| Non è vero
Da che parte stanno le bugie |
Non è vero che non ci saranno tagli alla scuola. L'art. 64 della legge Brunetta parla da solo. Parte di una legge che contiene "disposizioni urgenti in materia di sviluppo economico", individua quattro settori in cui realizzare il taglio della spesa: le classi di concorso (che devono essere più flessibili), gli ordinamenti (meno materie), il numero di alunni per classe, la rimodulazione dell'organizzazione didattica della scuola primaria (la chiama così). Lo "Schema di piano programmatico" che accompagna la legge è scandito da espressioni come "economia", "razionalizzazione di spesa", "essenzializzazione", "semplificazione". Esempio: "I piani di studioÖ saranno riesaminati con l'obiettivo di razionalizzare l'impianto in termini di massima semplificazione". L'entità dei tagli -come si conosce da tempo- è stata quantificata in circa 8 miliardi di euro, parte dei quali andranno a ripagare i debiti di Alitalia. È vero che invece non c'è alcuna riforma della scuola.
Non è vero che "nessun insegnante sarà cacciato" secondo l'infelice espressione del primo ministro che avrebbe dovuto dire: nessun insegnante sarà licenziato, cosa di cui si può peraltro dubitare. È vero che 87 000 insegnanti precari saranno progressivamente cancellati. Solo chi è precario può capire fino in fondo questo meccanismo infernale. Al momento presente le cattedre coperte da incarichi annuali fino al 31 agosto (cattedre dsponibili per l'immissione in ruolo) sono circa 20 000. Per effetto delle uscite nel prossimo anno scolastico questo numero è destinato almeno a raddoppiare. Circa 100 000 precari occupano stabilmente da circa dieci anni (chi più chi meno) le cattedre che di anno in anno si rendono disponibili e un certo numero di cattedre di organico di fatto (non disponibili per l'immissione in ruolo). Un numero indefinito di precari occupa la zona grigia: un anno ha una supplenza annuale a 40 km da casa, un anno una maternità, un anno supplenze rinnovate di quindici in quindici giorni. La zona grigia è molto sfumata: per alcune materie il precariato garantisce un percorso verso un sostanziale miglioramento delle proprie condizioni, per altre la speranza di avanzare è nulla. Idem tra regioni del nord e del sud. Se passa, per inciso, l'idea di marca leghista che un insegnante deve essere del posto, alcune regioni, e precisamente quelle dove la lega è più forte, nel giro di pochi anni non avrebbero più insegnanti di italiano e matematica o semplicemente non avrebbero più insegnanti qualificati. Questi sono i fatti: il taglio di 30 000 posti in un anno spinge tutti i precari verso posizioni che occupavano diversi anni fa. Pochissimi potranno contare su una supplenza annuale. Il secondo e il terzo anno di tagli fanno come il rasoio a tre testine. Il risultato è che la gran parte dei precari sono stati definitivamente falciati e solo una minoranza si è salvata e può ancora collocare in un futuro remoto l'aspettativa dell'assunzione a tempo indeterminato, sempre che non siano nel frattempo cambiate le norme che regolano il reclutamento.
Non è vero che il tempo pieno sarà mantenuto. Il piano programmatico che accompagna la legge Brunetta non fa riferimento una sola volta al tempo pieno. Fa riferimento a un servizio mensa che potrà essere ampliato grazie all'economia di ore e di posti derivante dall'adozione dell'unità di personale docente. Servizio e non tempo pieno, che non potrà comunque essere assicurato da tutte le scuole nelle quali l'economia di posti sarà realizzata a spese di insegnanti precari. E che, nel migliore dei casi, potrà durare finché il personale in esubero non sarà stato riassorbito. È vero che la cancellazione del tempo pieno e l'espulsione dei precari saranno graduali, gli effetti reali saranno percepiti dalle famiglie solo dopo due o tre anni che è entrata in vigore.
Non è vero, come ha ribadito ieri il riformatore
della tv, che il maestro unico sarà affiancato dallo specialista
di inglese, da quello di religione e da quello di educazione fisica. Primo:
il piano prevede, sotto la voce "riduzione insegnanti specialisti lingua
inglese scuola primaria" un taglio di 4000 posti. Taglio reso possibile
dalla riconvertibilità previo corso di 150/200 ore dei maestri esuberati.
Secondo: la religione è una materia facoltativa. Terzo: l'insegnante
di educazione fidica non è pervenuto.