| tutte le tracce
assegnate |
Consumatori
Gli avidi creano ingiustizia
non solo perché hanno al loro servizio schiere di ragionieri, direttori
e capisquadra disposti a fare trionfare il sopruso, ma anche perché
i consumatori comprano tutto senza problemi.
Francesco Gesualdi
Antinomia
I contrari delle piccole verità
sono falsi; i contrari delle grandi verità possono anche essere
veri.
Niels Bohr
Diario
Non vado a scuola ma allíasilo.
leggi lo svolgimento
di Giada Gandolfo (diario) >> e di Stefania
Trinca >>
Buoni e cattivi
I buoni si limitano a sognare
di notte quello che i cattivi fanno di giorno.
Platone
leggi lo svolgimento
di Daniele Giorgi (racconto poliziesco) >>
e di Giulia Volpe (diario) >>
Pistole
Tutte le pistole sono giocattolo.
Le più care sono così ben imitate che uccidono perfino
Sánchez Ferlosio
leggi lo svolgimento
di Margherita Presti >> e Shendi Veli>>
Passato e presente
Líincomprensione del presente
nasce fatalmente dallíignoranza del passato. Forse non è però
meno vano tentar di comprendere il passato, ove nulla si sappia del presente...
Marc Bloch
leggi lo svolgimento
di Nicole Sannino >>
Cannibali
Nellíuomo cíè qualcosa
di buono, afferma con sicurezza il cannibale
Paolo Rossi
leggi lo svolgimento
di Valerio Bottoni (lettera) >>
Tivù
La televisione trasmette il nulla.
H. M. Enzensberger
leggi lo svolgimento
di Eleonora Adrover >>
Tivù (2)
La televisione ospita sempre più
spesso dibattiti nei quali si denuncia la sua degenerazione e lo scadimento
del suo ruolo educativo. Poi però non cambia nulla, se non in peggio.
Si tratta di ipocrisia oppure questa tendenza degenerativa è insita
nel mezzo televisivo ed è utopica ogni pretesa di assegnare al piccolo
schermo un ruolo che non sia quello del puro intrattenimento?
Tivù (3)
Ma la televisione che ti culla
/ dolcemente / presa a piccole dosi / direi che è quasi un tranquillante
/ la si dovrebbe trattare in tutte le famiglie / con lo stesso rispetto
che è giusto avere / per una lavastoviglie
Giorgio Gaber
La pena di morte
Non è utile la pena di
morte per líesempio di atrocità che dà agli uonini. Se le
guerre e le passioni hanno insegnato a spargere sangue umano. le leggi
moderatrici della condotta degli uomini non dovrebbero aumentare il fiero
esempio, tanto più funesto quanto la morte è data con istudio
e con formalità.
Cesare Beccaria
Non uccidere
In una lettera aperta ai Senatori
il ìmedico di guerraî Gino Strada ha scritto: ìIl non uccidere non è
solo un comandamento cristiano, è un imperativo assoluto che deve
valere per ciascun essere umano. Non si può accettare di uccidere,
anche se in modi indiretti: se lo si fa, parole come democrazia e giustizia,
diritti e solidarietà, cultura e convivenza civile perdono ogni
significatoî.
Esprimi la tua opinione in proposito.
La scuola
Qui è il fine ultimo di
ogni scuola: tirar su dei figlioli più grandi di lei, così
grandi che la possano deridere
Lorenzo Milani
Indiani
La soluzione del problema indiano
è ammazzare tutti gli indiani
gen. William Sherman
Il viaggio
Il viaggio è una dimensione
spazio-temporale che ti consente di andare a ritroso nel passato, di proiettarti
nel futuro e di vivere nel presente. Qual è la tua idea di viaggio?
Prova a raccontarla in una prospettiva reale o immaginaria.
Flagelli
I flagelli, invero, sono una
cosa comune, ma si crede difficilmente ai flagelli quando ti piombano sulla
testa. Nel mondo ci sono state, in equal numero, pestilenze e guerre; e
tuttavia pestilenze e guerre colgono gli uomini sempre impreparati
Albert Camus
Credibilità dello sport
Inchieste e sospetti periodicamente
ricorrenti (doping, gare truccate, recentemente anche lo scandalo dei passaporti
falsi) sembrano minacciare la credibilità dello sport, in particolare
del calcio, nel quale sono coinvolti interessi sempre più grandi.
Delinea il problema esprimendo le tue riflessioni personali e suggerendo
i possibili rimedi a questa situazione.
leggi lo svolgimento
di Laura Liucci >>
Doping
A volte può capitare che
un atleta assuma sostanze chimiche al fine di migliorare il proprio rendimento
sportivo. Quali motivazioni, sportive ed extra-sportive, sono alla base
dellíimpiego di tali sostanze? Per quale motivo la pratica del doping è
in contrasto con líetica sportiva?
leggi lo svolgimento
di Mattia Ceracchi >>
Il mondo è pieno di cose
ovvie
Il mondo è pieno di cose
ovvie che nessuno si cura mai di osservare
Sherlock Holmes
Potere
Una folla accecata che esalta
il Potere è uno spettacolo osceno: chi si rende responsabile di
una simile oscenità farebbe meglio a impiccarsi
Elsa Morante
Giovani (1)
In seguito ad un articolo di Ottone
su ìRepubblicaî del 21 gennaio scorso si è scatenato nelle ultime
settimane un dibattito sullíopportunità di ricorrere al 7 in condotta
come rimedio allíindisciplina diffusa nella scuola. Esprimi una tua riflessione
prendendo spunto dalle due diverse opinioni proposte di seguito.
I ragazzi non vogliono restare
buoni e fermi come otri da riempire, hanno bisogno di accendere nella loro
coscienza uno scontro tra le forze in campo: da un lato i messaggi violenti
di una società improntata ai miti della facilità e del successo,
della fretta e del cinismo; dallíaltro il senso innato della giustizia,
della bellezza e della ricerca.
Marco Lodoli, insegnante e scrittore
I ragazzi delle nostre scuole
sono spesso ìcattivi e volgariî, come indica con formula brusca líultima
indagine Eurispes [Istituto di ricerche]. Volgari perché mancano
di rispetto agli anziani, alle istituzioni, alle regole di comportamento,
dal telefonino in classe allo zainetto strafottente. Cattivi perché
dilaniati dal desiderio di consumare più che di imparare, di farsi
vedere più che di crescere.
Raffaele Simone, linguista
leggi lo svolgimento
di Daria Simonetti >>
Giovani (2)
Nellíarticolo qui allegato, il 18/10/2004
Marco Lodoli ha proposto ai lettori di ìRepubblicaî alcune riflessioni
sul senso profondo della diffusione delle mode tra gli adolescenti, suscitando
numerose lettere di consenso e polemiche tali da spingere il quotidiano
ad aprire un forum dedicato allíargomento. Leggi attentamente líarticolo
- soffermandoti in particolare sulle parti in corsivo - ed elabora anche
tu delle riflessioni, magari simulando una lettera o un e-mail attraverso
cui partecipare al dibattito.
I jeans a vita bassa delle quindicenni,
di Marco Lodoli
Insegnare a scuola mette in contatto
con le verità del giorno: è come raccogliere uova appena
fatte, ancora calde, magari con il guscio un po' sporco. Gli storici interrogano
i secoli, ma in una classe di una qualsiasi periferia italiana si ascolta
il battere dei secondi. Ebbene, oggi una ragazza di quindici anni, un'allieva
che non aveva mai rivelato una particolare brillantezza, ha fatto una riflessione
che mi ha lasciato a bocca aperta.
Eravamo negli ultimi dieci minuti
di lezione, quelli che spesso si spendono in chiacchiere con gli alunni.
La ragazza raccontava di volersi comprare un paio di mutande di Dolce e
Gabbana, con quei nomi stampati sull'elastico che deve occhieggiare bene
in vista fuori dai pantaloni a vita bassa. Io le obiettavo che lungo la
Tuscolana, alle sei di pomeriggio, passeggiano decine e decine di ragazze
vestite così.
Non è un po' triste ripetere
le scelte di tutti, rinunciare ad avere una personalità, arrendersi
a una moda pensata da altri? E da bravo professore un po' pedante le citavo
una frase di Jung: "Una vita che non si individua è una vita sprecata".
Insomma, facevo la mia solita parte di insegnante che depreca la cultura
di massa e invita ogni studente a cercare la propria strada, perché
tutti abbiamo una strada da compiere.
A questo punto lei mi ha esposto
il suo ragionamento, chiaro e scioccante: "Professore, ma non ha capito
che oggi solo pochissimi possono permettersi di avere una personalità?
I cantanti, i calciatori, le attrici, la gente che sta in televisione,
loro esistono veramente e fanno quello che vogliono, ma tutti gli altri
non sono niente e non saranno mai niente. Io l'ho capito fin da quando
ero piccola così. La nostra sarà una vita inutile. Mi fanno
ridere le mie amiche che discutono se nella loro comitiva è meglio
quel ragazzo moro o quell'altro biondo. Non cambia niente, sono due nullità
identiche. Noi possiamo solo comprarci delle mutande uguali a quelle di
tutti gli altri, non abbiamo nessuna speranza di distinguerci. Noi siamo
la massa informe".
Tanta disperata lucidità
mi ha messo i brividi addosso. Ho protestato, ho ribattuto che non è
assolutamente così, che ogni persona, anche se non diventa famosa,
può realizzarsi, fare bene il suo lavoro e ottenere soddisfazioni,
amare, avere figli, migliorare il mondo in cui vive. Ho protestato, mettendo
in gioco tutta la mia vivacità dialettica, le parole più
convincenti, gli esempi più calzanti, ma capivo che non riuscivo
a convincerla. Peggio: capivo che non riuscivo a convincere nemmeno me
stesso. Capivo che quella ragazzina aveva espresso un pensiero brutale,
orrendo, insopportabile, ma che fotografava in pieno ciò che sta
accadendo nella mente dei giovani, nel nostro mondo.
A quindici anni ci si può
già sentire falliti, parte di un continente sommerso che mai vedrà
la luce, puri consumatori di merci perché non c'è alcuna
possibilità di essere protagonisti almeno della propria vita. Un
tempo l'ammirazione per le persone famose, per chi era stato capace di
esprimere - nella musica o nella letteratura, nello sport o nella politica
- un valore più alto, più generale, spingeva i giovani all'emulazione,
li invitava a uscire dall'inerzia e dalla prudenza mediocre dei padri.
