Compito di italiano

 

tutte le tracce assegnate
Pari opportunità
Nel febbraio del 1945 in Italia venne concesso il diritto di voto alle donne. Da allora l'emancipazione femminile nel nostro paese ha compiuto numerosi passi avanti. Ma esistono ancora settori in cui la parità tra i due generi non è completa: per esempio il numero di donne presenti nei ruoli dirigenziali e nei ruoli di rappresentanza politica è inferiore a quello degli uomini. Discuti la questione, anche alla luce delle tue conoscenze, ed esponi le tue idee in merito.


Diritto di accesso
L'immigrazione di massa ha ricominciato a essere un fenomeno di portata mondiale dopo le migrazioni del Novecento, fra le due guerre e dopo il secondo conflitto mondiale. Da più parti si sostiene che gli Stati hanno diritto di limitare o addirittura di negare gli accessi. Discuti quest'idea, indicando quali sono le argomentazioni a favore o contro, ed esponi le tue idee a riguardo.

Sviluppo sostenibile
Fino agli anni settanta era un luogo comune che lo sviluppo, inteso come aumento della produzione di beni di consumo e loro maggiore diffusione a prezzi sempre minori, fosse un risultato auspicabile e da perseguire. Da allora, le crisi energetiche e di sovrapproduzione, divenute più ricorrenti, hanno indotto a riflettere sui limiti dello sviluppo, anche alla luce delle problematiche riguardanti la tutela dell'ambiente. Esponi le tue conoscenze a riguardo, e le tue idee sulla possibilità di uno “sviluppo sostenibile”.

Catastrofi naturali o artificiali?
Il terremoto che ha colpito il Giappone di magnitudo 8,9 ha provocato un enorme tzunami con onde alte oltre 10 metri e la preoccupante esplosione del reattore N°1 della centrale nucleare di Fukushima. Il sisma è stato uno dei più devastanti negli intimi 150 anni portando all'aumento della rotazione della terra di un microsecondo. Ma cosa sta succedendo al nostro pianeta? Siamo sicuri che sia tutto solo un fattore naturale e che l'uomo non c'entri nulla?


Consumatori

Gli avidi creano ingiustizia non solo perché hanno al loro servizio schiere di ragionieri, direttori e capisquadra disposti a fare trionfare il sopruso, ma anche perché i consumatori comprano tutto senza problemi.
Francesco Gesualdi

Antinomia
I contrari delle piccole verità sono falsi; i contrari delle grandi verità possono anche essere veri.
Niels Bohr

Diario
Non vado a scuola ma all’asilo.
leggi lo svolgimento di Giada Gandolfo (diario) >> e di Stefania Trinca >>

Buoni e cattivi
I buoni si limitano a sognare di notte quello che i cattivi fanno di giorno.
Platone
leggi lo svolgimento di Daniele Giorgi (racconto poliziesco)  >> e di Giulia Volpe (diario) >>

Pistole
Tutte le pistole sono giocattolo. Le più care sono così ben imitate che uccidono perfino
Sánchez Ferlosio
leggi lo svolgimento di Margherita Presti >> e Shendi Veli>>

Passato e presente
L’incomprensione del presente nasce fatalmente dall’ignoranza del passato. Forse non è però meno vano tentar di comprendere il passato, ove nulla si sappia del presente...
Marc Bloch
leggi lo svolgimento di Nicole Sannino >>

Cannibali
Nell’uomo c’è qualcosa di buono, afferma con sicurezza il cannibale
Paolo Rossi
leggi lo svolgimento di Valerio Bottoni (lettera) >>

Tivù
La televisione trasmette il nulla.
H. M. Enzensberger
leggi lo svolgimento di Eleonora Adrover >>

Tivù (2)
La televisione ospita sempre più spesso dibattiti nei quali si denuncia la sua degenerazione e lo scadimento del suo ruolo educativo. Poi però non cambia nulla, se non in peggio. Si tratta di ipocrisia oppure questa tendenza degenerativa è insita nel mezzo televisivo ed è utopica ogni pretesa di assegnare al piccolo schermo un ruolo che non sia quello del puro intrattenimento?

Tivù (3)
Ma la televisione che ti culla / dolcemente / presa a piccole dosi / direi che è quasi un tranquillante / la si dovrebbe trattare in tutte le famiglie / con lo stesso rispetto che è giusto avere / per una lavastoviglie
Giorgio Gaber

La pena di morte
Non è utile la pena di morte per l’esempio di atrocità che dà agli uonini. Se le guerre e le passioni hanno insegnato a spargere sangue umano. le leggi moderatrici della condotta degli uomini non dovrebbero aumentare il fiero esempio, tanto più funesto quanto la morte è data con istudio e con formalità.
Cesare Beccaria

Non uccidere
In una lettera aperta ai Senatori il “medico di guerra” Gino Strada ha scritto: “Il non uccidere non è solo un comandamento cristiano, è un imperativo assoluto che deve valere per ciascun essere umano. Non si può accettare di uccidere, anche se in modi indiretti: se lo si fa, parole come democrazia e giustizia, diritti e solidarietà, cultura e convivenza civile perdono ogni significato”.
Esprimi la tua opinione in proposito.

La scuola
Qui è il fine ultimo di ogni scuola: tirar su dei figlioli più grandi di lei, così grandi che la possano deridere
Lorenzo Milani

Indiani
La soluzione del problema indiano è ammazzare tutti gli indiani
gen. William Sherman

Il viaggio
Il viaggio è una dimensione spazio-temporale che ti consente di andare a ritroso nel passato, di proiettarti nel futuro e di vivere nel presente. Qual è la tua idea di viaggio? Prova a raccontarla in una prospettiva reale o immaginaria.

Flagelli
I flagelli, invero, sono una cosa comune, ma si crede difficilmente ai flagelli quando ti piombano sulla testa. Nel mondo ci sono state, in equal numero, pestilenze e guerre; e tuttavia pestilenze e guerre colgono gli uomini sempre impreparati
Albert Camus

Credibilità dello sport
Inchieste e sospetti periodicamente ricorrenti (doping, gare truccate, recentemente anche lo scandalo dei passaporti falsi) sembrano minacciare la credibilità dello sport, in particolare del calcio, nel quale sono coinvolti interessi sempre più grandi. Delinea il problema esprimendo le tue riflessioni personali e suggerendo i possibili rimedi a questa situazione.
leggi lo svolgimento di Laura Liucci >>

Doping
A volte può capitare che un atleta assuma sostanze chimiche al fine di migliorare il proprio rendimento sportivo. Quali motivazioni, sportive ed extra-sportive, sono alla base dell’impiego di tali sostanze? Per quale motivo la pratica del doping è in contrasto con l’etica sportiva?
leggi lo svolgimento di Mattia Ceracchi >>

Il mondo è pieno di cose ovvie
Il mondo è pieno di cose ovvie che nessuno si cura mai di osservare
Sherlock Holmes

Potere
Una folla accecata che esalta il Potere è uno spettacolo osceno: chi si rende responsabile di una simile oscenità farebbe meglio a impiccarsi
Elsa Morante

Giovani (1)
In seguito ad un articolo di Ottone su “Repubblica” del 21 gennaio scorso si è scatenato nelle ultime settimane un dibattito sull’opportunità di ricorrere al 7 in condotta come rimedio all’indisciplina diffusa nella scuola. Esprimi una tua riflessione prendendo spunto dalle due diverse opinioni proposte di seguito.
I ragazzi non vogliono restare buoni e fermi come otri da riempire, hanno bisogno di accendere nella loro coscienza uno scontro tra le forze in campo: da un lato i messaggi violenti di una società improntata ai miti della facilità e del successo, della fretta e del cinismo; dall’altro il senso innato della giustizia, della bellezza e della ricerca.
Marco Lodoli, insegnante e scrittore
I ragazzi delle nostre scuole sono spesso “cattivi e volgari”, come indica con formula brusca l’ultima indagine Eurispes [Istituto di ricerche]. Volgari perché mancano di rispetto agli anziani, alle istituzioni, alle regole di comportamento, dal telefonino in  classe allo zainetto strafottente. Cattivi perché dilaniati dal desiderio di consumare più che di imparare, di farsi vedere più che di crescere.
Raffaele Simone, linguista
leggi lo svolgimento di Daria Simonetti >>

