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Le Dande di Kant: scuola e resistenza Alessandro Paris |
[da Anonima scrittori]
Cího una crisi di valori. Ho passato
tutto il pomeriggio a correggere verifiche e non ho ancora finito. Non
so cosa sia successo nel mondo, e in Italia. Ho aperto una scatoletta Simmenthal
per mettere qualcosa sotto i denti. Ma no sono certo deperito nel frattempo.
Mangio solo per coazione al rito. Non riesco a fare nulla di altro che
pensare alla scuola. Le ore passate correggendo non me le paga nessuno,
e va bene. E meno male che noi prof non facciamo un cazzo.
Una collega ieri mi ferma in corridoio
e mi chiede: "cosa stai leggendo"? Bella domanda. Cosa vorrei leggere in
questi giorni, nel senso cosa gira per casa mia, indifferentemente sul
letto, sul comodino, sul tavolo da cucina, per terra, nel bagno, sepolto
dalle carte, tra cellofan di riviste con allegati film (Espresso, ma anche
Internazionale), sulla tavola da stiroÖ? Senza volere mai!
fare lo sconto ai due giornali fissi che compro in settimana, e ai tre
quattro nel week-end (mi ha messo a disagio il giornalaio domenica: "ah,
oggi Lei sta in casa tutto il giorno a leggere!", ma fatti i c. tuoi!),
e che pure non riesco a leggere per intero [in fondo non si devono mai
leggere i libri per intero, e parlo ovviamente dei saggi; leggere dallíinizio
alla fine è un pregiudizio, e lo avevo anche io, als ein Kind Kind
war ricordo ancora che a sfatarlo venne Tonio, che pure ne acquistava
(a moí di sublimazione erotico compensativa, suppongoÖ) due o tre ogni
domenica alla Feltrinelli della Galleria di Milano], continuo ad acquistarne
qualcuno al mese, e puntualmente vedo accatastarsene una mole ben maggiore
di quanto mi consenta la mia casa in affitto, e la necessità, entro
luglio, di dovermene andare, e traslocarliÖ. Così alla rinfusa,
leggo, senza serialità, piuttosto in maniera rapsodica, saltando
da monomanie a monomanie del tipo: teologia ebraica, Argentina dei Generali,
poesie, saggi sul berlusconismo, interviste a Grandi Personaggi, autobiografie
e memorie, romanzetti generazionali, i Classici della Filosofia, libri
storici sul Fascismo, libri blà blà blàÖ La mia Ex
Fidanzata diceva che attraverso fasi ossessivo-compulsive, grandi "fisse"
(come direbbe il Pontino): fondamentalmente vero. E anche la lettura la
vivo come una fissa periodica: certe volte non faccio che leggere, altre
invece mi ammazzo di televisione. Non leggo mai la sera. Forse questo è
un portato della mia estrazione piccoloborghese. La sera si vede la televisione.
Possibilmente da soli davanti alla tua piccola lampadadialadino. Dominio
assoluto del telecomando, e zapping supremo. Tutto inizia alle Ore otto:
telegiornale della 7, ore ottoetrenta: Ferrara, e poi sì avvia "la
scelta". Ad esempio ieri sera ero dubbioso davanti a uníofferta di questo
tipo: Crozzaitalia sulla 7, Ballarò Rai 3, miniserie sul neoterrorismo
Canale 5, commedia sexi anni ottanta, con la Bouchet dalle tette non rifatte
su consiglio di Viviana su non mi ricordo più quale
canale privato. Ho prevalentemente seguito la miniserie, ma la mole di
pubblicità non mi ha impedito di gustarmi varie cosucce, tra cui
una fantasmagorica imitazione del processo biscardiano, ad opera di Crozza,
chiamata "il patteggiamento del martedì". GenialeÖ La televisione
ci rovinerà, lo so. Ci inebetirà e ci farà analfabeti
di ritorno. "Ma ha cambiato líItalia", dice Ferrara. Allora deve essere
vero mi mancano gli sms di Mattiacelva che commentavano in presa
diretta le cose che si dicono a Ottoemezza. Mi mancano ma è meglio
così, per ora. Ci sono silenzi che non pesano, ma danno a pensare.
Altri che pesano, perché sommamente eloquenti. Ma questa è
uníaltra storia . Ma ora ritorno al tema. Cosa leggo quando leggo?
Ma innanzi tutto, quando leggo? La sera prima di addormentarmi, il pomeriggio
dopo pranzo, talvolta anche davanti alla tv. In treno, con la concentrazione
forzata indotta dal non voler parlare con chi mi è davanti. Tremendo
quando il mio spazio psichico viene invaso da petulanti intelligenze parlanti.
O da "giovani" che telefonano incessantemente. O da "persone che mi guardano
fisso". Allora talvolta nascondo la copertina del libro che leggo, e se
ho due giornali, prendo sempre líaltro, voglio dire non líUnità.
Un poí come la nascondo a scuola, per non dovermi mostrare diessino di
sinistra girotondino. Micromega invece lo paleso indifferentemente ovunque,
che si fottano. Una zaffata di legalitarismo ci sta bene in mezzo a questíItalia
"moggia e cicchitta". Mi fa sentire bene leggere Micromega, mi fa sentire
"sinistra dei salotti" (DíAlema). Anche se non sono altro che un povero
precario lumpenproletario anche un poí risentito con varie cose e persone.
