III. Casi


     In questo capitolo prendo in considerazione, passandoli al vaglio di criteri di valutazione che sono discussi nel primo paragrafo, alcuni titoli che ritengo significativi all’interno di una dimensione «storica» o «tipologica» della diffusione della multimedialità. La scelta di Ra-dio (1993) e del Processo di Norimberga (1997) risponde ad esempio ad un criterio di inquadramento storico della diffusione del prodotto multimediale in Italia: entrambi i titoli appartengono infatti ad una fase superata nello sviluppo di questo mercato, ma documentando un passaggi o «scartato» più per l’adozione di strategie divergenti che a causa del progressivo adeguamento tecnologico, gettano luce sugli esiti attuali e sulle alternative mancate di questa evoluzione. Oltre alla rinuncia a utilizzare i supporti elettronici per sperimentazioni letterarie o di altro tipo si è assitito al quasi totale abbandono del formato «floppy», considerato in un primo momento come un’alternativa «povera» (vedi cap. I, par. 2) del compact praticabile anche da soggetti non equipaggiati per realizzazioni troppo dispendiose.
     I titoli su floppy che accompagnano la collana «Libri di base+» appaiono così un settore marginame del mercato anche per l’editore, Editori Riuniti, che li produce, già da tempo impegnato nella produzione di Cd-Rom sui più diversi argomenti (vedi cap. I, par. 2).
     Encyclomedia (1995-8) è importante sia nella prospettiva dell’inquadramento storico sia in quella di analisi tipologica: si tratta infatti della prima enciclopedia italiana «espressamente» pensata per il formato compact, inoltre è un prodotto di vasto orizzonte culturale, dedicato ad un pubblico medio-alto.
     L’Atlante Storico Multimediale (1995) e La Resistenza (1996) rappresentano i prodotti tipici di «editori» che nel cap. I (par. 2) ho collocato rispettivamente nel terzo e nel quarto gruppo, così come Encyclomedia può essere fatta rientrare nel secondo. Si tratta di due opere molto diverse sia nei presupposti che negli esiti raggiunti: l’Atlante ha infatti un’attitudine «ecumenica» non solo perché contiene «tutta» la storia e «tutta» la geografia intrecciate in un’ampia sintesi corredata da diverse funzioni, ma anche perché si rivolge potenzialmente a qualsiasi utente, nel tentativo di imitare l’impostazione generalista di opere come Microsoft Encarta; La Resistenza è al contrario incentrata su un periodo circoscritto, è costituita in modo molto integrato e approfondito e rivolta essenzialmente a utenti preparati e competenti.
     Nell’ultimo paragrafo mi occupo, in ordine sparso, di titoli che sono apparsi all’interno di un canale, l’edicola, in cui una parte della produzione multimediale sembra trovare una diffusione più ampia che altrove (cfr. Cattaneo 1996, pp. 240-4), a causa della possibilità di raggiungere un pubblico potenzialmente indifferenziato, anche se questo determina, per la compressione del prezzo e per il riciclaggio di titoli che «hanno finito il proprio ciclo di vita negli altri canali» (ibid., p. 243), un’immediata ricaduta sulla qualità.
 

1. La qualità degli ipertesti. Possibili valutazioni..

     Valutare in modo scientificamente attendibile un ipertesto prodotto all’interno della realtà del mercato italiano non è ­ o non è ancora ­ possibile con strumenti «autoctoni»; quanto a metodi di analisi «importati», essi possono dare risultati molto interessanti, ma non sempre congrui.
     Una valutazione impostata secondo categorie e test discussi nel volume curato da Reva Basch (1995) ­ trattandosi di strumenti d’analisi incentrati sui database in circolazione nel mondo anglo-sassone ­ dovrebbe accompagnarsi a criteri specifici per i titoli multimediali ­ preferibilmente ma non necessariamente in italiano e prodotti da editori italiani ­ che contengono ipertesti.
     L’impostazione generale dei contributi presenti in questo volume è infatti applicabile anche ai campi contigui nella misura in cui le categorie di completezza, coerenza, precisione, organizzazione, copertura ecc. ­ ma escludendo la struttura dei campi, l’accessibilità ecc. che sono invece legate strettamente al controllo dei database ­, riferite al contenuto dei Cd-Rom, sono un requisito essenziale di qualsiasi tipo di comunicazione. Per esempio «Without quality content, the other aspects become unimportant. In that sense, content is the highest priority aspect» (Tenopir 1995, p. 122). Ma, diversamente dai database, che mettono al centro i sistemi di recupero dell’informazione ­ oltre che l’informazione stessa ­, e quindi la quantità e la qualità dei filtri, i Cd-Rom multimediali devono soddisfare esigenze che ricadono sotto il dominio del sistema con il quale sono costituiti: la coerenza tra i media utilizzati, la qualità e quantità delle connessioni ipertestuali, la misura in cui l’interfaccia aiuta l’utente a prendere confidenza con l’opera che si trova di fronte, restando valido il ricorso alle categorie suaccennate quando si incontrano problemi attinenti ai filtri di ricerca anche nei titoli che non sono stati progettati unicamente per questo scopo.

     Pandolfi e Vannini suggeriscono una serie di requisiti cui l’ipertesto dovrebbe rispondere. Il loro intento non è di costruire categorie analitiche, ma di creare un piccolo vademecum per il valutatore ­ un semplice utente, un bibliotecario ecc. ­ che si trova di fronte alla proliferazione di prodotti che si attribuiscono la qualifica di ipertesto: «“Ipertesto” è una parola che ha aiutato molto le vendite negli anni passati e molti ne hanno fatto un uso puramente strumentale, propagandando come fondamentale una caratteristica secondaria del proprio software o della propria opera» (1994, p. 90).
     Si tratta, in breve, di un elenco di caratteristiche, per lo più intuitive ­ avere un’interfaccia grafica, tracciare connessioni tra media differenti, poter organizzare le connessioni in percorsi ecc. ­, che un «ipertesto» deve avere per essere considerato tale.
     Le difficoltà nascono nel passaggio dall’analisi del «contenitore» a quella del «contenuto»: dall’ipertesto come supporto multimediale, all’opera che esso veicola. Qui gli autori si rifugiano in un possibilismo senza sviluppi critici, in cui il ruolo di colui che deve valutare gli esiti di un titolo multimediale viene assimilato a quello di un «consumatore» senza competenze specifiche: «Giudicate un’opera iper come giudicate qualsiasi altra opera, per quello che vi comunica. Non scordate mai che siete di fronte a un nuovo medium, con caratteristiche nuove e sconosciute [...]. Per un manuale, valutate soprattutto la sua utilità. In fondo quello dovrebbe l’unico criterio di valutazione importante» (ibid., p. 105; corsivo nel testo).

