| Appetiti
Su un ordine del giorno del senato e sulla soluzione finale dei sissini |
[il 6 novembre questo articolo è stato pubblicato su Fuoriregistro]
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Un ordine del giorno, di per sé, è
solo un ordine del giorno (e quello che ci rimbalziamo da una lista all'altra
è noto da un bel pezzo, anche se alcuni precari di scuola mia hanno
festeggiato ieri scoprendolo). Quello che conta, in genere, è la
volontà politica che vi è sottesa, e la sentenza che pende
al consiglio di stato - sarà pronunciata il 18 di questo mese -
non fa che accelerare gli eventi.
Le linee di quello che sta accadendo sono molto
chiare, mi sembra: finita, in qualche modo, l'esperienza delle ssis in
quanto ssis, si procede a una revisione che tenga conto anche degli appetiti
- e delle grancasse - degli altri abilitati (anche se, temo, invece di
accontentarli, si procederà a scontentarli più di quello
che non siano ora):
a) dei vincitori di ordinario che hanno maturato
l'aspettativa (giusta) di essere immessi in ruolo e si trovano ora a lottare
per un pezzo di pane con precari e sissini che hanno migliori chances di
acchiappare le supplenze (quelli per i punti di servizio, gli altri per
un titolo di abilitazione ben pagato). Molti si sono accorti che entrare
di ruolo non sarà tanto facile, e non sarà presto. Alcuni
sanno che questo è l’esito di una politica della scuola che taglia
invece di finanziare la scuola pubblica, che riduce i posti e costringe
tutti a mordersi sul collo. Nessuno ha protestato per questo, l’attacco
contro i sissini è estremamente più facile, e, viste alcune
argomentazioni addotte da comitati spontanei di vincitori di ordinario
(i sissini sarebbero i bocciati al concorso ordinario che si sono riciclati),
anche di gran lunga più divertente.
b) dei precari ex terza fascia che si sono visti
superare l'anno scorso dai precari di quarta fascia senza quasi battere
ciglio. Anche per loro vale lo stesso principio: attaccare i sissini è
molto più facile, appare la via più breve per ottenere il
rispetto dei propri diritti, ma non si sono accorti che in questo modo
hanno fatto il gioco dei vincitori di ordinario che così avranno
più punti nelle GP;
c) dei precari ex quarta fascia (scuole private),
che pensavano di avere svoltato con il regalo della fusione di terza e
quarta fascia e invece perdono posizioni, non avendo ottenuto nel frattempo
? è quasi incredibile ? l’equiparazione del punteggio anche prima
dell’anno scolastico 2001-2002.
d) dei precari che hanno frequentato il riservato
ter e, avendo pochissimi punti, praticamente sono in fondo alle graduatorie
ma, siccome sentono dire in giro che i sissini hanno ricevuto il regalo
dei 30 punti, si accodano, dimenticando che a loro è stata di fatto
regalata l'abilitazione (il corso ha ammesso candidati con requisiti ridotti
rispetto ai primi due: di fatto l'hanno frequentato in gran parte insegnanti
delle scuole private che hanno maturato i 360 giorni nel frattempo - cioè
quando molti di noi erano già iscritti alla ssis, e lavoravano da
tempo).
Tutti appaiono, o vogliono apparire, gravemente
disinformati.
Tutti questi personaggi, infatti, non fingono
di ignorare cosa sia la ssis, in che modo si entra, in che modo si esce,
chi siano gli insegnanti, quanto costa, quanto dura (si dice: due anni,
ma due anni con quale ritmo, con quale frequenza?). Qualcuno ha detto in
giro che i corsi sono troppo teorici ed è diventato uno slogan,
non parliamo poi del nozionismo dei "multiple choice": si sfondano porte
aperte. Ma finché si parla di dottrine didattiche, la polemica non
è aperta, convulsiva, e non scorre sangue.
Gli stessi fingono però di ignorare come
si arriva a un certo punteggio nelle graduatorie permanenti: non è
raro leggere "hanno 66 punti più di me", senza considerare che in
quei 66 ci sono i 36 di abilitazione e altri 30 nei quali, non nel peggiore
dei casi, vanno conteggiati 24 punti di servizio nei due anni. Quindi i
punti in più sono solo 6. Ma anche se fossero trenta, tondi tondi,
sarebbero per esempio meno di quelli che si possono accumulare in tre anni
in più classi di concorso lavorando in chi sa quali scuole private.
Per esempio. E di sicuro non bastano a “scavalcare” un precario storico
? che sta almeno in seconda, se non in prima fascia delle graduatorie permanenti
(fasce protette dall’inserimento a pettine), ma neppure uno di quei millantati
precari decennali che non possono avere meno di 120 punti di servizio.