Poi ora leggo Sylos Labini, "Ahi serva Italia", Laterza; Guglielmo Epifani
Vittorio Foa, "Centíanni dopo, intervista sul sindacato", Einaudi; Abram
Heschel, "Dio alla ricerca dellíuomo", Borla; Paul Ginsborg, "Il tempo
di cambiare", Einaudi; Rudolf Bultmann, "Nuovo testamento e mitologia",
Queriniana; Roberto Vivarelli, "La fine di una stagione", Il Mulino; "LíItalia
presa sul serio", di Limes; Zigmund Bauman, "Amore liquido", Laterza; Horacio
Verbitsky, "LíIsola del silenzio", Fandango; Antonio Scurati, "Il sopravvissuto"
(parla di un alunno che spara ai suoi professori il giorno degli esami
Ö). Vorrei leggere "Anna Karenina", di Tolstoj. Ma non ho né il
tempo né il necessario atteggiamento di fedeltà al compito
che si deve avere con i russi. (Escludo dal dominio "letture" sia manualacci
di genere storia-filosofia programmi Brocca, sia cose che riguardano occupazioni
e scritture similspecialistiche di tempo in tempoÖ).Già: Il tempo.
È quello che è, il lavoro di insegnante mi consente un grande
margine di svago (in greco skolè, tempo libero). Mettici mangiare,
lavarti, angosciarti-perché non-sai-se-il-prossimo-anno-lavorerai-ancora,
tutta la sfera affettivo-erotico-sentimentale (come di tutte le cose veramente
importanti, si deve tacerne), líimmaginazione fantastica, fare i piatti
stirare camicie, (ora, mentre scrivoÖla Bufera a Pian de Corones che manda
in vacca il tappone dolomitico puttanaeva) ogni tanto una corsa con Maurorussia,
ogni tanto dialoghi con Maurorussia sul Futuro Della Scuola. Gli amici
di penna (forse dovrei risponderti meglio, Alerì, ma sai che ammiro
la tua passione educativa, e líossessione per il pasticciaccio brutto di
Zagarola-Ciocca. Ma te lího accennarglielo: "uníimmagine ci teneva prigionieri",
come diceva un maestro di scuola austriaco che picchiava i bambini ma su
cui Derek Jarman fece un famoso film).Tolto questo, mi rimangono i buoni
proponimenti.
Dunque, ripigliamoci. Giornata decisamente
di merda a scuola, e nella vita anche un poí. Una falsa libertà
quella di pensare di essere svincolati dal nesso causale karmico del Tutto.
Ancora e sempre siamo davanti a una parete, a un mauvais pas. Io non sono
niente, ma ho vissuto come te. "Non si può fare di mettere quattro
senza il compito", mi dice uníalunna. E lo so, figlia. Manco a dire: la
sensibile díinquietudine di essere un prof. alle prese con voigiovanidaeducare.
(Come sempre Alerino mi anticipa). Tema di filosofia e storia da correggere.
Una settimana. E andiamo! Intanto il cielo si rabbuia. E fa di nuovo freddo.
E il ciclo dei cicli ritorna, eccome se ritorna. Perché siamo della
stessa stoffa degli incubi.
Sono reduce da una terrificante
simulazione di orale alla maturità. Un ragazzo, Matteo, che portava
una tesina della serie: ìde scibile humanoî. Vero titolo: la storia dellíastronomia.
Ommadonna! Ha iniziato citando Manilio (sic), e finito con le trasformate
di XYZ sulla luce delle stelle. "Me, io certe cose no le capisso, ma che
siccome che insegno storia" gli ho chiesto di dirmi le leggi razziali in
Germania e in Italia. Uno sfracello. Mi ha assicurato che sono state fatte
nel 32í. Al che stavo per alzarmi ed andarmene, ma con GRANDE sangue freddo
gli ho detto che non avevo capito beneÖ Ci siamo accordati sul fatto che
se Hitler sale al potere nel 33, evidentemente le leggi di Norimberga saranno
successive, insomma verso il 35, o no? Sì prof. Grazie caro. Poi
quando mi ha annunciato che in Italia ci sono state poche ìdeportazioniî
sic perché gli italiani sono più buoni, non ci ho visto più.
ìGrazie passo al collegaî. E la collega è partita con la domanda
sul VergaÖOra sono notevolmente incazzato: è un anno che batto su
certe cose, ho fatto vedere anche il film sul processo ad Eichmann, Adolf,
ecc etc. Ho fatto 13 lezioni sui vari totalitarismi (fascista, nazionalsocialista,
stalinista), ecc etc. Credo di essere stato onesto e abbastanza dialettico.
Sì lo so, la mia non sarà una formazione di storico, sono
piuttosto un filosofastro,Övabbè. Ma poi un ragazzo, tra líatro
anche molto intelligente e acuto 10 in mate- mi va a dire scempiaggini
simili?! Ma porcaputtana! Ma poi ho pensato: guarda caro, che anche in
te dorme un Matteo. E comunque: magari tu fossi un Matteo. Ammettilo, che
di matematica non hai mai capito nulla. E che hai fatto il classico per
quello! Beh, insomma in parteÖCíera anche dellíaltro, per la verità.