     Nelle riviste specializzate è generalmente presente un’analisi che si basa su una griglia interpretativa molto elementare costituita dai quattro elementi cui i prodotti dovrebbero soddisfare ­ semplicità d’uso dell’interfaccia, qualità dei testi, qualità dei contenuti multimediali, aggiornamenti on line ­ da cui discende un giudizio molto semplificato ­ e quasi sempre assai generoso1 ­ e in cui molto peso hanno considerazioni che hanno una parentela molto sfumata con la qualità propriamente detta. Ad esempio: «Discoveries e Omnia 99 vanno bene se siete in cerca di un titolo d’intrattenimento, da vedere con i figli a casa o da mostrare a casa agli alunni, con contenuti da dizionario enciclopedico, belle immagini e animazioni» «Pc Professionale», 1998, 12). Tutta la struttura della presentazione risponde ad un’esigenza promozionale che non può essere ricondotta, se non in minima parte, all’obiettività di un’analisi del prodotto: «Ancora una volta recensiamo un Cd che si occupa di mafia.E lo facciamo volentieri, perché si tratta di un’opera di sicuro valore» «Chip Computer», gennaio 1999).

     Diversa e opposta è la valutazione che si può trarre dalla lettura delle presentazioni di opere su Cd-Rom in riviste specializzate straniere, la cui impostazione è di tipo scientifico.In «Online & Cd-Rom Review», ad esempio, ci si limita sempre a offrire ai lettori dei fatti, rispondendo così con ben diversa efficacia alle loro possibili, concrete domande: cosa contiene l’enciclopedia?: «As suggested by its title, The 1996 Grolier Encyclopedia contains interactive maps, 3D animations, audio and artwork on a broad range of topics» «Online & Cd-Rom Review», xx, 1996, 5).Esistono servizi collegati?: «Users also have hyperlink access to related topics on CompuServe» (ibid.).Quali sono le sue caratteristiche? L’Interactive Atlas of Great Britain, ad esempio, offre una «Complete coverage of the country at 1:250 000 scale with maps that can be customised as well as overlaid with multimedia features» (ibid.).Inoltre, come per certi giochi, si segnala l’intervallo di età dei destinatari: l’Oxford Children’s Encyclopedia on Cd-Rom è «designed for 8-13 years-old-age group» «Online & Cd-Rom Review», xx, 1996, 4) ­ il che costituisce anche una garanzia che il titolo è stato «studiato» per una certa finalità.Ma il raggio dei potenziali destinatari può essere individuato anche in interessi specifici: il Rebecca Project Cd-Rom, ad esempio, è «for anyone interested in film, women’s studies or American cultural history» (ibid.).
     Benché non siano tratte da recensioni ­ la rivista non ne contempla ­ e benché non contengano delle valutazioni, queste indicazioni sono molto più utili dei «voti» assegnati da «Pc Professionale», «Pc Magazine» ecc. ai titoli multimediali, in quanto riconoscono all’utente la possibilità di costruirsi da solo la propria valutazione sulla base di dati concreti e immediatamente verificabili.
     Si potrebbe in tal senso impostare un criterio di valutazione che consista nel controllo delle performances di un titolo in base alla rispondenza o meno ai requisiti e agli enunciati con i quali, attraverso recensioni, dépliants, fascicoli ecc., è stato promosso e diffuso. Questo criterio, benché privo di validità erga omnes, dovrebbe permettere all’utente di apprezzare l’affidabilità di un singolo prodotto evitando di lasciarsi irretire da facili slogan pubblicitari «I Dizionari Vivavoce Garzanti sono ottimi strumenti per imparare le lingue o approfondirle in modo rapido, efficace e divertente») o dalle trappole degli irrinunciabili vantaggi millantati dagli editori in relazione, per esempio, a funzioni che non funzionano (come la «vivavoce» dei dizionari parlanti, le colonne sonore, certe risoluzioni), o che non servono per gli scopi proposti.
     Con una certa cautela dovrebbe essere invece adottata la metodologia comparativa tra titoli differenti, che può esplicitare in pieno la sua efficacia solo in presenza di titoli accomunati dal tipo o dall’argomento ­ per esempio le enciclopedie Omnia, Rizzoli Larousse tra loro e nei confronti dei propri modelli Encarta e Grolier ­, e tra titoli su supporto ottico e altri media, come libri e materiale audiovisivo su nastro. Una tale comparazione, a causa della estrema complessità delle esigenze connesse alla fruizione dei diversi media, e della grande varietà di titoli esistenti, non può che avere esiti astratti e, al limite, incongruenti.
     Lo stabilire, infatti, che un Cd-Rom è preferibile ad un libro perché «pesa qualche grammo, non si usura, occupa poco spazio» (Liscia 1996, p. xv) o perché può contenere una maggiore quantità di informazioni (Dubini 1996, tab. 1, p. xxxiv), non solo non spiega e non giustifica le possibili tendenze della comunicazione ma, soprattutto, non conduce ad alcuna speciale acquisizione su ciò che si vuole concretamente valutare.
     Così, entro un orizzonte più limitato, nella comparazione tra un’opera su carta e una su Cd-Rom è necessario tenere presente che questa selezione non è quasi mai in gioco nel mercato, fatta eccezione per enciclopedie e dizionari, settore nel quale, nella scelta del formato da adottare, operano logiche «agglomeranti», come dimostra la sempre più larga diffusione di opere abbinate.
     Inoltre, alcuni dei «requisiti» proposti nello schema citato non sono utilizzabili o perché non verificabili ­ tutti i media soddisfano, peculiarmente, bisogni di svago, formazione e aggiornamento, Internet soddisferebbe anche quello di socializzazione ­ o perché discutibili a priori ­ l’interattività di un libro è qualificata come «nulla», quella di un Cd-Rom «buona», quella di Internet «elevata»; nella facilità di aggiornamento si passa da un realistico «determinata dal costo del supporto» a un vago «media» ­ o, infine, discutibili in toto ­ la possibilità di collezionare il prodotto è rispettivamente alta, bassa e nulla in un libro, in un Cd-Rom, in Internet.
 

2. «Un ipertesto vi seppellirà»: Ra-dio di Lorenzo Miglioli.

