| Er ddocumento Bertagnna
di Alessandro Paris |
Ponete di avere un pomeriggio libero,
e ponete di aver scaricato dal sito del Ministero dell (L) ’Istruzione
il “rapporto finale del gruppo Ristretto di Lavoro (proprio così.
con le maiuscole, come ai tempi…) costituito con D.m.18 luglio 2001, n.
672. In Roma , 28 novembre 2001”, cosiddetto “rapporto Bertagna”, da nome
del presidente del suddetto Gruppo ristretto di Lavoro.Ponete dunque di
avere sotto gli occhi le 81 pagine del tomazzo. Vi sedete su una poltrona
e iniziate a leggere. Avreste altro da fare, potreste leggere, chessò,
l’ultimo romanzo di Le Carré, o vedervi Maurizio Costanzo, o chessò
io…Ma no. Siete per la partecipazione, e da giorni in tutte le salse vi
si dice che il vostro compito è dare un contributo fattivo, propositivo
e critico, alla nuova riforma della scuola in vista degli imminenti Stati
Generali, che si terranno a giorni in quel di San Patr…ops..no!, volevo
dire Foligno.(pare tra l’altro che a presentare l’evento masmediatico chiameranno
il sopraccitato Maurizio Costanzo, bene, almeno il tempo non sarà
andato perso). E dunque iniziamo. Innanzi tutto l’occhio abituato del ssissino
abilitato si fionda a leggere i componenti della commissione che ha esteso
il documento in oggetto. Giuseppe Bertagna, università
di Bergamo (presidente) (miconsénta), Norberto Bottani, direttore
del Dipartimento Innovazione Educativa del Cantone di Ginevra (miiinchia!),
Giorgio Chiosso, università di Torino, Michele Colasanto, università
Cattolica di Milano. Ferdinando Montuschi, università di Roma Tre,
Silvano Tagliagambe, università di Sassari , sede di Alghero.
Il sissino abilitato conosce qualche
articolo di Bertagna, che ha letto su Nuova Secondaria (e che non gli è
per nulla dispiaciuto, a dire il vero), conosce di nome Chiosso (ha scritto
tra l’altro un ottimo manuale di storia della pedagogia del novecento.)
Questi due esimi professori gli risultano essere di area cattolica- benché
non “Ti Area Kattolica” Questo lo sa- e la chicca della citazione
donmilaniana starà lì a ricordarlo…ah, povero don Lorenzo
…ma d’altronde che vvoi fa’). Egli-il ssissino abilitato- non conosce gli
altri (sua ignoranza, per carità!) mentre invece gli capita di ricordare
che il Tagliagambe sia un professore di filosofia della Scienza, e che
si occupi- tra l’altro-di tematiche legate alla percezione gestaltica,
alla gnoseologia e alla comunicazione in genere) (tutte cose che c’entrano
un casino con la scuola e, infatti, ritrova da pag.50 a pagina 52, stranamente,
affiorare tematiche analoghe a quelle in questione, con un discorso affatto
privo di pedagogese sulla natura “secondaria” dell’educazione secondaria
(appunto!)- leggetelo, vi stupirà!)
Dunque questo è il GRUPPO
RISTRETTO. Ma il sissino abilitato vuole ancora indagare. Sa che dietro
un Nome si cela sempre un gruppo di persone che lavorano con e per il Nome.
E spesso i nomi rinviano tutti al Nome che sta dietro tutti i nomi e che
insieme al cosmo aspetta la Pasqua studiando la Torah. E dunque: il Documento,
a pag. 7, nel paragrafo intitolato “Sommario del Rapporto”:
"Il grl per adempiere il mandato
di studio ricevuto, ha proceduto lungo quattro direzioni (….)ha elaborato
una propria ipotesi complessiva (ma ddai!) di revisione del sistema di
istruzione e formazione che tenesse conto delle raccomandazioni del Ministero
(J) in secondo luogo ha voluto verificare la congruenza , i punti deboli
e forti, la praticabilità e il consenso di tale ipotesi di revisione
complessiva del sistema (…) attraverso lo svolgimento di gruppi Focus e
il confronto critico con sessanta (!) consigli di classe e di istituto
distribuiti, a campione (….)"