Giovani (2)
Nell’articolo qui allegato, il 18/10/2004 Marco Lodoli ha proposto ai lettori di “Repubblica” alcune riflessioni sul senso profondo della diffusione delle mode tra gli adolescenti, suscitando numerose lettere di consenso e polemiche tali da spingere il quotidiano ad aprire un forum dedicato all’argomento. Leggi attentamente l’articolo - soffermandoti in particolare sulle parti in corsivo - ed elabora anche tu delle riflessioni, magari simulando una lettera o un e-mail attraverso cui partecipare al dibattito.
I jeans a vita bassa delle quindicenni, di Marco Lodoli
Insegnare a scuola mette in contatto con le verità del giorno: è come raccogliere uova appena fatte, ancora calde, magari con il guscio un po' sporco. Gli storici interrogano i secoli, ma in una classe di una qualsiasi periferia italiana si ascolta il battere dei secondi. Ebbene, oggi una ragazza di quindici anni, un'allieva che non aveva mai rivelato una particolare brillantezza, ha fatto una riflessione che mi ha lasciato a bocca aperta. 
Eravamo negli ultimi dieci minuti di lezione, quelli che spesso si spendono in chiacchiere con gli alunni. La ragazza raccontava di volersi comprare un paio di mutande di Dolce e Gabbana, con quei nomi stampati sull'elastico che deve occhieggiare bene in vista fuori dai pantaloni a vita bassa. Io le obiettavo che lungo la Tuscolana, alle sei di pomeriggio, passeggiano decine e decine di ragazze vestite così. 
Non è un po' triste ripetere le scelte di tutti, rinunciare ad avere una personalità, arrendersi a una moda pensata da altri? E da bravo professore un po' pedante le citavo una frase di Jung: "Una vita che non si individua è una vita sprecata". Insomma, facevo la mia solita parte di insegnante che depreca la cultura di massa e invita ogni studente a cercare la propria strada, perché tutti abbiamo una strada da compiere. 
A questo punto lei mi ha esposto il suo ragionamento, chiaro e scioccante: "Professore, ma non ha capito che oggi solo pochissimi possono permettersi di avere una personalità? I cantanti, i calciatori, le attrici, la gente che sta in televisione, loro esistono veramente e fanno quello che vogliono, ma tutti gli altri non sono niente e non saranno mai niente. Io l'ho capito fin da quando ero piccola così. La nostra sarà una vita inutile. Mi fanno ridere le mie amiche che discutono se nella loro comitiva è meglio quel ragazzo moro o quell'altro biondo. Non cambia niente, sono due nullità identiche. Noi possiamo solo comprarci delle mutande uguali a quelle di tutti gli altri, non abbiamo nessuna speranza di distinguerci. Noi siamo la massa informe". 
Tanta disperata lucidità mi ha messo i brividi addosso. Ho protestato, ho ribattuto che non è assolutamente così, che ogni persona, anche se non diventa famosa, può realizzarsi, fare bene il suo lavoro e ottenere soddisfazioni, amare, avere figli, migliorare il mondo in cui vive. Ho protestato, mettendo in gioco tutta la mia vivacità dialettica, le parole più convincenti, gli esempi più calzanti, ma capivo che non riuscivo a convincerla. Peggio: capivo che non riuscivo a convincere nemmeno me stesso. Capivo che quella ragazzina aveva espresso un pensiero brutale, orrendo, insopportabile, ma che fotografava in pieno ciò che sta accadendo nella mente dei giovani, nel nostro mondo. 
A quindici anni ci si può già sentire falliti, parte di un continente sommerso che mai vedrà la luce, puri consumatori di merci perché non c'è alcuna possibilità di essere protagonisti almeno della propria vita. Un tempo l'ammirazione per le persone famose, per chi era stato capace di esprimere - nella musica o nella letteratura, nello sport o nella politica - un valore più alto, più generale, spingeva i giovani all'emulazione, li invitava a uscire dall'inerzia e dalla prudenza mediocre dei padri. Grazie ai grandi si cercava di essere meno piccoli. Oggi domina un'altra logica: chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori per sempre. Chi fortunatamente ce l'ha fatta avrà una vita vera, tutti gli altri sono condannati a essere spettatori e a razzolare nel nulla.
Si invidiano i vip solo perché si sono sollevati dal fango, poco importa quello che hanno realizzato, le opere che lasceranno. In periferia ho conosciuto ragazzi che tenevano nel portafoglio la pagina del giornale con le foto di alcuni loro amici, responsabili di una rapina a mano armata a una banca. Quei tipi comunque erano diventati celebri, e magari la televisione li avrebbe pure intervistati in carcere, un giorno. 
Questa è la sottocultura che è stata diffusa nelle infinite zone depresse del nostro paese, un crimine contro l'umanità più debole ideato e attuato negli ultimi vent'anni. Pochi individui hanno una storia, un destino, un volto, e sono gli ospiti televisivi: tutti gli altri già a quindici anni avranno solo mutande firmate da mostrare su e giù per la Tuscolana e un cuore pieno di desolazione e di impotenza.

Eminem
Marshall Bruce Mathers III, meglio conosciuto come Eminem (una marca di dolcetti fuori colorati, dentro "neri"), si è esibito a Sanremo e subito è divampata la polemica. Di lui si è detto che "è un mascalzone pericoloso, incita ai peggiori sentimenti", dei suoi testi che sono "violenti, omofobici, pieni di parolacce e di insulti per tutti".
Un quadro certamente allarmante...
leggi lo svolgimento di Valerio Iori >> e Ilaria Monti >>

Leggere
“Il verbo leggere non sopporta l’imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo “amare”… il verbo ‘sognare’…
Naturalmente si può sempre provare. Dai, forza, ‘Amami!’, ‘Sogna!’ ‘Leggi!’ ‘Leggi! Ma insomma, leggi, diamine ti ordino di leggere!’
‘Sali in camera tua e leggi!’
Risultato?
Niente.
Si è addormentato sul libro. All’improvviso la finestra gli è apparsa spalancata su qualcosa di desiderabile, e da lì è volato via, per sfuggire al libro. […] 
In argot francese leggere si dice ligoter che vuole anche dire ‘incatenare’
Nel linguaggio figurato un grosso libro è un mattone.
Sciogliete quelle catene e il mattone diventerà una nuvola”
Daniel Pennac, Come un romanzo
Nel saggio Come un romanzo, Pennac affronta il problema di come si possa stimolare i giovani - e in genere tutti coloro che avvertono l’oggetto libro come un macigno indebitamente e immeritatamente posato sul loro comodino - non tanto alla lettura in sé e per sé quanto al piacere di essa. Rifletti sull’argomento facendo riferimento anche alla tua esperienza di lettore o, eventualmente, di non lettore.

Essere e apparire
L’immagine rappresenta oggi un canale privilegiato per la comunicazione, tanto da condizionare prepotentemente il nostro modo di essere e di comportarci. Ma può esistere un divario tra l’essere e l’apparire? È vero che l’immagine è sinonimo di mancanza di profondità? Quale valore le attribuisci nella tua quotidianità e quale potere effettivo essa ha di condizionare la nostra vita culturale e sociale? Sviluppa la traccia a partire da tali questioni.

Videogames
Molti ritengono i videogiochi inutili, violenti, una forma di droga, un fattore di scissione della personalità. Per altri esaltano, grazie all’interattività e alla necessità di impiegarvi determinate competenze tecniche, il potenziale intellettivo, logico o mnemonico di coloro che vi si applicano. Non tutti i videogiochi tuttavia sono uguali...

Novecento
Il Novecento sta per finire ma già...

Voi che vivete sicuri...
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno
Meditate che questo è stato
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi
Primo Levi

Squilibri
Le scoperte scientifiche e il progresso tecnologico che hanno accompagnato la seconda metà di questo secolo non hanno impedito che si intervenisse in modo sempre più aggressivo nei confronti dell’ambiente. Quali ritieni siano stati i costi e i benefici? Ritieni possibile nel futuro una tutela dell’ambiente tale da assicurare un equilibrio duraturo all’umanità?

Il problema dell'«altro»
È lecito parlare di "razzismi" nella società di oggi, e non più di un "razzismo" basato esclusivamente su ragioni etniche, come di una pluralità di fenomeni che hanno a che vedere con l’intolleranza verso ciò che è genericamente "altro"?

Fine del ’68
Ho contemplato dalla luna, o quasi, | il modesto pianeta che contiene |filosofia, teologia, politica
pornografia, letteratura, scienze
palesi o arcane. Dentro c’è anche l’uomo,
ed io tra questi. E tutto è molto strano
Tra poche ore sarà notte e l’anno
finirà tra esplosioni di spumanti
e di petardi. Forse di bombe o peggio,
ma non qui dove sto. Se uno muore
non importa a nessuno purché sia
sconosciuto e lontano.
Eugenio Montale

Solo se interrogato
Non vado a scuola ma all’asilo.
Tutta la mia vita di studente è stata, se ridotta all’osso, uno star buono, schivare all’occorrenza, arrendersi subito in caso di necessità. Parlare, naturalmente, parlavo solo se interrogato.
Domenico Starnone.

Erika e Omar
In un articolo significativamente intitolato "La maschera della normalità", a proposito dei fatti di Novi Ligure, Gabriele Romagnoli scrive: "il delitto di Erika è assolutamente straordinario, ma nasce dall'ordinarietà assoluta". Chiarisci il senso di questa contraddizione esprimendo una tua opinione personale su questa vicenda, sulle sue cause e sul suo sfondo socio-culturale.

Solitudini
Viviamo uno strano paradosso: nessuno può dirsi solo, eppure tutti, in qualche misura, sentiamo, e temiamo di esserlo. Mai come oggi godiamo di un'incredibile abbondanza di strumenti per comunicare, eppure manchiamo dell'essenziale per dire e sentire.
Paolo Crepet, psichiatra

Shout!
A proposito della trasmissione televisiva “Shout” una preside, recentemente intervista dal settimanale "L'Espresso" ha detto: “Mi ero fidata della Rai, pensavo che la tv pubblica garantisse una certa serietà. Mi sono dovuta ricredere. Il loro scopo era quello di tirare fuori il peggio dai ragazzi. Dalle loro urla è venuta fuori un’immagine della scuola che definirei squallida, diversa dalla realtà”.

Pubblicità
La pubblicità non è solo un modo per stimolarci a comprare sempre di più. La pubblicità serve anche a ingannarci, a costruire in noi un'immagine della realtà che non risponde al vero. Le imprese tentano di dare di sé un'immagine di imprese amorose, attente ai nostri bisogni, sensibili ai diritti della gente, rispettose dell'ambiente. In realtà molte di loro violano i diritti dei lavoratori, inquinano, alterano la natura, sostengono i regimi oppressivi...
Francesco Gesualdi

Altruismo
Il valore di un essere umano non si riconosce dal suo stato sociale, culturale, razziale ma da quanto si prodiga per gli altri.
Gandhi

Chi ha paura della musica?
Così l’assessore del comune di Milano Bozzetti ha motivato la decisione di vietare il concerto di Marylin Manson il 7 giugno del 2003: “La mia responsabilità è quella di tutelare le fasce più deboli, in questo caso i minorenni, che so essere sostenitori della musica di Manson. Purtroppo le sue canzoni sono state protagoniste di episodi di cronaca nera nel nostro Paese (come l’uccisione della suora di Chiavenna, e le gesta di alcune sette sataniche). Con questo non voglio stabilire un collegamento di causa-effetto, ma un nesso evidentemente c’è. Leggendo molti testi delle sue canzoni , vi appaiono chiari i messaggi altamente diseducativi e l’istigazione alla violenza. La mia preoccupazione riguarda i giovani, che secondo il mio parere non sono sempre in grado di scindere la realtà dalla rappresentazione spettacolare.

