Simulazione di una prima prova dell'esame di Stato
tipologia A

01 - Umberto Saba, Città vecchia
02 - Eugenio Montale, La casa dei doganieri
03 - Giovanni Pascoli, Nebbia
04 - Giacomo Leopardi, L'infinito
05 - Eugenio Montale, Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale...
06 - Giuseppe Ungaretti, In dormiveglia
 

01 - Città vecchia

Spesso, per ritornare alla mia casa

prendo un'oscura via di città vecchia.

Giallo in qualche pozzanghera si specchia

qualche fanale, e affollata è la strada.

Qui tra la gente che viene che va

dall'osteria alla casa o al lupanare,

dove son merci ed uomini il detrito

di un grande porto di mare,

io ritrovo, passando, l'infinito

nell'umiltà.

Qui prostituta e marinaio, il vecchio

che bestemmia, la femmina che bega,

il dragone che siede alla bottega

del friggitore,

la tumultuante giovane impazzita

d'amore,

sono tutte creature della vita

e del dolore;

s'agita in esse, come in me, il Signore.

Qui degli umili sento compagnia

il mio pensiero farsi

più puro dove più turpe è la via.

Umberto Saba

Il poeta Umberto Saba (1883-1957) era fortemente legato alla sua città, Trieste. Punto d'incontro di varie civiltà (italiana, slava, tedesca), porto di mare frequentato da gente di molti paesi, la città si offre al suo sguardo come un mondo pieno di significato e di insegnamenti sui valori della vita. La lirica che proponiamo appartiene alla raccolta Trieste e una donna e risale al 1910 circa. Città vecchia è proprio il nome del centro storico di Trieste.
 
 

Comprensione complessiva

Illustra, con una breve sintesi, il tema fondamentale trattato dal poeta, che dalla descrizione di uno scenario reale trae una riflessione generale.
 

Analisi del testo

a) Scegli, nell'intera lirica, le parole e le espressioni che rendono meglio l'idea di vita comune, quotidiana, nella varietà dei suoi aspetti, e commentale; b) commenta il contrasto, voluto, tra i due aggettivi dell'ultimo verso.

 

02 - La casa dei doganieri

Tu non ricordi la casa dei doganieri

sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:

desolata t'attende dalla sera

in cui v'entrò lo sciame dei tuoi pensieri

e vi sostò irrequieto.

Libeccio sferza da anni le vecchie mura

e il suono del tuo riso non è più lieto:

la bussola va impazzita all'avventura

e il calcolo dei dadi più non torna.

Tu non ricordi; altro tempo frastorna

la tua memoria; un filo s'addipana.

Ne tengo ancora un capo; ma s'allontana

la casa e in cima al tetto la banderuola

affumicata gira senza pietà.

Ne tengo un capo; ma tu resti sola

né qui respiri nell'oscurità.

Oh l'orizzonte in fuga, dove s'accende

rara la luce della petroliera!

Il varco è qui? (Ripullula il frangente

ancora sulla balza che scoscende...).

Tu non ricordi la casa di questa

mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.

E. Montale, 1939

 

Il paesaggio evocato è quello della costa ligure; il poeta si rivolge ad una donna da lui amata e di cui poi non aveva saputo più nulla.
 
 

Comprensione complessiva

Rappresenta la situazione psicologica da cui si genera la lirica, collegandola alle immagini evocate dal poeta.
 

Analisi del testo

a) Indica i termini che si legano al paesaggio e quelli che esprimono stati d'animo, badando sia al significato sia all'effetto sonoro delle parole; b) individua la struttura metrica e fonica sottostante alla lirica.

 

03 - Nebbia

Nascondi le cose lontane,

tu nebbia impalpabile e scialba,

tu fumo che ancora rampolli,

su l'alba,

da' lampi notturni e da' crolli

d'aeree frane!

Nascondi le cose lontane,

nascondimi quello ch'è morto!

Ch'io veda soltanto la siepe

dell'orto,

la mura ch'ha piene le crepe

di valeriane.

Nascondi le cose lontane:

le cose son ebbre di pianto!

Ch'io veda i due peschi, i due meli,

soltanto

che dànno i soavi lor mieli

pel nero mio pane.

Nascondi le cose lontane

che vogliono ch'ami e che vada!

Ch'io veda là solo quel bianco

di strada,

che un giorno ho da fare tra stanco

don don di campane ...

Nascondi le cose lontane

nascondile, involale al volo

del cuore! Ch'io veda il cipresso

là, solo,

qui, solo quest'orto, cui presso

sonnecchia il mio cane.

G. Pascoli, 1903
 
 

Comprensione complessiva

Indica il tema sul quale è costruita tutta la poesia, badando al contrasto presente in ogni strofa e alla forma dialogica della lirica.
 

Analisi del testo

a) Individua le anafore presenti nel componimento descrivendo con precisione gli elementi che si ripetono e le sensazioni che ne derivano in relazione al tema trattato; b) individua le soluzioni formali e indica le possibili ragioni espressive di tali scelte.

 

04 - L’infinito

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,

e questa siepe, che da tanta parte

dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati

spazi di là da quella, e sovrumani

silenzi, e profondissima quiete

io nel pensier mi fingo; ove per poco

il cor non si spaura. E come il vento

odo stormir tra queste piante, io quello

infinito silenzio a questa voce

vo comparando: e mi sovvien l’eterno,

e le morte stagioni, e la presente

e viva, e il suon di lei. Così tra questa

immensità s’annega il pensier mio:

e il naufragar m’è dolce in questo mare

G. Leopardi
 
 

Comprensione complessiva

Chiarisci l’estensione del significato dell’infinito in relazione sensazioni e situazioni cui è associato.
 

Analisi del testo

a) individua a livello lessicale e grammaticale tutti i termini che rimandano alla sfera dell’infinito, del vago o, viceversa, del definito; b) individua le principali figure sintattiche.

 

05 - Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale...

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

Il mio dura tuttora, né più mi occorrono

le coincidenze, le prenotazioni

le trappole, gli scorni di chi crede

che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio

non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.

Con te le ho scese perché sapevo che di noi due

le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,

erano le tue.

Eugenio Montale

 

Comprensione complessiva

Quale tema configurano le analogie presenti nella poesia?
 

Analisi del testo

Attraverso quali elementi formali (metrica, sintassi, punteggiatura, richiami fonici) Montale riesce a rendere poetico un discorso per altri versi orientato verso un andamento tipicamente prosaico?

 

06 - In dormiveglia

Assisto la notte violentata

L’aria è crivellata

come una trina

dalle schioppettate

degli uomini

ritratti

nelle trincee

come le lumache nel loro guscio

Mi pare

che un affannato

nugolo di scalpellini

batta il lastricato

di pietra di lava

delle mie strade

ed io l’ascolti

non vedendo

in dormiveglia

Giuseppe Ungaretti
 
 

Comprensione complessiva

Quali sono e a quali situazioni fisiche o mentali fanno riferimento le analogie contenute nella poesia?
 

Analisi del testo

a) Quali elementi formali della poesia appaiono come innovazioni del linguaggio poetico?; b) quale relazione ha con il tema del componimento la presenza delle numerose allitterazioni?