     Un tipico ipertesto nato dalla stagione culturale che ha visto l’incontro tra la scrittura e la multimedialiltà è stato il romanzo di Lorenzo Miglioli Ra-dio, presentato in anteprima al Congresso ’63/’93. Trent’anni di ricerca letteraria di Reggio Emilia e più tardi ­ in veste ufficiale ­ al Salone del libro di Torino dello stesso anno. Questo romanzo è in realtà concepito su un doppio binario: da una parte una versione su floppy disk, dall’altra una versione su carta stampata.
     La novità di Ra-dio è stata sufficiente ad attirare su ipertestualità e multimedialità un’attenzione del tutto spropositata al mezzo che ne è stato l’origine. Il 31 marzo 1993 un recensore de «la Repubblica» ­ pur non avendo ancora «navigato», per sua stessa ammissione, nella storia di Miglioli ­ era già pronto a celebrare la nuova era dell’Information Technology: «Ma guai a definirlo un videogame. L’opera, che reca il nome del suo protagonista, è prodotta con un sofisticatissimo software ipertestuale. E Ra-dio si candida a entrare nell’olimpo degli eroi della letteratura di ogni tempo come il primo post-uomo al servizio del suo pubblico» (Carlone 1993). Gli fa eco Carmen Covito, autrice a sua volta di romanzi sentimentali: «L’idea, in sé, è appetitosa e ha un bel sapore di neo-post-avanguardia pepata» (Covito 1993).
     Ma è la stessa Covito a mettere in guardia da possibili sopravvalutazioni dell’editoria elettronica applicata a questo tipo di letteratura: «Ma la faccenda degli elettrolibri forse è un pochino meno sconvolgente di quel che può sembrare. Il gioco di lasciare al lettore la scelta di costruirsi le storie che vuole è stato praticato in abbondanza, sia pure su carta, dalle avanguardie storiche» (ibid.). L’obiettivo è puntato sulla presunzione che il lettore abbia «la possibilità di costruirsi il plot a proprio piacimento» (Carlone 1993): «Il lettore non fa che coadiuvare le strategie testuali, o ipertestuali, dell’autore» obietta infatti Covito. E Nanni Balestrini ­ autore della neoavanguardia, che ha applicato per primo in Italia, negli anni sessanta, le elaborazioni elettroniche alla poesia (come Tapemark II) ­ condanna senza mezzi termini la mediazione del computer tout court nella produzione di letteratura: «ci vuole altro. Le manipolazioni tecnologiche non bastano. Certo il computer può essere utile come supporto per lo scrittore, ma non credo che un libro si possa leggere su uno schermo ed ho molti dubbi sul risultato letterario. Sappiamo tutti che questi programmi sono fatti per aiutare il lavoro delle dattilografe [...]. Quel che conta è lo scrittore» (Rocchetti 1993b). E Carmen Covito rimpiange Oscar Wilde e i libri scritti bene chiedendosi, nel colmo della confusione, se gli ipertesti siano libri scritti bene o no.
     Per quanto riguarda l’ipertesto che è al centro del contendere (vedi figg. 1-2), Ra-dio di Lorenzo Miglioli, si tratta senz’altro di un testo scritto, in maniera probabilmente intenzionale, in un modo approssimativo e incoerente. Ma quello che manca è, al di là del senso dell’operazione editoriale e dell’abbinamento tra un racconto stampato e uno contenuto in un tutt’altro che sofisticato programma ipertestuale, una sia pur minima attrattiva testuale o ipertestuale. Cosa c’entra Ra-dio con la Beat Generation? Basta incollare qua e là delle espressioni tratte dal linguaggio informatico ­ «Vagò senza una meta precisa, alla ricerca di quell’essere che solo poteva scambiare informazioni in modo interattivo con lui» (Miglioli 1993, p. 22) ­ per entrare nel solco di un certo tipo di letteratura? Può un cattivo ipertesto, per il solo fatto che è stato fabbricato con Story Space ed è leggibile su un monitor, soppiantare un testo che non ha queste peculiarità?
     I suoi esiti sono talmente lontani da quelli che siamo abituati ad aspettarci oggi da una qualsiasi opera in odore di multimedialità da indurci a pensare che malgrado la struttura, i collegamenti, i percorsi ­ e non solo per la mancanza delle animazioni, di una grafica adeguata, di suono, di colori, di immagini ­ questo ipertesto non sia molto più che un manifesto autoreferenziale e contenga in maniera provocatoria anche la sua stessa negazione. È molto confortante a questo riguardo la definizione di ipertesto data dallo stesso Miglioli: «l’ipertesto cambia la percezione del fruitore, permette di ridare alla scrittura la leadership assoluta nei confronti di tutti gli altri media, crea nuovi lettori e un nuovo pubblico televedente. E tutto questo per me vuol dire far politica» (Rocchetti 1993a).
 

3. Il processo di Norimberga.

     Nel primo capitolo si è visto come alcuni intervistati proponessero per la piccola editoria (cfr. qui cap. I, par.2) ­ ma Editori Riuniti può essere ragionevolmente definita una piccola casa editrice? ­ un approccio all’editoria elettronica non da effetti speciali, basato ­ perché no? ­ anche sul floppy disk. A distanza di molti anni sembra che la via della multimedialità «non da effetti speciali» sia stata ormai accantonata dai principali soggetti che con essa avrebbero dovuto cimentarsi, schiacciati dalla troppo agguerrita concorrenza, i quali, anziché compiere un salto nel buio, hanno preferito perseguire nel mercato le solite e collaudate strategie. I supplementi ai «Libri di base +» degli Editori Riuniti sono stati uno dei casi sporadici di questo incontro mancato.
     Detto questo, Il processo di Norimberga ha una grafica chiara e sufficientemente amichevole (vedi fig. 10) e una sua completezza, nelle informazioni e nelle connessioni tra queste che, fatte le dovute proporzioni ­ un floppy disk ha uno spazio leggibile di un mb e mezzo, che compresso può arrivare fino a quasi 3 mb ­ il suo esito appare più soddisfacente di tanti documenti analoghi su cd-rom, in cui la «memoria» disponibile non è stata evidentemente sfruttata nel modo più appropriato.
     Lo scenario di partenza è l’aula del processo di Norimberga. I vari «attori» presenti sono i depositari delle informazioni sui fatti e i personaggi e sul proprio punto di vista in quel particolare contesto. Così cliccando a turno sull’accusa e su uno degli imputati scelto in una lista a tendina si ha la ricostruzione del dibattito, con stralci delle deposizioni e delle accuse formulate dai giudici e dal pubblico ministero. I dati «leggibili» sono poi corredati da una buona quantità di link che rimandano a informazioni utili sulla guerra, il nazismo, la situazione politica del dopoguerra, l’atteggiamento dei maggiori organi di informazione internazionali in merito al dibattimento e alle sentenze del processo. Mancano, ovviamente, fotografie, animazioni e suoni.
     Deve far riflettere il fatto che il successo di questa promozione sia dovuto, più che ad una specifica attrattiva del supporto multimediale, dalla scelta dell’editore di distribuirlo, formalmente in omaggio, come supporto di un libro stampato. L’abbinamento di un Cd-Rom e di un libro poteva essere infatti esperita con più coraggio da molti soggetti editoriali dotati di idee ma poco propensi ad abbandonare strategie consolidate di mercato. Una tale scelta avrebbe coinvolto intorno alla multimedialità un interesse molto più differenziato creando un mercato alternativo a quello dominato dalla grande distribuzione o confinato in ambito professionale.
 