Principi
Non vorrei vivere secondo le circostanze, l’ambiente e le convenzioni materiali, ma senza curarmi delle conseguenze, vorrei vivere e lottare secondo quello che a me parrà giusto e vero
I. Silone

Musica (e silenzio)
La musica aiuta a non sentire dentro il silenzio che c’è fuori
J. S. Bach

Amicizia
Una delle funzioni principali d’un amico consiste nel subire (in una forma più dolce e simbolica) i castighi che desidereremmo infliggere, ma non possiamo, ai nostri nemici
A. Huxley

Il patto educativo
La “buona volontà” non esiste al di fuori dell’interesse, che l’interesse non esiste separato da un legame emotivo, che il legame emotivo non si costruisce quando il rapporto tra professore e studente è un rapporto di reciproca diffidenza, quando non di assoluta incomprensione che scatta non appena la psicologia dello studente esce dagli schemi della psicologia del professore
U. Galimberti

Maria
La vicenda, per certi versi pietosa e spettacolare, della piccola Maria ha riproposto con forza il problema del contrasto tra la legge (ed eventuali principi superiori) e le presunte ragioni, interessi e sentimenti delle persone coinvolte. Ma fino a che punto questa rappresentazione aderisce alla realtà dei fatti?
temi

Non vado a scuola ma all'asilo
Giada Gandolfo, I C, liceo scientifico di Zagarolo

Caro diario,
da più di un mese è iniziata la scuola. Ma ti rendi conto? Non sono più una bambina delle medie, sono una liceale!!! Ho iniziato una nuova vita, più attiva, diversa dalla solita. L’anno scorso facevo tutti i giorni le stesse cose: mi alzavo, andavo a scuola, tornavo a casa, facevo i compiti, cenavo e andavo a dormire. Una vita monotona, che sinceramente mi aveva stufato. E’ anche vero che qualche volta uscivo con gli amici ma rimanevo sempre nel mio paese: Colle di Fuori.
Ora, invece, prendo l’autobus, un mezzo che non avevo mai preso da sola, vado a Zagarolo e lì ho conosciuto e continuo a conoscere nuova gente… Insomma, sono veramente felice! Mi sento più indipendente, finalmente ho capito cosa vuol dire avere le proprie responsabilità!!! Ora sono responsabile di me stessa, devo solo capire chi sono, cosa è giusto per me, quale futuro mi aspetta…
Sì, è vero, mi è dispiaciuto molto lasciare i miei compagni delle medie: Stefania, Laura, Michele, Emanuele, Damiano… ma ora ho nuovi amici. Ecco, è di questo che vorrei parlarti. Siamo diciannove in classe: quattro ragazze e quindici ragazzi. Con le ragazze ho già legato molto: Giulia, al conosco da molto tempo, è la mia migliore amica. Diletta è una ragazza straordinaria, simpatica e piena di risorse. Infine, Alessandra, con la quale ho legato un po’ meno, è una tipa fin troppo seria, diciamo un po’ “moscetta”, ma in fondo può diventare una brava amica.
Ora, passiamo ai ragazzi. Se devo essere sincera, speravo di avere in classe ragazzi abbastanza carini ma devo ammettere che, anche se il mio sogno non si è realizzato, i miei amici sono abbastanza simpatici e mi piacciono così come sono; però devo ammettere che alcuni di loro a volte si comportano da bambini di due anni; non sanno cosa significa la parola maturità! Sì, è vero, poi in fondo sono ragazzi seri, ma a volte ti fanno venire il sangue al cervello. Basta raccontare cos’è successo in gita. Un po’ di tempo fa, ora non ricordo precisamente quando, c’è stata la gita di accoglienza e siamo andati vicino a Latina. Alcuni dei miei amici hanno cominciato già all’inizio della giornata a prendermi in giro, ma io inizialmente l’ho preso come un gioco e ridevo con loro. Al ritorno, in autobus, io stavo tranquilla, seduta sul mio sedile quando, ad un certo punto, Francesco ha cominciato a darmi un po’ di botte in testa, io mi sono girata e gli ho chiesto di smetterla, ma lui continuava. Allora mi sono innervosita  e ho cominciato a urlare: “Basta! Falla finita, perché prima o poi, oggi, o domani, o dopodomani, fai una brutta fine!”. Lui ha cominciato a ripetere quello che dicevo finché esausta mi sono alzata e ho cambiato posto. Pensavo di poter stare tranquilla, ora che mi ero finalmente liberata di Francesco. Invece no, è arrivato Andrea e ha cominciato a dire un mare di stupidaggini sul mio conto, davanti a ragazzi di altre classi. Inizialmente non me la sono presa, ma poi, visto che continuava incessantemente, sono esplosa e sono passata alla violenza, ho preso un giubbetto e gliel’ho sbattuto in faccia. In genere io cerco sempre di chiarire certe situazioni con le parole, ma quando si superano certi limiti…
E’ vero, forse ho sbagliato a reagire in quel modo, ma non volevo che i ragazzi che ascoltavano credessero alle assurdità che diceva quel cretino. Finché si scherza, per me tutto va bene, ma quando si superano certi limiti…
Sembra assurdo, ma anche in classe si comportano in questo modo. Un altro Andrea si può benissimo definire un ragazzo di quattordici anni con il cervello di uno di tre: fa lo scemo in classe, mi ha rubato due pupazzetti che si attaccano al cellulare, gli Winnie Pooh, mi chiede i soldi e non me li restituisce, anche se, devo ammettere, oggi mi ha riportato quelli che gli ho prestato ieri.
Per farla breve, io mi trovo in una classe formata per la maggior parte da ragazzi simpatici, sì, ma lattanti.
Non ce la faccio più!!!
Non so per quanto tempo ancora li sopporterò, te lo farò sapere presto.
Ora ti lascio un dubbio irrisolto: MA SONO A SCUOLA O ALL’ASILO?

Ciao, la tua inseparabile Giada.

Non vado a scuola ma all'asilo
Stefania Trinca, II C, liceo s.p.p. di Palestrina

Da poco più di un anno sono passata dalle scuole medie alle superiori. E' una bella sensazionedire che sono una liceale perché è come se fossi diventata più grande e più matura; ma io non mi sento proprio così, anzi, secondo me ero molto più disciplinata alle medie che alle superiori. Io frequento il liceo pedagogico e la classe è formata da ventidue femmine e l'unico maschio è Luigi. Alla fine chiamarlo maschio è anche esagerato perché io credo che quando sei il solo maschio in una classe formata unicamente da femmine ti ritrovi a pensare e ragionare come se fossi una ragazza.
Comunque devo dire che fin da subito mi sono trovata bene con quasi tutta la classe anche se a volte ci comportiamo da bambine dell'asilo e io sono la prima a giudicarmo una bambina perché a volte faccio cose che non facevo neanche all'asilo. Ad esempio l'altro giorno una mia compagna di classe aveva gli ovetti di Winnie The Pooh (e già questo mi fa pensare all'asilo quando portavo le caramelle di Paperino) quando questa mia compagna è andata al bagno una mia amica ha rubato tutto il pacchetto dei cioccolatini di Winnie The Pooh e ha cominciato a mangiarseli; non trovando più i cioccolatini questa mia compagna è andata su tutte le furie e per così poco stavano per arrivare alle mani.
Questo mi fa ridere e soprattutto mi suggerisce un'osservazione: non vado a scuola ma all'asilo! Questo è uno dei tanti episodi, segno della nostra immaturità; basta guardare i nostri zaini per capire che in fondo non è cambiato nulla da quando avevamo cinque anni. Beh sì, siamo cresciute, ma solo in altezza. Il cervello è rimasto lo stesso, i nostri ragionamenti non sono cambiati! Ma credo che in fondo a 15 anni tutti siamo un po' bambini. E' un'età difficile perché non sai se devi comportarti da persona matura o come una bambina. C'è una ragazza nella mia classe che nel lettore MP3 ha tutte le canzoni dello Zecchino d'oro! Neanche mia sorella che ha otto anni le ascolta...
Comunque anche se frequento il secondo anno di asilo mi trovo bene in mezzo a questa banda di bambine tra cui io sono la prima immatura... E quindi non mi resta che ripetere: non vado a scuola ma all'asilo!
 

La televisione trasmette il nulla
Eleonora Adrover, I C, liceo s.p.p. di Palestrina

La televisione, ormai da qualche anno è presente nelle case, ma non soltanto nel salotto, anche nelle camerette dei bambini.
La televisione può essere un intrattenimento, infatti fin da piccoli i bambini sono educati a guardare la tv, le mamme mettono il bambino nel suo lettino, accendono la tv e mettono la videocassetta di un cartone animato per bambini: come “Winnie the Pooh” e riordinano casa.
Le mamme considerano la televisione come una babysitter.
I bambini, crescendo, hanno una buona visione delle tv passando molto tempo a guardarla.
Oggi i bambini preferiscono giocare alla playstation piuttosto che uscire in giardino a giocare a pallone, è vero che non tutti hanno questa possibilità, ma quei pochi che hanno il giardino non lo sfruttano.
Ci sono molti adulti che rimangono svegli fino alle tre di notte per seguire un reality show.
Fino a qualche anno fa il primo spettacolo iniziava alle 20 e alle 22 tutti i programmi erano finiti e c'erano solamente film, ora il primo spettacolo inizia alle 21.30 e molte persone tra cui i bambini rimangono svegli fino a tardi. Una cosa assolutamente superflua della tv è la pubblicità, basata solo sull’illusione e sulla menzogna.
Prima la tv si basava sulla qualità di un programma, ora tutto si basa sull’audience.
Ora i giovani invece di uscire si mettono a guardare la tv e a giocare con i videogames.
I vidoegames come i film hanno una fascia di età e come i film non sempre viene rispettata. Infatti i videogames considerati più violenti vanno dai 16 anni in su e si pensa che il ragazzo che ha avuto un’educazione non si metta ad imitare un videogame.
Certamente se un videogames violento viene sottoposto a un bambino di 8 anni, che non è responsabile e per di più prende la vita come un gioco, con i suoi amici tenderà ad imitare il personaggio del suo videogioco.
La televisione ormai produce tutta una serie di menzogne, tutto si basa sul reality show. Ormai dei fatti di cronaca si parla ben poco, visto che la televisione era nata come mezzo di informazione di ciò che avviene nel mondo.
L’unica cosa educativa della televisione sono i documentari che fanno il pomeriggio e che non segue quasi nessuno. Inoltre la televisione stimola sempre di più la gente a non uscire di casa, infatti ci sono dei programmi incentrati solo sullo shopping.
Se la televisione è diventata una cattiva maestra è anche colpa nostra perché preferiamo vedere un reality show piuttosto che un programma educativo.
Preferiamo seguire delle trasmissioni in diretta dove uno si sovrappone all’altro e le persone si offendono, piuttosto che un bel film.
Diciamo che la cattiva maestra l’abbiamo creata noi.
Io non sono una teledipendente, preferisco uscire con le mie amiche piuttosto che stare su un divano a seguire senza poter intervenire e esprimere la mia opinione la tv e poi non mi permette di relazionarmi con gli altri.
La televisione la seguo la sera quando vanno in onda i film, anche se spesso e volentieri non riesco a vederli fino alla fine.
Molti dicono che la televisione rilassa e non ti fa pensare ai tuoi problemi, ma per rilassarmi ci deve essere un film che mi piace veramente tanto altrimenti mi metto le cuffie e ascolto la musica.
 

