|
I tedeschi queste cose se le ricordano, noi no nota di Leo P. Sarpi |
La Thyssen
La Krupp
La IGFarben
La Bayer
La Volkswagen
Etc.
Sapete cosa accomuna queste fabbriche?
Aver usato gli schiavi che il Reich
millenario (che durò solo 12 anni) faceva mentre avanzava verso
est. Schiavi usati, e poi gassati. L'ingegnere Krupp fu condannato a 12
anni, dal tribunale di Norimberga. Poi fu assolto. Pochi anni e la Thyssen
si alleò con la Krupp. E divennero il primo polo siderurgico tedesco.
Non ci si meravigli se ora è incriminato per omicidio volontario
dei sette operai. È il loro mestiere. La memoria filogenetica del
loro essere.
La IGFarben costruiva le camere
a gas ad Auschwitz, gestiva il proprio campo privato (basta leggere «Se
questo è un uomo» di Primo Levi, se proprio non si vuol fare
la fatica di leggersi le 1200 pagine di Hillberg «La distruzione
degli ebrei d'Europa» (Einaudi)
Qualche mese fa in Germania è
scoppiato uno scandalo perché volevano fare imbiancare da questa
fabbrica il monumento alle vittime del Nazismo. Che ironica beffa. I tedeschi
queste cose se le ricordano. Noi no.
Non temete, i capi della Thyssen-Krupp
non li condanneranno. Loro hanno fatto sempre così. Fanno la stessa
cosa. La loro cosa.
(29/2/2008)