Però insomma, a questa ora saresti medico o ingegnere. Magari non
scriveresti ste pappine sul blog. Magari avresti il Porche Carrera, come
molti della tua generazione. Magari pipperesti coca. MagariÖMagari che?
Io sono quello che sono, e sono orgoglioso di essere un prof: ora e sempre
resistenza!Vabè, ora rientro dentro. Matteo comunque per me si è
meritato 5. Glielího detto. E mi ha risposto che sì, prof, me lo
merito proprio. Scusi. Ci mancherebbe.
Poi sono uscito da scuola, e sono
passato attraverso il mercato di Cles. Cíerano donne musulmane col velo.
Tenere. Magari a loro va bene così. O magari no, e a casa i mariti
le battono. Bastardi. In ogni caso questo paesino del Trentino, abbastanza
xenofobo invero, attraverso tale esperienza capirà pure cosa voglia
dire alterità culturale. Ma fino ad un certo punto. Qualche tempo
fa, un bar, ero dentro a prendere un cappucinocornetto ho sentito la padrona
dire affogassero tutti, anche questi qua davanti al bar, che stanno tutto
il giorno a sporcare e bere birra. (si era appena inabissato un traghetto
nel mar Nero con 1500 pellegrini che tornavano dalla MeccaÖ). La sensazione
è stata tremenda. Volevo uscire, mandandola vaffanculo, e non tornare
mai più là dentro. Dopo quattro giorni sono tornato. Incoerente
lo so. Ma il richiamo della golosità da soddisfare è sempre
stato forte, come il senso di colpa connesso. Ora voglio parlarvi dei ragazzi
della quarta C. In quarta C tutti, tranne due, con líorecchino, sono di
destra. Forse neppure di destra: leghisti. Credo anche alcune ragazze.
Ma non parlano di politica, interessate solo al voto, a studiare come somare.
Anche G., che è il più intelligente. Legge Il Giornale, porcaccia.
E io a tenere in saccoccia, ben nascosto, líUnitàÖ mi dice che ha
litigato per varie notti con il padre perché voleva (come ha fatto)
votare Casa della Libertà. Me lo dice per messaggino. In altri tempi
avrei pensato: devo convertirlo. Ora no. Il tempo farà il suo corso.
E in ogni caso questo Paese è per tre quarti di destra. LíItalia
intendo, non Cles. A G. ho detto che bisogna governare insieme, nel senso
bisogna cercare la concordia. In questo Paese siamo alla frutta. Sì
prof., ma quando líUnione ha sempre negato qualsiasi appoggio a qualsiasi
legge del Polo, poi che si pretende? Dico, vabè ma certe leggi erano
impresentabili. Quelle ad personam. Ma che, prof. erano liberali. Liberali?
Figlio mio! Gli ho surrettiziamente detto di leggersi la storia díItalia
di Ginsborg. Credo líabbia fatto. Intanto, da parte mia ho cercato di adottare
le contromisure con quella classe. Ho dato loro da studiare un pezzo di
Bobbio sulla liberaldemocrazia. Alcuni mi hanno detto anche che era bello.
Eh eh eh.. E G. cíè caduto anche lui. Bello prof, me ne consiglia
qualcun altro: ma certo caro, leggiti Il futuro della democrazia. Sempre
di Bobbio. Interruzione: mi è arrivato un sms : ìMa Lo sai te quanto
ti ho amato? Líanno prossimo lo scudetto ce lo contendiamo Roma e Lazioî.
E chi sei? Ö Dunque dicevo la quarta C. Allíinizio dellíanno ogni volta
che entravo in quella classe ero attraversato da un senso di profonda disistima.
Passare dal Classico di Trento ad uno scientifico di una valle conosciuta
per essere la prima fornitrice europea di mele mi sembrava inizialmente
solo uno scotto da pagare alla mia precarietà professionale, finché
non li ho visti per la prima volta, e ho rivalutato la fuga dei cervelli.
In più questi sembravano abbastanza descolarizzati. Parlavano, urlavano,
si lanciavano pezzi di carta appallottolati, sentivano per Ipod musica
devastante. Hanno iniziato tastando il terreno per vedere fino dove potevano
arrivare. Tanto per loro conti solo in quanto eroghi voti. Possibilmente
alti. Possibilmente copiando. Fate fate, stronzetti. Poi un giorno ne ho
cioncato uno. Lo stavo guardando da un poí in tralice. Nella fessura sottostante
al banco aveva insinuato piccoli fogli a moí di carte da gioco scritti
fitto fitto. Mi sono alzato lentamente puntando dallíaltra parte della
classe, poi con un balzo, da dietro, lího acciuffato. Mentre copiava, bel
bello. Lího fatto alzare, ho preso il foglietto. Lího spillato insieme
al tema. Sopra ho messo quattro. E idem sul registro. Nessuno degli altri
si è lamentato, hanno fatto finta di non guardare. Lui in silenzio,
come se nulla fosse, mi ha chiesto di uscire ed è andato in bagno.
A bestemmiare, credo. Non ne è tornato che alla fine dellíora. Salve
prof. Salve L. Se Hume avesse ragione non dovrei connettere causalisticamente
con questo evento uníenorme rigatura longitudinale sulla mia macchina,
qualche giorno dopo. Sed post hoc non est propter hoc, forse non semprissimo.