I buoni si limitano a sognare di notte quello che i cattivi fanno di giorno (Platone)
Daniele Giorgi, I C, liceo scientifico di Zagarolo

Michael Smith è la classica persona che tutti vorrebbero come vicino di casa. E’ un tipo per bene, affidabile, in tutto il vicinato non c’è uno che parlerebbe male di lui. Da poco tempo ha intrapreso la carriera di avvocato.
Una sera, dopo una giornata di duro lavoro, torna a casa completamente sfinito. Dopo una breve cena va subito in camera e si distende sul letto. Pochi minuti e si addormenta, ignaro di ciò che sarebbe successo il giorno dopo.
Infatti quella notte Michael fa uno strano sogno: era notte fonda e lui si trovava nel suo ufficio, che era stato messo completamente sottosopra. In mezzo all’enorme disordine Michael si era accorto del corpo senza vita della sua segretaria, travolto dalla scrivania. Egli si era avvicinato al luogo dell’incidente e, proprio in quel momento, dalla porta era entrato il direttore: per un attimo non si era accorto di cosa stava accadendo, ma una volta intravisto il corpo della segretaria, egli era stato preso dal panico. Michael cercò di spiegare come fossero andate realmente le cose ma invano, per il direttore la situazione era ben chiara: Michael aveva ucciso la sua segretaria…
All’improvviso si risveglia oppresso dall’angoscia nel suo letto. La sua fronte gronda di sudore, decide così di farsi una bella doccia rilassante. Sotto l’acqua calda ripensa ancora a quell’insolito sogno. Comunque si rimette a letto e riprende a dormire. La mattina seguente Michael si sveglia di buon’ora di ottimo umore. Arrivato al lavoro la prima cosa che cattura il suo sguardo sono le numerose macchine della polizia parcheggiate davanti all’entrata. Decide di entrare lo stesso e, come si trova nei pressi del suo ufficio, gli si ripresenta una situazione famigliare: la sua segretaria è stata ritrovata morta, probabilmente travolta dalla scrivania. A Michael torna immediatamente in mente il sogno fatto la notte precedente: pensa che si tratti di una tragica coincidenza, ma si sbaglia.
Il direttore gli si presenta davanti e con tono freddo e debole gli dice: “Come hai potuto, cosa ti aveva fatto di male? Polizia, è qui l’uomo che cercate!”. Due poliziotti ammanettano Michael e lo portano al commissariato. Lui non si rende conto di quello che sta succedendo, segue i poliziotti senza dire una parola. Da qui viene portato in tribunale e condannato a scontare l’ergastolo.

Ancora oggi Michael sta scontando la sua pena e ormai questo caso è stato archiviato. Inoltre sono state trovate delle impronte digitali sulla scena del delitto che lo inchiodano. Ma di certo alcune domande non hanno mai trovato risposta: Cosa ci faceva la segretaria in ufficio a quell’ora della notte? E cosa ci faceva il direttore? E, soprattutto, Michael è veramente l’assassino?

i commenti al racconto di Daniele Giorgi

Mando i miei complimenti a questo Daniele Giorgi. Si tratta di un tuo allievo? Come è nata questa creazione che è degna di un autentico scrittore?
Gabriella

Personalmente lo trovo delizioso! oltre all'originalità rivela anche delle buone doti narrative! Se fosse un alunno di prima media sarebbe un genio!!!
Roberta

Mi complimento con Giorgi… una storia ben studiata ma andava un po’ ampliata su alcuni punti… è ben condotta grammaticalmente 7 e mezzo non di più
Massimo
 

I buoni si limitano a sognare di notte quello che i cattivi fanno di giorno (Platone)
Giulia Volpe, I C, liceo scientifico di Zagarolo

Caro diario,
stanotte mi è capitato di fare un sogno strano.
Ero una ragazza più grande, facevo il quinto liceo scientifico.
E’ appena iniziata la scuola e come sempre io mi rivelo già dal primo giorno la studentessa modello che sono sempre stata negli altri anni e i prof sono contenti di trovare la stessa Giulia degli altri anni ma non sanno che di lì a poco la loro ragazza cambierà così tanto da non riconoscerla più.
E’ il primo giorno di scuola. Giulia trova tutte le sue amiche e in particolare la sua migliore, Elisa, ma vede che in lei c’è qualcosa di strano, è diversa, sembra già una ragazza vissuta, l’estate l’ha cambiata ma Giulia non riesce a capire chi l’abbia cambiata.
Entrano in classe. Dopo aver incontrato i prof degli anni passati suona la ricreazione. Giulia non sta più nella pelle, vuole sapere perché la sua amica è così stralunata, e per di più ancora più strafottente.
Vanno in bagno ed Elisa le racconta tutto. Ed eccolo lì davanti a lei il motivo per cui Elisa è cambiata. Dalla finestra si intravede un ragazzo sulla moto che tira un bacio alla sua migliore amica. Elisa si è fidanzata. Non si sa come, non si sa perché ma a Giulia quel ragazzo non va giù. gli brucia il fatto che la sua migliore amica si è fidanzata con un violento, lei che odiava i violenti ora si va a mettere con uno del genere, gli dà fastidio che quel teppista abbia cambiato la sua amica.
Le due amiche si ritrovano involontariamente a discutere su come hanno scelto di programmarsi l’anno scolastico. Giulia gli ripete che così facendo può mettere a repentaglio cinque anni di studi e soprattutto la loro amicizia che dura da un’eternità. Più parlano più la loro discussione si fa animata, fino a quando, senza neppure accorgersene, piombano in una vera e propria litigata come non avevano mai fatto prima.
Giulia pensa che non potrà mai far cambiare idea alla sua amica, così decide di unirsi a lei e al suo nuovo giro. Giulia sa di essere una ragazza interessante ma non fino al punto di fare colpo su un ragazzo al primo sguardo.
Quel giorno era andata con la sua amica all’appuntamento che aveva con il suo gruppo, ma l’aveva fatto solo per provare a vedere se Elisa stava veramente bene. Da quel giorno Giulia si rende conto che era anche per lei ora di cambiare vita, ma non voleva farlo così radicalmente. Nel gruppo c’era un ragazzo che faceva paura ed era proprio quel ragazzo che ha messo gli occhi su di lei. In quel momento Giulia capisce che non sarà molto facile non accettare le sue proposte provocatorie. Sa che anche lei è interessata a quel ragazzo ambiguo, ma non sa il perché, non riesce a capire come mai in un secondo tutte le sue ambizioni e i suoi progetti svaniscono nel nulla.
Con questo ragazzo Giulia comincia a fare tutto ciò che si era prefissa di non fare, comincia a marinare la scuola, va alle corse di moto o scappa di casa quando è in punizione per andare con lui. La cosa che più la stupiva è che più passava il tempo e più se ne innamorava. Era diventata una ragazza cattiva. Ma il suo comportamento non le ha impedito di prendere il massimo del punteggio alla maturità.
Beh caro diario, a volte io vorrei essere così, non essere costretta a fare tutto ciò che è giusto senza sbagliare una virgola, vorrei essere una ribelle che fa tutto ciò che gli passa per la testa senza pensare che potrebbe recare danno a qualcuno. Ma quando mi vengono queste idee c’è qualcuno che mi aiuta a ritornare sui miei passi e sono i miei amici, quelli veri, gli unici che sanno cosa veramente mi passi per la testa, i miei momenti tristi e quelli felici e di conseguenza sanno come comportarsi. Molti potranno credere che è bello essere cattivi ma non sanno quanto sia complicata la loro vita perché loro hanno voluto complicarsela. Quindi è ora di guardare dentro e smetterla di fare gli ipocriti e capire quanto siamo fortunati a vivere come viviamo.

A volte può capitare che un atleta assuma sostanze chimiche al fine di migliorare il proprio rendimento sportivo. Quali motivazioni, sportive ed extra-sportive, sono alla base dell’impiego di tali sostanze? Per quale motivo la pratica del doping è in contrasto con l’etica sportiva?
Mattia Ceracchi, IC, liceo scientifico di Zagarolo