Grazie ai grandi si cercava di essere meno piccoli. Oggi domina un'altra
logica: chi è dentro è dentro e chi è fuori è
fuori per sempre. Chi fortunatamente ce l'ha fatta avrà una vita
vera, tutti gli altri sono condannati a essere spettatori e a razzolare
nel nulla.
Si invidiano i vip solo perché
si sono sollevati dal fango, poco importa quello che hanno realizzato,
le opere che lasceranno. In periferia ho conosciuto ragazzi che tenevano
nel portafoglio la pagina del giornale con le foto di alcuni loro amici,
responsabili di una rapina a mano armata a una banca. Quei tipi comunque
erano diventati celebri, e magari la televisione li avrebbe pure intervistati
in carcere, un giorno.
Questa è la sottocultura
che è stata diffusa nelle infinite zone depresse del nostro paese,
un crimine contro l'umanità più debole ideato e attuato negli
ultimi vent'anni. Pochi individui hanno una storia, un destino, un volto,
e sono gli ospiti televisivi: tutti gli altri già a quindici anni
avranno solo mutande firmate da mostrare su e giù per la Tuscolana
e un cuore pieno di desolazione e di impotenza.
Eminem
Marshall Bruce Mathers III, meglio
conosciuto come Eminem (una marca di dolcetti fuori colorati, dentro "neri"),
si è esibito a Sanremo e subito è divampata la polemica.
Di lui si è detto che "è un mascalzone pericoloso, incita
ai peggiori sentimenti", dei suoi testi che sono "violenti, omofobici,
pieni di parolacce e di insulti per tutti".
Un quadro certamente allarmante...
leggi lo svolgimento
di Valerio Iori >> e Ilaria Monti >>
Leggere
ìIl verbo leggere non sopporta
líimperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo
ìamareîÖ il verbo ësognareíÖ
Naturalmente si può sempre
provare. Dai, forza, ëAmami!í, ëSogna!í ëLeggi!í ëLeggi! Ma insomma, leggi,
diamine ti ordino di leggere!í
ëSali in camera tua e leggi!í
Risultato?
Niente.
Si è addormentato sul
libro. Allíimprovviso la finestra gli è apparsa spalancata su qualcosa
di desiderabile, e da lì è volato via, per sfuggire al libro.
[Ö]
In argot francese leggere si
dice ligoter che vuole anche dire ëincatenareí
Nel linguaggio figurato un grosso
libro è un mattone.
Sciogliete quelle catene e il
mattone diventerà una nuvolaî
Daniel Pennac, Come un romanzo
Nel saggio Come un romanzo, Pennac
affronta il problema di come si possa stimolare i giovani - e in genere
tutti coloro che avvertono líoggetto libro come un macigno indebitamente
e immeritatamente posato sul loro comodino - non tanto alla lettura in
sé e per sé quanto al piacere di essa. Rifletti sullíargomento
facendo riferimento anche alla tua esperienza di lettore o, eventualmente,
di non lettore.
Essere e apparire
Líimmagine rappresenta oggi un canale
privilegiato per la comunicazione, tanto da condizionare prepotentemente
il nostro modo di essere e di comportarci. Ma può esistere un divario
tra líessere e líapparire? È vero che líimmagine è sinonimo
di mancanza di profondità? Quale valore le attribuisci nella tua
quotidianità e quale potere effettivo essa ha di condizionare la
nostra vita culturale e sociale? Sviluppa la traccia a partire da tali
questioni.
Videogames
Molti ritengono i videogiochi inutili,
violenti, una forma di droga, un fattore di scissione della personalità.
Per altri esaltano, grazie allíinterattività e alla necessità
di impiegarvi determinate competenze tecniche, il potenziale intellettivo,
logico o mnemonico di coloro che vi si applicano. Non tutti i videogiochi
tuttavia sono uguali...
Novecento
Il Novecento sta per finire ma già...
Voi che vivete sicuri...
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è
un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e
per un no.
Considerate se questa è
una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana díinverno
Meditate che questo è
stato
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso
da voi
Primo Levi
Squilibri
Le scoperte scientifiche e il progresso
tecnologico che hanno accompagnato la seconda metà di questo secolo
non hanno impedito che si intervenisse in modo sempre più aggressivo
nei confronti dellíambiente. Quali ritieni siano stati i costi e i benefici?
Ritieni possibile nel futuro una tutela dellíambiente tale da assicurare
un equilibrio duraturo allíumanità?
Il problema dell'«altro»
È lecito parlare di "razzismi"
nella società di oggi, e non più di un "razzismo" basato
esclusivamente su ragioni etniche, come di una pluralità di fenomeni
che hanno a che vedere con líintolleranza verso ciò che è
genericamente "altro"?
Fine del í68
Ho contemplato dalla luna, o
quasi, | il modesto pianeta che contiene |filosofia, teologia, politica
pornografia, letteratura, scienze
palesi o arcane. Dentro cíè
anche líuomo,
ed io tra questi. E tutto è
molto strano
Tra poche ore sarà notte
e líanno
finirà tra esplosioni
di spumanti
e di petardi. Forse di bombe
o peggio,
ma non qui dove sto. Se uno muore
non importa a nessuno purché
sia
sconosciuto e lontano.
Eugenio Montale
Solo se interrogato
Non vado a scuola ma allíasilo.
Tutta la mia vita di studente
è stata, se ridotta allíosso, uno star buono, schivare allíoccorrenza,
arrendersi subito in caso di necessità. Parlare, naturalmente, parlavo
solo se interrogato.
Domenico Starnone.
Erika e Omar
In un articolo significativamente
intitolato "La maschera della normalità", a proposito dei fatti
di Novi Ligure, Gabriele Romagnoli scrive: "il delitto di Erika è
assolutamente straordinario, ma nasce dall'ordinarietà assoluta".
Chiarisci il senso di questa contraddizione esprimendo una tua opinione
personale su questa vicenda, sulle sue cause e sul suo sfondo socio-culturale.
Solitudini
Viviamo uno strano paradosso:
nessuno può dirsi solo, eppure tutti, in qualche misura, sentiamo,
e temiamo di esserlo. Mai come oggi godiamo di un'incredibile abbondanza
di strumenti per comunicare, eppure manchiamo dell'essenziale per dire
e sentire.
Paolo Crepet, psichiatra
Shout!
A proposito della trasmissione televisiva
ìShoutî una preside, recentemente intervista dal settimanale "L'Espresso"
ha detto: ìMi ero fidata della Rai, pensavo che la tv pubblica garantisse
una certa serietà. Mi sono dovuta ricredere. Il loro scopo era quello
di tirare fuori il peggio dai ragazzi. Dalle loro urla è venuta
fuori uníimmagine della scuola che definirei squallida, diversa dalla realtàî.
Pubblicità
La pubblicità non è
solo un modo per stimolarci a comprare sempre di più. La pubblicità
serve anche a ingannarci, a costruire in noi un'immagine della realtà
che non risponde al vero. Le imprese tentano di dare di sé un'immagine
di imprese amorose, attente ai nostri bisogni, sensibili ai diritti della
gente, rispettose dell'ambiente. In realtà molte di loro violano
i diritti dei lavoratori, inquinano, alterano la natura, sostengono i regimi
oppressivi...
Francesco Gesualdi
Altruismo
Il valore di un essere umano
non si riconosce dal suo stato sociale, culturale, razziale ma da quanto
si prodiga per gli altri.
Gandhi
Chi ha paura della musica?
Così líassessore del comune
di Milano Bozzetti ha motivato la decisione di vietare il concerto di Marylin
Manson il 7 giugno del 2003: ìLa mia responsabilità è quella
di tutelare le fasce più deboli, in questo caso i minorenni, che
so essere sostenitori della musica di Manson. Purtroppo le sue canzoni
sono state protagoniste di episodi di cronaca nera nel nostro Paese (come
líuccisione della suora di Chiavenna, e le gesta di alcune sette sataniche).
Con questo non voglio stabilire un collegamento di causa-effetto, ma un
nesso evidentemente cíè. Leggendo molti testi delle sue canzoni
, vi appaiono chiari i messaggi altamente diseducativi e líistigazione
alla violenza. La mia preoccupazione riguarda i giovani, che secondo il
mio parere non sono sempre in grado di scindere la realtà dalla
rappresentazione spettacolare.
Principi
Non vorrei vivere secondo le
circostanze, líambiente e le convenzioni materiali, ma senza curarmi delle
conseguenze, vorrei vivere e lottare secondo quello che a me parrà
giusto e vero
I. Silone
Musica (e silenzio)
La musica aiuta a non sentire
dentro il silenzio che cíè fuori
J. S. Bach
Amicizia
Una delle funzioni principali
díun amico consiste nel subire (in una forma più dolce e simbolica)
i castighi che desidereremmo infliggere, ma non possiamo, ai nostri nemici
A. Huxley
Il patto educativo
La ìbuona volontàî non
esiste al di fuori dellíinteresse, che líinteresse non esiste separato
da un legame emotivo, che il legame emotivo non si costruisce quando il
rapporto tra professore e studente è un rapporto di reciproca diffidenza,
quando non di assoluta incomprensione che scatta non appena la psicologia
dello studente esce dagli schemi della psicologia del professore
U. Galimberti
Maria
La vicenda, per certi versi pietosa
e spettacolare, della piccola Maria ha riproposto con forza il problema
del contrasto tra la legge (ed eventuali principi superiori) e le presunte
ragioni, interessi e sentimenti delle persone coinvolte. Ma fino a che
punto questa rappresentazione aderisce alla realtà dei fatti? |
|
temi
Non
vado a scuola ma all'asilo
Giada Gandolfo, I C, liceo scientifico
di Zagarolo
Caro diario,
da più di un mese è
iniziata la scuola. Ma ti rendi conto? Non sono più una bambina
delle medie, sono una liceale!!! Ho iniziato una nuova vita, più
attiva, diversa dalla solita. Líanno scorso facevo tutti i giorni le stesse
cose: mi alzavo, andavo a scuola, tornavo a casa, facevo i compiti, cenavo
e andavo a dormire. Una vita monotona, che sinceramente mi aveva stufato.
Eí anche vero che qualche volta uscivo con gli amici ma rimanevo sempre
nel mio paese: Colle di Fuori.