Ora mancano quattro giorni alla fine della scuola.. Molto probabilmente
il prossimo anno non li rivedrò più. Ma un trenta per cento
di possibilità di rivederli sussiste. E credo che adesso in qualche
modo, a loro modo, io non debba dispiacergli totalmente. So essere abbastanza
affascinante come prof., non fisicamente, certo. Pelata a mezzaluna, somiglio
a- e parlo come- Verdone, faccio battute, sono ciclotimico, cerco di controllare
líistinto al cazzeggio barzellettiero, cerco di reprimere ogni pulsione
all'indottrinamento cattocomunista, sono líunico laziale di sinistra, inteso
come tifoso, che loro abbaino conosciuto (e qui forse gioca un qualche
ruolo il messaggino di prima, almeno come lapsus calami, chissà),
e certe volte mi lascio scappare cose tipo: ìnon parlo di politica, mica
è politica dire, chessò: ìnano pelatoî! Ma poi so fingere
interesse per le loro idee. Fingere? Ma in fondo non fingo poi tanto. In
realtà cosa pensa mi interessa, non giocherei a farmi piacere questo
mestiere se non fosse così. E loro a farmi parlare, parlare bla
bla bla. Però quando mi rivesto dellíaltro ruolo connesso all'insegnamento,
quello del magistrato, quando interrogo, correggo verifiche, metto voti,
si risveglia líistinto giustizialista e girotondino. Istinto giellenista.
Mi spiace, gli ripeto, farei un danno a voi se blandissi la vostra ignoranza,
furberia, arte di arrangiarvi. Che è poi líarte nazionale. Quella
da cui noi insegnanti dovremmo diseducarvi. Certo dite pure che siamo ìterroniî
(sic). Pensatelo, ghignandoci sopra da dietro i vostri apparecchi ortodontici,
ma intanto il quattro a casa lo portate. E potete anche lamentarvi con
i genitori, che noi non vi capiamo, che voi avevate studiato e il foglietto
non lo stavate copiando, che tanto copiano tutti, anche con quella di matematica
(quella che un giorno -mi hanno riferito- ha platealmente affermato che
lei non fa copiare come quelli di filosofia e italiano: chapeau!), che
oggigiorno conta solo líotto, alla fineÖ***Oggi a scuola aria di smobilitazione.
Classi aperte, ragazzi che transitano pasquettando per i corridoi. Entro
in 5c e dico: devo mettere i voti sul registro elettronico, si va in aula
informatica. Entriamo e si mettono al computer a fare tesine. Io devo inserire
gli ultimi voti delle verifiche scritte, ma il foglio elettronico della
scuola non si apre. Uffa. Allora apro la posta elettronica e vedo 57 messaggi.
La maggior parte spam che vogliono vendermi Viagra etc. Poi qualche segnalazione
commento al blog. Questi ultimi post scolastici devono piacere, evidentemente.
Link al blog di Alerino (www.alerino.com). Il pazzo ha messo i voti delle
prove di latino on line, una caterva di due e treÖ boh, simpatico, ma forse
lede la privacyÖnon so. Comunque verso le nove il foglio elettronico si
apre, e inizio a inserire voti. Al che entra Francesca, la rappresentante
studenti di Istituto, e mi si mette davanti a parlare. Prof. sono stressata,
ho appena litigato con il rappresentante del Pilati, stiamo organizzando
la festa di Sabato e vogliono i nostri soldi. Gli ho detto. Sei pazzo.
Prof. cosa ho preso nella prova? Dal quattro al cinque. Prof. ci arrivo
al sette ? (ha ancora un 8,5 un 7) Non lo so, devo prima fare la media.
Mi guarda con due occhioni tipo il gatto di Screck due. Francesca, penso,
è inutile, mica posso andare a simpatia. Prof. líha visto il video
che abbiamo fatto sullíalcol (quello in cui mi hanno chiesto se bere birra
fa crescere il seno, sic)? Sì, lího visto. Prof. lo sa che ieri
líhanno fatto vedere parzialmente su Rai tre regionale? Ma siete inchiodati?
E io cíero? Non prof., ma cíero io. Francesca, vai vai. Prof. voglio rimanere
qui con lei. Scusi prof. se la scoccio, ma sono un poí stressata. Mentre
parla guardo la sua maglia giallo fosforescente, e sento líodore di sigaretta
appena fumata. Me líhai già detto. Vai cara. Nel mentre vengono
quelle della quarta Lb (liceo linguistico) che vogliono sapere le loro
prove. Michela: 6,5; Anna: 7,5; Matteo: 7/8 Ö Prof. ci viene alla festa
di sabato vero? Certo che ci vengo, ma ora lasciatemi lavorare. Mi arriva
una mail di Giovanni: "Pacs eclissi di Dio". Ommamma. E Auschwitz cosíè,
allora? Suona la campana. I ragazzi vanno e vengono. Ormai il concetto
di ìclasse chiusaî è uníutopia. Devo interrogare 6 ragazzi di terza
su Aristotele e líellenismo. Metto una serie di sei e sette. Contenti.
Grazie, prego. Poi entro in quarta e cíè Vendemmia che mi ricorda
che devo interrogarlo. Ok. Parlami di Kant e il concetto dellíIlluminismo.