Il doping è senza dubbio il maggior fenomeno in contrasto con l’etica sportiva e sicuramente il principale ostacolo dentro lo sport.
Mi pongo una domanda: gli inventori delle Olimpiadi dell’antica Grecia (la prima vera forma sportiva) si sarebbero mai immaginati che 2500 anni dopo un così vasto fenomeno potesse svilupparsi e alterare la leale competizione? Credo di no. Allora perché il doping è così utilizzato anche se in contrasto con l’etica sportiva?
La motivazione per cui si assumono sostanze dopanti è semplice ma nello stesso tempo difficile da comprendere.
La causa maggiore che sta in cima a tutte le altre concause è la voglia di vincere a ogni costo. Un sentimento che dimora in ognuno e che spesso porta a conseguenze di gravissima entità. Questa, che è la prima causa del doping, tende ad alterare decisamente le prestazioni sportive.
Chi pratica lo sport si suppone che lo ami, se fosse veramente così non esisterebbero forme di doping, perché amare lo sport significa rispettarlo: chi utilizza sostanze dopanti non ama lo sport e non lo rispetta, lo odia e lo distrugge.
Inoltre il doping spazza via i due ideali sportivi per cui lo sport è praticato: la lealtà e la libera competizione.
E’ importante affermare e non nascondere che l’assunzione di sostanze dopanti è un problema di strettissima attualità.
E’ altrettanto importante constatare che i controlli antidoping da dieci anni sono frequenti e sistematici. e mentre prima si cercava di nasconderlo ora si tende ad affrontare con decisione il problema, per sconfiggerlo.
Un drammatico caso che ha riportato alla luce (se ancora ce ne fosse bisogno) il problema del doping è la vicenda di Pantani, sulla quale conviene operare un’attenta riflessione.
Pantani praticava uno sport, quello del ciclismo, dove sono stati e sono innumerevoli i casi di doping. E mentre per alcuni di questi casi ci siamo tutti giustamente sdegnati, per Pantani, dopo la sua morte, si è formato un sentimento di pietà, come per proteggerlo e lasciare in pace la sua anima.
Ma è opportuno ammettere: Pantani si dopava.
E’ stato proclamato giustamente eroe nazionale dai suoi fan, non è stato secondo me giustamente condannato, come meritava, per l’assunzione di sostanze illecite, sia dentro sia fuori dallo sport, che hanno indelebilmente macchiato le sue imprese.
Dunque dimentichiamo in fretta Pantani, che dello sport è stato un pessimo interprete, ispiriamoci a veri campioni di lealtà e non illudiamoci di fronte a falsi miti.
Purtroppo l’assunzione di sostanze dopanti non è soltanto un problema a livello professionistico, ma anche a livello dilettantistico, cioè nelle palestre dove si allenano adolescenti. Ciò è vergognoso: pensare che ci sia qualcuno che dopa ragazzi incoscienti, anche a loro insaputa.
Credo che il doping diffuso a livello dilettantistico sia ancora più difficile da affrontare e da debellare di quello assunto da professionisti.
Voglio concludere con una speranza: che lo sport continui, come sta facendo, a contrastare decisamente, se necessario con controlli anche più frequenti, questo autentico scempio, perché il doping venga sempre meno a far parte dello sport.
Lo sport deve riprendere con forza quello che gli è stato tolto: aiutiamolo, restituiamogli quella lealtà e quel senso di libera competizione che da tempo invochiamo e che da tempo ha perso.

Nell'uomo c'è qualcosa di buono, afferma con sicurezza il cannibale (Paolo Rossi)
Valerio Bottoni, I C, liceo scientifico di Zagarolo

Caro Marco,
ho letto, su un libro: c’è qualcosa di buono, afferma con sicurezza il cannibale. Per una parte io appoggio questa battuta perché molti uomini pensano solo a sé, in loro c’è di buono solo la carne, mentre il cuore è di pietra. Ad esempio l’altro giorno ho visto un signore, che ascoltando il telegiornale ha cominciato a deridere le vittime, dicendo che se le sono cercate le loro disgrazie, come se un bambino di sei anni avesse qualche colpa della guerra in Iraq. Poi l’uomo venne è stato ripreso dalla moglie, ma lui le rispose in tono menefreghista che potevano morire tutti, bastava che non succedesse a lui. Con quest’uomo neanche un brodino ci si può fare, per il semplice fatto che la sua carne sarebbe insipida e piena di menefreghismo.
Io non riesco a capire anche un altro problema che sconvolge l’umanità: il razzismo. Ho sentito al telegiornale di un uomo che solo perché era di colore era stato maltrattato e mandato all’ospedale. Io farei vivere quelle sgradevoli sensazioni di paura, dolore agli uomini che hanno ridotto in fin di vita quell’uomo solo per il colore della sua pelle. Queste barbarie accadono non solo per il colore della pelle, ma anche per la religione e l’ideologia politica. Caro Marco, oramai il razzismo è divenuto un virus per il cervello umano, così da renderlo poco commestibile. Per questo problema non c’è rimedio perché io lo considero un problema mentale. Se un uomo non riesce a sopprimere l’odio per un altro uomo con idee, religione e colore della pelle diverso dal proprio, non può vivere in mezzo agli altri. Non per niente Dio ha creato gli uomini tutti diversi.
Il razzismo non è un problema recente. Infatti gli uomini antichi avevano già cominciato a rendere schiavi gli uomini di colore. Il problema però si è esteso con il pensiero di Hitler. E quindi da quel giorno il razzismo è divenuto un virus indistruttibile. Questo virus rende la carne più dura di un sasso.
Un altro problema che rende gli uomini duri da mangiare è la droga. Quanti sono morti per colpa della droga? Per me fin troppi, finché uomini avidi continueranno a vendere la droga per il denaro il mondo andrà a rotoli. Poi mi chiedo, Marco, come fa un uomo a vendere una cosa che può uccidere un altro uomo, è come vendere un’arma a uno che si vuole suicidare. Il cuore di questi uomini non può essere mangiato perché può essere nocivo o ricco di ogm.
Ma tutti sanno che ci sono uomini buoni. Buoni sì da mangiare, ma anche buoni per stare insieme agli altri. Gli uomini buoni sono oramai in via di estinzione. Gli uomini buoni non si preoccupano solo di loro stessi, ma aiutano gli uomini più bisognosi di loro, non lo fanno per gloria o per denaro ma solo per il piacere di vedere il sorriso sulla faccia di una signora anziana che hanno aiutato. Comunque, per essere buoni, Marco, bastano piccole azioni che soddisfano il cuore e lo rendono morbido come la carne di vitello. La cattiveria indurisce, quando la cattiveria arriva al limite la carne diventa dura come una suola.
Arrivederci, Marco, fai buon pranzo e mandami una lettera con una tua riflessione su questi problemi.

Tuo Valerio

Ps: gli occhi che mi hai mandato l’altra volta sono un po’ stoppacciosi

L'incomprensione del presente nasce fatalmente dall'ignoranza del passato. Forse non è però meno vano tentar di comprendere il passato, ove nulla si sappia del presente (Marc Bloch)
Nicole Sannino, III E, liceo scientifico Sandro Pertini, Ladispoli

E' iniziato da circa due anni il terzo millennio dopo Cristo.
L'uomo è progredito nella ricerca scientifica, procede verso l'unificazione in grandi confederazioni di stati per assicurare prosperità economica e stabilità politica, e nonostante tutto ciò minaccia il mondo con bombe nucleari, bambini nascono e vivono in un clima incessante di guerra, nutrendo un odio viscerale nei confronti di chi attenta alla loro vita e imparando fin daòòa più tenera età ad impugnare le armi.
Eppure sono passati duemila anni dalla frattura che sancisce l'inizio di una nuova epoca, la presa di coscienza dell'uomo che la vera ricchezza non è quella materiale, ma va cercata in ogni individuo; che è l'uomo l'artefice delle proprie scelte e della propria vita nel rispetto altrui o nella totale indifferenza.
In tutto questo tempo si è vissuto nella speranza verso il futuro, verso le nuove generazioni, dimenticando quello che è accaduto, non per volere divino o di chissà quale destino ma esclusivamente a causa dell'uomo. Questa frenesia di seppellire il passato insieme alle migliaia di cadaveri che ogni guerra provoca non ha giovato, anzi, e solo adesso si cominciano a sentire le conseguenze. Tutto il ricchissimo patrimonio culturale ed archeologico che costituisce la storia di un popolo non deve restare un vanto e una fonte di guadagno.
Coloro che sono vissuti nelle epoche precedenti hanno commesso errori, e allora perché continuare a far soffrire innocenti in guerre sterili che non conducono ad alcuna risoluzione? Per risolvere un problema internazionale potrebbe essere utile, invece di creare marchingegni infernali ad alto rischio, leggere un passo dell'Iliade e soffermarsi sui profili geniali di un Achille o di un Ettore, così opposti per fazioni in battaglia, ma così uguali perché entrambi uomini provati dall'orrore del conflitto. Si dimentica spesso l'aspetto fondamentale della vita: siamo tutti uomini, più o meno colti, più o meno consapevoli di essere legati al passato.
Se tutto il genere umano riuscisse a credere in questa unità e in questa uguaglianza, la ricerca avrebbe davvero un senso e la stabilità economica finalmente un volto. E' stato inutile, giunti a queste conclusioni, aver temuto per il famoso "Millennium Bug", in quanto non è l'inizio di un nuovo millennio che può causare un totale caos, dal quale non si è in grado di salvarsi, bensì il baco è insito in ogni individuo perché essere umano e non può essere estirpato in un giorno, ma potrà essere debellato solo quando ci sarà la volontà di liberarsi da questa comoda ignoranza.

Tutte le pistole sono giocattolo. Le più care sono così ben imitate che uccidono perfino (Sanchez Ferlosio)
Margherita Presti, III E, liceo scientifico Sandro Pertini, Ladispoli

Tutte le pistole sono giocattolo. Le più care sono così ben imitate che uccidono perfino. Le pistole non sono tutte uguali: esse sono contraddistinte da un costo che ne determina le caratteristiche peculiari. Quelle più care sparano, quelle a buon mercato fanno solo finta. Le pistole che sparano provocano profondo dolore, quelle che fanno finta sono indolori.
Ciò che distingue le pistole le une dalle altre è il dolore. Tuttavia nessuno se ne cura: il mondo è pieno di masochisti armati. Non tutti i masochisti usano armi per infliggersi sofferenza. Alcuni si armano di siringhe. Anche le siringhe sono armi. Non esistono siringhe giocattolo. Le siringhe non dano scampo: uccidono e basta. Le armi e le siringhe costano. Costano tanto. Non tutti i masochisti del mondo sono ricchi. Essi risparmiano su cose futili per comprare le siringhe.
Questo è il loro pane. Questa è la loro vita. I masochisti vendono la loro vita pagando il prezzo delle siringhe. Colui che distribuisce tutte le siringhe del mondo a tutti i masochisti del mondo è il più avido di tutti. Ed è anche furbo. Dice a tutti che se le siringhe non sono più di gradimento restituirà il denaro ai propri clienti. (Ma non restituisce la vita). I clienti-masochisti sono molto ingenui. Essi si fidano così tanto delle parole del venditore che continuano a comprare siringhe. Solo e soltanto siringhe. I clienti non sanno dell'avidità del venditore. Il venditore esige un prezzo molto alto da pagare, nel caso il cui il masochista non compri più siringhe. Il venditore vuole la loro anima. Il venditore uccide con le proprie siringhe. Egli è la Morte. La morte è un gioco. Certi giochi sono così deleteri che uccidono perfino. La vita è un gioco. La vita è un gioco senza regole. La Morte anche. Nel gioco della vita l'unica cosa che conta è che si deve morire. Prima o poi.

