| Crucifige! Crocefissi
e libertà di insegnamento
Controdossier sul caso di Franco Coppoli |
Crocefissi e libertà di
insegnamento
Comunicato stampa
[da Cobas
Scuola]
Il professor Franco Coppoli di Terni, esponente dei Cobas scuola, è stato convocato per lí11 febbraio dal Consiglio di disciplina del Consiglio Nazionale Pubblica Istruzione (Cnpi) per aver rimosso il crocifisso inÝ classe allíinizio delle proprie lezioni, riappendendolo alla parete alla fine dellíora.
Coppoli rivendica la libertà docente di non fare lezione sotto un simbolo, appeso dietro la cattedra, di una specifica confessione religiosa, invocando la libertà di insegnamento, la libertà religiosa e la laicità dello Stato e della scuola pubblica previste dagli articoli costituzionali.
Líordine del dirigente scolastico dellí Istituto ìCasagrandeî di Terni di non rimuovere il crocifisso e la minaccia di provvedimenti disciplinari si configurano come atti discriminatori sul luogo di lavoro, ai sensi del d.lgs.216/2003: costringere un docente ad insegnare sotto un crocifisso impone infatti una posizione di inferiorità del docente non cristiano o non credente - che si trova obbligato a fare lezione sotto un simbolo che non può essere costretto ad accettare come proprio - rispetto agli insegnanti cattolici o cristiani, i quali vedono la loro autorità simbolicamente valorizzata dalla scuola.
Per giunta va ricordato che non esiste alcunaÝ norma che preveda líobbligo del crocifisso in aula, essendo abrogate le norme fasciste che inserivano il crocifisso tra gli arredi scolastici nelle scuole elementari e medie, in base alla sentenza della Cassazione del 1 marzo 2000 (ìesse ... trovano fondamento nel principio della religione cattolica come sola religione dello Stato, contenuto nellíart. 1 dello statuto albertino:Ý principio che proprio il punto 1 del protocollo addizionale degli accordi di revisione del 1984 considera espressamente ? se pur ve ne fosse stato bisogno dopo líentrata in vigore della Costituzione ? non più in vigore, con conseguenti ricadute implicite sulla normativa secondaria derivataî).
Líattacco discriminatorio a Coppoli si inserisce in un quadro caratterizzato dalle sistematiche ingerenze della chiesa cattolica nelle vita politica italiana, di cui abbiamo avuto eclatanti dimostrazioni in questi giorni con la presentazione da parte del governo prima di un decreto legge e poi di un ddl, scritti sotto la dettatura del Vaticano, che puntavano a invalidare una sentenza della Corte di Cassazione e a violare pesantemente la tutela delle libertà personale di una donna da 17 anni in stato vegetativo irreversibile.
Eí significativa anche la coincidenza con lí80° anniversario della firma dei Patti Lateranensi (11 febbraio 1929), il cui art. 1 indicava la religione cattolica come ìla sola religione di Statoî.
Nonostante líesplicita abrogazione di quel principio le vicende degli ultimi anni caratterizzano líItalia come uno Stato ancora confessionale (e finanche teocratico), in aperta violazione del principio di laicità previsto dalla Costituzione.
Il modo decisamente migliore per ìfesteggiareî questa ricorrenza è affiancare il sostegno a Franco Coppoli con la partecipazione in massa del ìpopolo della scuola pubblicaîÝ alla manifestazione No VAT indetta per sabato 14 febbraio a Roma (P.della Repubblica ore 15)
Piero Bernocchi - portavoce nazionaleÝ
Cobas della scuola
Torna in classe
il prof sospeso. E ri-stacca la croce
Cinzia Gubbini
«il manifesto», 19 marzo
2009
È stato il primo professore
italiano ad essere sospeso per un mese per aver tolto il crocifisso nelle
sue ore di lezione dal muro della classe in cui insegna. Ieri il professor
Franco Coppoli è tornato in servizio, è entrato nella classe
III A dell'istituto Casagrande di Terni, e lo ha fatto di nuovo. Ha staccato
il crocifisso. Ma a lui non piace raccontarla così. Dall'inizio
non gradisce la "mediatizzazione" di quella che per lui è "una battaglia
civile per la laicità della scuola". Coppoli non è un "personaggio".
Tutt'altro: "Faccio l'insegnante da anni, e non ho mai fatto lezione con
un crocifisso sopra la testa. Quando mi capitò tempo fa in una scuola
di Todi, lo tolsi e nessuno disse alcunché". Ma a Terni è
andata diversamente. Il suo gesto è stato maldigerito dal preside
Giuseppe Metastasio, il quale però mette avanti gli studenti: sono
loro, infatti, ad aver deciso di appendere il crocifisso e ad aver dichiarato
in un'assemblea di classe che avrebbero voluto vederlo appeso durante tutte
le ore di lezione. E così - e anche questo è un precedente
- la "volontà degli studenti" è diventata la base per un
un decreto dell'Ufficio scolastico provinciale e per un parere del Consiglio
nazionale della pubblica istruzione di condanna nei confronti del professore.
Sospensione per 30 giorni. La pena massima prevista per l'accusa che gli
è stata contestata: "atti non conformi alle responsabilità,
ai doveri e alla correttezza inerenti alla funzione o per gravi negligenze
in servizio". Si parte dal crocifisso e si arriva a un'aberrazione: il
fatto cioè che un insegnante debba sottostare alla "volontà
degli studenti" (tra l'altro di una maggioranza). E' questa la motivazione
contenuta nella prima diffida inviata dal preside, poi ripresa dai gradi
successivi: "Il sottoscritto e i docenti sono tenuti a rispettare e a tutelare
la volontà degli studenti" che, secondo il preside, è "coerente
con la cultura italiana, che ha nel pensiero Cristiano una componente fondamentale
e con le leggi della Costiituzione". Chissà cosa accadrebbe se un
giorno la "volontà degli studenti" non fosse conforme né
al pensiero Cristiano, né alla Costituzione. La posizione del preside,
comunque, è stata accolta anche dal Cnpi, che nel suo parere sostiene
tra l'altro che "togliere e mettere il crocifisso" non è "educativo".
"Io invece - spiega Coppoli - ho scelto coscientemente di fare un gesto
forte, ne ho discusso con i ragazzi, con i quali ho un bel rapporto. La
mia intenzione è proprio quella di discutere e di riflettere sulla
questione della laicità e del rispetto degli altri". Invece è
stato condannato. Ma Coppoli va avanti. Sta preparando due ricorsi. Il
primo è una causa di lavoro. Il secondo è una causa-pilota,
supportata dai Cobas e dall' Uaar per discriminazione sul posto di lavoro.