Dei concorsi nella scuola e del precariato

"Si vuole solo constatare che per tutto questo periodo si è andati avanti con corsi abilitanti, che abilitavano tutti e comunque ed immissioni in ruolo ope legis che richiedevano il solo requisito di un certo numero di anni di servizio"

Non sono certo io a difendere quel sistema ma per come sono andate le cose negli ultimi dieci anni non vedo una valida alternativa. Ma da tutto questo non deriva alcun risentimento specifico: prima si è fatto lavorare la gente per una decina di anni e poi si è deciso di assumerla con una sanatoria che nel frattempo premiava anche altre categorie: i docenti di ruolo in ansia di riconversione (un fatto inammissibile se si considera l'attuale mercato del lavoro) e i docenti di ruolo che si sono improvvisati insegnanti e commissari dei corsi stessi (punti per la carriera, aumenti di stipendio, poco tempo per fare l'una e l'altra delle loro attività ufficiali). Dentro questo pacchetto i precari che hanno potuto presentare i requisiti (falsi, in molti casi oppure "equivalenti" che è una beffa ancora più grande per chi è escluso). Questi precari sostengono di avere maturato il diritto di essere assunti dopo dieci o più anni di servizio temporaneo. Sostengono che il fatto di avere lavorato nella scuola è di per sé un'abilitazione: dipende, dico io. Temono che qualcuno possa passargli avanti e quindi sono contrari a qualsiasi concorso serio. Sono convinti che non esiste un modo scientifico, equo per valutare chi è bravo e chi no. E quindi la via migliore è quella di assumere "a scorrimento": prima me che sono qui davanti e poi te che sei lì dietro. Non si accorgono che nella scuola si valuta quotidianamente la preparazione degli alunni. Spesso non sono più in grado di sostenere una prova concorsuale vera e propria e non solo perché hanno dimenticato le più elementari nozioni che avevano quando si sono laureati. Che comunque sono nozioni e molto poco hanno in comune con quanto si fa a scuola. Temono che in un concorso serio i più freschi di studio possano avere dei voti più alti, più simpatia da parte delle commissioni ecc. e acchiappare il posto che ormai sentono proprio. Ciò che di fatto accade. Qualche volta sono precari perché al concorso precedente sono stati bocciati. E anche a questo. Se non avessero avuto il riservato...

Ma qualcuna di queste rivendicazioni è pur fondata. Il meccanismo per cui si accede all'insegnamento senza una laurea abilitante - sarà meglio il futuro? - rende il problema del reclutamento qualcosa di molto fluido. In un altro stato, in cui probabilmente non ci sono clientele così potenti e ramificate e dove per giunta non si è mai posto un problema come quello del precariato sine die, si sarebbe pensato ad una forma di risarcimento per chi - dopo anni di servizio in un settore - ne veniva escluso perché giudicato incapace, più adatto a qualche altro lavoro per così dire. Siamo onesti: non tutti sono brillanti nello stesso modo. Qualcuno impara a proprie spese e con molta fatica e diventa un ottimo insegnante sotto molti profili. Qualcuno ha il dono. Qualcuno non ha proprio il dono. A qualcuno non gliene può fregare di meno. Dappertutto è così. Non farò l'errore di mettermi a giudicare pubblicamente e sulla base di impressioni estemporanee quello che nei fatti risulta tanto difficile da giudicare. Perché oggettivamente lo è.

Si è discusso molto animatamente su questa lista delle alternative del concorso ordinario, quello dove idealmente tutti partono con le stesse probabilità. Ma la discussione è stata condotta su un piano più teorico e ideale che pratico, complice anche una certa aria estiva e il maggior tempo a disposizione. Ritengo che sia arrivato il momento di riprendere in mano la questione, per approfondirla, anche alla luce di alcuni fatti che non possono non contribuire a delineare più efficacemente il quadro complessivo.

