| Riflessioni a margine
di “Ballarò”
intervento sul forum per la scuola pubblica a cura della redazione |
[lettera inviata, e [volentieri] pubblicata da Meridiano Scuola, il 4 marzo 2004]
Il centro-sinistra a caccia di
ombrelli - e i sindacati confederali, in primis la cgil - farebbe bene,
invece che invocare l’unità di tutti gli uomini di buona volontà
contro i “nostri avversari”, così dando ragione ai Bonaiuti di turno
che l'unica vera unità del centro-sinistra è nell'anti-berlusconismo
(e hanno ragione), a studiare a fondo i problemi della scuola.
Per la discussione, due o tre
banali elementi:
- la signora Melandri, che ha
iscritto i propri figli ad una costosa scuola privata, non è la
persona più adatta a difendere la scuola pubblica in una trasmissione
televisiva. Se ci va, invece di passare due ore dal parrucchiere, si informasse.
Si mettesse in pari. La scelta del conduttore di Ballarò sembra
quanto meno di cattivo gusto. Dovessimo trovarci questa signora al ministero
della pubblica istruzione in un prossimo futuro, date le premesse, dovremmo
quanto meno considerarla un’impostora;
- chi non ha dimenticato quella
legge balorda che aveva come numero il 30 sa che i cicli non erano poi
tanto diversi, nella sostanza, dal parto, sperabile aborto, della signora
Brichetto Arnaboldi. E correlativamente: dovremo aspettarci, cacciata questa
melensa e monologante arpia con tutti i delinquenti, fascisti, ladri e
mafiosi di colleghi suoi, un puro e semplice ripristino della sua - e della
loro (Berlinguer e De Mauro) - riforma della scuola in cui sia cambiata
solo la terminologia? La lezione sarà servita a far capire a lorsignori
che la scuola non ha bisogno di queste riforme? A quanto pare no, se si
guarda ai contenuti (inesistenti e di pura propaganda) e non solo alla
forma (il logo);
- sfugge il senso dell'opposizione
della Cgil contro la riforma, specie il decreto attuativo della 53/03 nella
scuola primaria che non sa risolversi neanche in uno sciopero del personale
della scuola, se non a venire (dopo circa due mesi, se si farà),
ma solo in uno stato di agitazione verboso quanto generico, paraltro insufficiente
a nascondere, almeno a chi è dentro alle cose, e fino al collo dato
che si tratta di questioni che lo interessano non solo dal punto di vista
morale, che in ultima analisi la sua massima aspirazione altro non è
se non quella di cambiare qualche virgola nella riforma, gestire a beneficio
di una fetta di iscritti quei quattro soldi che potrebbero affluire senza
contestare la sostanza e la ratio che la sorregge - come si legge fin troppo
chiaramente nella lettera ai genitori che questi miserevoli sindacalisti
hanno elaborato e inviato proprio all'indomani del 17 gennaio, e cioè
quando più incisivo avrebbe dovuto essere lo stato di agitazione
nella scuola (e nella società). E perché? Perché i
signori sindacalisti dei nostri stivali, come i parlamentari pensano di
fare campagna elettorale a buon mercato sposando parole d'ordine di moda,
e pappagallando la piazza, si ricavano quel poco prestigio che serve a
far lievitare i tesseramenti.
- i signori conoscono di certo
la situazione dei precari. Sanno che sono i precari coloro che subiscono
maggiormente, e subiranno, gli effetti della riforma, il prevedible riassorbimento
degli organici che essa comporterà, come si è espresso in
modo più che signorile un certo senatore. E come hanno pensato di
risolvere il problema? Non merita neppure discuterne.
dio, o padre pio, ci salvi dal
centro-sinistra.
ciao ale(rino)