Ora, invece, prendo líautobus, un
mezzo che non avevo mai preso da sola, vado a Zagarolo e lì ho conosciuto
e continuo a conoscere nuova genteÖ Insomma, sono veramente felice! Mi
sento più indipendente, finalmente ho capito cosa vuol dire avere
le proprie responsabilità!!! Ora sono responsabile di me stessa,
devo solo capire chi sono, cosa è giusto per me, quale futuro mi
aspettaÖ
Sì, è vero, mi è
dispiaciuto molto lasciare i miei compagni delle medie: Stefania, Laura,
Michele, Emanuele, DamianoÖ ma ora ho nuovi amici. Ecco, è di questo
che vorrei parlarti. Siamo diciannove in classe: quattro ragazze e quindici
ragazzi. Con le ragazze ho già legato molto: Giulia, al conosco
da molto tempo, è la mia migliore amica. Diletta è una ragazza
straordinaria, simpatica e piena di risorse. Infine, Alessandra, con la
quale ho legato un poí meno, è una tipa fin troppo seria, diciamo
un poí ìmoscettaî, ma in fondo può diventare una brava amica.
Ora, passiamo ai ragazzi. Se devo
essere sincera, speravo di avere in classe ragazzi abbastanza carini ma
devo ammettere che, anche se il mio sogno non si è realizzato, i
miei amici sono abbastanza simpatici e mi piacciono così come sono;
però devo ammettere che alcuni di loro a volte si comportano da
bambini di due anni; non sanno cosa significa la parola maturità!
Sì, è vero, poi in fondo sono ragazzi seri, ma a volte ti
fanno venire il sangue al cervello. Basta raccontare cosíè successo
in gita. Un poí di tempo fa, ora non ricordo precisamente quando, cíè
stata la gita di accoglienza e siamo andati vicino a Latina. Alcuni dei
miei amici hanno cominciato già allíinizio della giornata a prendermi
in giro, ma io inizialmente lího preso come un gioco e ridevo con loro.
Al ritorno, in autobus, io stavo tranquilla, seduta sul mio sedile quando,
ad un certo punto, Francesco ha cominciato a darmi un poí di botte in testa,
io mi sono girata e gli ho chiesto di smetterla, ma lui continuava. Allora
mi sono innervosita e ho cominciato a urlare: ìBasta! Falla finita,
perché prima o poi, oggi, o domani, o dopodomani, fai una brutta
fine!î. Lui ha cominciato a ripetere quello che dicevo finché esausta
mi sono alzata e ho cambiato posto. Pensavo di poter stare tranquilla,
ora che mi ero finalmente liberata di Francesco. Invece no, è arrivato
Andrea e ha cominciato a dire un mare di stupidaggini sul mio conto, davanti
a ragazzi di altre classi. Inizialmente non me la sono presa, ma poi, visto
che continuava incessantemente, sono esplosa e sono passata alla violenza,
ho preso un giubbetto e glielího sbattuto in faccia. In genere io cerco
sempre di chiarire certe situazioni con le parole, ma quando si superano
certi limitiÖ
Eí vero, forse ho sbagliato a reagire
in quel modo, ma non volevo che i ragazzi che ascoltavano credessero alle
assurdità che diceva quel cretino. Finché si scherza, per
me tutto va bene, ma quando si superano certi limitiÖ
Sembra assurdo, ma anche in classe
si comportano in questo modo. Un altro Andrea si può benissimo definire
un ragazzo di quattordici anni con il cervello di uno di tre: fa lo scemo
in classe, mi ha rubato due pupazzetti che si attaccano al cellulare, gli
Winnie Pooh, mi chiede i soldi e non me li restituisce, anche se, devo
ammettere, oggi mi ha riportato quelli che gli ho prestato ieri.
Per farla breve, io mi trovo in
una classe formata per la maggior parte da ragazzi simpatici, sì,
ma lattanti.
Non ce la faccio più!!!
Non so per quanto tempo ancora li
sopporterò, te lo farò sapere presto.
Ora ti lascio un dubbio irrisolto:
MA SONO A SCUOLA O ALLíASILO?
Ciao, la tua inseparabile Giada.
Non
vado a scuola ma all'asilo
Stefania Trinca, II C, liceo
s.p.p. di Palestrina
Da poco più di un anno sono
passata dalle scuole medie alle superiori. E' una bella sensazionedire
che sono una liceale perché è come se fossi diventata più
grande e più matura; ma io non mi sento proprio così, anzi,
secondo me ero molto più disciplinata alle medie che alle superiori.
Io frequento il liceo pedagogico e la classe è formata da ventidue
femmine e l'unico maschio è Luigi. Alla fine chiamarlo maschio è
anche esagerato perché io credo che quando sei il solo maschio in
una classe formata unicamente da femmine ti ritrovi a pensare e ragionare
come se fossi una ragazza.
Comunque devo dire che fin da subito
mi sono trovata bene con quasi tutta la classe anche se a volte ci comportiamo
da bambine dell'asilo e io sono la prima a giudicarmo una bambina perché
a volte faccio cose che non facevo neanche all'asilo. Ad esempio l'altro
giorno una mia compagna di classe aveva gli ovetti di Winnie The Pooh (e
già questo mi fa pensare all'asilo quando portavo le caramelle di
Paperino) quando questa mia compagna è andata al bagno una mia amica
ha rubato tutto il pacchetto dei cioccolatini di Winnie The Pooh e ha cominciato
a mangiarseli; non trovando più i cioccolatini questa mia compagna
è andata su tutte le furie e per così poco stavano per arrivare
alle mani.
Questo mi fa ridere e soprattutto
mi suggerisce un'osservazione: non vado a scuola ma all'asilo! Questo è
uno dei tanti episodi, segno della nostra immaturità; basta guardare
i nostri zaini per capire che in fondo non è cambiato nulla da quando
avevamo cinque anni. Beh sì, siamo cresciute, ma solo in altezza.
Il cervello è rimasto lo stesso, i nostri ragionamenti non sono
cambiati! Ma credo che in fondo a 15 anni tutti siamo un po' bambini. E'
un'età difficile perché non sai se devi comportarti da persona
matura o come una bambina. C'è una ragazza nella mia classe che
nel lettore MP3 ha tutte le canzoni dello Zecchino d'oro! Neanche mia sorella
che ha otto anni le ascolta...
Comunque anche se frequento il secondo
anno di asilo mi trovo bene in mezzo a questa banda di bambine tra cui
io sono la prima immatura... E quindi non mi resta che ripetere: non vado
a scuola ma all'asilo!
La
televisione trasmette il nulla
Eleonora Adrover, I C, liceo
s.p.p. di Palestrina
La televisione, ormai da qualche
anno è presente nelle case, ma non soltanto nel salotto, anche nelle
camerette dei bambini.
La televisione può essere
un intrattenimento, infatti fin da piccoli i bambini sono educati a guardare
la tv, le mamme mettono il bambino nel suo lettino, accendono la tv e mettono
la videocassetta di un cartone animato per bambini: come ìWinnie the Poohî
e riordinano casa.
Le mamme considerano la televisione
come una babysitter.
I bambini, crescendo, hanno una
buona visione delle tv passando molto tempo a guardarla.
Oggi i bambini preferiscono giocare
alla playstation piuttosto che uscire in giardino a giocare a pallone,
è vero che non tutti hanno questa possibilità, ma quei pochi
che hanno il giardino non lo sfruttano.
Ci sono molti adulti che rimangono
svegli fino alle tre di notte per seguire un reality show.
Fino a qualche anno fa il primo
spettacolo iniziava alle 20 e alle 22 tutti i programmi erano finiti e
c'erano solamente film, ora il primo spettacolo inizia alle 21.30 e molte
persone tra cui i bambini rimangono svegli fino a tardi. Una cosa assolutamente
superflua della tv è la pubblicità, basata solo sullíillusione
e sulla menzogna.
Prima la tv si basava sulla qualità
di un programma, ora tutto si basa sullíaudience.
Ora i giovani invece di uscire si
mettono a guardare la tv e a giocare con i videogames.
I vidoegames come i film hanno una
fascia di età e come i film non sempre viene rispettata. Infatti
i videogames considerati più violenti vanno dai 16 anni in su e
si pensa che il ragazzo che ha avuto uníeducazione non si metta ad imitare
un videogame.
Certamente se un videogames violento
viene sottoposto a un bambino di 8 anni, che non è responsabile
e per di più prende la vita come un gioco, con i suoi amici tenderà
ad imitare il personaggio del suo videogioco.
La televisione ormai produce tutta
una serie di menzogne, tutto si basa sul reality show. Ormai dei fatti
di cronaca si parla ben poco, visto che la televisione era nata come mezzo
di informazione di ciò che avviene nel mondo.
Líunica cosa educativa della televisione
sono i documentari che fanno il pomeriggio e che non segue quasi nessuno.
Inoltre la televisione stimola sempre di più la gente a non uscire
di casa, infatti ci sono dei programmi incentrati solo sullo shopping.
Se la televisione è diventata
una cattiva maestra è anche colpa nostra perché preferiamo
vedere un reality show piuttosto che un programma educativo.
Preferiamo seguire delle trasmissioni
in diretta dove uno si sovrappone allíaltro e le persone si offendono,
piuttosto che un bel film.
Diciamo che la cattiva maestra líabbiamo
creata noi.
Io non sono una teledipendente,
preferisco uscire con le mie amiche piuttosto che stare su un divano a
seguire senza poter intervenire e esprimere la mia opinione la tv e poi
non mi permette di relazionarmi con gli altri.
La televisione la seguo la sera
quando vanno in onda i film, anche se spesso e volentieri non riesco a
vederli fino alla fine.
Molti dicono che la televisione
rilassa e non ti fa pensare ai tuoi problemi, ma per rilassarmi ci deve
essere un film che mi piace veramente tanto altrimenti mi metto le cuffie
e ascolto la musica.
I
buoni si limitano a sognare di notte quello che i cattivi fanno di giorno
(Platone)
Daniele Giorgi, I C, liceo scientifico
di Zagarolo
Michael Smith è la classica
persona che tutti vorrebbero come vicino di casa. Eí un tipo per bene,
affidabile, in tutto il vicinato non cíè uno che parlerebbe male
di lui. Da poco tempo ha intrapreso la carriera di avvocato.