Gruppi focus? Voilà, allora.
Vediamo nei gruppi Focus se c’è qualche nome interessante. Si dividono
per aree di studio e tematiche specifiche: scuole dell’infanzia e primaria,
Scuola secondaria di I grado, Scuola secondaria di II grado, Piani di studio,
Problemi di Sistema, Formazione secondaria, Formazione iniziale dei docenti….
Ehi, ehi ferma un po’. Ferma!.
Formazione iniziale
dei docenti? Sì c’è anche questo Focus group! E da chi è
composto?: Voilà:
Galliani Lucio; Orefice Paolo; Luzzatto
Giunio; (eh già…); Bonetta Gaetano (eh già già…);
Tranfaglia Nicola (ma come?); Anzellotti Gabriele; (omissis) Viganò
Renata Maria (direttore della SSIS UNICATT N.d.R.); Bertinetti Paolo; Caspani
Andrea (caspiterina! Il tutor dell’abilitato sissao uni-cattolicao! Che
bello c’è un po’ aria di famiglia.
Il sissino abilitato capisce che
i NOMI, che fanno tanto calore umano e temperie personalistika, non bastano
(anche se nomina nuda tenemus, in fondo…), e incuriosito vieppiù
si mette a leggere DAVVERO il Testo, per vedere se la sua fame di CONCETTO
sarà appagata. Vorrebbe avere vicino una BIRRA, ma il dover essere
del fatto lo richiama ad una coscienza integrale e viglie dell’evento che
gli si svolge d’innanzi. Ha covato tanto rancore nell’ombra per troppo
tempo, il tempo della sua DISOCCUPAZIONE forzata e abilitata, per non aver
fame e sete di concetto, di novità, di chiarezza che gli ordini
le idee sul mondo della SCUOLA e sappia annodare di senso il caos in cui
tutto, da troppo tempo, volve…
Macchè! Che delusione! Dopo
due ore di lettura, nulla di interessante, nulla di profondo, né
argomentato. Tanta presunzione, tanto dilettantismo, buon senso e “fumo
negli occhi”.
Cavolo, e come argomentare questa
opinione irriflessa? Si potrebbe per esempio, come è in uso
nell’ambiente emailizzante, taglia-incollare delle parti di testo del “documento”
in colore a contrasto con quello dei commentini taglienti del tipo
“ma che cazzo stai a di’?” Frasi come “un modello di cambiamento della
scuola deve riuscire a combinare in modo equilibrato il senso della realtà
e il senso della possibilita’ (brav!) (p.9) ” Oppure “la cultura è
e deve essere, a questo livello (scuola secondaria di II grado, N. d. R.)
soprattutto giudizio” (p. 55) ari-bravo! Oppure ancora: “in genere
si distingue tra sistema (educativo) informale, non formale e formale.
Il primo è rappresentato dalla vita sociale ordinaria (…) il secondo
riguarda quell’insieme di istituzioni che , pur non essendo strutturate
in maniera esplicita per promuovere (…) processi educativi di istruzione
e formazione tuttavia esprime intenzionalità in questa direzione
in un territorio e lungo tutto l’arco della vita dei soggetti (E DI COSA
STAI PARLANDO DI MATRIX?) l’ultimo si riferisce specificatamente al sistema
educativo istruito e strutturato dalla Repubblica (Stato (sic) Regioni,
Enti locali) per i minori e per le giovani generazioni.(p. 20) …. Il sistema
educativo di istruzione e formazione difficilmente può competere
(!!!) con il sistema informale e non formale sul piano delle informazioni.(…)
La funzione specifica del sistema formale diventa quella di abituare i
ragazzi e i giovani (e le mammine? Perché no? E gli orchetti?) alla
distanza e al controllo critici”
Fichissimo! Una scuola della distanza
e del controllo critico. Si presume che tale distanza e tale controllo
critico si eserciti innanzi tutto contro il sistema esterno di valori e
controllo sociale e mercato e globalizzazione che postulerebbe un tempo
disteso e ragionevole, una pari opportunità per tutti di perdere
tempo (skolè in greco significa tempo libero) appunto esercitando
la distanza e il controllo critico. Ci vorrebbero sei sette anni di liceo,
e..invece! Tràtrà! Il magnifico Comitato Ristretto fa la
sua proposta: quattro anni, leggasi quattro di scuola superiore della Repubblica.(p
56) Ma…e il controllo critico? Risposta! L’asilo! All’asilo! è lì
che tu ti fai le tue belle esperienze di distanza e controllo critico!