P.S.: Nessuno può distinguere tra gioco e realtà. Nessuno può sapere quanto dura il gioco. La vita è effimera. La Morte dura una vita. Non necessariamente la realtà coincide con la vita. Sulla durata della realtà si accettano scommesse.
 

Tutte le pistole sono giocattolo. Le più care sono così ben imitate che uccidono perfino (Sanchez Ferlosio)
Shendi Veli, III E, liceo scientifico Sandro Pertini, Ladispoli

Fuori dalla finestra bambini estasiati sconvolgono in smorfie crudeli i loro innocenti visi. Giocano felici impersonando eroi distruttori o rappresentandi guerre spaziali. Osservarli mi turba. Ascolto la voce lontana della televisione che trasmette un solito e rassicurante telegiornale: "esplosione, rappresaglia... nuova rappresaglia, attentato", queste le parole che riesco a ditinguere. Mi sento sola, la dolce realtà costruita intorno a me si sfalda, sono afflitta dalla consapevolezza di essere parte di un sistema, supersonico e crudele, di essere anch'io svuotata... mi sento solo l'anello inconsapevole di una catena di violenza. La mia piccola stupida esistenza, come miliardi di altre inutili vite, è trascinata in un vortice che ci ingoia, ci annulla, ci rende uguali. Cervelli in serie che nuotano nell'ignoranza. Eppure non mi è mai piaciuto arrendermi a quell'idea di "amekania" umana così cara agli antichi greci; il mio orgoglio di intelligenza critica e indipendente lancia il suo richiamo.
Vorrei gridare, avvicinarmi alla gente e scuoterla... dire che non possiamo limitarci a sopravvivere con il "pilota automatico" inserito, non possiamo svalutare il prezzo della vita e della nostra essenza, non si può dimenticare e continuare a sorridere... e lasciarsi convincere. Non possiamo offrire le nostre menti alla malvagità così plastica e colorata della società, alla dorata perversione, all'elegante menefreghismo.
Vorrei salvare un mondo che mi terrorizza, ma la mia voce è soffocata dalla fragilità di mille dubbi. Sento l'ansia di fomentare una rivoluzione transcontinentale, ma mi chiedo assiduamente "contro chi? in nome di che cosa?".
Mi piacerebbe disegnare un mondo di equilibri e fantasie, di primitiva felicità ed entusiasmo ingenuo, ma mi accorgo di quanto ridicola e utopica sia la mia inclinazione.
Dovrei forse razionalizzare questi miei propositi assurdi e concretizzare nel mio piccolo la mia voglia di libertà.
Ma credete che sia possibile? Beh, io non so, perché a ondate improvvise lo sconforto mi assale... Mi torna in mente che la selezione naturale elimina l'esemplare imperfetto e io mi sento così: bambola guasta che ragiona troppo e inutilmente. Aggiustarmi o annientarmi? Questo il dilemma della società matrigna...
In un breve furore auto-distruttivo ho voglia di morire. Dura un attimo. Palpebre che si chiudono per tornare subito alla luce.
Non ha importanza, è solo l'esaltato romanticismo che mi caratterizza. Quando certo una verità essenziale divengo facile preda del delirio. Ora me ne rendo conto: il mio ardore, la mia voglia di cambiare, le fervide idee e l'istintivo ottimismo... Tutto ciò si spegne quando realizzo che è interamente privo di consistenza.
Le pistole sono giocattoli dalal dinamica perfetta; la vita è un gioco televisivo; la morte un semplice uscire di scena e noi... noi siamo manichini tristi e ben vestiti, crudeli animali elettronici, dall'anima ormai troppo stanca.

Inchieste e sospetti periodicamente ricorrenti (doping, gare truccate, recentemente anche lo scandalo dei passaporti falsi) sembrano minacciare la credibilità dello sport, in particolare del calcio, nel quale sono coinvolti interessi sempre più grandi. Delinea il problema esprimendo le tue riflessioni personali e suggerendo i possibili rimedi a questa situazione.
Laura Liucci, IA, liceo scientifico Spallanzani, Tivoli

E' ormai tristemente nota la crisi che lo sport sta attraversando in questo momento. In Italia come anche in tutto il resto del mondo basta aprire un giornale per rendersi conto della gravità della situazione: atleti deferiti o denunciati per uso di sostanze dopanti, calciatori squalificati per aver truccatio gare e, ultimamente, calciatori e società società sportive penalizzati per aver falsificato passaporti.
Perché tutto ciò? La risposta più ovvia sarebbe: per vincere, ma il sapore della vittoria è un bene così effimero che non creo valga irischi che corre un atleta. Dietro tutto, c'è sempre quello che qualcuno ha definito la rovina dell'uomo: il dio denaro. Oramai lo sport è mosso esclusivamente dagli interessi. Il calcio ne è un esempio lampante. Calciatori e procuratori farebbero di tutto pur di strappare qualche miliardo in più, perché è di miliardi che si parla, alle società; l'"attaccamento ad una maglia" non esiste più, salvo qualche raro caso e gli sportivi "si vendono" al miglior offerente come mercenari.
E non si parla solo di atleti: alcune società sportive arrivano a falsificare passaporti pur di poter schierare più giocatori extracomunitari in campo. In Francia, proprio per questo motivo, il St. Etienne è stato penalizzato e a un giocatore è stata inflitta una pesante multa. In Italia, invece, alcune società sono indagate ma non sono stati ancora presi provvedimenti. Ma non è tutto: alcuni giocatori italiani sono indagati per essersi accordati sul risultato delle partite ed aver percepito delle percentuali su alcune vincite.
Una testimonianza è raccolta nel libro "Nel fango del dio pallone" scritto da Carlo Petrini, un ex giocatore di serie A che ha militato in alcune delle maggiori squadre italiane. Il libro racconta la sua ascesa alla popolarità che gli ha sconvolto la vita.
Questo libro è una coraggiosa confessione dove Petrini racconta il suo amore per il calcio agli inizi, le prime esperienze in serie A e in seguito il doping e i trucchi per eludere i controlli, i pareggi concordati, le partite "vendute", fino allo scoppio dello scandalo del Toto-scommesse che ha posto fine alla sua carriera: cioè tutte quelle cose che nel calcio, come in tutto lo sport, "si fanno ma non si devono dire" come più volte ripete l'autore. Ed è proprio tutto questo che rovina lo sport: la sete di vittoria ad ogni costo e con ogni mezzo. E' molto triste pensare che un evento sportivo possa essere inquinato da falsità e sregolatezze. Inoltre essere scorretti non è solo una mancanza di rispetto verso se stessi (anche se è giusto punire quelli che si sotraggono alle regole, sia che si tratti di atleti, sia che si tratti di società importanti). La speranza è che si torni, un giorno, a gareggiare per il gusto di farcela con le proprie forze.

In seguito ad un articolo di Ottone su “Repubblica” del 21 gennaio scorso si è scatenato nelle ultime settimane un dibattito sull’opportunità di ricorrere al 7 in condotta come rimedio all’indisciplina diffusa nella scuola. Esprimi una tua riflessione prendendo spunto dalle due diverse opinioni proposte di seguito.

I ragazzi non vogliono restare buoni e fermi come otri da riempire, hanno bisogno di accendere nella loro coscienza uno scontro tra le forze in campo: da un lato i messaggi violenti di una società improntata ai miti della facilità e del successo, della fretta e del cinismo; dall’altro il senso innato della giustizia, della bellezza e della ricerca (Marco Lodoli, insegnante e scrittore)

I ragazzi delle nostre scuole sono spesso “cattivi e volgari”, come indica con formula brusca l’ultima indagine Eurispes [Istituto di ricerche]. Volgari perché mancano di rispetto agli anziani, alle istituzioni, alle regole di comportamento, dal telefonino in  classe allo zainetto strafottente. Cattivi perché dilaniati dal desiderio di consumare più che di imparare, di farsi vedere più che di crescere (Raffaele Simone, linguista)
Daria Simonetti, IIIE, liceo scientifico Pertini, Ladispoli

I ragazzi di oggi. E‚ questa la loro arma: la voglia di emergere, di muoversi, di farsi strada in qualunque modo. Cercano il loro spazio in una società, a mio parere, improntata  sulla facilità e sulla frenesia che li forma apparentemente responsabili e coscienti riguardo ciò che il mondo offre; e nel loro falso sapere si sentono grandi, nelle scuole e nelle strade sfoggiano il loro fanatismo, costruito su ideali e comportamenti che vanno contro le regole, contro ciò che è normale per la comunità. Si sentono "diversi". Vogliono esserlo. Il loro modo di essere fa parte della "cerchia" cui appartengono, i ragazzi ribelli, anticonformisti, bisognosi, però, del solito motorino e dell'immancabile cellulare (che va periodicamente rinnovato!) e di un linguaggio ordinario, il cosiddetto "gergo", che li accomuna, che li fa sentire uniti.
Il taglio dei capelli, il modo di vestire: uguale per tutti.
Ma questa è la loro vita, la loro cultura (ma sarà davvero cultura?), perché forse senza tutto questo non avrebbero un mondo loro, io credo, non avrebbero più "lo scudo" che li protegge dalla vera realtà, si sentirebbero soli (senza "branco"), senza una guida da seguire, in una società che probabilmente non lascia loro abbastanza spazio, soli, a mio giudizio, in una società che talvolta non risponde alle loro necessità o bisogni, alle loro esigenze; e ancora soli di fronte ad una società che non si prende cura di loro e che spesso sembra proprio volerne fare a meno, forse perché troppo impegnata su altri fronti.
Sempre troppo impegnata.
E‚ così che tante volte appare, forse proprio per il fatto che questa società non si sforza di risolvere, o per lo meno di occuparsi a fondo dei numerosi problemi che il mondo presenta, le difficoltà ed i tanti ostacoli, eccessivi per dei ragazzi che troppo spesso nella società non trovano una famiglia che insegni loro a vivere e così il loro difendersi dalla crudele realtà si tramuta in un disinteresse per ciò che come insegnamento per la vita viene loro proposto (un insegnamento forse arrivato troppo tardi!), mentre il loro modo di crescere si rivolge a qualcosa di falso, irreale, troppo finto, talvolta qualcosa che li consuma, anche se li accomuna, ma che non costituisce una vera guida per la vita.