Va abbastanza bene. Mentre interrogo entra Monica: prof. ho un 5/6 , un
8,5 e un 7,5 ci arrivo allí8?, ma Lei aveva detto a mia madre che non avrebbe
tenuto conto del primo voto, che è stato un ìincidente di percorsoî.(Ma
chi gliele insegna 'ste parole, Berlusconi?).Ora vedo. Altro sguardo tipo
Aidi a Peter. Intanto Vender continua, e sta parlando dellíuso pubblico
e privato della ragione. Ovviamente sbagliando. Ovviamente lo correggo
e inizio a parlare io. Ma in classe cíè solo lui e Bevilacqua.Un
paio di domande devo farle anche a questíultimo. Mentre parla Vender penso
a Monica.Dico: scusa Vendemmia. Esco, becco Monica, le dico: ce la fai
a farti interrogare domani? No, prof. Vabè, vai, ma non ti garantisco
niente. Rientro, dico a Vendemmia di continuare continua. Entra il bidello:
prof. ah, lei è qui? Sì sono qui Marco. Perfetto. Vender
sta continuando. Lo blocco mentre è impigliato nelle ìdandeî di
Kant, faccio una domanda a Bevilacqua su Hume: impressioni e idee. Bravo,
si configura un sette. Questo è quello che la madre mi è
piombata un venticinque volte in ìudienzaî (fuori dal Trentino: ìricevimentoî)
assicurandomi che il suo ragazzo studia tanto tanto, ma che scrive male,
e che è timido.. E infatti ha affastellato una serie di 4 4/5 5
alle verifiche. Mentre parla si gratta la spalla, e intravedo una specie
di piaga. Povero figlio, penso che sta andando bene, il sei glielo do.
La stagione è conclusa anche per lui. Parlami della ìstoria ideale
eterna di Vicoî. Mentre parla penso a Ratzinger. Il totalitarismo ecclesiale.
Sempre Isaia 45,15 (un Dio che si nasconde- forse nella pieghe della GerarchiaÖ).
La campanella non suona mai. Va bene ragazzi. Sei e sette.Vendemmia si
ferma e mi guarda e mi dice: prof. ho avuto dei gravi problemi questíanno.
Mia nonna sta morendo, mio padre se níè andato di casa, e io faccio
le notti per accudirla. Povero. Vedo dalle finestre il sole che illumina
la Val di Non. So che non è una balla, è vero. So anche che
ha tre insufficienze gravi e che se gli metto quattro in storia rischia
di essere bocciato per la terza volta. gli dico: tranquillo, ti presento
con cinque. Tanto poi il consiglio di classe lo alza a sei. Filosofia va
bene così, al sei ci arrivi. Ok, grazie prof. Ciao Francesco. Scendo
giù ho bisogno di un caffè della macchinetta. Fa abbastanza
schifo, ma è dolce e mi piace attendere il meccanismo della macchinetta
distributrice. Una specie di Mantra laico.. Entro in sala prof. Cíè
quella di spagnolo che mi urla: Aleeeeeee, vero che mi vuoi bene? Non è
per provarci ma lo vuoi un biscottino? No grazie. Intanto dietro mi vede
Carla. Ti ricordi domani il pranzo? Sì. Carla ha líetà di
mia madre, è una matura prof. di italiano, molto intelligente anche
se completamente scoglionata. Seduto al tavolo a forma di U cíè
Paolo Zammatteo che fascicola verifiche da consegnare in segreteria blasfemando.
Più a sinistra due colleghe di inglese che parlano in inglese. Campanella.
Un poí più lunga. Stanno facendo le prove di evacuazione. Ma proprio
oggi? Si sono fatte le 12 e 10. Mi ricordo che avevo detto a Roberto C.
che dovevo interrogarlo. Ritorno in sala computer. Lui è già
là. Dico: andiamo giù, ci vuole un testimone. Ok prof., ma
guardi che mi fido. Praticamente lo interrogo in corridoio. So già
il voto che devo dargli. E infatti glielo do. È praticamente il
ragazzo più a destra dellíintero Istituto, ma è molto bravo.
Una volta ha attaccato in tutte le classi un pezzo della Fallaci, e la
Preside senza dire nulla líha fatto rimuovere. Lui líha riattaccato sul
suo banco. Nove. Mi fa vedere la media che viene con il cellulare. 8 e
Noveemezzo. Vedremo, Roberto, ma comunque mi orienterei sul nove. (Se qualcuno
mi dice che faccio preferenze politiche lo sfanculo).Adesso mentre scrivo
sto aspettando le tre e mezza. Devo andare agli scrutini di quinta. Messo
già tutti i voti. Prima di uscire dalla sala insegnanti ho rubato
il Corriere. Giuro che lo riporto.
***Di solito le recite scolastiche
sono un affare noioso, e così mi sono disposto a sorbirmene una
anche oggi. Poi ho scoperto che questi ragazzi hanno talento. Vedevo la
preside ridere, e i colleghi sereni, meno male. Servirà a qualcosa?
Cresceranno e si faranno completamente assorbire dalla mentalità
commerciale dominante? Il do ut des del voto come prolegomeni ad una vita
di dare e avere? Che avvenire prepariamo a questi giovani, quando non avranno
né pensione né diritti del lavoro, e saranno costretti a
sbarcare il lunario saltando da precarietà a precarietà?
