro capite italiano è sceso per la prima volta al di sotto della
media europea mentre il prossimo anno scivolerà alle spalle di quello
greco, dopo essere stato superato da quello spagnolo alla fine del 2006.
Perfino di fronte a un rallentamento generale dell'economia mondiale, le
prospettive dell'Italia sembrano essere le più cupe. La crescita
italiana è stata stagnante sia con i governi di centrodestra sia
con quelli di centrosinistra. Le cause di questa lentezza sono profonde
e strutturali, e per trovare un rimedio ci vorranno decenni. L'Italia è
uno dei paesi ricchi più sovraccarichi di regole e burocrazia.
I sindacati e gli interessi particolari han no più volte stroncato
qualsiasi tentativo di riforma. Le infrastrutture stanno andando in rovina,
gli investimenti sono pochi, l'inflazione è preoccupante e la produttività
è addirittura negativa.
II sistema sanitario e quello scolastico
stanno peggiorando. L'amministrazione pubblica è inefficiente e
corrotta, specialmente al sud come dimostra lo scandalo dei rifiuti di
Napoli. Quello che serve all'Italia è una vasta liberalizzazione
e una maggiore competitivita, fattori essenziali per ridare slancio alla
sua leeone di piccole e medie imprese. Non c'è motivo di credere
che questa ricetta non debba funzionare. Il nord Italia ha già fatto
grandi progressi, anche se il sud è rimasto al palo. Gli esportatori
si sono dimostrati creativi e capaci di adattarsi al mercato. La Fiat è
stata trasformata. Le banche, un tempo notoriamente inefficienti, sono
diventate competitive a livello internazionale.
Berlusconi e il suo principale ideologo,
l'ex ministro delle finanze Giulio Tremonti, hanno l'opportunità
di mettere a frutto questi successi, sfruttando líampia maggioranza parlamentare
di cui dispongono per modificare in modo profondo l'economia italiana.
Il problela è se saranno capaci di cogliere questa occasione. L'esclusione
della sinistra radicale dal parlamento rischia di inasprire gli scontri
sulle liberalizzazioni e sui tagli alla spesa.
Se il governo riuscirà a
riformare il paese, prenderemo atto del fatto che anche Berlusconi è
capace di imparare dai propri errori e cambieremo il nostro giudizio. Purtroppo
abbiamo buoni motivi per essere scettici sulle credenziali riformatrici
del nuovo governo. Tremonti ha già cominciato a scagliarsi contro
la globalizzazione, accusandola di essere la causa principale dei problemi
italiani ed europei. La Lega nord, che ha ottenuto un ottimo risultato
elettorale è apertamente protezionista e contraria all'immigrazione.
Le parole dello stesso Berlusconi sul futuro di Alitalia fanno pensare
che il nuovo premier preferisca mantenere in vita con aiuti statali i simboli
nazionali, anche quelli inefficienti, invece di consegnarli nelle mani
del libero mercato. Berlusconi e Tremonti fanno spesso l'errore di accusare
líEuropa o la Banca centrale europea invece di riconoscere che líorigine
dei mali italiani è in gran parte interna. Comunque, non tutti i
segnali sono negativi, Berlusconi sembra essersi reso conto, anche se in
ritardo, della gravita della situazione. Con una maggioranza ampia e stabile
oggi non ha più scuse per rinviare le riforme. Questo sarà
il suo esame più importante. Per il bene dell'Italia, cíè
da augurarsi che lo superi.