Marshall Bruce Mathers III, meglio conosciuto come Eminem (una marca di dolcetti fuori colorati, dentro "neri"), si è esibito a Sanremo e subito è divampata la polemica. Di lui si è detto che "è un mascalzone pericoloso, incita ai peggiori sentimenti", dei suoi testi che sono "violenti, omofobici, pieni di parolacce e di insulti per tutti".
Un quadro certamente allarmante...
Valerio Iori, IA, liceo scientifico Spallanzani, Tivoli

Dal giorno in cui Raffaella Carrà ha reso pubblica la notizia che Marshall Mathers, ovvero Eminem, si sarebbe esibito a Sanremo, si sono scatenate le più grandi polemiche su questo cantante. Per non parlare dei giornali che si sono scatenati con articoli e pagine intere (nelle quali peraltro si dicevano sempre le stesse cose), definendo il rapper al momento più famoso del mondo come un razzista verso i neri e gli omosessuali, uomo che incita alla violenza nelle sue canzoni, e tante altre cose.
Per quanto mi riguarda ho conosciuto Eminem questa estate su una televisione che lo pubblicizzava in Italia, MTV, e le sue canzoni, o meglio quelle che su questa rete venivano trasmesse con i loro video musicali, mi sono subito piaciute. Come penso il novantanove virgola nove per cento degli italiani che ascoltano Eminem, non capisco un'acca dei suoi testi, anche se per mezzo dei video si capiscono almeno i significati complessivi delle canzoni, ma non certo le singole frasi per cui gli è stato dato del razzista e del violento. Certo non si può dire che non sia un violento, visto che ha due tre processi in corso, uno dei quali intentatogli dalla madre per diffamazione, e un altro (almeno quanto scrive il "Venerdì di Repubblica") in cui è accusato di tentato omicidio, del quale lui stesso si ritiene colpevole.
Comunque, proprio nei giorni prefestival dei tanti articoli pubblicati dai giornali, ce n'era uno sempre sul "Venerdì di Repubblica" che riportava le traduzioni di alcuni pezzi di canzoni che erano ritenuti "più duri", e che hanno cambiato in me in negativo la reputazione che avevo nei confronti di Eminem.
La stessa sera in cui Eminem si esibiva a Sanremo, ho visto una trasmissione in cui ho saputo per esempio che il manager del rapper americano è nero e gay, poi che Eminem è nato e vissuto in un ghetto in cui la maggior parte della popolazione è di colore, e che è l'unico rapper bianco accettato dai neri. Insomma in realtà Emimen nelle sue canzoni non rispecchia altro che la vita non certo bella che ha vissuto, e comunque non è peggio di alcuni cantanti che sono criticati per i loro testi da anni come Marylin Manson, che ha portato con le sue canzoni anche a far commettere omicidi da parte di ragazzi che lo vedevano come un dio.
Comunque tutta la polemica che si è creata intorno a Eminem non ha fatto altro che pubblicizzare il cantante e aumentare la sua fama.
 

Marshall Bruce Mathers III, meglio conosciuto come Eminem (una marca di dolcetti fuori colorati, dentro "neri"), si è esibito a Sanremo e subito è divampata la polemica. Di lui si è detto che "è un mascalzone pericoloso, incita ai peggiori sentimenti", dei suoi testi che sono "violenti, omofobici, pieni di parolacce e di insulti per tutti".
Un quadro certamente allarmante...
Ilaria Monti, IA, liceo scientifico Spallanzani, Tivoli

Marshall Bruce Mathers III, in arte Eminem, nasce a Kansas City il 17 ottobre 1972.
Abbandonato dal padre a soli sei mesi, viene "accudito" dalla madre, ma da una madre malata, convinta di avere un figlio altrettanto malato e che imbottisce di medicine.
Eminem viene più volte affidato ai parenti, in particolare allo zio Ronnie, che gli insegna a fare i primi passi nel mondo del rap. Marshall viene spostato per tutto il mondo come un pacco dalla madre in cerca di una lavoro, è costretto ad una vita solitaria, senza l'aiuto di un amico o comunque di una persona che gli stia vicino, escluso appunto lo zio Ronnie.
Finalmente quando Marshall ha otto anni la madre trova un lavoro stabile per circa un anno, ma per Eminem comincia l'inferno. Maltrattato, picchiato e violentato ogni giorno dai bulli del quartiere finisce in coma per una decina di giorni. Ed aveva solo otto anni.
Diventa un bambino introverso, chiuso, timoroso della società, del mondo.
Con l'aiuto dello zio Ronnie impara a conoscere la musica, con tutte le sue sfumature, impara a rappare e comincia a diventare indipendente a soli dodici anni. Scrive testi di canzoni, musiche, impara a dare un senso alla sua vita solo con l'aiuto del "suo" rap.
Finalmente le cose per lui cominciano ad andare bene, ma un'altra preoccupazione incombe. Suo zio Ronnie si suicida. Per Eminem un altro problema. Cade in depressione, smette di scrivere e di comporre. Solo dopo tre lunghi anni capisce che la vita va avanti, ritorna al suo rap grazie alla figlia, Hailie Jade, e alla moglie Kim, che sposa qualche anno dopo, nel '97.
Eminem compone il primo cd, che viene ignorato da manager e discografici.
La moglie, per questo motivo, lo lascia, portando con sé la figlia, l'unica persona che lui ama. E alla quale è legatissimo.
Con l'album "The Marshall Mathers LP" Eminem conosce il successo, guadagna soldi a palate, viene invitato alle trasmissioni televisive e registra il tutto esaurito ai concerti.
Tuttavia in televisione, sui giornali, su internet si continua a parlare di lui come di un ragazzo pericoloso, duro, violento, ma il perché non se lo chiede nessuno. In pochi sono quelli che conoscono la vera storia di Eminem, ma tutti sono capaci di criticare e di giudicare.
Nei suoi testi Eminem fa quello che gli ha sempre insegnato lo zio Ronnie. Si sfoga, comunica alla gente quello che c'è, e c'è stato, in negativo nella sua vita, insulta la madre accusandola di avergli rovinato la vita e di fumare più spinelli di lui. Attacca la moglie per averlo tradito e lasciato.
Ma chi è in realtà il vero Eminem? E' davvero un mascalzone pericoloso che incita ai peggiori sentimenti, scrivendo testi violenti, omofobici e pieni di insulti per tutti?
Certo, così è come a noi può sembrare ascoltando quelle canzoni, ma milioni di spettatori hanno osservato come, al festival di Sanremo, Eminem aveva quasi paura di stringere la mano alla Carrà, forse perché era una persona che non aveva mai incontrato.
E allora ci rendiamo conto che Eminem non è poi quel ragazzo così maligno, stufo della vita, quello che mette parolacce nelle sue canzoni ed insulta, ma è invece un ragazzo timido, chiuso, introverso, timoroso e giusto.
Un altro errore della nostra società: abbiamo giudicato Eminem un mostro.
 

testo descrittivo

C'è stata una rapina alla posta. Tre ladri sono entrati in un ufficio postale non molto affollato, mascherati e armati (di pistole, forse giocattolo), verso le 9 di mattina, immobilizzando i presenti (per modo di dire) e fuggendo, dopo pochi minuti, con una corposa refurtiva (di?).
una cassiera...
Laura Tarquini, Ii, liceo scientifico Amaldi, Roma

Quel freddo sabato mattina di dicembre arrivai al lavoro molto presto, come sempre, nel mio ufficio delle Poste in via Domenico Parasacchi n. 21. Entrai e presi posto, come ogni mattina, al mio sportello. Mi sedetti e, come faccio abitualmente, finii di mangiare il solito cornetto con la marmellata del bar di fronte con cui faccio colazione tutte le mattine. Alle 8.15 aprimmo: stranamente quella mattina non c’era quasi nessuno, così io e altri miei colleghi cominciammo a parlottare un po' tra di noi...
- Mamma mia hai sentito che freddo stamattina?- disse Anna.
- Sì, peggio delle altre volte! - esclamò Pietro.
- Eh già, al meteo stamattina hanno detto che le minime si sono abbassate... - dissi io.
- Ah ecco allora perchè stamattina c'è cosi poca gente! Dài che forse oggi si lavora di meno e si prendono più caffè! - esclamò Gianni dall’ultimo sportello in fondo a sinistra. Seguì una fragorosa risata.
Eh sì - pensai io - Gianni è sempre il solito, non cambierà mai!
Passarono le ore. Verso le 9.00 la posta cominciò a riempirsi un po' di più: c'erano casalinghe intente a pagare bollette, vecchietti e vecchiette che riscuotevano la pensione... Insomma c'era la solita confusione di tutte le mattine...
Improvvisamente sentii un forte urlo dall'entrata della posta: era una signora che strillava in preda al panico.
Ma che succede? - pensai.
Non riuscivo a vedere molto bene...
Ma poi scorsi 3 uomini in giacca nera, con dei passamontagna sul viso e delle pistole in mano.
- Fermi tutti! Mani in alto! Questa è una rapina! - gridò uno di loro.
Intorno regnava il gelo totale, l'assoluto silenzio, rotto solamente dal pianto di un bambino tra le braccia della madre.
- Fuori i soldi! - gridò l’uomo rivolgendosi a Gianni - Voglio i soldi!
Gianni si voltò, aprì la sua cassaforte e cominciò a tirare fuori il denaro.
- Mettili qui - disse il ladro e gli porse una valigetta grigia.
- E voi che cosa state a guardare? - disse poi rivolgendosi a me e agli altri colleghi - Forza su! Tirate fuori i soldi e metteteli nella valigetta!
Cominciammo così a riempire la valigetta con le banconote.
Intanto i 3 ladri controllavano che nessuno si muovesse.
- Guai a chi si azzarda a chiamare la polizia! - disse il capo notando un uomo che si frugava nelle tasche, forse alla ricerca del telefonino.
In quel momento la signora che si trovava davanti al mio sportello svenne e il bambino cominciò a piangere più forte.
- Fallo smettere! - gridò il ladro alla madre innervosito; e rivolgendosi a noi dipendenti:
- Avete finito? Qui ci stiamo facendo notte!
Gianni gli consegnò così la valigia con i soldi.
- John, cavolo, muoviamoci c’è già troppa gente in giro! - disse uno rivolgendosi al capo.
- Tranquillo, non ci prendono - rispose John - Perché qui nessuno parlerà, vero? - disse poi rivolgendosi ai clienti - E guai a voi se provate a dire qualcosa in giro! - aggiunse rivolgendosi a me e agli altri colleghi.
- Ora ce ne andiamo, e così dicendo i 3 uomini uscirono velocemente e fuggirono a bordo di una Lancia Y nera.
- Bisogna chiamare l’ambulanza - dissi io con voce tremante - La signora sta male.
Alzai la cornetta del telefono e digitai il numero.
 