Una sera, dopo una giornata di duro
lavoro, torna a casa completamente sfinito. Dopo una breve cena va subito
in camera e si distende sul letto. Pochi minuti e si addormenta, ignaro
di ciò che sarebbe successo il giorno dopo.
Infatti quella notte Michael fa
uno strano sogno: era notte fonda e lui si trovava nel suo ufficio, che
era stato messo completamente sottosopra. In mezzo allíenorme disordine
Michael si era accorto del corpo senza vita della sua segretaria, travolto
dalla scrivania. Egli si era avvicinato al luogo dellíincidente e, proprio
in quel momento, dalla porta era entrato il direttore: per un attimo non
si era accorto di cosa stava accadendo, ma una volta intravisto il corpo
della segretaria, egli era stato preso dal panico. Michael cercò
di spiegare come fossero andate realmente le cose ma invano, per il direttore
la situazione era ben chiara: Michael aveva ucciso la sua segretariaÖ
Allíimprovviso si risveglia oppresso
dallíangoscia nel suo letto. La sua fronte gronda di sudore, decide così
di farsi una bella doccia rilassante. Sotto líacqua calda ripensa ancora
a quellíinsolito sogno. Comunque si rimette a letto e riprende a dormire.
La mattina seguente Michael si sveglia di buoníora di ottimo umore. Arrivato
al lavoro la prima cosa che cattura il suo sguardo sono le numerose macchine
della polizia parcheggiate davanti allíentrata. Decide di entrare lo stesso
e, come si trova nei pressi del suo ufficio, gli si ripresenta una situazione
famigliare: la sua segretaria è stata ritrovata morta, probabilmente
travolta dalla scrivania. A Michael torna immediatamente in mente il sogno
fatto la notte precedente: pensa che si tratti di una tragica coincidenza,
ma si sbaglia.
Il direttore gli si presenta davanti
e con tono freddo e debole gli dice: ìCome hai potuto, cosa ti aveva fatto
di male? Polizia, è qui líuomo che cercate!î. Due poliziotti ammanettano
Michael e lo portano al commissariato. Lui non si rende conto di quello
che sta succedendo, segue i poliziotti senza dire una parola. Da qui viene
portato in tribunale e condannato a scontare líergastolo.
Ancora oggi Michael sta scontando
la sua pena e ormai questo caso è stato archiviato. Inoltre sono
state trovate delle impronte digitali sulla scena del delitto che lo inchiodano.
Ma di certo alcune domande non hanno mai trovato risposta: Cosa ci faceva
la segretaria in ufficio a quellíora della notte? E cosa ci faceva il direttore?
E, soprattutto, Michael è veramente líassassino?
i commenti
al racconto di Daniele Giorgi
Mando i miei
complimenti a questo Daniele Giorgi. Si tratta di un tuo allievo? Come
è nata questa creazione che è degna di un autentico scrittore?
Gabriella
Personalmente
lo trovo delizioso! oltre all'originalità rivela anche delle buone
doti narrative! Se fosse un alunno di prima media sarebbe un genio!!!
Roberta
Mi complimento
con GiorgiÖ una storia ben studiata ma andava un poí ampliata su alcuni
puntiÖ è ben condotta grammaticalmente 7 e mezzo non di più
Massimo
I
buoni si limitano a sognare di notte quello che i cattivi fanno di giorno
(Platone)
Giulia Volpe, I C, liceo scientifico
di Zagarolo
Caro diario,
stanotte mi è capitato di
fare un sogno strano.
Ero una ragazza più grande,
facevo il quinto liceo scientifico.
Eí appena iniziata la scuola e come
sempre io mi rivelo già dal primo giorno la studentessa modello
che sono sempre stata negli altri anni e i prof sono contenti di trovare
la stessa Giulia degli altri anni ma non sanno che di lì a poco
la loro ragazza cambierà così tanto da non riconoscerla più.
Eí il primo giorno di scuola. Giulia
trova tutte le sue amiche e in particolare la sua migliore, Elisa, ma vede
che in lei cíè qualcosa di strano, è diversa, sembra già
una ragazza vissuta, líestate líha cambiata ma Giulia non riesce a capire
chi líabbia cambiata.
Entrano in classe. Dopo aver incontrato
i prof degli anni passati suona la ricreazione. Giulia non sta più
nella pelle, vuole sapere perché la sua amica è così
stralunata, e per di più ancora più strafottente.
Vanno in bagno ed Elisa le racconta
tutto. Ed eccolo lì davanti a lei il motivo per cui Elisa è
cambiata. Dalla finestra si intravede un ragazzo sulla moto che tira un
bacio alla sua migliore amica. Elisa si è fidanzata. Non si sa come,
non si sa perché ma a Giulia quel ragazzo non va giù. gli
brucia il fatto che la sua migliore amica si è fidanzata con un
violento, lei che odiava i violenti ora si va a mettere con uno del genere,
gli dà fastidio che quel teppista abbia cambiato la sua amica.
Le due amiche si ritrovano involontariamente
a discutere su come hanno scelto di programmarsi líanno scolastico. Giulia
gli ripete che così facendo può mettere a repentaglio cinque
anni di studi e soprattutto la loro amicizia che dura da uníeternità.
Più parlano più la loro discussione si fa animata, fino a
quando, senza neppure accorgersene, piombano in una vera e propria litigata
come non avevano mai fatto prima.
Giulia pensa che non potrà
mai far cambiare idea alla sua amica, così decide di unirsi a lei
e al suo nuovo giro. Giulia sa di essere una ragazza interessante ma non
fino al punto di fare colpo su un ragazzo al primo sguardo.
Quel giorno era andata con la sua
amica allíappuntamento che aveva con il suo gruppo, ma líaveva fatto solo
per provare a vedere se Elisa stava veramente bene. Da quel giorno Giulia
si rende conto che era anche per lei ora di cambiare vita, ma non voleva
farlo così radicalmente. Nel gruppo cíera un ragazzo che faceva
paura ed era proprio quel ragazzo che ha messo gli occhi su di lei. In
quel momento Giulia capisce che non sarà molto facile non accettare
le sue proposte provocatorie. Sa che anche lei è interessata a quel
ragazzo ambiguo, ma non sa il perché, non riesce a capire come mai
in un secondo tutte le sue ambizioni e i suoi progetti svaniscono nel nulla.
Con questo ragazzo Giulia comincia
a fare tutto ciò che si era prefissa di non fare, comincia a marinare
la scuola, va alle corse di moto o scappa di casa quando è in punizione
per andare con lui. La cosa che più la stupiva è che più
passava il tempo e più se ne innamorava. Era diventata una ragazza
cattiva. Ma il suo comportamento non le ha impedito di prendere il massimo
del punteggio alla maturità.
Beh caro diario, a volte io vorrei
essere così, non essere costretta a fare tutto ciò che è
giusto senza sbagliare una virgola, vorrei essere una ribelle che fa tutto
ciò che gli passa per la testa senza pensare che potrebbe recare
danno a qualcuno. Ma quando mi vengono queste idee cíè qualcuno
che mi aiuta a ritornare sui miei passi e sono i miei amici, quelli veri,
gli unici che sanno cosa veramente mi passi per la testa, i miei momenti
tristi e quelli felici e di conseguenza sanno come comportarsi. Molti potranno
credere che è bello essere cattivi ma non sanno quanto sia complicata
la loro vita perché loro hanno voluto complicarsela. Quindi è
ora di guardare dentro e smetterla di fare gli ipocriti e capire quanto
siamo fortunati a vivere come viviamo.
A
volte può capitare che un atleta assuma sostanze chimiche al fine
di migliorare il proprio rendimento sportivo. Quali motivazioni, sportive
ed extra-sportive, sono alla base dellíimpiego di tali sostanze? Per quale
motivo la pratica del doping è in contrasto con líetica sportiva?
Mattia
Ceracchi, IC, liceo scientifico di Zagarolo
Il doping è
senza dubbio il maggior fenomeno in contrasto con líetica sportiva e sicuramente
il principale ostacolo dentro lo sport.
Mi pongo una
domanda: gli inventori delle Olimpiadi dellíantica Grecia (la prima vera
forma sportiva) si sarebbero mai immaginati che 2500 anni dopo un così
vasto fenomeno potesse svilupparsi e alterare la leale competizione? Credo
di no. Allora perché il doping è così utilizzato anche
se in contrasto con líetica sportiva?
La motivazione
per cui si assumono sostanze dopanti è semplice ma nello stesso
tempo difficile da comprendere.
La causa maggiore
che sta in cima a tutte le altre concause è la voglia di vincere
a ogni costo. Un sentimento che dimora in ognuno e che spesso porta a conseguenze
di gravissima entità. Questa, che è la prima causa del doping,
tende ad alterare decisamente le prestazioni sportive.
Chi pratica
lo sport si suppone che lo ami, se fosse veramente così non esisterebbero
forme di doping, perché amare lo sport significa rispettarlo: chi
utilizza sostanze dopanti non ama lo sport e non lo rispetta, lo odia e
lo distrugge.
Inoltre il
doping spazza via i due ideali sportivi per cui lo sport è praticato:
la lealtà e la libera competizione.
Eí importante
affermare e non nascondere che líassunzione di sostanze dopanti è
un problema di strettissima attualità.
Eí altrettanto
importante constatare che i controlli antidoping da dieci anni sono frequenti
e sistematici. e mentre prima si cercava di nasconderlo ora si tende ad
affrontare con decisione il problema, per sconfiggerlo.
Un drammatico
caso che ha riportato alla luce (se ancora ce ne fosse bisogno) il problema
del doping è la vicenda di Pantani, sulla quale conviene operare
uníattenta riflessione.
Pantani praticava
uno sport, quello del ciclismo, dove sono stati e sono innumerevoli i casi
di doping. E mentre per alcuni di questi casi ci siamo tutti giustamente
sdegnati, per Pantani, dopo la sua morte, si è formato un sentimento
di pietà, come per proteggerlo e lasciare in pace la sua anima.
Ma è
opportuno ammettere: Pantani si dopava.
Eí stato proclamato
giustamente eroe nazionale dai suoi fan, non è stato secondo me
giustamente condannato, come meritava, per líassunzione di sostanze illecite,
sia dentro sia fuori dallo sport, che hanno indelebilmente macchiato le
sue imprese.
