| Mariastella Gelmini
(se non puoi evitarla, conoscila)
Cub scuola Torino |
Un merito innegabile va riconosciuto,
a nostro avviso, al nuovo Ministro: è perfettamente chiaro cosa
intende fare.
È, di conseguenza, opportuno
conoscere cosa scrive nella sua Proposta di Legge "sul merito nella società,
nell'economia e nella pubblica amministrazione" del 5 febbraio 2008. Interessante,
quasi suggestivo, è l'Articolo 1 (Definizione di merito)
"Ai fini della presente legge, si
intende per merito il conseguimento di risultati individuali o collettivi
superiori a quelli mediamente conseguiti nei rispettivi ambiti di attività,
tenuto conto dei compiti assegnati e delle capacità possedute."
Se l'italiano ha ancora un senso, secondo il ministro, i lavoratori andranno
valutati non solo sulla base dei risultati ma anche su quella delle "capacità".
Ma come Mariastella Gelmini si propone
di realizzare i suoi obiettivi?
In primo luogo si afferma:
"La struttura del progetto di legge,
che in gran parte consiste in principi di delega la cui effettiva attuazione
spetterà all'Esecutivo, consente, vista anche la complessità
delle questioni trattate, eventuali aggiustamenti in corso d'opera".
In altri termini, il Parlamento
dovrà, ma non è una novità, delegare al Governo le
effettive misure che saranno prese sottraendone la discussione ad ogni
carattere pubblico. D'altronde, la centralità dell'esecutivo ed
il fastidio per il confronto sono pratica corrente.
I cardini della proposta sono, per
quanto riguarda la scuola:
"il rafforzamento dei poteri organizzativi
e disciplinari dei dirigenti scolastici e degli organismi di amministrazione
che li adiuvano, con compiti di gestione amministrativa e di reclutamento
del corpo docente".
Visto che già il Ministro
Fioroni aveva provveduto a modificare in senso restrittivo la normativa
sulla disciplina degli insegnanti, è evidente quale sia l'idea di
scuola che muove le scelte del nuovo Ministro: una mirabile sintesi fra
azienda e caserma. D'altro canto, gli stessi dirigenti vengono messi sotto
pressione:
"progressivo ampliamento, per i
dirigenti con ruoli apicali, dell'istituto della chiamata nominale su base
fiduciaria e di relativi contratti di tipo privatistico a tempo determinato"
È evidente che i dirigenti
scolastici non hanno un "ruolo apicale" ma è altrettanto evidente
che lo hanno i Dirigenti Scolastici Regionali e Provinciali. In buona sostanza,
si vuole sottoporre la dirigenza intermedia al controllo discrezionale
del potere politico con gli effetti a cascata che possiamo facilmente immaginare.
Ma torniamo alla singole istituzioni
scolastiche. Si prevede:
"la promozione di una piena concorrenza
tra le istituzioni scolastiche, mediante l'adozione di meccanismi di ripartizione
delle risorse pubbliche in proporzione ai risultati formativi rilevati
da un organismo terzo tenuto a pubblicare annualmente una classifica regionale
delle istituzioni scolastiche fondata su parametri trasparenti e verificabili".
Le possibilità sono, con
ogni evidenza. due: o si premieranno, a scelta, le scuole con più
promossi o con più bocciati o si sottoporranno i singoli istituti
ad un controllo a pettine, ad opera di un "organismo terzo" presumibilmente
selezionato fra i venditori di progetti per la "qualità della scuola"
con l'effetto di liquidare definitivamente la libertà di insegnamento
e di sperimentazione visto che i "risultati formativi" non potranno che
essere definiti dall'alto se li si vuole "classificare".
A proposito di organismi terzi,
uno almeno è stato individuato: le famiglie. Infatti si prevede:
"il riconoscimento alle famiglie
di voucher formativi da spendere nelle scuole pubbliche o private di cui
alla legge 10 marzo 2000, n. 62, e successive modificazioni e la detraibilità
delle donazioni effettuate da parte di persone fisiche o imprese alle istituzioni
scolastiche".
Si badi bene "pubbliche e private",
la nostra eroina ci risparmia il lessico morattiano che definiva le scuole
private come "pubbliche non statali". Per lei le scuole private vanno benissimo.
Nei fatti, insomma, intende aumentare
significativamente il finanziamento alle scuole private, per un verso,
e ricondurre quelle ancora formalmente pubbliche ad una conduzione privatistica,
per l'altro. Possiamo, infatti, immaginare la corsa dei singoli istituti
per garantirsi voucher e donazioni e la ricaduta di questa corsa sul carattere
dell'insegnamento.
Per quanto riguarda i docenti, il
ministro non si nega nulla e propone:
"1) l'eliminazione di ogni automatismo
nelle progressioni retributive e di carriera degli insegnanti;
2) la progressiva liberalizzazione
della professione, da attuare attraverso la chiamata nominativa da parte
delle autonomie scolastiche su liste di idonei, con un periodo di prova
di due anni scolastici propedeutico all'assunzione a tempo indeterminato,
garantendo comunque la mobilità dei docenti;
3) la possibilità, per le
singole istituzioni scolastiche, senza oneri aggiuntivi a carico della
Stato, di stipulare con i singoli docenti contratti integrativi di tipo
privatistico;"
Si immagina, insomma, una categoria
completamente piegata all'arbitrio dei dirigenti - questa volta pudicamente
chiamati "autonomie scolastiche a meno che non si intendano i futuri consigli
di amministrazione -, loro stessi sotto il controllo della gerarchia e
del mercato.
E, se non si fosse ben capito, propone
anche:
"attribuzione di incentivi e riconoscimenti
economici connessi al miglioramento delle produttività e provvedimenti
e sanzioni disciplinari, compresi i licenziamenti dei dirigenti e degli
altri dipendenti, a seguito di gravi comportamenti illeciti sul piano penale,
civile e amministrativo, nonché per grave carenza di risultati o
di rendimento".
Un classico caso di bastone e carota,
per dirla con un'immagine tradizionale. Invitiamo, comunque, tutti i colleghi
e le colleghe a leggere il testo integrale della proposta di legge.
Non sarà un capolavoro letterario ma merita lo sforzo di conoscerlo.
È evidente la necessità
di un'iniziativa forte a difesa della scuola pubblica, dei diritti dei
lavoratori, della libertà di insegnamento.
c.i.p. Corso Marconi 34, 10125 Torino
il 13 maggio 2008