.L’anno perso nel liceo viene recuperato “tesaurizzando un anno di credito
formativo, frequentando la scuola d'infanzia triennale non obbligatoria”
(p.22). D’altronde il Documento non si perita di ribadire più volte
che “la qualità dell’educazione successiva è potentemente
condizionata da quella ricevuta nella prima e nella seconda infanzia (…)
esistono quindi tutte le condizioni d’opportunità e di merito per
concentrare l’attenzione di tutti sull’importanza sociale e pedagogica
della scuola dell’infanzia e per ribadire il ruolo centrale che essa assume
nell’insieme del sistema educativo d’istruzione e formazione” (p. 17).
Quando cresce il bambino è già bello che “impostato”. Se
ha acquisito dall’ambiente (informale e formale) intelligenza e educazione,
bene: sarà dei nostri. Farà il liceo, e poi via per le strade
del mondo e del mercato da protagonista. Se invece, ha vissuto una famiglia
sfortunata, a rischio di marginalizzazione sociale e analfabetismo, cosa
si dovrà fare? Minimizzare per lui i costi dell’istruzione pubblica,
orientandolo già da subito sulle strade di un’integrazione scuola-lavoro
con annessa subordinazione all’azienda e al mercato (altro che distanza
e controllo critico!!!). E alla faccia di Don Milani! (Una scuola deve
anche essere selettiva selettiva, perché no? Ma con parità
di possibilità in entrata e di ore complessive per tutti. Il che
vuol dire che il figlio del contadino sta 12 ore a scuola e il figlio del
notaio no, perché il figlio del notaio sta già a scuola a
casa sua. Qiuindi semmai bisognerebbe far fare 10 anni di liceo ai Carletto
e alle Mariucce, e 2 ai Pierini e alle Piersilvie varie!! Questo dice “Lettera
a una professoressa”, e questo dovrebbe dire chi si rifà a certi
maestri scomodi, ma spesso solo i nomi si pronunciano, perché le
verità che stanno dietro i nomi fanno paura)
Ma tagliare si deve tagliare, sennò
a quanto arrivano le spese dell’istruzione? E allora dove tagliamo? Ma
naturale, al liceo!
Cavolo, dei geni della psicopedagogia!
E poi dice che uno non diventa communista! Aridatece Makarenko!
Comunque…una cosa ha capito, se
mai doveva capirla il sissino abilitato, che il classismo scolastico sta
prepotentemente ritornando dentro gli uffici di viale Trastevere.
Ma non vuole, il sissino, dilungarsi
su cose che non gli competono più di tanto.
Al sissino quel che è del
ssissino: la formazione iniziale dei docenti. E allora, con calma, vediamo
un po’.
Innanzitutto occorre dire che il
testo in questione, che va da pag. 72 a pag81, non è scritto da
giuristi, né da persone addentro al linguaggio burocratico dell’amministrazione
scolastica centrale. Si tratta di pedagogisti, o tecnici dell’educazione
e della formazione dei docenti (e abbiamo visto dalla lista riportata sopra,
alcuni di essi sono direttamente implicati nella gestione di ssis locali).
Gente che conosce dunque abbastanza bene la realtà attuale delle
ssis, e sa quali tasti toccare. Il numero di settembre di “Nuova secondaria”
(su cui abitualmente scrivono Bertagna, Scurati etc) conteneva un lungo
dossier proprio sulle ssis, con numerosi articoli (uno dei quali anche
di uno studente che raccontava della sua esperienza-ovviamente deludente).