saggio breve

L’energia nucleare: un dibattito che coinvolge il mondo intero [leggi i documenti]
Simone Armento, IIIi, liceo scientifico Amaldi, Roma

destinato a: «EcoAmaldi»
Con «energia nucleare» si intendono tutti quei fenomeni in cui si ha la produzione di energia in seguito a trasformazioni nei nuclei atomici. Insieme alle fonti rinnovabili e le fonti fossili, è presente una fonte di energia primaria, cioè presente, non deriva dalla trasformazione di altre forme di energia ed è destinata ad esaurirsi.
L’energia nucleare è oggetto di discussione per il presente e per il futuro. E’ ben nota da tempo l’imminente emergenza energetica, che come sottolinea Mario Tozzi, consigliere del CNR si aggrava semestralmente; a tal proposito, in occasione del congresso dei notai italiani, il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, ha rilanciato l’idea dell’energia nucleare come principale strada per uscire dal caro energia e dalla dipendenza straniera italiana per il petrolio e i gas, sostenendo che è «una necessità del futuro». Procede nella stessa direzione il pensiero del presidente francese Sarkozy: «Il nucleare non è la soluzione ai problemi, ma senza nucleare non c’è soluzione».
Dunque sono molti i sostenitori di questa fonte energetica, come anche Chicco Testa, responsabile dell’energia del PD: di fronte alla tesi per cui il problema legato alle centrali atomiche è rappresentato dai combustibili fossili sia per ragioni ambientali, sia per ragioni legate alla geopolitica del petrolio, sia in termini di costo che in termini di sicurezza, egli risponde che se oggi gli impianti nucleari che sono in funzione nel mondo, fossero fermati, avremmo un aumento drammatico delle emissioni in atmosfera e anche shortage di energia. In Europa abbiamo centrali nucleari in: Svezia, Svizzera, Francia (60 per 60 milioni di abitanti) e in Germania (15 per 80 milioni di abitanti). In Italia, dopo il referendum del 1987 a cui 20 milioni di italiani hanno votato contro il nucleare, non c’è la possibilità di costruire centrali atomiche, poiché se lo si facesse si ignorerebbe un referendum popolare, anche se di fatto è stato firmato un accordo con la Francia che lo permette. È stata anche proposta una riduzione di pagamento delle bollette per chi acconsentisse alla costruzione di centrali nucleari vicino casa. Per molti tale proposta del ministro Scajola è una totale assurdità: tra questi Beppe Grillo la cui posizione io condivido in pieno. Questi impianti, infatti, nonostante le norme di sicurezza applicate e migliorate rispetto a quelli costruiti negli anni ‘80, rimangono costantemente molto pericolosi. Sebbene un incidente in un impianto nucleare abbia meno possibilità di verificarsi, nella possibilità, seppur remota, si verifichi, comporterebbe effetti catastrofici a livello globale, senza tener conto delle scorie prodotte.
Dunque, benché il nucleare sia in grado si fornire uno zoccolo di produzione costante, è costante anche il pericolo che ne deriva e perciò l’unica domanda da porsi è: «Vale la pensa correre un tale rischio»? Personalmente non credo. E spero che non ci sia mai nessuno pronto ad assumersi la responsabilità del destino del mondo intero.

 
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:: gli autori
Eleonora Adrover, I C 2005-6, liceo s.p.p. di Palestrina >>
Simone Armento, III i 2008-9, liceo scientifico Amaldi, Roma >>
Valerio Bottoni, I C 2004-5, liceo scientifico di Zagarolo >>
Mattia Ceracchi, I C 2004-5, liceo scientifico di Zagarolo >>
Daniele Giorgi, I C 2004-5, liceo scientifico di Zagarolo >>
Giada Gandolfo, I C 2004-05, liceo scientifico di Zagarolo >>
Valerio Iori, I A 2000-1, liceo scientifico Spallanzani, Tivoli >>
Laura Liucci, I A 2000-2001, liceo scientifico Spallanzani, Tivoli >>
Ilaria Monti, IA 2000-1, liceo scientifico Spallanzani, Tivoli >>
Margherita Presti, III E 2001-2, liceo scientifico Sandro Pertini, Ladispoli >>
Nicole Sannino, III E 2001-2, liceo scientifico Sandro Pertini, Ladispoli >>
Daria Simonetti, III E 2001-2, liceo scientifico Pertini, Ladispoli >>
Laura Tarquini, I i 2008-9, liceo scientifico Amaldi, Roma >>
Stefania Trinca, II C 2005-6, liceo s.p.p. di Palestrina >>
Shendi Veli, III E 2001-2, liceo scientifico Sandro Pertini, Ladispoli >>
Giulia Volpe, I C 2004-5, liceo scientifico di Zagarolo >>
il testo narrativo
«input»
1) Il lupo ha mangiato Cappuccetto, ma il taglialegna è stato fermato da un contrattempo…
2) Non tutte le ciambelle vengono con il buco. Infatti, ieri…
3) C’era una volta una regina, che diede alla luce un figlio, talmente brutto e deforme da far dubitare a lungo che avesse sembianze umane… (Charles Perrault, Richetto dal Ciuffo)
4) Per tutta eredità un mugnaio lasciò ai tre figli gli unici beni che possedeva: il mulino, l’asino e… (Charles Perrault, Il gatto con gli stivali)
5) Appollaiato su un alto albero, il corvo si apprestava a mangiare un pezzo di formaggio sottratto da una finestra; la volpe lo vide… (Fedro)
6) In un cane ben pasciuto si imbatté per caso un lupo stremato dalla fame… (Fedro)
7) Per una stupida bravata, cinque sbandati causano la morte di un poveraccio mentre esce da una chiesa il giorno del suo matrimonio: la sposa mancata ne uccide quattro… (François Truffaut, La sposa in nero, 1968)
8) Dopo aver lavorato venti anni nella stessa ditta, Henri viene licenziato: incapace di suicidarsi affitta un killer, ma poi si innamora… (Aki Kaurismaki, Ho affittato un killer, 1990)
9) Dopo aver distrutto il set del film in cui deve fare la comparsa, un attore viene invitato alla festa che dà il boss di cui ha appena "sabotato" il film… (Blake Edwards, Hollywood Party, 1968)
10) Dieci personaggi, tutti (o quasi) con qualcosa di turpe da nascondere, vengono invitati su un’isola, dove incominciano a morire come mosche… (René Clair, Dieci piccoli indiani, 1945)
11) I buoni si limitano a sognare di notte quello che i cattivi fanno di giorno (Platone)
12) Nell’uomo c’è qualcosa di buono, afferma con sicurezza il cannibale (Paolo Rossi)
13) Il mondo è pieno di cose ovvie che nessuno si cura mai di osservare (Sherlock Holmes)
14) Contro la stupidità anche gli dei sono impotenti (Friedrich Schiller)
il testo argomentativo
Costruisci una scaletta ragionata (premessa, argomenti, conclusione) per dimostrare la validità di una delle tesi seguenti.
nb: la scaletta deve essere visibile
1) I soldi non portano la felicità.
2) Leggere è più noioso che piacevole.
3) "Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce", B. Pascal
4) "Passando molto tempo davanti alla televisione si adottano abitudini alimentari malsane, spesso condizionate dalle pubblicità a cui si è esposti…". Valeria Confalonieri, medico
5) "…Ancor più negativa è l’autorizzazione a usarlo [il telefonino] durante gli intervalli e la ricreazione, allorquando più facilmente il telefonino, ormai atto a fotografare e riprendere, può trasformarsi in un’arma impropria per atti di bullismo, di violenza sessuale, di pornografia consenziente da mandare in rete", M. Pirani ("la Repubblica", 19 marzo 2007)
6) "Fin da piccolo dovetti interrompere la mia educazione per andare a scuola", B. Shaw
7) L’eutanasia è un crimine
8) "Oggi è sempre più difficile trovare qualche educatore che difenda la necessità di giudicare studente con giusta severità... Un quattro in matematica o in italiano può essere invece un'esperienza positiva", P. Crepet
9) "L'amore è la capacità di sentire il simile nel dissimile", T. W. Adorno
10) La pena di morte? per gli assassini va bene.
11) "La storia insegna che gli uomini imparando la storia commettono sempre gli stessi errori" (Hegel).
12) La televisione trasmette il nulla. Molto meglio Facebook (Msn, Netlog ecc.).
13) La scuola mi sottrae tempo che potrei dedicare alla mia realizzazione personale (studente intervistato dal TG1).
14) Energia nucleare? Sì grazie.
prima prova
tutte le tracce di maturità: 1985-1998
tracce assegnate all’esame di stato del 1999
tracce assegnate all’esame di stato del 2000
tracce assegnate all’esame di stato del 2001
tracce assegnate all’esame di stato del 2002
tracce assegnate all’esame di stato del 2003
tracce assegnate all’esame di stato del 2004
la simulazione della prima prova
risorse didattiche
la prima prova di italiano
il saggio breve
analisi del testo
prove di lettere per il biennio
prove di lettere per la scuola media
la terza prova
latino
programmi ministeriali
esempi di programmazioni
criteri di valutazione delle prove scritte
dal profondo della ssis
[ pagina fondata il 16 aprile 2000 | a cura di Alerino Palma| ma questa pagina è stata possibile anche grazie ]
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