Dunque dimentichiamo
in fretta Pantani, che dello sport è stato un pessimo interprete,
ispiriamoci a veri campioni di lealtà e non illudiamoci di fronte
a falsi miti.
Purtroppo
líassunzione di sostanze dopanti non è soltanto un problema a livello
professionistico, ma anche a livello dilettantistico, cioè nelle
palestre dove si allenano adolescenti. Ciò è vergognoso:
pensare che ci sia qualcuno che dopa ragazzi incoscienti, anche a loro
insaputa.
Credo che
il doping diffuso a livello dilettantistico sia ancora più difficile
da affrontare e da debellare di quello assunto da professionisti.
Voglio concludere
con una speranza: che lo sport continui, come sta facendo, a contrastare
decisamente, se necessario con controlli anche più frequenti, questo
autentico scempio, perché il doping venga sempre meno a far parte
dello sport.
Lo sport deve
riprendere con forza quello che gli è stato tolto: aiutiamolo, restituiamogli
quella lealtà e quel senso di libera competizione che da tempo invochiamo
e che da tempo ha perso.
Nell'uomo
c'è qualcosa di buono, afferma con sicurezza il cannibale (Paolo
Rossi)
Valerio Bottoni, I C, liceo scientifico
di Zagarolo
Caro Marco,
ho letto, su un libro: cíè
qualcosa di buono, afferma con sicurezza il cannibale. Per una parte io
appoggio questa battuta perché molti uomini pensano solo a sé,
in loro cíè di buono solo la carne, mentre il cuore è di
pietra. Ad esempio líaltro giorno ho visto un signore, che ascoltando il
telegiornale ha cominciato a deridere le vittime, dicendo che se le sono
cercate le loro disgrazie, come se un bambino di sei anni avesse qualche
colpa della guerra in Iraq. Poi líuomo venne è stato ripreso dalla
moglie, ma lui le rispose in tono menefreghista che potevano morire tutti,
bastava che non succedesse a lui. Con questíuomo neanche un brodino ci
si può fare, per il semplice fatto che la sua carne sarebbe insipida
e piena di menefreghismo.
Io non riesco a capire anche un
altro problema che sconvolge líumanità: il razzismo. Ho sentito
al telegiornale di un uomo che solo perché era di colore era stato
maltrattato e mandato allíospedale. Io farei vivere quelle sgradevoli sensazioni
di paura, dolore agli uomini che hanno ridotto in fin di vita quellíuomo
solo per il colore della sua pelle. Queste barbarie accadono non solo per
il colore della pelle, ma anche per la religione e líideologia politica.
Caro Marco, oramai il razzismo è divenuto un virus per il cervello
umano, così da renderlo poco commestibile. Per questo problema non
cíè rimedio perché io lo considero un problema mentale. Se
un uomo non riesce a sopprimere líodio per un altro uomo con idee, religione
e colore della pelle diverso dal proprio, non può vivere in mezzo
agli altri. Non per niente Dio ha creato gli uomini tutti diversi.
Il razzismo non è un problema
recente. Infatti gli uomini antichi avevano già cominciato a rendere
schiavi gli uomini di colore. Il problema però si è esteso
con il pensiero di Hitler. E quindi da quel giorno il razzismo è
divenuto un virus indistruttibile. Questo virus rende la carne più
dura di un sasso.
Un altro problema che rende gli
uomini duri da mangiare è la droga. Quanti sono morti per colpa
della droga? Per me fin troppi, finché uomini avidi continueranno
a vendere la droga per il denaro il mondo andrà a rotoli. Poi mi
chiedo, Marco, come fa un uomo a vendere una cosa che può uccidere
un altro uomo, è come vendere uníarma a uno che si vuole suicidare.
Il cuore di questi uomini non può essere mangiato perché
può essere nocivo o ricco di ogm.
Ma tutti sanno che ci sono uomini
buoni. Buoni sì da mangiare, ma anche buoni per stare insieme agli
altri. Gli uomini buoni sono oramai in via di estinzione. Gli uomini buoni
non si preoccupano solo di loro stessi, ma aiutano gli uomini più
bisognosi di loro, non lo fanno per gloria o per denaro ma solo per il
piacere di vedere il sorriso sulla faccia di una signora anziana che hanno
aiutato. Comunque, per essere buoni, Marco, bastano piccole azioni che
soddisfano il cuore e lo rendono morbido come la carne di vitello. La cattiveria
indurisce, quando la cattiveria arriva al limite la carne diventa dura
come una suola.
Arrivederci, Marco, fai buon pranzo
e mandami una lettera con una tua riflessione su questi problemi.
Tuo Valerio
Ps: gli occhi che mi hai mandato
líaltra volta sono un poí stoppacciosi
L'incomprensione
del presente nasce fatalmente dall'ignoranza del passato. Forse non è
però meno vano tentar di comprendere il passato, ove nulla si sappia
del presente (Marc Bloch)
Nicole Sannino, III E, liceo
scientifico Sandro Pertini, Ladispoli
E' iniziato da circa due anni il
terzo millennio dopo Cristo.
L'uomo è progredito nella
ricerca scientifica, procede verso l'unificazione in grandi confederazioni
di stati per assicurare prosperità economica e stabilità
politica, e nonostante tutto ciò minaccia il mondo con bombe nucleari,
bambini nascono e vivono in un clima incessante di guerra, nutrendo un
odio viscerale nei confronti di chi attenta alla loro vita e imparando
fin daòòa più tenera età ad impugnare le armi.
Eppure sono passati duemila anni
dalla frattura che sancisce l'inizio di una nuova epoca, la presa di coscienza
dell'uomo che la vera ricchezza non è quella materiale, ma va cercata
in ogni individuo; che è l'uomo l'artefice delle proprie scelte
e della propria vita nel rispetto altrui o nella totale indifferenza.
In tutto questo tempo si è
vissuto nella speranza verso il futuro, verso le nuove generazioni, dimenticando
quello che è accaduto, non per volere divino o di chissà
quale destino ma esclusivamente a causa dell'uomo. Questa frenesia di seppellire
il passato insieme alle migliaia di cadaveri che ogni guerra provoca non
ha giovato, anzi, e solo adesso si cominciano a sentire le conseguenze.
Tutto il ricchissimo patrimonio culturale ed archeologico che costituisce
la storia di un popolo non deve restare un vanto e una fonte di guadagno.
Coloro che sono vissuti nelle epoche
precedenti hanno commesso errori, e allora perché continuare a far
soffrire innocenti in guerre sterili che non conducono ad alcuna risoluzione?
Per risolvere un problema internazionale potrebbe essere utile, invece
di creare marchingegni infernali ad alto rischio, leggere un passo dell'Iliade
e soffermarsi sui profili geniali di un Achille o di un Ettore, così
opposti per fazioni in battaglia, ma così uguali perché entrambi
uomini provati dall'orrore del conflitto. Si dimentica spesso l'aspetto
fondamentale della vita: siamo tutti uomini, più o meno colti, più
o meno consapevoli di essere legati al passato.
Se tutto il genere umano riuscisse
a credere in questa unità e in questa uguaglianza, la ricerca avrebbe
davvero un senso e la stabilità economica finalmente un volto. E'
stato inutile, giunti a queste conclusioni, aver temuto per il famoso "Millennium
Bug", in quanto non è l'inizio di un nuovo millennio che può
causare un totale caos, dal quale non si è in grado di salvarsi,
bensì il baco è insito in ogni individuo perché essere
umano e non può essere estirpato in un giorno, ma potrà essere
debellato solo quando ci sarà la volontà di liberarsi da
questa comoda ignoranza.
Tutte
le pistole sono giocattolo. Le più care sono così ben imitate
che uccidono perfino (Sanchez Ferlosio)
Margherita Presti, III E, liceo
scientifico Sandro Pertini, Ladispoli
Tutte le pistole sono giocattolo.
Le più care sono così ben imitate che uccidono perfino. Le
pistole non sono tutte uguali: esse sono contraddistinte da un costo che
ne determina le caratteristiche peculiari. Quelle più care sparano,
quelle a buon mercato fanno solo finta. Le pistole che sparano provocano
profondo dolore, quelle che fanno finta sono indolori.
Ciò che distingue le pistole
le une dalle altre è il dolore. Tuttavia nessuno se ne cura: il
mondo è pieno di masochisti armati. Non tutti i masochisti usano
armi per infliggersi sofferenza. Alcuni si armano di siringhe. Anche le
siringhe sono armi. Non esistono siringhe giocattolo. Le siringhe non dano
scampo: uccidono e basta. Le armi e le siringhe costano. Costano tanto.
Non tutti i masochisti del mondo sono ricchi. Essi risparmiano su cose
futili per comprare le siringhe.
Questo è il loro pane. Questa
è la loro vita. I masochisti vendono la loro vita pagando il prezzo
delle siringhe. Colui che distribuisce tutte le siringhe del mondo a tutti
i masochisti del mondo è il più avido di tutti. Ed è
anche furbo. Dice a tutti che se le siringhe non sono più di gradimento
restituirà il denaro ai propri clienti. (Ma non restituisce la vita).
I clienti-masochisti sono molto ingenui. Essi si fidano così tanto
delle parole del venditore che continuano a comprare siringhe. Solo e soltanto
siringhe. I clienti non sanno dell'avidità del venditore. Il venditore
esige un prezzo molto alto da pagare, nel caso il cui il masochista non
compri più siringhe. Il venditore vuole la loro anima. Il venditore
uccide con le proprie siringhe. Egli è la Morte. La morte è
un gioco. Certi giochi sono così deleteri che uccidono perfino.
La vita è un gioco. La vita è un gioco senza regole. La Morte
anche. Nel gioco della vita l'unica cosa che conta è che si deve
morire. Prima o poi.
P.S.: Nessuno può distinguere
tra gioco e realtà. Nessuno può sapere quanto dura il gioco.
La vita è effimera. La Morte dura una vita. Non necessariamente
la realtà coincide con la vita. Sulla durata della realtà
si accettano scommesse.
Tutte
le pistole sono giocattolo. Le più care sono così ben imitate
che uccidono perfino (Sanchez Ferlosio)
Shendi Veli, III E, liceo scientifico
Sandro Pertini, Ladispoli
Fuori dalla finestra bambini estasiati
sconvolgono in smorfie crudeli i loro innocenti visi. Giocano felici impersonando
eroi distruttori o rappresentandi guerre spaziali. Osservarli mi turba.