Già, alcuni si vedono “scavalcati” in classi di concorso più
appetibili (dove hanno lavorato poco). Sì, ma l’abolizione del dimezzamento
del punteggio e i trasferimenti selvaggi che hanno fatto mancare i posti
nella scuola superiore, declassando chi ci lavora da anni a favore di docenti
di ruolo vincitori ? i veri vincitori ? di concorsi riservati, né
questo né quello sono responsabilità di sissini.
Hanno tutti ragione. Hanno tutti ragione, per
esempio nel rivendicare la cattedra che gli spetta in quanto riconosciuti
idonei, a prescindere dalle procedure con cui hanno ottenuto l’abilitazione
(o si è idonei o non lo si è). Tutti hanno ragione ? tutti
abbiamo ragione ? tutti abbiamo diritto a coltivare le nostre aspirazioni.
Tutti hanno diritto a difendere le proprie ideologie. Le ideologie disegnano
prospettive per il futuro, collocano le illusioni di ciascuno in una scuola
rinnovata, meno soggetta ai terremoti (in tutti i sensi). Oppure aderiscono,
dentino dentino, alla difesa di uno status quo: l’unico modo per selezionare
i docenti è il concorso pubblico (lo dice, indovinate, un vincitore
del concorso a cattedre); il concorso è solo una farsa, una buffonata
(lo scrivevo io quando fui escluso dallo stesso); la professionalità
si acquisisce solo con l’esperienza sul campo (il problema è quale
campo, i concorsi riservati premiavano 360 giorni di servizio in qualsiasi
campo). Quelli che insegnano da sette anni e non sono più tanto
giovani. Quelli che hanno sempre fatto quaranta chilometri. E trecento
metri a piedi, in salita. Quelli che hanno un bambino piccolo (anch’io,
ora non mi fregate più). Tutte le opinioni sono vere, si dice, sono
come le bandierine. Ma non giovano alla causa. A nessuna causa. Questo
modo di procedere non produce altro che tristissima marmellata.
Nella marmellata ciascuno mette quello che la
fantasia gli consiglia. La logica della guerra tra poveri stuzzica evidentemente
non solo gli istinti più bassi, ma anche una certa creatività.
Il problema è che questo genere di bellum omnium contra omnes (o
quasi, senza l'attacco frontale verso i sissini, stai sicuro che staremmo
adesso litigando tra noi tra giovani sissini e sissini storici, tra cicli,
tra sissini precari e non) ha un'origine non casuale, ma nasce da un decennio
di politica scolastica, o meglio, dal tentativo di governare il reclutamento
di un paio di centinaia di migliaia di insegnanti in una scuola in cui,
con l'altra mano, si tagliano posti perché così ordinano
esigenze di ristrutturazione di basso profilo (e trasferimenti di risorse
su altri versanti). Una situazione paradossale in cui i continui richiami
alla professionalità degli insegnanti da reclutare - e le promesse
legate ai concorsi, alla ssis ecc. - stridono con la scarsa considerazione
per la qualità della scuola e con i suoi bisogni reali: chi insegna
in una scuola media sa cosa vuol dire portare il numero di alunni per classe
a 30 soprattutto se in classe ci sono portatori di handicap, e questo mentre
si tagliano anche gli insegnanti di sostegno; inutili duplicati, già.
Fare rumore, agitarsi, marciare, tutte cose importanti,
non discuto, e non disconosco i meriti di chi finora si è battuto
perché all'abilitazione ssis fosse riconosciuto un valore adeguato
al percorso di formazione faticosamente intrapreso. Mi fa male pensare
che 30 punti possano essere dati a tutti (mi chiedo a che titolo, preferirei
di gran lunga che fossero tolti ai sissini e festa, sarebbe l’apparenza
di un’uguaglianza, per lo meno l’apparenza di un principio). Ma vedo che
a ogni capitolo di questa guerra assurda per il posto in graduatoria, a
ogni sentenza del Tar corrisponde, per tutti, un restringimento delle possibilità
di accedere prima o poi al ruolo (e intanto alle supplenze annuali), e
insieme un attacco alla scuola pubblica, ai diritti dei lavoratori, e nessuno
se ne accorge, nessuno vuole comprenderne la gravità.
Scusate l’estrema prolissità,
Alerino
Sono assolutamente d'accordo con
te. Ed è stato un piacere leggerti fino alla fine. Quella che tu
definisci estrema prolissità, io la definirei piuttosto esaustività
e chiarezza. Sapere che nella scuola lavorano anche persone come te è
confortante.
Con gratitudine.
kjria