4. Il caso di Encyclomedia2.

     Il primo servizio che un ipertesto come Encyclomedia rende ai propri utenti (studenti, insegnanti, studiosi, o anche semplicemente persone curiose che vogliono sapere qualcosa di più sul secolo in cui hanno visto agire, al cinema, i tre moschettieri) è quello di farli «navigare», con pochi movimenti delle dita, nel tempo e nello spazio, per cortocircuiti istantanei. Se, leggendo una scheda su uno scienziato, si vuole sapere in che ambiente artistico vivesse, o di quali altri scienziati poteva aver conoscenza, è come se da quella scheda partisse un invisibile filo rosso che attraversa migliaia di altre schede, che in una biblioteca sarebbero nascoste in volumi diversi [...]. E anche chi non ha un progetto di ricerca, una domanda precisa da formulare, potrà navigare alla ventura, come se giocasse: e facendo incontri inattesi scoprirà a poco a poco l’intero tessuto di un secolo3.

     Così Umberto Eco, responsabile di questa pubblicazione nella veste di «direttore», presentava il primo «volume» di Encyclomedia nel 1995, in un momento in cui in Italia il dibattito sulla multimedialità sopravanzava ancora di molto i fatti concreti. Ho scelto Encyclomedia perché si tratta dell’opera più celebrata e discussa tra quante hanno trovato circolazione anche in ambienti colti, biblioteche, scuole ecc. superando l’ambito solo ed esclusivamente commerciale di molti altri ipertesti, ma anche una diffusione professionale o con un target limitato, propri di molto prodotti ad alta specializzazione.
     Encyclomedia è inoltre ­ o vuole essere ­ un’opera completa nel senso multimediale e in quello delle sue rispondenze alle finalità di studio e di approfondimento culturale sulla storia dei secoli trattati. A partire tuttavia da quanto riportato sopra l’analisi dei suoi percorsi e strumenti mostra alcuni limiti consistenti: l’affascinante presentazione dei percorsi, degli apparati, della ricchezza di dati e fonti, delle innumerevoli possibilità di consultazione e interazione.
     In primo luogo, quello che colpisce al primo impatto con Encyclomedia è l’organizzazione di una delle sue principali funzioni: il recupero delle informazioni presenta difficoltà che non appaiono del tutto superate neppure dopo un’attenta lettura delle istruzioni. Difficoltà che l’utente che avesse letto una recensione come questa non avrebbe certo potuto prevedere: «Encyclomedia, pur con tutte le precauzioni per l’uso, è sicuramente uno strumento eccellente: è facile accedere alle informazioni, ma è anche facile raccoglierle e organizzarle per lo studio e il lavoro. È forse proprio qui che l’opera mostra di staccarsi da molti altri titoli «reference», magari molto belli, ma, in fondo in fondo inutili» (Mango 1995; i corsivi sono miei).
     Si accede alle informazioni a due livelli. Partendo dalla «Biblioteca virtuale», la pagina base che contiene l’indice dei percorsi ordinati per tema, periodo ecc. si può scegliere tra una ricerca concettuale e una per parole-chiave.
     Con il primo sistema l’interrogazione dei dati subisce quattro diversi tipi di limitazioni: il lasso di tempo entro il quale deve essere compresa (per esempio tra il 1600 e il 1700 se si prende il volume sul Seicento), il «focus», ovvero a quali categorie di eventi deve riferirsi (per esempio «Agricoltura» ecc., ma c’è una lista che si può attivare per facilitare la fomulazione), il «pivot», il perno sul quale il primo termine deve ruotare (per esempio «Tecnologia»). La lista di categorie ed eventi consentiti è condivisa da queste due condizioni e pertanto questo perno non è altro che una modalità di ricerca condizionata dagli operatori booleani.
     Non avendo inserito ulteriori «filtri», come permetteva di fare una quarta funzione, il risultato della richiesta «1600-1700 [and] Agricoltura [and] Tecnologia»4 è il nome di un sovrano: Ferdinando de’ Medici. Il riferimento è ancora alla recensione di poco fa: «Ogni volta che si cerca un argomento è possibile chiedere a Encyclomedia di creare una cronologia relativa al soggetto di nostro interesse [...]. La cronologia che si ottiene dopo la ricerca è organizzata secondo i due assi cartesiani». Sull’asse X le categorie prescelte (che possono essere più d’una in una stessa ricerca), sul lato Y una scala del tempo: le informazioni che si dispongono in questo spazio ­ due righe per le date di nascita e morte del personaggio, chi è, cosa ha fatto ­ sono tuttavia il limite di questo percorso non essendovi altra connessione con il resto dell’opera.
     Le facilitazioni contenute nella finestra di ricerca, benché siano indispensabili per non perdersi in richieste con termini non appropriati o poco pertinenti agli argomenti effettivamente trattati nell’opera, rischiano tuttavia di fuorviare l’utente a causa della complicata simbologia delle voci e della stessa difficoltà di organizzare, in questo reticolo, degli incroci semantici di una minima validità e che abbiano un richiamo sufficientemente ampio da avere un’utilità tangibile (cfr. qui cap. I, par 1).
     Per continuare nella navigazione dell’opera, se non si devono fare ulteriori ricerche, si deve tornare alla pagina base e scegliere un percorso diverso per esempio usando l’altra funzione di ricerca, il «Ricercatore», i cui esiti si trovano nel testo dei «libri» e delle «schede» che costituiscono l’ossatura principale di Encyclomedia. Questa funzione, la cui intuitiva semplicità di utilizzo è inversamente proporzionale a quanto la precedente era concettualmente ostica e macchinosa, è però condizionata nella sua efficacia dalla scelta di uno solo dei quattro campi che non possono venire sommati, sovrapposti o incrociati: i titoli e i testi delle schede, i titoli e i testi dei libri, i titoli delle schede e quelli dei libri.