Se il bacino di utenza e il bacino di riferimento dell’area culturale da
cui provengono quegli intellettuali che hanno in misura preponderante contribuito
a stendere, in questa parte specifica, questo documento non sono in contraddizione,
uno si aspetterebbe più o meno le stesse considerazioni.E infatti:
c’è un invito alla valorizzazione della dignità della professione
docente (p.72 e seg), c’è un enfasi portata sul bisogno
di preparazione disciplinare (per es. p 75 e seg.), c’è il richiamo
alla “ triangolazione tra teoria-tecnica e pratica” (p 76) con l’esigenza,
non solo durante il biennio di formazione universitaria, ma anche subito
dopo, di un “confronto con i modelli, con i ‘maestri’ della professione”
(ibidem) (eh, caro lei ! ma guarda un po’, stranezza delle assonanze!).
Insomma ci sono molte, ma molte cose condivisibili sul versante didattico
e pratico. Condivisibili e anzi sottoscrivibili in pieno. Chi di noi non
si è scontrato col pedagogese astratto, con le formule, gli schemi,
le videate, la didattica breve e i suoi alambicchi, e ha invece desiderato
sentire sulla sua pelle il brivido di una classe, confrontarsi con persone
in carne e ossa, misurarsi, già durante il tirocinio, con i reali
problemi della “professione” docente. Condivisibile, condivisibilissimo.
Ma, achtung, il tutto è innestato
in una strana struttura: non si parla più di Scuola (post-universitaria)
di Specializzazione, bensì di Laurea Specialistica. Cioè,
il famoso “+2”, da aggiungersi al “3” della cosiddetta “nuova laurea”.
Bene. Questo è tutto il kern dell’argomentazione, non si cerchi
altro, non cercare altro caro il mio abilisissino. Certo “ti do atto” (come
direbbe Nanni ne “ecce bombo”) che poi, il magnifico Comitato Ristretto,
nel finale, lascia aperte le porte su quale “collocazione” nell’ambito
della rinnovata struttura dell’università dovrà avere questa
Laurea Specialistica, se cioè essa sarà di competenza delle
facoltà (esautorando la vecchia SSIS, limitata, di fatto, a centro
didattico interateneo per il tirocinio et affini “la ssis non ha più
ragion d’essere” p.79), oppure se sarà gestita da una facoltà
apposità, che ci pare di capire sarà la stessa ssis (p. 80),
oppure se, a livello nazionale, saranno dati solo i crediti cui doversi
uniformare, e poi sarà lasciato ad ogni università di optare
tra l’opzione prima e seconda. E vabene.
Ma, sempre si parla di Laurea Specialistica.
E quindi risulta inutile discutere(p. 77 e 78) se e come essa debba
essere congegnata, se debba essere una laurea disciplinare afferente alle
già presenti classi di concorso, ovvero istituente essa stessa una
specifica serie di classi di concorso nuove (p. e qui l’abile estensore
del Documento, forse non si rende conto del caos normativo in cui si incorrerebbe,
o forse sopravvaluta la capacità dell’amministrazione scolastica
periferica di orientarsi da sola nella già oscura e perigliosa selva
esistente in questo ambito. In ogni caso quella presente è una riforma,
e come tale deve generare disorientamento e caos, sennò non sarebbe!).
Ma comunque, l’intera pag. 77 mette i brividi per l’aleatorietà,
il pressapochismo e la vaghezza con cui si prospetta il possibile profilo
di questa “laurea specialistica”, moltiplicando una serie di “si potrebbe”lungo
una distesa di geniali intuizioni innovative. Non si vede nulla di chiaro.
Si tratta di un documento redatto in fretta, fatto per essere letto in
maniera disattenta, e forse anche per non essere letto affatto. Se, infatti,
lo si leggesse sul serio si capirebbero un po’ di cose. Cerchiamo di trane
almeno un paio:
1) Se la laurea biennale specialistica
è in se stessa abilitante, occorre quindi concludere che, a regime,
dopo 5 (elementari) 3 (media) 4 (liceo) 3 (laurea I livello ) 2 (laurea
secondo livello)=17 uno è prof. Cioè 2 anni in meno, di quello
che la SSIS attuale prospetta. Dove quindi la “maggiore preparazione e
professionalizzazione del nuovo docente”? E tutti quelli che come lo scrivente,
si sono fatti 5+3+5+4+2=19 anni. Ah, ma occorre aggiungere anche i 3 anni
di asilo! La distanza e il controllo critico sennò dove lo trovano
questi insegnanti? Non è che forse rischiano di diventare come i
giudici, tutti communisti?