Ascolto la voce lontana della televisione che trasmette un solito e rassicurante
telegiornale: "esplosione, rappresaglia... nuova rappresaglia, attentato",
queste le parole che riesco a ditinguere. Mi sento sola, la dolce realtà
costruita intorno a me si sfalda, sono afflitta dalla consapevolezza di
essere parte di un sistema, supersonico e crudele, di essere anch'io svuotata...
mi sento solo l'anello inconsapevole di una catena di violenza. La mia
piccola stupida esistenza, come miliardi di altre inutili vite, è
trascinata in un vortice che ci ingoia, ci annulla, ci rende uguali. Cervelli
in serie che nuotano nell'ignoranza. Eppure non mi è mai piaciuto
arrendermi a quell'idea di "amekania" umana così cara agli antichi
greci; il mio orgoglio di intelligenza critica e indipendente lancia il
suo richiamo.
Vorrei gridare, avvicinarmi alla
gente e scuoterla... dire che non possiamo limitarci a sopravvivere con
il "pilota automatico" inserito, non possiamo svalutare il prezzo della
vita e della nostra essenza, non si può dimenticare e continuare
a sorridere... e lasciarsi convincere. Non possiamo offrire le nostre menti
alla malvagità così plastica e colorata della società,
alla dorata perversione, all'elegante menefreghismo.
Vorrei salvare un mondo che mi terrorizza,
ma la mia voce è soffocata dalla fragilità di mille dubbi.
Sento l'ansia di fomentare una rivoluzione transcontinentale, ma mi chiedo
assiduamente "contro chi? in nome di che cosa?".
Mi piacerebbe disegnare un mondo
di equilibri e fantasie, di primitiva felicità ed entusiasmo ingenuo,
ma mi accorgo di quanto ridicola e utopica sia la mia inclinazione.
Dovrei forse razionalizzare questi
miei propositi assurdi e concretizzare nel mio piccolo la mia voglia di
libertà.
Ma credete che sia possibile? Beh,
io non so, perché a ondate improvvise lo sconforto mi assale...
Mi torna in mente che la selezione naturale elimina l'esemplare imperfetto
e io mi sento così: bambola guasta che ragiona troppo e inutilmente.
Aggiustarmi o annientarmi? Questo il dilemma della società matrigna...
In un breve furore auto-distruttivo
ho voglia di morire. Dura un attimo. Palpebre che si chiudono per tornare
subito alla luce.
Non ha importanza, è solo
l'esaltato romanticismo che mi caratterizza. Quando certo una verità
essenziale divengo facile preda del delirio. Ora me ne rendo conto: il
mio ardore, la mia voglia di cambiare, le fervide idee e l'istintivo ottimismo...
Tutto ciò si spegne quando realizzo che è interamente privo
di consistenza.
Le pistole sono giocattoli dalal
dinamica perfetta; la vita è un gioco televisivo; la morte un semplice
uscire di scena e noi... noi siamo manichini tristi e ben vestiti, crudeli
animali elettronici, dall'anima ormai troppo stanca.
Inchieste
e sospetti periodicamente ricorrenti (doping, gare truccate, recentemente
anche lo scandalo dei passaporti falsi) sembrano minacciare la credibilità
dello sport, in particolare del calcio, nel quale sono coinvolti interessi
sempre più grandi. Delinea il problema esprimendo le tue riflessioni
personali e suggerendo i possibili rimedi a questa situazione.
Laura Liucci, IA, liceo scientifico
Spallanzani, Tivoli
E' ormai tristemente nota la crisi
che lo sport sta attraversando in questo momento. In Italia come anche
in tutto il resto del mondo basta aprire un giornale per rendersi conto
della gravità della situazione: atleti deferiti o denunciati per
uso di sostanze dopanti, calciatori squalificati per aver truccatio gare
e, ultimamente, calciatori e società società sportive penalizzati
per aver falsificato passaporti.
Perché tutto ciò?
La risposta più ovvia sarebbe: per vincere, ma il sapore della vittoria
è un bene così effimero che non creo valga irischi che corre
un atleta. Dietro tutto, c'è sempre quello che qualcuno ha definito
la rovina dell'uomo: il dio denaro. Oramai lo sport è mosso esclusivamente
dagli interessi. Il calcio ne è un esempio lampante. Calciatori
e procuratori farebbero di tutto pur di strappare qualche miliardo in più,
perché è di miliardi che si parla, alle società; l'"attaccamento
ad una maglia" non esiste più, salvo qualche raro caso e gli sportivi
"si vendono" al miglior offerente come mercenari.
E non si parla solo di atleti: alcune
società sportive arrivano a falsificare passaporti pur di poter
schierare più giocatori extracomunitari in campo. In Francia, proprio
per questo motivo, il St. Etienne è stato penalizzato e a un giocatore
è stata inflitta una pesante multa. In Italia, invece, alcune società
sono indagate ma non sono stati ancora presi provvedimenti. Ma non è
tutto: alcuni giocatori italiani sono indagati per essersi accordati sul
risultato delle partite ed aver percepito delle percentuali su alcune vincite.
Una testimonianza è raccolta
nel libro "Nel fango del dio pallone" scritto da Carlo Petrini, un ex giocatore
di serie A che ha militato in alcune delle maggiori squadre italiane. Il
libro racconta la sua ascesa alla popolarità che gli ha sconvolto
la vita.
Questo libro è una coraggiosa
confessione dove Petrini racconta il suo amore per il calcio agli inizi,
le prime esperienze in serie A e in seguito il doping e i trucchi per eludere
i controlli, i pareggi concordati, le partite "vendute", fino allo scoppio
dello scandalo del Toto-scommesse che ha posto fine alla sua carriera:
cioè tutte quelle cose che nel calcio, come in tutto lo sport, "si
fanno ma non si devono dire" come più volte ripete l'autore. Ed
è proprio tutto questo che rovina lo sport: la sete di vittoria
ad ogni costo e con ogni mezzo. E' molto triste pensare che un evento sportivo
possa essere inquinato da falsità e sregolatezze. Inoltre essere
scorretti non è solo una mancanza di rispetto verso se stessi (anche
se è giusto punire quelli che si sotraggono alle regole, sia che
si tratti di atleti, sia che si tratti di società importanti). La
speranza è che si torni, un giorno, a gareggiare per il gusto di
farcela con le proprie forze.
In
seguito ad un articolo di Ottone su ìRepubblicaî del 21 gennaio scorso
si è scatenato nelle ultime settimane un dibattito sullíopportunità
di ricorrere al 7 in condotta come rimedio allíindisciplina diffusa nella
scuola. Esprimi una tua riflessione prendendo spunto dalle due diverse
opinioni proposte di seguito.
I ragazzi
non vogliono restare buoni e fermi come otri da riempire, hanno bisogno
di accendere nella loro coscienza uno scontro tra le forze in campo: da
un lato i messaggi violenti di una società improntata ai miti della
facilità e del successo, della fretta e del cinismo; dallíaltro
il senso innato della giustizia, della bellezza e della ricerca (Marco
Lodoli, insegnante e scrittore)
I ragazzi
delle nostre scuole sono spesso ìcattivi e volgariî, come indica con formula
brusca líultima indagine Eurispes [Istituto di ricerche]. Volgari perché
mancano di rispetto agli anziani, alle istituzioni, alle regole di comportamento,
dal telefonino in classe allo zainetto strafottente. Cattivi perché
dilaniati dal desiderio di consumare più che di imparare, di farsi
vedere più che di crescere (Raffaele Simone, linguista)
Daria Simonetti, IIIE, liceo
scientifico Pertini, Ladispoli
I ragazzi di oggi. EÇ questa la loro
arma: la voglia di emergere, di muoversi, di farsi strada in qualunque
modo. Cercano il loro spazio in una società, a mio parere, improntata
sulla facilità e sulla frenesia che li forma apparentemente responsabili
e coscienti riguardo ciò che il mondo offre; e nel loro falso sapere
si sentono grandi, nelle scuole e nelle strade sfoggiano il loro fanatismo,
costruito su ideali e comportamenti che vanno contro le regole, contro
ciò che è normale per la comunità. Si sentono "diversi".
Vogliono esserlo. Il loro modo di essere fa parte della "cerchia" cui appartengono,
i ragazzi ribelli, anticonformisti, bisognosi, però, del solito
motorino e dell'immancabile cellulare (che va periodicamente rinnovato!)
e di un linguaggio ordinario, il cosiddetto "gergo", che li accomuna, che
li fa sentire uniti.
Il taglio dei capelli, il modo di
vestire: uguale per tutti.
Ma questa è la loro vita,
la loro cultura (ma sarà davvero cultura?), perché forse
senza tutto questo non avrebbero un mondo loro, io credo, non avrebbero
più "lo scudo" che li protegge dalla vera realtà, si sentirebbero
soli (senza "branco"), senza una guida da seguire, in una società
che probabilmente non lascia loro abbastanza spazio, soli, a mio giudizio,
in una società che talvolta non risponde alle loro necessità
o bisogni, alle loro esigenze; e ancora soli di fronte ad una società
che non si prende cura di loro e che spesso sembra proprio volerne fare
a meno, forse perché troppo impegnata su altri fronti.
Sempre troppo impegnata.
EÇ così che tante volte appare,
forse proprio per il fatto che questa società non si sforza di risolvere,
o per lo meno di occuparsi a fondo dei numerosi problemi che il mondo presenta,
le difficoltà ed i tanti ostacoli, eccessivi per dei ragazzi che
troppo spesso nella società non trovano una famiglia che insegni
loro a vivere e così il loro difendersi dalla crudele realtà
si tramuta in un disinteresse per ciò che come insegnamento per
la vita viene loro proposto (un insegnamento forse arrivato troppo tardi!),
mentre il loro modo di crescere si rivolge a qualcosa di falso, irreale,
troppo finto, talvolta qualcosa che li consuma, anche se li accomuna, ma
che non costituisce una vera guida per la vita.
Marshall
Bruce Mathers III, meglio conosciuto come Eminem (una marca di dolcetti
fuori colorati, dentro "neri"), si è esibito a Sanremo e subito
è divampata la polemica. Di lui si è detto che "è
un mascalzone pericoloso, incita ai peggiori sentimenti", dei suoi testi
che sono "violenti, omofobici, pieni di parolacce e di insulti per tutti".