     I circa 200 libri ai quali è demandato il compito di esaurire, nelle sue diverse parti, tutte le problematiche e le tematiche che riguardano il secolo in esame, e che essendo stati «pensati» in vista della realizzazione di un’opera multimediale, sarebbero nati come degli ipertesti, sono effettivamente «libri»: la forma simula infatti quella di un elegante libro illustrato con figure a colori a tutta pagina, grafici ecc. Ma a che pro rimanere così ancorati a un modello che si doveve invece superare?
     Le difficoltà nascono quando si comincia a sfogliarne il contenuto: in questa operazione il testo, le immagini e i link compaiono separatamente durante la consultazione dopo aver cliccato ripetutamente sulla stessa pagina. Altro problema è la dimensione di quelli che sono presentati come libri: una ventina di pagine per ogni libro con una «bibliografia essenziale» limitata a due-tre elementi non sembrano poter autorizzare l’uso di questo termine consigliando di ripiegare su un più modesto «saggi». Saggi, peraltro, accurati e interessanti, la cui piacevolezza certamente soddisfa la curiosità di sapere e l’esigenza di documentarsi di cui Eco parlava nel fascicolo introduttivo.
     Questo non è però necessariamente un fattore di apprezzamento di un libro multimediale rispetto alla sua versione stampata quando manchino gli elementi sostanziali che potrebbero fare la differenza fra l’uno e l’altro. Ancora nel fascicolo introduttivo si dice che la consultazione di Encyclomedia risparmia all’utente la fatica di compiere da solo i necessari passaggi ipertestuali tra le informazioni che gli servono, informazioni che «in una biblioteca sarebbero nascoste in volumi diversi», di cui alcuni probabilmente non reperibili e comunque non immediatamente disponibili alla consultazione5. Il salto di qualità ­ l’»invisibile filo rosso» che a partire da un punto dell’ipertesto, attraversa «migliaia di altre schede» ­, assicura al libro multimediale quella coerenza e quell’organizzazione che la struttura di un libro tradizionale non può avere ­ non è tuttavia alla portata di Encyclomedia.
     Ho preso come esempio il «saggio» su Shakespeare che si trova nella sezione «Letteratura», autore non sospetto di poca rilevanza nel suo secolo. Tra i molti link presenti sul testo ­ anche questi evidenziati con uno stile grafico che non vuole «rompere» del tutto con quello di un libro stampato ­ scelgo «Iago». Compare una scheda di tre righe intitolata «Otello» (e non «Iago»), la quale mi informa che la tragedia in questione, di cui vengo a sapere anche il titolo originale in inglese, la data di composizione, quella della prima, probabile, rappresentazione, è la storia dell’»accecante gelosia, suscitata dalle trame del perfido Iago, che porta il Moro a uccidere l’innocente sposa Desdemona». È tutto. Non è una inutile congerie di informazioni erudite, ma non è pertinente né esaustiva: inoltre su Otello, sui personaggi, sull’intreccio la letteratura è sterminata e i collegamenti possibili pressoché infiniti: da un’opera come questa è giusto aspettarsi di più.
     Ma soprattutto, ancora, il «filo rosso»: la sua trama rischia di apparire così tenue da rendere equivoco, se non inadeguato, l’uso del termine link: la connessione è tra un brano di testo ­ quello del cosiddetto «libro», che si trova nella gerarchia a un livello superiore ­ e una «scheda» costituita per essere richiamata in determinati passaggi della consultazione e solo in quei passaggi. In altri termini: la stessa connessione ­ con maggiore praticità, con minore dispendio di energie per il produttore e per l’utente ­ poteva essere realizzata con una nota al piede in un formato tradizionale e, eventualmente, con un richiamo interno tra due note o due brani del testo6.
     In omaggio all’interattività e ad una certa funzionalità in generale una palette a lato della scheda permette di stampare, copiare o salvare questo dato. Il fatto di poter salvare un’informazione e collocarla in un proprio contesto personalizzato è stato spesso presentato come un elemento a favore del documento elettronico nella misura in cui esprimerebbe una sua peculiare qualità ipertestuale.
     Ma, al di là delle apparenze, è facile vedere come questa operazione non sia molto dissimile da altre che un lettore può compiere su un qualsiasi testo stampato. In secondo luogo il fatto di poter costruire un proprio archivio a latere, così come si possono copiare o salvare on line file, pezzi di testo, immagini, utilities, informazioni bibliografiche a proprio uso e consumo senza modificarli, non richiede e non consente alcun vero intervento sul testo multimediale.
     Encyclomedia ha un complessivo limite di coerenza tra i diversi media e i materiali utilizzati. Se infatti è giustificabile la mancanza di suoni e animazioni, la disposizione degli altri mezzi ­ testo, immagini ­ è tale da ottenere una piacevole impaginazione ma non si risolve in una sintesi compiutamente multimediale.
     Questa impostazione conferma e in parte contraddice quella dei modelli «americani» di enciclopedia su Cd-Rom. Sia Microsoft Encarta che Grolier sono caratterizzate da apparati sofisticati e ad alta definizione (vedi fig.7-8, 13), suoni e animazioni che ne fanno prodotti tecnologici perfezionati.Entrambi questi titoli, tuttavia, come Encyclomedia, dispongono le informazioni in compartimenti (per esempio, come si può vedere nella fig.8: «Articles», «Gallery», «Atlas», «Time-lines», «Pathmakers» e «Yearbook») i cui collegamenti seguono una struttura gerarchica che deprime la coerenza «multimediale» dell’opera.