Boh. Mala tempora currunt. Devo andare, esco dalla sala.Cammino verso il
supermercato e compro due scatolette di tonno, e delle banane.
Lunedì 8.15
Vorrei solo dormire e invece ora
tra cinque minuti devo andare in riunione preliminare!
Sicuramente dovrò anche preparare
la Terza Prova, e siccome sono "giuovane", forse mi faranno fare il segretario
della mia classe. No....
Cercherò di imboscarmi. Intanto
ho comprato il Corriere della Sera e Sturmtrupenn. mi metto un paio di
occhiali neri e mi mimetizzo dietro qualche prof con i capelli ricci e
neri. Posso sempre parlare con Zammatteo delle ultime vicende dell'Architettura
europea...
E se mi intercettano?
Dopo un poí, alla riunione, si è
presentato un tipetto con il sottopizzo, una vocina stridula e una orribile
maglia giallo-ananas. Ha iniziato a dire che lui interverrà pochissimo
nelle commissioni, perchè il suo ruolo è "rendere confrontabile
il lavoro delle medesime" (sic). Indi ha fatto la sua proposta di calendarizzazione,
supponendo che i quatro colleghi trasversali si cucchino due turni (mattina
e pomeriggio). Al che silenzio. Io continuavo con Zammatteo a progettare
improbabili strutture architettoniche. Mi era venuta bene una chiesa con
cupola in rame, ... La "Capitana" (prof.ssa di scienze di Udine dal piglio
mlitare ma tenera quando serve, oltre che distributrice di cioccolatini
alla menta nei momenti più critici) ha fatto notare che questa scuola
dopo le 14.00 diventa un forno, e quindi non è umano sottoporre
gli alunni ad un Toro di Falaride inutile, solo per recuperare 3 giorni!
Il tipetto (uno storico, mi dice Z.) ha semplicemente ribattuto che "la
mia esperienza mi ha insegnato che il peso maggiore non è per gli
alunni, ma per gli esaminatori". Come a dire: non avete voglia di fare
un bip. Voci di sottofondo. La Bambini (nome di fantasia) ha iniziato a
piagnucolare che non è giusto mettere sempre la sezione B per ultima,
gne gne gne... Fontamara (chissà perchè, mi ricoda l'intendente
del governo di Fontamara...) ha detto che ancora non avevamo sciolto il
nodo gordiano. Che si fa? Si va fino al 5 Luglio, con le commissioni dislocate
in fila, 0 al 1, con le sovrapposizioni?
Io sono passato a progettare un
improbabile carcere, ma questa volta con tetto in mattoncini rossi...Z.
mi dice che più che un carcere sembra un casino. Ad un certo punto
il prof. Cerbiattoni dice: Scusate ho una domanda. Io devo fare il 26 e
27 pomeriggio l'esame per l'abilitazione in sostegno, quindi non posso
esserci. Al che Fontamara ha detto: "questo chiude il problema, si va al
5". Respiro generale di sollievo. Seduta sospesa. Nuova riunione alle 11
meno un quarto. A dopo....
lunedì 12.40
Finita la prima mattina da comissario,
sedute preliminari. Abbiamo anche aperto il programma "Conchiglia", e fatto
le prime stampate di verbali. Da ora in poi sarò molto ellittico
e metaforico, poichè non posso rivelare nulla del vero contenuto
della PROCEDURA che lo STATO mi ha affidato. Potrei fare solo una sorta
di fenomenologia degli esami, visti dal punto di vista della coperta di
LinusÖ
Notte prima degli esami
La verità è che stamattina
mi sono svegliato con un gran mal di testa. Mi sono alzato e ho messo sul
fuoco il latte e il caffè. Deprivato da un anno della rassegna stampa
Radioradicale (che qui in questa valle di melai e ciclisti non si sente),
ho dovuto sorbirmi un dibattito su la 7 con Rula Jebreal su non mi ricordo
più quale tema. A sì, sul referendum, che sbadato. Verso
le dieci vado in biblioteca, dove si può tranquillamente accedere
ad Internet. Fuori stanno facendo dei lavori, e noto tre quattro ragazzi
accucciati con strumenti tecnici: archeologia díemergenza la chiamano.
Devono aver scoperto una strada romana. E che sarà mai, qua sotto
cíè un mondo totalmente da dissotterrare. Ci sono passati i Reti,
i Romani, i Longobardi, i padaniÖ Entro, e mi collego: i soliti quarantacinque
messaggi mail, molto spam, alcune mail serie, una decina di commenti al
blog. Arriva anche un pezzo nuovo di Mattiacelva che inserisco subito.
Faccio un giro di blog amici, lasciando qua e là segni di passaggio.