La caricatura del precario che si abbarbica alla sua abilitazione presa nel concorso riservato potrebbe essere applicata, ribaltata, anche a chi nella scuola è entrato, o sta per entrare, senza essere stato precario o per meriti conclamati e verificati. La sua posizione sarà diametralmente opposta a quella dei precari di lungo corso e non mancherà di un certo livore verso chi gli apparirà privilegiato senza avere certi requisiti. Vedrebbe con favore un grande concorso ordinario per tutti, abbagliato dal merito individuale come idea-guida per definire le modalità di individuazione di chi è adatto a insegnare, senza tenere in nessun conto gli altri parametri, soprattutto quelli in cui è svantaggiato. Mi attengo ad una osservazione dell'alunna Piera Rampulla, esauriente nella sua nudità: chi se ne frega che il tale professore di lettere sia un latinista di fama mondiale se poi non sa comunicare neppure una parte del suo sapere. E aggiungo: è chiuso allo scambio, non si dà margini di crescita, non considera i propri allievi se non come dei contenitori. Situazione estrema, ma esemplificativa. Sta a noi di essere elastici, capire fin dove dobbiamo pesare il merito e da dove servono altre qualità, e come misurarle, senza ridurci ad un piatto individualismo.

Il problema del concorso riservato e delle assunzioni ope legis mi sembra si possa delimitare e in prospettiva risolvere. Si tratta di ricucire un danno. Ma soprattutto, si tratterebbe di non ricadere nello stesso errore un'altra volta, per poi riattivare tutta questa dinamica malata, fondata su inclusioni ad hoc e dove agli esclusi si offre un concorso ordinario senza alcuna garanzia, parlando a posteriori, di un criterio di selezione equo e coerente dei candidati, fosse pure quello del merito individuale.

Non so come si sia agito nei concorsi precedenti. Non ho motivo di credere che fossero più puliti o più equi di quello che si sta svolgendo. Peraltro nel 1990 non c'era la legge sulla trasparenza amministrativa e molto di quello che poteva venire in superficie è rimasto tragicamente sommerso. L'analogia con quanto avviene da sempre in Italia non promette di meglio. E l'analogia non è un pregiudizio, dal momento che è ammessa anche nella fisica, scienza rigorosa e cristallina.

Il pregiudizio casomai è quello solito: al concorso si abilitano solo i raccomandati. Probabilmente si abilitano anche persone molto valide, preparate e, la cosa non mi sembra affatto da poco, idealmente motivate a fare questo lavoro. Non tutti i commissari saranno dei miserabili anche se i migliori, spesso, disgustati da quello che succede davanti ai loro occhi, abbandonano la partita prima del tempo.

Il solo sospettare che ci possano essere dei meccanismi balordi rende estremamente debole tutta la logica del concorso, soprattutto se è stato presentato - e in effetti è - l'ultima spiaggia per entrare nella scuola. Nel caso specifico più che sospetti si sono materializzate vere e proprie certezze. Il concorso di storia e filosofia nel Lazio è stato bloccato a tempo indeterminato. Come quello per la scuola materna. Tutto da rifare. Per Lettere i risultati ci sono ma si tratta di voti senza alcun giudizio. Il verbale allegato recita la buona fede della commissione nell'attenersi ai criteri elaborati in sessione plenaria. Questi criteri tuttavia non corrispondono a nulla di quanto previsto dalla traccia (un'analisi del testo) ma si limitano a conformarsi a generiche e astratte convenzioni, superate ormai anche nella scuola media, quali la comprensione del testo (quale?), la correttezza formale (non fare errori di ortografia), la pertinenza, cioè nulla. Chi ha avuto un buon voto ringrazia - diceva un filosofo dello sport: chi vince festeggia - ma chi ha avuto un dodici dopo aver studiato per anni? Dal verbale di cui sopra risulta che ogni tema ufficialmente è stato corretto in meno di dieci minuti. I lavori risultano iniziati alle 15 e finiscono alle 17.30: in questo lasso di tempo sono stati corretti 15 temi, incluse operazioni burocratiche e la necessaria discussione che va ipotizzata tra la lettura di un tema e la decisione di un voto. Ipotizzata. Se volete la mia opinione, il lavoro delle commissioni si è limitato a "prendere atto" dell'esistenza di un certo numero di temi.

La certezza che non sono singoli meccanismi balordi che minacciano il sistema, ma sia il concorso stesso un unico grande meccanismo balordo, con un potenziale incontrollabile di discriminazione, rende la discussione viziata in partenza. Ho visto. E mi adeguo all'opinione di quelli che considerano il concorso nazionale per esami e titoli, almeno giuridicamente, un cane morto. E che si augurano vivamente che questo sia stato se non altro l'ultimo.


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