Specchietto per le allodole
La cosa peggiore: leggere Beata ignoranza di Cosimo Argentina


 

Non intendo spendere più di 6 o 7 righe sul libro «Beata ignoranza» - il titolo in realtà è uno specchietto per le allodole - di un certo Cosimo Argentina che ho comprato a dicembre alla fiera dei piccoli editori e che dopo aver letto sto per mettere in vendita. Dirò subito: per quanto riguarda la scuola è un libro inutile. Non sembra scritto da uno che vive la scuola da precario da più di vent'anni e che ha attraversato le esperienze più varie. Se non fosse che riporta un elenco dettagliato degli istituti da cui il lettore può rendersi conto che l'autore ha girato la Brianza. Fino a qui niente di allarmante.
Viceversa lo trovo offensivo, non solo per il fatto di avermi voluto far credere che si trattava di un pamphlet contro la scuola della Gelmini (sottotitolo: il primo racconto della scuola che resiste nell'era Gelmini), e invece è l'ennesimo frustrato che ha scambiato la scuola come il luogo dove si va a pisciare. Ma non è questo, non sono gli 8 euro scontati, è la confezione.
Ne parlavo con Max. La scuola è maltrattata dal potere e non gode di buona stampa. Anche dall'interno nessuno scrive niente di buono. O ha qualcosa da dire ma non ha stile. Sono tanti. Più spesso non ha niente da dire, anche se uno stile ce l'ha. Una è la Mastracola, autrice di quell'infelicissima scuola raccontata al suo cane. Di solito quello che succede a scuola è la materia per farsi tante risate, è quasi un nuovo genere letterario: Beer e simili. Infine, è il caso di Argentina, la scuola è un luogo triste, pieno di vizi e di stereotipi, da raccontare con il linguaggio dimesso delle relazioni, mescolato a qualche freddura di gusto militaresco. Ecco, insomma, la proposta è varia, benché drammaticamente al ribasso.
 


invia un commento