Mi alzo e giovago per le sale della biblioteca, e prendo in affitto un
paio di libri, giusto per dare un senso alla mia entrata. Sfoglio distrattamente
Repubblica, cíè ancora il caso penoso di questo sedicente principe,
di cui francamente mi frega talmente poco che non ne scriverei affatto,
se non che leggo che sono implicati anche altri soggetti, un poí di sottopotere
politico, qualche soubrette sfigata, etc. Mah. Tutte cose che ìsapevano
tuttiî. Siamo un paese di nani ballerine e cantanti. Rifanno il trucco
alle troie di regime, come diceva un grande poeta... Poi il ìMoggigateî,
con Borrelli che cerca di inchiodare Juve, Lazio Fiorentina. Ma sì,
sì... Stanotte è la notte prima degli esami, poveri i cosiddetti
miei maturandi, la passeranno davanti ad Internet a vedere quali tracce
usciranno domani? E anche se le sapessero? Ve le dico io: La Costituzione,
líEuropa, Svevo, le cellule staminali, la Prima guerra mondiale. Così,
faccio a caso, se ci azzecco mi pagate pizzaebirra, ma ormai tutto questo
affannarsi per i titoli è totalmente irrilevante, visto che la modalità
ìsaggio breveî configura un tipo di lavoro che, come dire, quasi si confeziona
da solo: basta sapere incastrare qualche citazione, già approntata
dalle consegne, con qualche perla di buon sensoÖ e basta scrivere in un
italiano televisivo standard, mica ci vuole Gadda!
***Le cose più sensate me
le dice la notte: no, non il sogno. Si tratta di quellíora indiscernibile,
tra le quattro e le cinque, quando ti svegli e ti si appalesa una cosa
da fare o da smettere. E la distanza tra questi imperativi della coscienza
e líistinto inerziale del giorno, in cui tutto procede quasi automaticamente,
è talmente eclatante da costituire lo stesso senso della lotta tra
mondo sensibile e mondo soprasensibile, per dirla con un tipetto prussiano
di qualche anno faí. Ma poi, a proposito, cíè un qualcuna che mi
dice anche che sbaglio tutte le tronche, gli apostrofi, i verbi. Vaí, dií,
faí? O va, di, fa? BohÖ Non insegno alle elementari, Milla, e lo sai. Magari
ci vado giù meglio quando impalco quattro concetti in croce, a dare
líimpressione che qualche libro, oltre che fare finta, lího letto davvero.
Mica sempre, mica tutti quelli che contano. Ma qualcuno sì. Domani
síinizia il gioco dellíEsame di Stato, dicevo. A scuola hanno già
sistemato le aule e i banchi. Una volta, ricordo, i maturandi facevano
il tema tutti insieme nel grande corridoio centrale che ogni edificio ottocentesco
possedeva. Circolava líansia e si neutralizzava nello sguardo degli altri,
nel respiro di chi ti sedeva accanto o dietroÖgli sguardiÖ Ma, alla bisogna,
funzionava bene anche líatrio quadrangolare su cui affacciavano le aule.
Qui, in questa scuola, misto di cemento alluminio prefabbricato e fabbrica,
hanno pensato bene di dividere, scompaginare, disarticolare la solidarietà
studentesca. Hanno rotto la rete. Hanno reso flessibile anche questo ultimo
vestigio di comunità. Ogni classe farà il suo tema, nella
sua uníaula. Ognuno farà la sua cosa. Come si compila, da soli,
un bollettino postale. Con i suoi bei commissari seduti in fila di quattro
dietro la cattedra. E neanche si può leggere il giornale. Líanno
scorso almeno, scendevo e salivo lungo i grandi scaloni del Prati, uscivo
per un caffè, e mi prendevo limonate industriali fresche alla macchinetta.
Questíanno nemmeno il Corriere della sera. O sì? Oh, io ci provo.
In bocca al lupo, putèi. Stanotte prendetevi un latte caldo, e se
proprio non ce la fate a dormire, sentitevi un poí di musica. Buona.
LíEsame
Líedificio arroventato di cemento
armato titanio e vetri antiproiettile mi lasciava libero alle cinque, dopo
uníestenuante mattina e pomeriggio díesame. Ho salutato Renata e Giuseppe
che scrivevano i verbali al computer, col programma "Conchiglia", disbrigando
líonere in un burocratese anni Settanta. Stamattina mentre "vigilavo",
mi sono letto un paio di novelle del Verga. Scrive da dio. La Roba andrebbe
pubblicata sui giornali, a commento di certe notizie sui personaggi famosi
che inondano le cronache attuali. Ho lasciato la scuola immersa in un silenzio
operoso, attraversato, ogni tanto, da colleghi in stato catatonico con
cui ci si scambiava occhiate e "ciao" di solidarietà. Devo essere
stato troppo duro con le domande di Terza Prova: ho chiesto lo Spirito
oggettivo di Hegel e i fondamenti del pensiero di Sigmund Freud. Vada per
Freud, ma quando Silvana mi ha detto che lei Hegel non lo avrebbe mai messo
tra le domande, ho capito forse che il troppo zelo mi aveva accecato. Ma
lo avevo capito troppo tardi anche un poí prima, correggendo le verifiche.
Lího corrette con Cristina, per non sentirmi completamente solo. E anche
per non essere troppo indulgente con gli errori di grammatica e sintassi.
E, infatti, qualche uníaltro, qualche coscenza, conoscienza, oggiettivo
cíè scappato, ma non più di tanto, alla fine. Alla fine quello
che ha fatto la differenza, come supponevo, è stato il castello
concettuale di Hegel. Leonardo, per esempio, mi ha confezionato una risposta
da delirio allo stato puro. Deve aver pensato che affastellando alla meno
peggio tesiantitesisintesi, coronamento del pensiero, etica dei valori
familiari, potesse sfangarla. Come a dire: Hegel dice cazzate, se pure
io dico cazzate, qualcosa ne verrà fuori, cosa cazzo vuoi, prof.?