Un quadro
certamente allarmante...
Valerio Iori, IA, liceo scientifico
Spallanzani, Tivoli
Dal giorno in cui Raffaella Carrà
ha reso pubblica la notizia che Marshall Mathers, ovvero Eminem, si sarebbe
esibito a Sanremo, si sono scatenate le più grandi polemiche su
questo cantante. Per non parlare dei giornali che si sono scatenati con
articoli e pagine intere (nelle quali peraltro si dicevano sempre le stesse
cose), definendo il rapper al momento più famoso del mondo come
un razzista verso i neri e gli omosessuali, uomo che incita alla violenza
nelle sue canzoni, e tante altre cose.
Per quanto mi riguarda ho conosciuto
Eminem questa estate su una televisione che lo pubblicizzava in Italia,
MTV, e le sue canzoni, o meglio quelle che su questa rete venivano trasmesse
con i loro video musicali, mi sono subito piaciute. Come penso il novantanove
virgola nove per cento degli italiani che ascoltano Eminem, non capisco
un'acca dei suoi testi, anche se per mezzo dei video si capiscono almeno
i significati complessivi delle canzoni, ma non certo le singole frasi
per cui gli è stato dato del razzista e del violento. Certo non
si può dire che non sia un violento, visto che ha due tre processi
in corso, uno dei quali intentatogli dalla madre per diffamazione, e un
altro (almeno quanto scrive il "Venerdì di Repubblica") in cui è
accusato di tentato omicidio, del quale lui stesso si ritiene colpevole.
Comunque, proprio nei giorni prefestival
dei tanti articoli pubblicati dai giornali, ce n'era uno sempre sul "Venerdì
di Repubblica" che riportava le traduzioni di alcuni pezzi di canzoni che
erano ritenuti "più duri", e che hanno cambiato in me in negativo
la reputazione che avevo nei confronti di Eminem.
La stessa sera in cui Eminem si
esibiva a Sanremo, ho visto una trasmissione in cui ho saputo per esempio
che il manager del rapper americano è nero e gay, poi che Eminem
è nato e vissuto in un ghetto in cui la maggior parte della popolazione
è di colore, e che è l'unico rapper bianco accettato dai
neri. Insomma in realtà Emimen nelle sue canzoni non rispecchia
altro che la vita non certo bella che ha vissuto, e comunque non è
peggio di alcuni cantanti che sono criticati per i loro testi da anni come
Marylin Manson, che ha portato con le sue canzoni anche a far commettere
omicidi da parte di ragazzi che lo vedevano come un dio.
Comunque tutta la polemica che si
è creata intorno a Eminem non ha fatto altro che pubblicizzare il
cantante e aumentare la sua fama.
Marshall
Bruce Mathers III, meglio conosciuto come Eminem (una marca di dolcetti
fuori colorati, dentro "neri"), si è esibito a Sanremo e subito
è divampata la polemica. Di lui si è detto che "è
un mascalzone pericoloso, incita ai peggiori sentimenti", dei suoi testi
che sono "violenti, omofobici, pieni di parolacce e di insulti per tutti".
Un quadro
certamente allarmante...
Ilaria Monti, IA, liceo scientifico
Spallanzani, Tivoli
Marshall Bruce Mathers III, in arte
Eminem, nasce a Kansas City il 17 ottobre 1972.
Abbandonato dal padre a soli sei
mesi, viene "accudito" dalla madre, ma da una madre malata, convinta di
avere un figlio altrettanto malato e che imbottisce di medicine.
Eminem viene più volte affidato
ai parenti, in particolare allo zio Ronnie, che gli insegna a fare i primi
passi nel mondo del rap. Marshall viene spostato per tutto il mondo come
un pacco dalla madre in cerca di una lavoro, è costretto ad una
vita solitaria, senza l'aiuto di un amico o comunque di una persona che
gli stia vicino, escluso appunto lo zio Ronnie.
Finalmente quando Marshall ha otto
anni la madre trova un lavoro stabile per circa un anno, ma per Eminem
comincia l'inferno. Maltrattato, picchiato e violentato ogni giorno dai
bulli del quartiere finisce in coma per una decina di giorni. Ed aveva
solo otto anni.
Diventa un bambino introverso, chiuso,
timoroso della società, del mondo.
Con l'aiuto dello zio Ronnie impara
a conoscere la musica, con tutte le sue sfumature, impara a rappare e comincia
a diventare indipendente a soli dodici anni. Scrive testi di canzoni, musiche,
impara a dare un senso alla sua vita solo con l'aiuto del "suo" rap.
Finalmente le cose per lui cominciano
ad andare bene, ma un'altra preoccupazione incombe. Suo zio Ronnie si suicida.
Per Eminem un altro problema. Cade in depressione, smette di scrivere e
di comporre. Solo dopo tre lunghi anni capisce che la vita va avanti, ritorna
al suo rap grazie alla figlia, Hailie Jade, e alla moglie Kim, che sposa
qualche anno dopo, nel '97.
Eminem compone il primo cd, che
viene ignorato da manager e discografici.
La moglie, per questo motivo, lo
lascia, portando con sé la figlia, l'unica persona che lui ama.
E alla quale è legatissimo.
Con l'album "The Marshall Mathers
LP" Eminem conosce il successo, guadagna soldi a palate, viene invitato
alle trasmissioni televisive e registra il tutto esaurito ai concerti.
Tuttavia in televisione, sui giornali,
su internet si continua a parlare di lui come di un ragazzo pericoloso,
duro, violento, ma il perché non se lo chiede nessuno. In pochi
sono quelli che conoscono la vera storia di Eminem, ma tutti sono capaci
di criticare e di giudicare.
Nei suoi testi Eminem fa quello
che gli ha sempre insegnato lo zio Ronnie. Si sfoga, comunica alla gente
quello che c'è, e c'è stato, in negativo nella sua vita,
insulta la madre accusandola di avergli rovinato la vita e di fumare più
spinelli di lui. Attacca la moglie per averlo tradito e lasciato.
Ma chi è in realtà
il vero Eminem? E' davvero un mascalzone pericoloso che incita ai peggiori
sentimenti, scrivendo testi violenti, omofobici e pieni di insulti per
tutti?
Certo, così è come
a noi può sembrare ascoltando quelle canzoni, ma milioni di spettatori
hanno osservato come, al festival di Sanremo, Eminem aveva quasi paura
di stringere la mano alla Carrà, forse perché era una persona
che non aveva mai incontrato.
E allora ci rendiamo conto che Eminem
non è poi quel ragazzo così maligno, stufo della vita, quello
che mette parolacce nelle sue canzoni ed insulta, ma è invece un
ragazzo timido, chiuso, introverso, timoroso e giusto.
Un altro errore della nostra società:
abbiamo giudicato Eminem un mostro.
testo
descrittivo
C'è
stata una rapina alla posta. Tre ladri sono entrati in un ufficio postale
non molto affollato, mascherati e armati (di pistole, forse giocattolo),
verso le 9 di mattina, immobilizzando i presenti (per modo di dire) e fuggendo,
dopo pochi minuti, con una corposa refurtiva (di?).
una cassiera...
Laura Tarquini, Ii, liceo scientifico
Amaldi, Roma
Quel freddo sabato mattina di dicembre
arrivai al lavoro molto presto, come sempre, nel mio ufficio delle Poste
in via Domenico Parasacchi n. 21. Entrai e presi posto, come ogni mattina,
al mio sportello. Mi sedetti e, come faccio abitualmente, finii di mangiare
il solito cornetto con la marmellata del bar di fronte con cui faccio colazione
tutte le mattine. Alle 8.15 aprimmo: stranamente quella mattina non cíera
quasi nessuno, così io e altri miei colleghi cominciammo a parlottare
un po' tra di noi...
- Mamma mia hai sentito che freddo
stamattina?- disse Anna.
- Sì, peggio delle altre
volte! - esclamò Pietro.
- Eh già, al meteo stamattina
hanno detto che le minime si sono abbassate... - dissi io.
- Ah ecco allora perchè stamattina
c'è cosi poca gente! Dài che forse oggi si lavora di meno
e si prendono più caffè! - esclamò Gianni dallíultimo
sportello in fondo a sinistra. Seguì una fragorosa risata.
Eh sì - pensai io - Gianni
è sempre il solito, non cambierà mai!
Passarono le ore. Verso le 9.00
la posta cominciò a riempirsi un po' di più: c'erano casalinghe
intente a pagare bollette, vecchietti e vecchiette che riscuotevano la
pensione... Insomma c'era la solita confusione di tutte le mattine...
Improvvisamente sentii un forte
urlo dall'entrata della posta: era una signora che strillava in preda al
panico.
Ma che succede? - pensai.
Non riuscivo a vedere molto bene...
Ma poi scorsi 3 uomini in giacca
nera, con dei passamontagna sul viso e delle pistole in mano.
- Fermi tutti! Mani in alto! Questa
è una rapina! - gridò uno di loro.
Intorno regnava il gelo totale,
l'assoluto silenzio, rotto solamente dal pianto di un bambino tra le braccia
della madre.
- Fuori i soldi! - gridò
líuomo rivolgendosi a Gianni - Voglio i soldi!
Gianni si voltò, aprì
la sua cassaforte e cominciò a tirare fuori il denaro.
- Mettili qui - disse il ladro e
gli porse una valigetta grigia.
- E voi che cosa state a guardare?
- disse poi rivolgendosi a me e agli altri colleghi - Forza su! Tirate
fuori i soldi e metteteli nella valigetta!
Cominciammo così a riempire
la valigetta con le banconote.
Intanto i 3 ladri controllavano
che nessuno si muovesse.
- Guai a chi si azzarda a chiamare
la polizia! - disse il capo notando un uomo che si frugava nelle tasche,
forse alla ricerca del telefonino.
In quel momento la signora che si
trovava davanti al mio sportello svenne e il bambino cominciò a
piangere più forte.
- Fallo smettere! - gridò
il ladro alla madre innervosito; e rivolgendosi a noi dipendenti:
- Avete finito? Qui ci stiamo facendo
notte!
Gianni gli consegnò così
la valigia con i soldi.
- John, cavolo, muoviamoci cíè
già troppa gente in giro! - disse uno rivolgendosi al capo.