     In generale la Guida multimediale diretta da Umberto Eco appare condizionata, nonostante altri limiti e alcuni innegabili pregi, da un vizio d’origine che ne ha condizionato il successivo sviluppo rendendo superate alcune delle scelte grafiche e delle soluzioni prima che il piano dell’opera ­ la cui progettazione e realizzazione ha richiesto tempi necessariamente lunghi ­ fosse portato a termine. In questo modo Encyclomedia ha da una parte sfruttato il suo cast prestigioso e competente per fare un’opera accurata in un’epoca in cui si richiedeva ai prodotti multimediali una certa consistenza e un alto livello culturale ma, dall’altra parte, ha pagato la scelta di costruire un’opera in progress mentre la tecnologia si muove con grande frenesia generando sempre nuove aspettative nel pubblico anche a costo di rinunciare ai contenuti.
 

5. La storia su Cd-Rom: l’Atlante Storico Multimediale e La Resistenza..

     L’Atlante storico multimediale è un titolo che, pur fra qualche critica, ha ricevuto al suo apparire sia il plauso dei recensori che quello, più prestigioso, di un critico legato all’Associazione nazionale per l’editoria elettronica che lo ha qualificato come «bellissimo» (Cattaneo 1996, p. 238). Il suo punto di forza sarebbe l’interattività: «Il materiale proposto prevede un buon equilibrio tra testi e supporti multimediali, tali da garantire un coinvolgimento dell’utente: le fasi introduttive di ciascuno scenario sono infatti seguite dalla possibilità di intervento diretto con riscontri testuali e animati tali da completare la presentazione dell’avvenimento» «Cd-Rom e Multimedia», 1996, 3).
     L’Atlante Storico Multimediale non ha, in realtà, sotto nessun profilo, alcunché di spettacolare: una grafica stilizzata e rigida, un’interfaccia antiquata, audio e definizione delle immagini inadeguati sottolineano, anziché mascherare, i due limiti più gravi, l’inconsistenza degli scenari e del testo.Quello che rimane assente da questo Cd-Rom è il senso della storia e della geografia che al contrario ne dovrebbero costituire gli ingredienti.
     Ma la mancanza di aderenza alle finalità, ai requisiti minimi di un Atlante storico, è destinata ad accentuarsi via via che si passa dal racconto di singoli eventi ­ impreciso, poco obiettivo, pieno di errori cronologici ­ alla ricostruzione dell’intreccio storico, del panorama generale che li comprende.
     Nella storia della Germania dopo il 1930, ad esempio, il nazionalsocialismo si riduce a due soli elementi: Adolf Hitler e il Mein Kampf, da cui sono ripresi ampi stralci per spiegare vari aspetti del regime ­ con una vera forzatura in quanto il testo è di almeno dieci anni precedente ai fatti cui si riferiscono le connessioni ­; e chi erano Himmler, Goebbels, Ribbentrop, Heydrich, Rommel, Keitel, Jodl, Göring, Hess?
     Una breve visita alla bibliografia e all’indice generale chiarisce che la storia ha subito una progressiva compressione e che il periodo contemporaneo si presenta in modo molto riassuntivo7.
     Nella linea del tempo si passa dalla voce «fascismi» alla «II guerra mondiale» e di qui alla «guerra fredda» ­ che viene fatta durare fino al 1989 ­; per sapere qualcosa sulla Resistenza, onde istituire una comparazione con il Cd-Rom della Laterza, si può provare ­ dopo aver constatato che l’indice non contempla questo lemma ­ a cliccare su «II guerra mondiale». Anche qui appare una mappa, come quella dei fascismi, errata e anacronistica in quanto, con l’uso di colori differenti, rappresenta un’Europa statica, con una Germania hitleriana che domina tutti i paesi limitrofi (compresa l’Italia) e stende la sua protezione su alcuni Stati vassalli, la Gran Bretagna «democratica», la Spagna «neutrale» e, in omaggio al fatto che si tratta di una guerra mondiale, un piccolo riquadro in basso raffigura gli Usa nello stesso colore della Gran Bretagna. Non è chiaro né il come né il quando di questa situazione: non esiste alcun tipo di movimento se non due frecce che mostrano rispettivamente la perdita della Libia da parte dell’Italia e l’invasione della Francia.
     Della Resistenza in Italia, in Europa, non c’è traccia. Tutti i link presenti sulla mappa si riferiscono ad un arco temporale che va dal 1940 al 1942. Inoltre, secondo la finestra cronologica che compendia lo scenario, la guerra finisce nel novembre 1943 con lo sbarco alleato in Normandia.
     Il «book» di questo scenario è sconfortante.Un primo assaggio: «La seconda guerra mondiale fu scatenata di fatto nel settembre 1939 con l’aggressione alla Polonia, primo passo del progetto nazista. Cecoslovacchia, Austria, Norvegia, Francia, Balcani furono gli atti successivi del dramma».Segue: «L’Italia aveva intanto perduto i propri domini coloniali».Ma quando?
     Lo scenario successivo si è lasciato alle spalle gli anni precedenti al 1946 con tutto ciò che li riguarda: fascismi, guerra e Resistenza. Rimangono da processare i «gerarchi» ­ che non hanno nome ­ e la mappa mostra l’Europa già divisa in due blocchi dalla Cortina di Ferro.
     Una storia così concepita non può che essere, oltre che frammentaria, distorta.Il Cd-Rom diventa in tal modo un fumetto demenziale il cui contenuto, generosamente qualificato da un recensore «infarinatura generale senza pretesa di approfondimento e, in certi casi, con scarso materiale informativo» «Cd Review», 1996, 12), e pertanto escluso dal mercato più generale, non può essere di nessuna utilità neppure in un ambito prettamente educativo, dove rischia di risultare fatalmente fuorviante e pertanto diseducativo.

     La dichiarazione di intenti del Cd-Rom La Resistenza, contenuta nel fascicolo, promette una felice sintesi tra le esigenze di approfondimento dei contenuti e quelle di un’ampia accessibilità dell’opera: «Ponendosi il compito di raccontare la Resistenza a un pubblico composto non solamente da specialisti, Ricerca Storica Multimediale ha cercato di trovare un equilibrio tra il peso scientifico e la possibilità di un’ampia fruibilità».Il secondo passo della dichiarazione chiama in causa la multimedialità e le sue sollecitazioni interattive e ipertestuali, con un’ambizione: «la presenza della documentazione e di testimonianze rende possibile portare per mano gli studenti dentro il laboratorio della ricerca storica e al contempo rafforzando in essi la coscienza delle basi critiche e scientifiche della disciplina».Dal campo della metodologia, l’ambizione si allarga poi anche a specifici traguardi, nel terzo e quarto passo: «essere un’opera didattico-critica posta alla frontiera dell’attuale dibattito storiografio sulla Resistenza» e un’»indagine sulla Resistenza condotta senza pregiudizi», cioè rigorosa e aliena da qualsiasi sensazionalismo.
     Di fatto questo titolo è un un ottimo dizionario illustrato trasferito, con qualche ornamento essenziale, una grafica lineare e un’interfaccia abbastanza funzionale, all’interno di una cornice elettronica. Pur non mancando, infatti, delle opzioni di ricerca ­ non di recupero diretto delle informazioni per mezzo di filtri, bensì soltanto di rinvio tra temi, testo, immagini e riferimenti bibliografici che si trovano disposti in ambienti diversi ­ La Resistenza mantiene del libro stampato l’impostazione generale: l’impaginazione ­ i nodi sono effettivamente delle pagine, i link assomigliano a delle note interattive ­, la struttura in capitoli, il rapporto fisso dei due media, testo e immagini, qui largamente predominanti.
     Nonostante queste riserve La Resistenza, per chi voglia documentarsi su questo argomento, è un’opera utile e conveniente, anche in termini di prezzo.L’abbondante materiale storico e storiografico è effettivamente trattato, secondo le premesse, in modo critico e obiettivo ed è disposto con estrema coerenza ­ grazie anche alla rigidità strutturale ­ rendendo veloce, intuitivo ed efficace l’accesso alle informazioni.
 

6. Multimedialità «quotidiana» e dintorni.

     Una certa fortuna commerciale deriva al Cd-Rom dalla sua diffusione nel circuito della stampa quotidiana e periodica, edicole e simili. I dati pubblicati tra il 1995 e il 1997 dall’Editrice Bibliografica (Peresson 1995; 1997) a questo riguardo sono molto confortanti: circa il 30 per cento degli utenti acquista titoli in edicola. Tale tendenza appare confermata da altre indagini8. Ipotizzando che non vi sia una sostanziale distinzione tra i diversi utenti individuati dalle indagini riguardo alla loro attitudine a scegliere un canale specifico di distribuzione, si può dire che quello legato alla stampa sia tutt’altro che un canale marginale.
     Ma quasi sempre la qualità dei titoli multimediali ­ a parte quelli che vengono ridistribuiti in questo dopo «che hanno finito il proprio ciclo di vita negli altri canali» (Cattaneo 1996, p. 243) ­ non si discosta in questo contesto da quella di altri materiali super-economici come certi libri, dischi audio, videocassette ecc.
     Nel 1998, anno in cui, seguendo la tendenza in atto già da alcuni anni, il volume di Cd-Rom venduti in generale è cresciuto ulteriormente rispetto agli anni precedenti, hanno visto la luce, tra gli altri, La Storia del XX secolo, realizzata da «la Repubblica» e abbinata al giornale settimanalmente per dodici uscite, la Letteratura Italiana Zanichelli, distribuita attraverso «l’Espresso» ma già in precedenza pubblicata dalla casa editrice da cui prende il nome in collaborazione con Opera Multimedia e l’Enciclopedia Rizzoli Larousse in abbianmento a «Panorama».Pochi mesi prima era uscito, come lancio promozionale, il Dizionario Italiano Sabatini-Coletti, della Giunti Multimedia.
     La Storia del XX secolo ha ricevuto, in occasione dell’uscita del primo «fascicolo», Gli anni dei grandi cambiamenti, dedicato agli anni 1900-1914, ovvero ad un periodo molto contrastato della storia contemporanea, la benedizione di Nicola Tranfaglia. La sua presentazione incoraggia gli stereotipi sulla multimedialità che la maggior parte delle recensioni ha ormai fatto propri:

     Emerge con grande forza il fascino del mezzo visivo che attraverso la musica, i volti, le scene dei drammi e delle grandi occasioni di incontro delle masse popolari consente una partecipazione assai maggiore al racconto storico. Basta fare un esempio: il Novecento è stato attraversato da personalità di ogni genere, grandi artisti, grandi uomini politici, grandi scienziati. La storia per immagini permette di far vedere tutte queste personalità nel momento in cui sono protagoniste delle loro azioni e così raggiungono in modo immediato ed efficace la coscienza di ognuno (Tranfaglia 1998).

     Niente di tutto questo si trova nel Cd-Rom: né la materia storica alla base, né il «fascino» del mezzo che dovrebbe animarla. Il pericolo di fare, anziché un cattivo concorrente del libro stampato, un pessimo succedaneo di un buon documentario televisivo ­ poco interattivo, ma molto più suggestivo grazie alla definizione e dimensione delle immagini ­ è sempre in agguato nelle ricostruzioni storiche, specie se il livello e la quantità delle informazioni sono scarsi, e molto spazio viene assegnato alle cosiddette animazioni a scapito del testo. L’ambiguità è talvolta così forte da indurre qualche recensore a un facile paragone: «Un cd da non perdere, quindi, frutto di un grande lavoro e preparato con lo stesso piglio informativo riscontrabile nelle migliori inchieste televisive» «Cd-Rom e Multimedia», 1996, 7).
     Encyclomedia si rivolgeva, pur strizzando l’occhio ad un ampio spettro di utenti, a un pubblico esigente, dotato di aspettative culturali in molti campi, e a una certa tipologia di istituzioni, come la famiglia e la scuola, in una prospettiva didattica di alto profilo. I suoi limiti stavano, come si è visto, nei risultati finali della combinazione tra le diverse componenti presenti in essa più che nella qualità di queste stesse. A chi è destinata la Storia del XX Secolo? Dal punto di vista del mercato ai lettori della «Repubblica», cioè, potenzialmente, a tutti. Dal punto di vista deducibile dall’interno dell’opera, a una porzione molto limitata di «dilettanti» di discipline sociali e storiche, le «persone curiose che vogliono sapere qualcosa di più» di cui parla Eco nel fascicolo introduttivo della sua Guida.
     A questo tipo di utente si può anche servire una ricostruzione degli avvenimenti che ignora qualsiasi aderenza, appiattita com’è su pochi luoghi comuni e su alcune note di colore:
 

     L’Europa colonizzò il mondo, ma le tensioni nazionalistiche e la corsa verso i territori d’oltremare finirono col delineare uno scenario politico che sarebbe irrimediabilmente sfociato nella Grande Guerra [...]. La società si trasformava, cercando spasmodicamente di adeguarsi ai problemi posti dal nuovo secolo [...]. Marxisti e anarchici suscitavano timori tra le istituzioni più antiquate, che rispondevano con la repressione più brutale, mentre le donne cominciavano a uscire dal loro lungo sonno...

     Il testo si limita, d’altra parte, a poche schede di un centinaio parole ciascuna, suddivise entro sei grandi scompartimenti: Mondo, Società, Cultura, Scienza, Sport, Protagonisti. La struttura è molto rigida: ogni scompartimento contiene un’animazione, un breve testo introduttivo ­ con parole evidenziate a colori che rimandano a cartoline illustrate e mai a porzioni di testo situate a livelli diversi del Cd-Rom ­ e alcuni testi su pochi argomenti specifici senza alcun link. Per attivare qualsiasi opzione ­ non esiste alcun meccanismo di recupero di informazioni, solo un indice dei nomi ­ bisogna tornare al menu di controllo e attivare un’icona. La cronologia è largamente incompleta ­ per alcuni anni vengono indicati tre o quattro avvenimenti ­ e non è in relazione con i testi e le animazioni. Lo scompartimento dei Protagonisti contiene informazioni ­ ad un livello poco più che formale ­ e immagini su cinque personaggi che si sono segnalati in ciascuna delle altre sezioni in ciascun periodo.
     L’albero ipertestuale ha pochi rami e questi sono spuntati: in questo modo la premessa «La storia per immagini permette di far vedere tutte queste personalità nel momento in cui sono protagoniste delle loro azioni» si rivela infelicemente disattesa nella misura in cui l’organizzazione del Cd-Rom non è in grado di restituire il contesto in una sintesi coerente.
     Ma il piano su cui i Cd-Rom della «Repubblica» si mostrano più deficitari è quello audiovisivo. La definizione delle immagini e delle animazioni è scadente così come la risoluzione. Quasi inesistente il suono dei cinque brani di musica classica che si possono attivare dal menu principale cliccando sull’icona di un grammofono. Contrariamente alle istruzioni non si possono stampare parti di testo, i menu sono rigidi e tutto il sistema è molto lento nel richiamarli.

     La Liz9 non è propriamente un prodotti destinato alla vendita in edicola. Ma la pubblicazione, in questi ultimi mesi, in abbinamento a «l’Espresso» la rende, in qualche modo, assimilabile alle altre offerte editoriali che viaggiano su questo canale.
     Al primo impatto la Letteratura Italiana Zanichelli appare priva di quel fascino visivo che connota le «cover» e l’interfaccia di tanti altri prodotti multimediali. Una guida registrata accompagna l’utente attraverso il breve percorso delle sue funzioni di cui spiega l’utilità e il modo di attivazione. Le funzioni sono riducibili a due: la lettura dei molti testi del periodo cui si riferisce il volume e la ricerca di parole-chiave, ricorrenze, semplici lemmi all’interno di una o più di queste opere, con richiamo del contesto in cui si trovano e la possibilità di stampare sempre ciò che si sta leggendo o copiarne una parte in un file di videoscrittura.
     L’efficacia ­ intesa in termini di raggiungimento dell’obiettivo prefissato, che è quello di riunire più testi nello stesso supporto e permetterne una consultazione «trasversale» ­ di queste due funzioni compensa la scarsità di altri elementi audiovisivi o di connessione ipertestuale ­ peraltro neppure contemplata ­ tra i testi e la cultura generale del periodo storico in cui essi sono calati.
     Un altro limite, connesso alla esplicitazione delle funzioni suaccennate, consiste nella poca praticità delle procedure di interrogazione: per esempio, per compiere la ricerca anche di un semplice lemma all’interno di un’opera, bisogna tutte le volte riselezionare l’opera desiderata, confermare la selezione, attivare il bottone di ricerca, qualificare il lemma, cliccare sul quadro delle ricorrenze per vedere apparire sul monitor la finestra con i «brani» ­ versi se si tratta di un’opera in poesia, righe di testo se si tratta di un’opera in prosa ­ all’interno dei quali il lemma richiesto compare. Cliccando sul lemma, evidenziato come un link, si può passare alla visualizzazione di tutto il testo che lo racchiude. Grazie all’aiuto di un manuale d’uso in linea si possono effettuare ricerche più complesse e accedere a un livello superiore di informazioni.
     La forma, la struttura, la grafica confermano una destinazione della Letteratura Italiana Zanichelli a un pubblico «colto» di studenti e «studiosi» di letteratura italiana. Poco spazio viene infatti lasciato ai cosiddetti «effetti speciali» per puntare ad un prodotto decisamente incentrato sulla quantità e sulla copertura di informazioni in un ambito accuratamente delimitato.