E no, Leonardo, non è così che funziona il gioco. Il gioco
è che tu devi far finta di farmi credere che Hegel non le dica.
Poi lo so anchíio che la Fenomenologia si chiude con il "calice del regno
degli spiriti che trabocca", ma quello ce lo berremo insieme, dopo. Davanti
al foglio bianco ci sono passato anchíio, e Napoleone non è alle
porte, e ora tocca a teÖ Chiara non míè andata troppo bene, ma poi
ad 11 cíè arrivata, povera. Chiarache ha sbagliato scuola, ma dobbiamo
essere buoni con 'sti ragazzi, sono un poí fratellini piccolli, ci abbiamo
vissuto insieme, come minimo un anno insieme, vuoi proprio che ora li lasciamo
al loro destino, quasi fossimo anonimi passeggeri di un treno? Va bene
la camicia e i sandali (aperti) del Presidente di commissione, che ieri
appena lo abbiamo visto ci siamo fatti una risata, va pure bene lo scazzo
che si prova di fronte alle sempre "simpaticamente" diverse piccole modifiche
e scadenze che ci dà la Sovraintendenza provinciale trentina, ma
cíè un limite a tutto. Alla fine líesame lo addomestichiamo noi,
completando, con professionale ironia, le nostre mansioni burocratiche,
certi che tanto parole sono e parole rimangono. Quello che conta è
il rapporto che abbiamo avuto con loro, con Maria, Roberta, Alessandro,
Rezzonico... Già, Rezzonico. Lui invece il mio compito líha azzeccato.
Deve aver capito che quando ho detto, più di un mese faí, in classe,
che lo spirito oggettivo era un argomento papabilissimo, facevo sul serio.
Io però lo avevo detto un poí così, anche per spaventarli.
Ancora non sapevo cosa avrei veramente chiesto, e ignoravo che, tra i due
plichi chiusi che avevo preparato, lasciando la scelta al caso oppure
a Dio, per chi ci crede proprio questo sarebbe uscito fuori. In ogni
modo, Rezzonico hai ha fatto un testo da scheggia. Peccato che abbia fatto
un mezzo disastro in mate, mi dicono. Ma la bontà dei colleghi alla
fine ha reso più dolce líesito complessivo, in termini numerici.
Solo ora scopro che ho dei colleghi in gamba. Solo durante questa esperienza
díesame ci si conosce. Prima ti sembrano solo figure con cui scambi un
"ciao" nel cambio dellíora, di cui ascolti i commenti spaventati dagli
alunni, con cui parli solo quando si tratta di comunicare voti durante
le riunioni di classe. Il loro essere persone come te ti rimane nascosto.
E alla fine esce fuori, proprio durante líesperienza di condivisione di
uno spazio accaldato e vagamente lunare che è líaula di una commissione
díesame in un parallelepipedo di acciaio fuso di metà Giugno, quando,
gli occhi negli occhi, si tratta di sbrogliare la matassa di cinque anni
di una classe. Allora non li vedi solo come colleghi, ma sono amici, compagni.
La scuola è così. E la capisce solo chi ci vive. Ognuna di
queste persone è un prezioso tesoro díintelligenza, cultura, comprensione,
anche quelle che prima avresti mandato volentieri a cagare. (Oh, chiaro,
sono pronto a rimangiarmi tutto alla prima seria lite per un voto, ma per
ora non mi lamento, diciamoÖ). Sì, la scuola è così,
la scuola la capisce solo chi la fa. Cosa ne sa Padoa Schioppa, lui che
prepara una stangata, a noi precari? Tagli di cattedre, aumenti di
ore díinsegnamento e io che forse il prossimo anno mi troverò a
stare dentro il gabbiotto di un Call Center . Sia come sia, per ora,
rimando un prof., un "collega", e faccio esami. La scuola è così.
Precario o no, sei come gli altri, ti dai del "tu" con tutti gli altri,
e qualche volta, come oggi pomeriggio, ci scappa anche un panino, una Cocacola,
un prosecchino, durante líintervallo tra la consegna delle prove e la correzioneÖ.Alle
cinque ho lasciato líedificio arroventato. I maturandi sono tornati a casa
a studiare. Alle cinque e venti troveranno i voti degli scritti, affissi
alle vetrate dellíatrio, in quarantacinquesimi. Non cíè nessuna
"cima" nella Quinta C. Neppure uníinsufficienza. Ma la sfangheranno. Tutti.
Così deve essere. Spero solo in un orale decente. Almeno, per aiutarci
con un voto non troppo basso, che non si incaprettino da soli! Per quanto
mi riguarda, farò domande attinenti alle loro tesine. Non sia mai
che andassi a chiedere la Rivoluzione cinese o il New Deal! Al massimo,
Kennedy. Cazzo, lo sapranno pure che per JFK cího il pallino. Quindi non
facessero scherzi. Ci vediamo martedì, agli oraliÖ
***
Ho appena finito gli esami, ho sigillato
con la ceralacca il pacco, e festeggiato con il prosecchino con tutta la
commissione. Siamo stati buonissimi....
Baci e abbracci a tutti: "tornerai
il prossimo anno"?
"Chissà...."
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«Lungi dal proteggerci dai
mali maggiori, i mali minori ci hanno invariabilmente condotti ai primi».
Hanna Arendt