Mai più precari
riassuntino di tre anni di befana

[Essere di sinistra: la replica di Alessandro Paris]

Un po’ di numeri: appena insediata donna letizia ha dato corso a un programma di assunzioni del centro sinistra - che io non ho alcuna intenzione di difendere - immettendo in ruolo, diceva con gran rullar di tamburi (per chi non avesse capito, da subito, con chi si aveva a che fare), circa 60 000 precari (in realtà molto meno), molti dei quali, dalla prima e seconda fascia delle appena costituite graduatorie permanenti, in stallo da decenni. Poi sono passati invano due anni senza assunzioni (non era mai successo nella storia della repubblica), nonostante il piano di Berlinguer prevedesse tre annate di nomine in ruolo, e non due. Naturalmente non si è fatta molta pubblicità: si continuava a dire che la moratti ha risolto il problema dei precari e la gente, probabilmente, ci ha creduto.
Chi si chiedeva anni fa al varo della 124 cosa alludesse la permanenza delle graduatorie ora è servito. Lo scorno dei vincitori di ordinario che non hanno vinto un bel nulla poi è noto a tutti, così come è noto il loro isterico raspare contro la porta del ministero urlando bestemmie a fiotti contro i sissini e, a voce leggermente più bassa, contro gli abilitati del concorso riservato. Non che me ne freghi più di tanto dei vincitori di concorso, specie se penso a come si è svolto (sotto il centrosinistra, peraltro), ma capisco che quando la braciola si ritira la fame diventa più nera.
Ora, al quinto anno dopo la prima tornata di nomine, si è fatta una nuova infornata dal carattere più che altro simbolico. Per esempio nella A051, in provincia di Roma, esempio cospicuo io penso, sono entrati i primi 7 della graduatoria permanente, tutta gente che ha almeno 12 anni di servizio, classe 1950, a fronte di una graduatoria che conta 1200 iscritti, e per soffermarsi solo sui primi 100, gli anni di servizio sono almeno 8. Io ne ho 5 e sono al n. 250, se questo è il ritmo entrerò tra dodici anni. Un nuovo piano di nomine, fatto come si deve, in previsione elettorale, è già stato affossato da quest'ultima finanziaria il cui sugo è state contenti se non sarete espulsi anche in quanto precari che aspirano almeno a mantenere le supplenze annuali ma il fondo della pentola però dice che lo sarete hai voglia e se non è quest'anno sarà il prossimo. Tra l'altro, siccome questi lestofanti parlano tanto e spesso a sproposito, l'hanno anche detto a chiare lettere (intervento di asciutti, mi sono perso i riferimenti, li ho vomitati come faccio con tutto quello che piove dall'etere da tre anni a questa parte). Non so se l'ideologia serva a qualcosa, sicuramente non è uno strumento di analisi dell'esistente. Per analizzare l'esistente basta ? come dice Alex - aprire gli occhi. I numeri non hanno mai detto chiaramente che non c'è trippa per gatti.

La memoria: ci si dice, bamboli, non c'è una lira. Quindi razionalizziamo: esami di stato in economia (ma con un bel balzo nel rapporto tra costi e benefici), supplenze brevi coperte con le ore a disposizione, ore di tempo pieno (probabilmente non tanto educativo in sé) trasformate in ore di mensa a strascico gestite da un unico insegnante tira-a-segno, il larvato invito a ritirarsi da scuola quando si ha di meglio da fare (con il trucco del diritto-dovere), docenti di lingua barbaramente illusi da una cartellonistica a effetto (le tre i) e poi miseramente puniti (le tre ore di inglese ridotte a due nella scuola media, l'inglese estirpato dalla scuola elementare dove aveva attecchito ben prima delle tre i), coltellate stile in-do-coio-coio a varie discipline della scuola media e delle superiori, e chi sa quante piccole e grandi idee geniali di questo governo mi sto dimenticando, e tutto questo mentre avanza un altro progettino che definirei soluzione finale se solo avessi la forza di crederci fino in fondo: la chiamata diretta dei supplenti da parte dei presidi. Un’ipotesi che vanificherebbe di fatto tutti questi anni di servizio, qualsiasi percorso ciascuno abbia fatto. Oltre al fatto aberrante, per ciascuno, di doversi prostituire per avere un posto che in un paese normale gli spetterebbe per diritto se non altro perché ha studiato ha vinto concorsi ha maturato anzianità.

Io non lo so se è vero ? come dice Alex - che è un dovere morale essere di sinistra. Personalmente sono abbastanza nauseato di sentire gracchiare i Rutelli e i Fassino (per tacere degli altri), conclamati incapaci di fare meglio di quanto abbia saputo fare letizia moratti (o valentina aprea che se non altro, gliene va dato atto, ha saputo arginare in qualche modo, l’immonda sanatoria di un nuovo corso riservato). Non mi pare di averli mai sentiti dire che hanno intenzione di rimediare alla riforma moratti o ai tagli agli organici, anzi. Se solo avessimo abbastanza memoria da ricordare anche gli anni che precedono questi ultimi tre... Ma non la memoria, o uno sbuffo dell’intelligenza, forse basterebbe l'istinto di conservazione...
 


Essere di sinistra
la replica di Alessandro Paris

Caro Alerino, essere di sinistra può voler dire tremila cose. Come un mio collega oggi (di ruolo, e che si veste come un bancario) mi diceva che loro di Lotta comunista non vanno a votare perché tanto sono tutti uguali. Lo guardavo e pensavo che non è di sinistra come sono io...
Boh, che vuol dire essere di sinistra? non lo so. Lo era Luigi Berlinguer? Lo è Bertinotti? Non lo so. Certo, che pensando a cosa ci accomuna direi: non essere berlusconiani. Ma Berlusconi cosa è, in fondo? è una parentesi? non lo so. Certo che dal punto di vista globale le sue idee sono quelle pertettamente in linea con il taglio dello stato sociale del neoliberismo.
Ma c'è un piccolo problema: la nostra costituzione italiana non è neoliberista. Essa garantisce tre tipi di diritti, qualificandoli come "diritti umani". I diritti civili (vita, libertà proprietà), i diritti politici (partecipazione, rappresentanza, espressione), e i diritti sociali (lavoro, sanità, istruzione). Questo è. Berlusconi si situa contro la costituzione italiana quando nega di fato e di principio tali diritti. E così qualunque altro politico.
Lo so che uno potrebbe dire: sti cazzi, la costituzione sono solo parole.... E infatti: l'esito più concreto di queste politiche, anzi più che l'esito, direi il presupposto, l'assioma è: cambiare la costituzione nella sua prima parte, in quanto "costituzione sovietica", sic. E io gli rispondo: allora prendo il mitra e vado in montagna. In quanto io mi riconosco non solo nei valori della costituzione, ma anche nella resistenza stessa.
So bene che sei di sinistra, caro Alerino. Anzi, sei un anarchico. E in Italia vuol dire tante cose, giacché, prima del partito socialista, in Italia chi lottava per i diritti sociali erano gli anarchici di Bakunin, Cafiero etc.
Ma il problema è un altro…
 


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