     Il Disc ha seguito un iter contrario a quello della Liz: prima in edicola come lancio promozionale ­ indipendente dal supporto cartaceo di cui costituisce un supplemento ­ e poi in libreria accanto ad altri strumenti di studio.
     Come la Liz, anche questo titolo ha un sistema essenziale benché lento nel rispondere alle interrogazioni, una grafica semplice e lineare, ma chiara e intuitiva come si conviene ad uno strumento la cui destinazione principale è quella didattica. Le connessioni ipertestuali si riducono al collegamento tra i lemmi e il loro significato (vedi figg. 5-6). Si vale di cinque funzioni fondamentali: la ricerca in ordine alfabetico, le ricerche complesse (un esempio si può vedere in fig. 6), i giochi di parole, la funzione dati e grafici e i giochi di parole.
     Tutte queste funzioni ­ tranne le ultime due, la cui utilità è molto limitata ­ sono svolte in maniera efficace senza deprimere né l’esigenza di semplificazione né quella di approfondimento come avviene in molti dizionari ­ non solo su Cd-Rom ­ o troppo elementari per sfondare oltre il livello scolastico per cui sono stati progettati (si vedano i Dizionari Garzanti Junior), ma generalmente dotati di una grafica accattivante, o troppo sofisticati per essere veramente alla portata di tutti.

     La presentazione dell’Enciclopedia Rizzoli Larousse, già incontrata a proposito dei contenuti delle opere iper (cfr. cap. II, par.1), è, a ben vedere, formulata in modo non del tutto aderente.I contenuti multimediali ­ se con questo termine si intende l’impianto iconografico, le animazioni, la grafica (vedi fig.9) e la coerenza con cui questi elementi sono inseriti nel contesto ­ di questa opera non sono di fatto depressi a favore della profondità e completezza delle informazioni, che restano al contrario su un livello pressoché medio, e comunque al di sotto della corrispettiva enciclopedia cartacea.
     I limiti più vistosi risiedono altrove: nella lentezza e scarsa praticità del sistema ­ cui contribuisce la dispersione della materia in cinque diversi dischi, indice peraltro di poca considerazione verso la multidisciplinarietà del sapere ­, nella struttura, scarsamente provvista di collegamenti fra le varie parti e anche, fatto abbastanza rilevante, di connessioni ipertestuali tra i lemmi richiamati.Sono infatti ridotti al minimo tanto i link che le opzioni di ricerca: si accede ad una informazione soltanto attraverso la ricerca diretta nel «dizionario» o nel «glossario», ordinati alfabeticamente, mentre gli unici percorsi possibili sono tra lemmi, immagini e animazioni.



 
«Chip Computer» ad esempio assegna solo punteggi al di sopra della sufficienza, motivando così questa scelta: «Manca un giudizio finale negativo, in quanto non recensiamo prodotti di scarsa qualità», cfr. «Chip Computer», gennaio 1999. 
Il piano dell’opera comprende fino a questo momento quattro volumi, rispettivamente sul Seicento, Settecento, Ottocento, mentre in un secondo tempo è stato pubblicato il volume sul Cinquecento. 
Le citazioni di Umberto Eco riportate in questo paragrafo sono riprese dal fascicolo che accompagna il Cd-Rom. 
Tra parentesi quadra la funzione utilizzata nella ricerca secondo gli operatori booleani. 
In questo, come in altri casi, Eco denota una visione incentrata esclusivamente sulle funzioni meccaniche dell’ipertesto tralasciando gli aspetti di rottura delle relazioni culturali che esso può implicare. Cfr Landow 1992, trad. it. p. 78: «Il collegamento elettronico modifica radicalmente l’esperienza di un testo modificando le sue relazioni spaziali e temporali con gli altri testi». 
Cfr. Landow 1992, trad. it. p. 80: «Il collegamento ipertestuale colloca il testo che si sta leggendo al centro dell’universo testuale, creando così un nuovo tipo di gerarchia, in cui il potere del centro domina quello dell’infinita periferia. Ma poiché nell’ipertesto quel centro è sempre un centro virtuale, temporaneo e decentrabile ­ creato in altri termini soltanto nell’atto di leggere quel particolare testo ­ esso non tiranneggia mai altri aspetti della rete alla maniera di un testo stampato». 
Nell’analisi di questo titolo, come già per gli altri, non ho proceduto «a tappeto» ma scegliendo un percorso a me congeniale e verificando l’aderenza delle risposte del «sistema» a tali sollecitazioni. Nel caso specifico le risposte «negative» alle attese dell’utente lasciano ipotizzare, per induzione, che anche gli altri periodi siano trattati in modo lacunoso e frammentario.D’altro lato non può essere giustificata una lacuna riferita ad una parte specifica in un titolo enciclopedico, e per di più multimediale dotato, per definizione, di una certa struttura.Infine, la storia contemporanea merita di per sé, anche perché costituisce un punto fermo dei programmi scolastici, una trattazione completa e accurata.Questo tipo di interpretazione, riferita alla «inaccuracy» della terminologia dei database, si trova in Jacsó 1996, p. 153: «There are several ways to test sistematically for the volume of inaccuracy in a database.Casually browsing in the place of publication index of the ISDS database shows some obvious misspellings of the city of Budapest»; il corsivo è mio. 
Tra gli altri cfr. Cattaneo 1996, p. 423: «Quest’ultima ­ l’edicola ­ è per ora il canale che ha permesso la distribuzione del maggior numero di pezzi di Cd-Rom». 
La ripubblicazione da parte dell’«Espresso» si riferisce alla versione 3.0 per Windows.È invece rilevante in questo discorso il fatto che la versione 1.0 era per Dos e quindi priva anche di quei minimi elementi grafici che sono invece presenti in questa.