Meditate gente, meditate….
2) Dice, ma guarda che ti sbagli,
il documento Bertagna, forse prevenendo questa obiezione da per lo meno
due indicazioni:
a) La prima, a pagina 78, quando
dice che per i più diligenti e per la futura élite professionale,
si potrebbe/dovrebbe prevedere questo tipo di percorso: (laurea (3)-laurea
specialistica per l’insegnamento (2), laurea specialistica (2): quindi,
per restare al solo ambito disciplinare 6 anni in totale. Se si aggiunge-cosa
che stavamo dimenticando- la ferrea selezione all’ingresso (p.74) e la
raccomandazione che “il numero degli ammessi debba coincidere con la normale
correzione statistica d’uso in questi casi (quali casi? Forse quelli dei
magistrati? Magara! N.d.r. ) con il numero dei posti d’insegnamento effettivamente
disponibili dopo due anni, a laurea specialistica per l’insegnamento acquisita”
(ibidem) ne viene fuori una figura di un plurilaureato preparatissimo
agguerritissimo professionista pronto a scontrarsi con gli animaletti studenti
da sgrezzare (con Nb. Ben due lauree!Immagino che proliferare di professori
universitari, e quanti esami, bene bene. Ma questo è già
quello che accade adesso):
b) La seconda (la vera chicca, il
fiore all’occhiello della riforma!) è l’aggiunta di un “biennio
di praticantato” post laurea-specialistica-abilitazione che avrebbe
il duplice ruolo- intuiamo- di fare esperire sul campo l’integrazione-triangolazione
teoria-tecnica-pratica nonché di far saggiare dall’istituzione stessa
(aziendalizzata quanto mai) la validità e l’adeguatezza del
nuovo candidato all’insegnamento.
Per qualcuno di noi questa prospettiva
è musica alle orecchie, e forse in astratto, sarebbe anche condivisibile.
Bisogna vedere se è di fatto praticabile o è invece l’ennesimo
fumo negli occhi di non si rende conto della complessità reale del
mondo scolastico-lavorativo attuale. Astrattamente si potrebbe richiamare-
per fare il verso al modo di scrivere dell’estensore del documento-la doppia
perplessità verso una modalità di selezione del personale
che ricorda da vicino talune pratiche aziendali, e dovrebbe di fatto modificare
gran parte della normativa sindacale GRAZIE AL CIELO presente ancora nel
mondo del lavoro scolastico; perplessità che si reduplica se si
riflette sul caso di un candidato che sfortunatamente non passi con successo
il biennio: dove lo si colloca? È pur sempre un abilitato: e allora,
o lo si fa insegnare e allora si rischia di rovinare i ragazzi; o
non lo si fa insegnare e allora si è sprecato denaro pubblico
(sic) per formare una persona che solo alla fine si è rivelata inadatta
al suo ruolo, si è impedito ad un’altra persona probabilmente più
adatta ad accedere a tale carriera, oltre a distruggere la vita del poveretto/a.
Lo facciamo diventare addetto di segreteria? Ma come si concilia con la
politica di tagli che questa Ministra dovrà necessariamente far
coincidere con la suddetta riforma di cui il documento Bertagna sarebbe
espressione ?(diciamo sarebbe, perché non è chiaro in che
misura queste cose che leggiamo siano condivise realmente dalla nostra
Ministra)
Uf, che mal di testa! Dopo tanti
pensieri è d’uopo che il sissino abilitato torni finalmente a rilassarsi.
Riaccende la tv e è sempre il buon Maurizio Costanzo che lo riaccoglie.
E poi, il tg. Si parla di
governo, di giustizia europea, di forcolandia,“devoluscion”.
A proposito:
“sarebbe bene evitare il rischio
di una eccessiva frantumazione campanilistica nella formazione dei docenti”(p.81)
parole sante!
Ma non glielo dica, Professor Bertagna,
questo a Bossi! Poverino potrebbe incavolarsi un attimino.
Alessandro