- Tranquillo, non ci prendono -
rispose John - Perché qui nessuno parlerà, vero? - disse
poi rivolgendosi ai clienti - E guai a voi se provate a dire qualcosa in
giro! - aggiunse rivolgendosi a me e agli altri colleghi.
- Ora ce ne andiamo, e così
dicendo i 3 uomini uscirono velocemente e fuggirono a bordo di una Lancia
Y nera.
- Bisogna chiamare líambulanza -
dissi io con voce tremante - La signora sta male.
Alzai la cornetta del telefono e
digitai il numero.
saggio breve
Líenergia
nucleare: un dibattito che coinvolge il mondo intero [leggi
i documenti]
Simone
Armento, IIIi, liceo scientifico Amaldi, Roma
destinato a: «EcoAmaldi»
Con «energia nucleare»
si intendono tutti quei fenomeni in cui si ha la produzione di energia
in seguito a trasformazioni nei nuclei atomici. Insieme alle fonti rinnovabili
e le fonti fossili, è presente una fonte di energia primaria, cioè
presente, non deriva dalla trasformazione di altre forme di energia ed
è destinata ad esaurirsi.
Líenergia nucleare è oggetto
di discussione per il presente e per il futuro. Eí ben nota da tempo líimminente
emergenza energetica, che come sottolinea Mario Tozzi, consigliere del
CNR si aggrava semestralmente; a tal proposito, in occasione del congresso
dei notai italiani, il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, ha
rilanciato líidea dellíenergia nucleare come principale strada per uscire
dal caro energia e dalla dipendenza straniera italiana per il petrolio
e i gas, sostenendo che è «una necessità del futuro».
Procede nella stessa direzione il pensiero del presidente francese Sarkozy:
«Il nucleare non è la soluzione ai problemi, ma senza nucleare
non cíè soluzione».
Dunque sono molti i sostenitori
di questa fonte energetica, come anche Chicco Testa, responsabile dellíenergia
del PD: di fronte alla tesi per cui il problema legato alle centrali atomiche
è rappresentato dai combustibili fossili sia per ragioni ambientali,
sia per ragioni legate alla geopolitica del petrolio, sia in termini di
costo che in termini di sicurezza, egli risponde che se oggi gli impianti
nucleari che sono in funzione nel mondo, fossero fermati, avremmo un aumento
drammatico delle emissioni in atmosfera e anche shortage di energia. In
Europa abbiamo centrali nucleari in: Svezia, Svizzera, Francia (60 per
60 milioni di abitanti) e in Germania (15 per 80 milioni di abitanti).
In Italia, dopo il referendum del 1987 a cui 20 milioni di italiani hanno
votato contro il nucleare, non cíè la possibilità di costruire
centrali atomiche, poiché se lo si facesse si ignorerebbe un referendum
popolare, anche se di fatto è stato firmato un accordo con la Francia
che lo permette. È stata anche proposta una riduzione di pagamento
delle bollette per chi acconsentisse alla costruzione di centrali nucleari
vicino casa. Per molti tale proposta del ministro Scajola è una
totale assurdità: tra questi Beppe Grillo la cui posizione io condivido
in pieno. Questi impianti, infatti, nonostante le norme di sicurezza applicate
e migliorate rispetto a quelli costruiti negli anni ë80, rimangono costantemente
molto pericolosi. Sebbene un incidente in un impianto nucleare abbia meno
possibilità di verificarsi, nella possibilità, seppur remota,
si verifichi, comporterebbe effetti catastrofici a livello globale, senza
tener conto delle scorie prodotte.
Dunque, benché il nucleare
sia in grado si fornire uno zoccolo di produzione costante, è costante
anche il pericolo che ne deriva e perciò líunica domanda da porsi
è: «Vale la pensa correre un tale rischio»? Personalmente
non credo. E spero che non ci sia mai nessuno pronto ad assumersi la responsabilità
del destino del mondo intero. |
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|
| :: gli autori |
| Eleonora Adrover,
I
C 2005-6, liceo s.p.p. di Palestrina >> |
| Simone Armento,
III i 2008-9, liceo scientifico Amaldi, Roma >> |
| Valerio Bottoni,
I
C 2004-5, liceo scientifico di Zagarolo >> |
| Mattia Ceracchi,
I
C 2004-5, liceo scientifico di Zagarolo >> |
| Daniele Giorgi, I C 2004-5, liceo
scientifico di Zagarolo >> |
| Giada Gandolfo, I C 2004-05, liceo
scientifico di Zagarolo >> |
| Valerio Iori, I A 2000-1, liceo
scientifico Spallanzani, Tivoli >> |
| Laura Liucci, I A 2000-2001, liceo
scientifico Spallanzani, Tivoli >> |
| Ilaria Monti, IA 2000-1, liceo scientifico
Spallanzani, Tivoli >> |
| Margherita Presti, III E 2001-2,
liceo scientifico Sandro Pertini, Ladispoli >> |
| Nicole Sannino, III E 2001-2, liceo
scientifico Sandro Pertini, Ladispoli >> |
| Daria Simonetti, III E 2001-2, liceo
scientifico Pertini, Ladispoli >> |
| Laura Tarquini, I i 2008-9, liceo
scientifico Amaldi, Roma >> |
| Stefania Trinca, II C 2005-6, liceo
s.p.p. di Palestrina >> |
| Shendi Veli, III E 2001-2, liceo
scientifico Sandro Pertini, Ladispoli >> |
| Giulia Volpe, I C 2004-5, liceo
scientifico di Zagarolo >> |
|
il
testo narrativo
«input» |
1)
Il lupo ha mangiato Cappuccetto, ma il taglialegna è stato fermato
da un contrattempoÖ
2) Non tutte
le ciambelle vengono con il buco. Infatti, ieriÖ
3) Cíera una
volta una regina, che diede alla luce un figlio, talmente brutto e deforme
da far dubitare a lungo che avesse sembianze umaneÖ (Charles Perrault,
Richetto dal Ciuffo)
4) Per tutta
eredità un mugnaio lasciò ai tre figli gli unici beni che
possedeva: il mulino, líasino eÖ (Charles Perrault, Il gatto con gli stivali)
5) Appollaiato
su un alto albero, il corvo si apprestava a mangiare un pezzo di formaggio
sottratto da una finestra; la volpe lo videÖ (Fedro)
6) In un cane
ben pasciuto si imbatté per caso un lupo stremato dalla fameÖ (Fedro)
7) Per una
stupida bravata, cinque sbandati causano la morte di un poveraccio mentre
esce da una chiesa il giorno del suo matrimonio: la sposa mancata ne uccide
quattroÖ (François Truffaut, La sposa in nero, 1968)
8) Dopo aver
lavorato venti anni nella stessa ditta, Henri viene licenziato: incapace
di suicidarsi affitta un killer, ma poi si innamoraÖ (Aki Kaurismaki, Ho
affittato un killer, 1990)
9) Dopo aver
distrutto il set del film in cui deve fare la comparsa, un attore viene
invitato alla festa che dà il boss di cui ha appena "sabotato" il
filmÖ (Blake Edwards, Hollywood Party, 1968)
10) Dieci
personaggi, tutti (o quasi) con qualcosa di turpe da nascondere, vengono
invitati su uníisola, dove incominciano a morire come moscheÖ (René
Clair, Dieci piccoli indiani, 1945)
11) I buoni
si limitano a sognare di notte quello che i cattivi fanno di giorno (Platone)
12) Nellíuomo
cíè qualcosa di buono, afferma con sicurezza il cannibale (Paolo
Rossi)
13) Il mondo
è pieno di cose ovvie che nessuno si cura mai di osservare (Sherlock
Holmes)
14) Contro
la stupidità anche gli dei sono impotenti (Friedrich Schiller) |
|
il
testo argomentativo
Costruisci una scaletta ragionata
(premessa, argomenti, conclusione) per dimostrare la validità di
una delle tesi seguenti.
nb: la scaletta deve essere visibile |
1) I
soldi non portano la felicità.
2) Leggere è più noioso
che piacevole.
3) "Il cuore ha le sue ragioni,
che la ragione non conosce", B. Pascal
4) "Passando molto tempo davanti
alla televisione si adottano abitudini alimentari malsane, spesso condizionate
dalle pubblicità a cui si è espostiÖ". Valeria Confalonieri,
medico
5) "ÖAncor più negativa è
líautorizzazione a usarlo [il telefonino] durante gli intervalli e la ricreazione,
allorquando più facilmente il telefonino, ormai atto a fotografare
e riprendere, può trasformarsi in uníarma impropria per atti di
bullismo, di violenza sessuale, di pornografia consenziente da mandare
in rete", M. Pirani ("la Repubblica", 19 marzo 2007)
6) "Fin da piccolo dovetti interrompere
la mia educazione per andare a scuola", B. Shaw
7) Líeutanasia è un crimine
8) "Oggi è sempre più
difficile trovare qualche educatore che difenda la necessità di
giudicare studente con giusta severità... Un quattro in matematica
o in italiano può essere invece un'esperienza positiva", P. Crepet
9) "L'amore è la capacità
di sentire il simile nel dissimile", T. W. Adorno
10) La pena di morte? per gli assassini
va bene.
11) "La storia insegna che gli uomini
imparando la storia commettono sempre gli stessi errori" (Hegel).
12) La televisione trasmette il
nulla. Molto meglio Facebook (Msn, Netlog ecc.).
13) La scuola mi sottrae tempo che
potrei dedicare alla mia realizzazione personale (studente intervistato
dal TG1).
14) Energia nucleare? Sì
grazie. |
|
prima
prova |
ïtutte
le tracce di maturità: 1985-1998
ïtracce
assegnate allíesame di stato del 1999
ïtracce
assegnate allíesame di stato del 2000
ïtracce
assegnate allíesame di stato del 2001
ïtracce
assegnate allíesame di stato del 2002
ïtracce
assegnate allíesame di stato del 2003
ïtracce
assegnate allíesame di stato del 2004
ïla
simulazione della prima prova |
|
| risorse didattiche |
ïla
prima prova di italiano
ïil
saggio breve
ïanalisi
del testo
ïprove
di lettere per il biennio
ïprove
di lettere per la scuola media
ïla
terza prova
ïlatino
ïprogrammi
ministeriali
ïesempi
di programmazioni
ïcriteri
di valutazione delle prove scritte
ïdal
profondo della ssis |
|